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SUMMARY:Gotan Project
DESCRIPTION:Nel 1998 il chitarrista Eduardo Makaroff incontra Philippe Cohen Solal\, musicista e fondatore dell’etichetta ¡Ya Basta!. Quest’ultimo ha già lavorato con lo svizzero Christoph H Müller\, che è nato a Buenos Aires ed è cresciuto con la passione per il tango e per la musica elettronica. \nGli altri due\, artisti “di vinile” e maestri del suono\, stanno già lavorando insieme da qualche anno: la loro “Boyz From Brazil” ha infuocato le piste da ballo. I tre decidono quindi di unire le loro forze per dar vita ai “Gotan Project”. \nNel loro progetto\, il tango\, di cui la parola gotan è un anagramma\, è l’ingrediente “principale”\, a cui vengono aggiunte basi ritmiche tipiche della musica elettronica e house: quello che ne risulta è un’originale miscela tra vecchi strumenti tradizionali del tango argentino\, come il bandoneón\, ed alcuni nuovi strumenti musicali\, come campionatori e drum machine. \nPer i loro pezzi\, riprendono i “classici” del tango e riuniscono ungruppo di virtuosi: un cantante spagnolo\, un violinista classico con una propensione per il jazz\, e alcuni argentini che vivono a Parigi come Nini Flores al bandoneon e Gustavo Beytelmann al piano. \nLa scelta si dimostra cruciale per poter raggiungere il giusto ritmo e le giuste connessioni\, mentre il dub aiuta a tenere il tutto insieme. Un po’ di esperimenti e “Vuelvo Al Sur” vede la luce\, seguita da un b-side intitolato “El Capitalismo Foraneo”\, che vengono molto apprezzate dai DJ. Vengono poi alla luce altri singoli\, come “Triptico” e “Santa Maria (del Buen Ayre)”. \nPer il trio arriva quindi il momento di registrare il primo album insieme. \nNel 2001 esce l’album “La Revancha Del Tango”\, dove la musica elettronica e le sonorità del Tango si sposano alla perfezione\, che in pochissimo tempo conquista il mondo vendendo oltre 1 milione di copie\, di cui 100.000 solo in Italia (disco di Platino). \nDalla “Revancha” in poi tutto è cambiato: il nuovo Tango è diventato la colonna sonora di molte serate estive e i Gotan Project sono stati acclamati nei palchi di tutto il mondo\, dal Giappone agli Stati Uniti\, dall’Europa all’America Latina. \nIl loro secondo album “Lunatico”\, uscito nel 2006\, dimostra ancora una volta che il “new tango” non ha ancora detto la sua ultima parola: l’album offre infatti una moltitudine di voci\, dai testi cantati da Caceres a quelli di Jimi Santos\, fino al rap contaminato da citazioni “tanghesche” e alle canzoni dolciamare recitate da Cristina Vilallonga. \nLa loro attuale tournéé mondiale approda il 27 luglio sotto il vulcano\, nella splendida cornice dell’Anfiteatro di Tremestieri Etneo\, per un concerto che si preannuncia
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SUMMARY:Dee Dee Bridgewater Quartet + All Star Malian Band
DESCRIPTION:Dee Dee Bridgewater ha ricercato le sue radici avvicinandosi alla musica del Mali. L’incisione del cd “Love and peace: a tribute to Horace Silver” del 1996 ha acceso in lei il desiderio di ritornare alla fonte delle percussioni\, ai ritmi sincopati africani. \nPiù tardi\, nel 2004\, ha intrapreso un primo viaggio nella “terra madre” con Jean-Marie Durand\, suo marito e partner in questa esplorazione\, e alla loro guida “le guerrier” Cheick Tidiane Seck\, un pilastro della musica Maliana. Il suo nuovo progetto è quello di mescolare la tradizione strumentale del Mali con quella vocale del black American Jazz. \nDee Dee Bridgewater è una delle più rinomate e raffinate voci femminili\, una delle poche cantanti contemporanee che possono aspirare all’eredità delle grandi “signore del jazz”. Un’interprete completa\, capace di passare da raffinatissime esibizioni in trio a concerti con orchestra\, dal teatro-musicale a folgoranti incursioni nel pop. \nDee Dee ha iniziato la sua carriera di cantante in America nei primi anni settanta. Cresciuta artisticamente nell’orchestra di Thad Jones e Mel Lewis\, ha collaborato anche con alcuni giganti del jazz come Dizzy Gillespie\, Sonny Rollins\, Dexter Gordon\, Max Roach e Roland Kirk. \nTuttavia è con l’arrivo in Francia negli anni ottanta che ha avuto i primi grandi riconoscimenti a livello di critica e di pubblico imponendosi come raffinata interprete di un vasto repertorio\, dagli standard alle tendenze più recenti del jazz. Con album come “Live in Paris” (1987)\, “Victim of Love” (1989)\, che include il duetto con Ray Charles\, Till The Next Somewhere\, e “In Montreaux” (1990) Dee Dee Bridgewater riesce a raggiungere anche un pubblico giovane\, un fatto piuttosto insolito per una cantante jazz. L’impresa più rischiosa\, intrapresa coraggiosamente da Dee Dee\, è rappresentata dall’album \n“Dear Ella”\, nel quale interpreta 12 brani\, divenuti immortali attraverso la voce di Ella Fitzgerald riuscendo a dare nuove tonalità a quelle canzoni che in eterno rimarranno legate al nome della “First lady del Jazz”. Oltre che cantante prestigiosa\, Dee Dee ha un grande talento come attrice. Tra le sue interpretazioni ricordiamo Gilda\, la strega buona del sud\, in “The Wiz”\, per la quale riceve il premio Tony e “Lady Day” per la quale viene nominata migliore attrice per il Laurence Oliver Preis. \nFormazione:\nDeeDee Bridgewater: voce\nEdsel Gomez: pianoforte\nIra Coleman: basso\nMinino Garay: percussioni\nAll Star Malian Band\nCheick Tidiane Seck: organo\nAly Wagué: flûte peul\nMaré Sanogo: doum doum\nMoussa Sissokho: djembe\nLansine Kouyate: balafon\nMoriba Koïta: n’goni\nYakhouba Sissokho: kora\nBaba Sissoko: tamani\, talking drums \nSito ufficiale:\nwww.deedeebridgewater.com
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SUMMARY:Giovanni Allevi
DESCRIPTION:Dopo l’album “No Concept”\, uscito nel maggio 2005\, che ha riscosso ampi consensi di critica e di pubblico (30.000 copie vendute)\, il 29 settembre 2006 esce “Joy” (Ricordi/SonyBmg Music Entertainment)\, il nuovo album di pianoforte solo di Giovanni Allevi. \nIl compositore marchigiano\, recentemente premiato come miglior pianista dell’anno con il “Premio Carosone 2006”\, in autunno terrà tre importanti anteprime del suo “Joy Tour 2007” (da febbraio nei teatri delle principali città italiane): il 22 ottobre alla Sala S.Cecilia dell’Auditorium di Roma\, il 27 ottobre al Blue Note di Milano e il 10 novembre al Festival “Time Zones” di Bari. \nNel frattempo\, lavorerà alla realizzazione della colonna sonora (per pianoforte solo) di un importante film italiano\, nelle sale cinematografiche nel 2007. \nIn occasione dell’uscita del nuovo disco\, Giovanni Allevi incontrerà i fan per presentare “Joy”: il 29 settembre alla Fnac di Milano\, il 30 settembre alla Fnac di Torino\, il 3 ottobre alla Fnac di Genova\, il 4 ottobre alla Fnac di Verona\, il 6 ottobre alla Fnac di Napoli e il 7 ottobre alla Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma. \nDiplomato in Pianoforte con il massimo dei voti al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia e in Composizione con il massimo dei voti al Conservatorio “G. Verdi” di Milano e laureato con lode in Filosofia con la tesi “Il vuoto nella Fisica Contemporanea”\, Giovanni Allevi rielabora la tradizione classica europea aprendola alle nuove tendenze pop e contemporanee. \nL’album “No Concept” ha portato Allevi alla ribalta italiana e internazionale ed è stato pubblicato anche in Germania\, Austria e Corea. Stesso successo per gli spartiti musicali di “No Concept” (pubblicati dalla Carish) che hanno ottenuto lo spartito di platino.\nI più importanti giornali nazionali ed internazionali hanno definito Giovanni Allevi “genio italiano del pianoforte”\, il “Mozart del 2000”\, il “filosofo del pianoforte”\, “modern and free spirit”\, grazie alla sua capacità di “traghettare” il mondo classico alle nuove generazioni\, contribuendo a rinnovare il repertorio della musica colta. Il regista americano Spike Lee ha scelto il brano “Come sei veramente” (terza traccia dell’album “No Concept”) come colonna sonora del suo ultimo spot per la Bmw (andato in onda in Italia\, Norvegia\, Portogallo e Spagna). \n“Joy” è stato registrato e mixato da Emiliano Alborghetti al Jungle Sound Station di Milano e masterizzato da Antonio Baglio al Nautilus Mastering di Milano. Il progetto grafico è a cura di Flora Sala (Studio Anastasia) e le foto del disco portano la firma di Maki Galimberti. Il concept della cover è di Giovanni Allevi e Flora Sala. \nSito ufficiale:\nwww.
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SUMMARY:Marcus Tardelli
DESCRIPTION:Marcus Tardelli\, rivoluzionario chitarrista classico\, ha abbandonato il Quarteto Maogani seguendo la vocazione della carriera solistica.\nAutodidatta\, il suo talento é stato conferito in Unha e Carne\, primo disco dell’artista\, per l’etichetta Biscoito Fino\, come il migliore interprete dell’opera del compositore carioca Guinga. \nNel 2001\, s’incontrano per la prima volta\, instaurando un’amicizia ancor di più rafforzata dalla complicità musicale: Per me è come un figlio\, e nello stesso tempo padre della mia musica. Tardelli é il più grande chitarrista classico mai prodotto nella storia della musica brasiliana. Tecnicamente perfetto. Non esistono barriere e ostacoli che non possano essere superati\, quando lui cerca la più profonda interpretazione..”\, dice Guinga. \n“Unha e carne” ha preso vita da una conversazione spontanea dei due. Data la reciproca confidenza\, Tardelli\, si prepara a spiccar “un volo solitario” concentrato profondamente sulla composizione di Guinga che afferma anche: “ha registrato ed eseguito straordinariamente le musiche della mia opera\, un progetto della mia vita che tenevo solo per me.. dopo aver ascoltato la sua esecuzione preferisco rimanere il compositore di sempre e lasciarlo navigare per mari inesplorati prima. \n“Le musiche di Guinga transitano fra innumerevoli scenari musicali del Brasile. E i miei riferimenti sono completamente vari.. ”\, esplica Tardelli\, “Mi sono formato ascoltando serenate\, samba\, choro (pianto)\, baião\, bossa nova\, jazz e musica erudita. Tutto é melodia ed armonia\, per me sono sentieri diversi di crescita e di studio”. \nIl disco inizia con un’interpretazione di “Baião de Lacan” dalla ritmica incalzante e veloce. Il lato più profondo del compositore invece può esser conferito negli arrangiamenti dei waltzer “Igreja da Penha”\, “Cine Baronesa” e “Constance”. “Capital” (1ª musica inedita dell’album)\, “Dichavado” e “Cheio de dedos” che sono pianti dell’anima urbana\, con un arrangiamento swing\, evidenziano Guinga nella sua più alta espressione e tradizione carioca\, così come é in “Mingus Samba”. \nDurante le registrazioni\, Guinga\, estasiato per l’intensa interpretazione della sua opera\, decide definitivamente di dedicare la composizione a Tardelli. “La musica consacra il nostro incontro… É un semplice omaggio a lui”. \nCompleta il disco un medley di Baiões\, che esprime precisamente la vita nella parte povera del Nordest; una piccola “suíte” con tre pianti\, intitolata Expressões de Choro\, includendo altre due musiche inedite (“Choro-Canção” e “Choro-Tango”) e con “Choro-Réquiem” (quest’ultima composta in memoria della madre di Aldir Blanc); infine due improvvisazioni\, “Vô Alfredo” e “Henriquieto”. \nTardelli mostra i nuovi sentieri della chitarra\, portando innovazioni tecniche. In continua ricerca dell’armonia perfetta\, della sonorità orchestrale: “Come chitarrista guadagna una dimensione completamente nuova”\, esplica il compositore. \nNello stesso tempo\, i suoi arrangiamenti rispettano l’essenza musicale di Guinga. L’album privilegia le varie facce di un compositore che sente\, come pochi\, la sofisticata presenza delle manifestazioni del popolo brasiliano. E Marcus Tardelli sa comprendere tutto ciò\, tanto che arrangia e interpreta\, con autorevolezza e proprietà\, i meandri di una musica classica per eccellenza. \nRispetto\, comprensione reciproca e complicità artistica sono le nobili fondamenta del disco di Tardelli.
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LOCATION:Teatro Ambasciatori\, via Eleonora D'Angiò 17\, Catania
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SUMMARY:Petra Magoni e Ferruccio Spinetti
DESCRIPTION:Il duo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti nasce quasi per gioco nel 2003. Lei è una cantante con alle spalle studi di canto classico e musica antica e varie esperienze nel rock\, nel pop e nel jazz\, lui il contrabbassista degli Avion Travel e “Musica Nuda” è il titolo che danno al loro progetto di voce e contrabbasso. \nCanzoni diverse: da Monteverdi\, agli standard del jazz\, ai Beatles\, ai Police\, a Gigliola Cinquetti\, ridotte all’essenzialità di una voce e uno strumento\, canzoni in cui ci sia sempre qualcosa da poter immaginare. Il loro primo disco\, “Musica Nuda”\, esce nel 2004. Da allora\, centinaia di concerti su tutto il territorio nazionale e 10.000 copie vendute\, la partecipazione a due Premi Tenco e al Primo Maggio 2005\, nonché la rotazione sulla radio nazionale (Caterpillar)\, la pubblicazione del disco in Francia dove raggiungono il disco d’oro con acclamazione della critica (le 4 clés di Télerama\, il bollino Fip) e si aggiudicano la presenza per mesi nella top ten della classifica jazz. \nIl 31 marzo esce “Musica Nuda 2” (Radiofandango/edel)\, disco in cui l’esperienza maturata continua\, arricchita dalla presenza di brani originali sia firmati dal duo che da importanti autori del panorama italiano. “Musica Nuda 2” sta inoltre uscendo in questi giorni anche in Francia. \nBiografia\nPETRA MAGONI \nComincia a cantare in un coro di voci bianche e per molti anni fa esperienza in gruppi vocali di vario genere. \nStudia canto presso il Conservatorio di Livorno e l’Istitituto Pontificio di Musica Sacra di Milano\, perfezionandosi in musica antica con Alan Curtis. Nel corso degli anni ha partecipato a seminari tenuti da Bobby McFerry \, Sheila Jordan (improvvisazione)\, Tran Quan Hay (canto armonico e difonico)\, King’s singers (ensemble vocale). \nDopo aver lavorato nel mondo della musica antica e operistica nella compagnia del Teatro Verdi di Pisa\, approda al rock nel gruppo pisano Senza freni\, con il quale partecipa all’edizione 1995 di Arezzo Wave. \nPartecipa due volte al festival di Sanremo (1996\, con la canzone “E ci sei” ; 1997\, con “Voglio un dio”). In questo periodo appare in numerose trasmissioni televisive (“Tappeto volante”\, “Aria fresca”\, “In famiglia”\, “Due come noi”\, “Su le mani”\, ecc…)\, partecipa alla tournee teatrale e a un film (“Bagnomaria”) di Giorgio Panariello\, con il quale scrive e incide la canzone “Che natale sei”. Eclettica da sempre\, ha collaborato anche col rapper Stiv e con musicisti jazz come Stefano Bollani\, Antonello Salis e Ares Tavolazzi. \nSotto lo pseudonimo di Artepal lavora nel mondo della dance (“Don’t give up” è stato il brano-guida di tutti gli spot televisivi della Sasch)\, come cantante e come autrice. Ha inciso due dischi a proprio nome (Petra Magoni\,1996 e Mulini a vento\, 1997) \, uno sotto lo pseudonimo Sweet Anima\, uscito nel gennaio 2000\, contenente le canzoni scritte in inglese da Lucio Battisti e\, come Aromatic insieme a Giampaolo Antoni\, l’album elettro-pop “Still Alive” uscito nel novembre 2004. \nIn ambito teatrale è voce solista dell’operina “Presepe vivente e cantante” con musiche di Stefano Bollani e testi di David Riondino (appena uscito libro + cd per la Donzelli Editore) ed ha partecipato a produzioni del teatro dell’Archivolto di Genova con la regia di Giorgio Gallione (Alice Underground). Con Ferruccio Spinetti e l’attrice e cantante Monica Demuru porta in scena “AE DI – Odissea Pop”\, concerto d’epica e canzoni. \nFERRUCCIO SPINETTI \nFerruccio Spinetti contrabbassista e compositore\, si è diplomato in contrabbasso nel 1994 con il massimo dei voti e la lode.\nTra il 1989 e il 1991 partecipa a vari seminari senesi di musica jazz.\nNel 1992-93 entra a far parte dell’orchestra Giovanile Italiana di Fiesole (con direttori C.M. Giulini e S. Accardo) e nel 1993 entra a far parte dell’orchestra giovanile italiana di jazz (sotto la guida di Bruno Tommaso e Giancarlo Gazzani).\nNel 1990 entra a far parte della Piccola Orchestra Avion Travel. In sedici anni ha registrato sette cd per la Sugar\, realizzato colonne sonore per film e tenuto concerti in tutta Italia e all’estero. Collaborazioni e concerti: con Mal Waldron\, Arto Lindsay\, Paolo Fresu\, Rita Marcotulli\, Stefano Battaglia\, Roberto Cipelli\, Tino Tracanna\, Ettore Fioravanti\, Stefano Bollani e altri jazzisti italiani. Inoltre ha registrato in qualità di turnista per altri artisti italiani come Fiorella Mannoia\, Samuele Bersani\, Gino Paoli\, Patty Pravo. \nDal 1997 è docente ai corsi d’ improvvisazione musicale presso la scuola di Siena jazz. E dal 2004 entra a far parte del quintetto di Stefano Bollani. \nFormazione:\nPetra Magoni: voce\nFerruccio Spinetti: contrabbasso \n\nsito ufficiale:\nwww.petramagoni.comwww.ferrucciospinetti.com
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SUMMARY:Diane Schuur
DESCRIPTION:Dopo aver calcato i palcoscenici di tutto il mondo e aver collaborato con artisti del calibro di B.B. King\, Ray Charles\, Dizzie Gillespie\, Stevie Wonder e Stan Getz\, arriva a Catania\, in esclusiva per CataniaJazz\, la leggendaria Diane Schuur\, vincitrice nella sua carriera di ben 2 Grammy Awards nella categoria “Migliore Vocalist Jazz”. \nBiografia\nNata a Tacoma\, Washington\, Diane Schuur come vocalist ha guadagnato rispetto e suscitato ammirazione da musicisti leggendari come Dizzy Gillespie\, Count Basie e B.B. King. \nConosciuta per la sua incredibile estensione vocale\, la carriera di Diane Schuur comincia a 9 anni nei suoi primi concerti da professionista. Mentre è ancora una studentessa alla Washington State School per ragazzi ciechi\, a soli 16 anni la Schuur comincia a esibirsi con le proprie composizioni\, suscitando grossa attenzione tra il pubblico e nella critica per la sua voce gioiosa e così originale. \nNon appena\, nel 1975\, Diane Schuur fa il suo debutto al Monterey Jazz Festival\, la leggenda Stan Getz diventa uno dei suoi maggiori fan e un importante mentore per la vocalist. \nIl resto è storia: dopo quell’apparizione\, Diane Schuur è diventata una leggenda vivente del jazz\, durante la sua carriera è stata nominata 5 volte ai GRAMMY® Awards\, nella categoria “Migliore Vocalist Jazz”\, vincendone 2 e ha cantato alcuni tra i più palcoscenici del mondo\, tra cui anche la Carnegie Hall. \nLa Schuur\, con le sue tournéé in giro per il mondo\, ha suonato e collaborato con artisti del calibro di Stan Getz\, B.B. King\, Maynard Ferguson\, Ray Charles\, Stevie Wonder e Quincy Jones. Sono ormai numerosissime inoltre le sue apparizioni al celebre “Tonight Show”\, alle cerimonie dei Grammy e alla Casa Bianca. \nFormazione:\nDiane Schuur: piano e voce \nReggie Jackson: batteria \nRod Fleeman: chitarra\nScott Steed: basso \nSito ufficiale:\nwww.dianeschuur.com
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SUMMARY:Carlo Fava
DESCRIPTION:Se c’è un cantautore – o meglio “cant-attore” – italiano che da anni cerca di far riemergere quella forma di teatro-canzone che alla scomparsa di Gaber stava per tramontare definitivamente\, allora quel cantautore corrisponde al nome di Carlo Fava. \nCarlo Fava è un abile jazzista e cultore del teatro-canzone\, annovera infatti tra i suoi modelli proprio Giorgio Gaber e Paolo Conte\, suona il pianoforte dall’età di dieci anni e canta da sempre. \nIl grande pubblico lo ha notato soltanto l’anno scorso\, grazie alla sua partecipazione al 56° Festival di Sanremo in coppia con Noa con la canzone “Un discorso in generale”\, che ha vinto il premio speciale della critica; ma Fava iniziò già nel ’93 partecipando al Festival di Recanati (cantando dopo Battiato e prima di Branduardi) e al Festival di Sanremo\, dove si classifica al penultimo posto fra i giovani con il brano “In caduta libera dall’ottavo piano” (ma in quella edizione ha dovuto confrontarsi con artisti come Giorgia e Bocelli). \nAl suo attivo soltanto tre album (“Ritmo vivente muscolare della vita” nel ’94\, “Personaggi criminali” nel 2000 e “L’uomo flessibile” nel 2004\, quest’ultimo ristampato nel 2006 con l’aggiunta del pezzo sanremese e di “Certo non sai”\, scritto da Francesco Guccini)\, matante collaborazioni illustri\, come nel ’98\, quando compone la canzone “Dottore” per Mina (duetto con Beppe Grillo nell’album “Cremona”) e partecipa al disco “Argilla” di Ornella Vanoni con il brano “Santallegria”. \nPer mesi riesce a ottenere anche una piccola vetrina televisiva nel programma condotto da Abatantuono “Colorado Café”\, di cui rappresentava una delle poche cose valide\, sigla della trasmissione la sua canzone “Comici”\, scritta insieme all’inseparabile e insostituibile coautore di tutti i brani di Fava: l’amico Gianluca Martinelli. \n“Personaggi criminali” era un imperdibile mix di teatro e canzone d’autore\, un racconto di follie\, devianze\, disagi e amori che ricordava molto da vicino “Murder Ballads” di Nick Cave. “L’uomo flessibile” è invece un’importante boccata d’aria per l’intelletto ed è stato accolto da una critica compatta nel salutare il nostro come unico erede di Gaber. Brani come “L’uomo flessibile” o “Se fossi il futuro” (“ma se fossi il futuro mi vergognerei”\, chiusa con la citazione di una splendida frase di Claudio Lolli: “Di solito il giorno comincia sporco / come l’inchiostro del nostro giornale”) si accostano bene alla canzone di scuola gaberiana. \nNel cd c’è spazio per almeno tre grandi canzoni\, che volano alte sopra il panorama nazionale: “La palude”\, “Metroregione” e “L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali”. Fava e Martinelli\, in undici pezzi\, disegnano le ampie volute di due storie che si intrecciano\, riprendono e si allontanano: una pubblica e una privata che non necessariamente si dividono le canzoni\, ma le permeano di entrambi gli umori\, “una nostalgia in bianco e nero / che sale lentamente dal cuore al pensiero” per un disco che resta uno dei più bei episodi musicali degli ultimi anni\, a cui aderire con la necessità di un cuore in fermento. \nPer la prima volta in Sicilia\, l’artista milanese si esibirà sul palco dell’Ambasciatori il 29 gennaio accompagnato da Vittorio Marinoni alla batteria e Beppe Quirici al basso. \nFormazione:\nCarlo Fava: piano e voce\nVittorio Marinoni: batteria\nBeppe Quirici: basso \n\nSito ufficiale:\nwww.carl
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SUMMARY:Gianmaria Testa Quartet + Erri de Luca
DESCRIPTION:CataniaJazz è felice di riproporvi\, a 2 anni di distanza dalla precedente esibizione\, un raffinato cantautore\, GianMaria Testa\, accompagnato da una personalità d’eccezione nel mondo dell’arte italiana: Erri de Luca. \nTesta sarà a Catania per presentare il suo nuovo lavoro: a tre anni di distanza da “Altre Latitudini”\, esce infatti il 13 ottobre 2006 “Da questa parte del mare”. Ed è il disco della svolta\, una svolta sotto diversi aspetti. \nInnanzitutto\, per quanto riguarda i testi. E’ un disco “à l’ancienne” che\, in controtendenza rispetto a questi tempi “di una canzone e basta”\, ripropone il formato del “concept album”\, ossia di un disco interamente dedicato ad un unico argomento\, come se l’album intero\, nella sua totalità\, fosse un romanzo e le canzoni\, tanti capitoli che insieme raccontano una storia. \nIl tema\, il filo rosso che cuce e tiene insieme tutte le canzoni\, è quello delle migrazioni moderne. Una riflessione poetica\, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni\, dure\, del partire\, sulla decisione\, sofferta\, di attraversare deserti e mari\, sul significato di parole come “terra” o “patria” e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé. A qualsiasi latitudine. \nIl disco è concepito come una lunga ballata con diversi tempi e diversi ritmi\, non solo musicali. C’è la fiumana\, ad apertura\, una fiumana di uomini e donne “dallo sguardo assorto”\, il loro passo è melanconico\, ma inarrestabile (“Seminatori di grano”). Poi c’è la partenza\, il mare da affrontare così come non l’aveva mai raccontato nessuno\, l’imbarco clandestino\, le urla\, la ressa (“Rock”) e dopo la partenza arriva -fatale- l’immagine dello sradicamento definitivo\, della perdita di identità\, di un addio che è alla terra\, alla casa\, alle proprie cose e addirittura al proprio nome (“Forse qualcuno domani”). \nIl viaggio è lungo\, pericoloso\, è un viaggio verso una meta ignota\, solo immaginata e in fondo a questo mare scuro le sirene non sono quelle melodiose delle favole\, le voci che arrivano dalle acque sono i lamenti degli annegati\, una nenia che è quasi una ninna nanna alla rovescia (“Una barca scura”). \nPoi si arriva di qua\, da questa parte del mare\, la meta sognata e idealizzata diventa una realtà concreta da vivere giorno per giorno\, diventa un grumo di difficoltà e c’è l’incontro/scontro con l’altro\, che poi siamo noi. Il clandestino imbarcato di notte nella tempesta diventa quello che “tende la mano al semaforo rosso”\, diventa il sinonimo di tutte le noie e di tutti i fastidi del mondo (“Tela di ragno”). Il tempo passa\, ma il viaggio\, il mare “che ti rovescia come una deriva”\, quello non si può dimenticare\, è qualcosa che ti entra dentro\, nel bene e nel male. E allora succede che “di certi posti” si finisce per guardare “sempre il mare” e guardandolo si comincia a ricordare. \nEd è strano\, ma normale\, come alla memoria ritornino non solo la fatica\, le urla\, o le violenze\, ma soprattutto un piccolo fuoco di umanità\, “due occhi neri di sabbia e sale” che sono stati “rifugio al delirio freddo dell’attraversare”. Ma “l’incanto” finisce con l’arrivo che è anche il principio di una separazione e gli occhi scuri si perdono per altre strade (“Il passo e l’incanto”). 3/4 è il sogno di come le cose sarebbero potute andare se quella separazione non fosse avvenute\, è una piccola e intensa canzone d’amore che parla al passato e mescola dolcezza e nostalgia. \nMa c’è anche spazio per una storia buffa di ordinaria umanità. Una storia che nella sua innegabile tragicità -una nascita che avviene all’improvviso al mercato di Porta Palazzo\, a Torino- nasconde pure il paradosso di una risata e il pensiero che una qualche integrazione è certamente possibile. Se non oggi\, domani. Perché è la vita che vince\, e la vita è più forte di tutto (“Al mercato di Porta Palazzo”). \nC’è stato un tempo in cui gli emigranti eravamo noi. “Ritals” è la canzone che racconta questa storia ed è idealmente dedicata da Gianmaria allo scrittore francese\, scomparso qualche anno fa\, Jean-Claude Izzo. Jean-Claude era un amico di Gianmaria ed era il figlio “francese” di un emigrato salernitano\, un “rital”\, come i francesi degli anni ’50 chiamavano con un certo disprezzo\, gli italiani andati in Francia per cercare lavoro. \n“Miniera” è invece quella che oggi si definisce una “cover”. Non è di Gianmaria\, anche se Gianmaria se l’è cucita addosso. E’ stata scritta da Bixio e Cherubini negli anni ’20 (precisamente nel 1927) e restituisce bene\, con quella sua melodia nostalgica e melanconica\, a dispetto di una certa demagogia populista dell’epoca\, lo spirito e il sentimento di “un cuore emigrato”\, lontano dalla sua casa e dai suoi affetti. \nSul finale\, quasi come una post-epigrafe\, ecco la dichiarazione del punto di vista: questa è una storia raccontata “da qua”\, da “questa parte del mare”\, da “una città piccola dove non passano i tram” (“La nostra città”). \nMa la svolta è anche e soprattutto musicale con un ritorno deciso alla “forma canzone” in senso stretto e una sonorità che pur non dimenticando la melodia italiana\, si fa decisamente più “metropolitana”. Grazie anche alla direzione artistica dell’americano Greg Cohen\, Gianmaria ritrova\, con altri sapori e altre chiavi\, quella complessa semplicità strutturale che stava alla base di uno dei suoi album di maggior successo\, “Il valzer di un giorno”. \nDa segnalare la presenza\, oltre agli amici e ai compagni di sempre (un grandissimo Gabriele Mirabassi\, Paolo Fresu\, Enzo Pietropaoli\, Philippe Garcia\, Piero Ponzo\, Claudio Dadone\, Luciano Biondini) del chitarrista americano Bill Frisell che con la sua inimitabile sensibilità ha saputo accompagnare\, con la musica\, lo spirito di alcune canzoni di Gianmaria (Rrock\, Tela di ragno\, 3/4\, Ritals). \n“Da questa parte del mare” è prodotto da Paola Farinetti. E’ distribuito in Italia da Radio Fandango -altra scommessa e altra svolta- e nel resto del mondo da Harmonia Mundi – Le Chant du monde. \nFormazione:\nGianamaria Testa: chitarra e voce\nPiero Ponzo: clarinetto\, sax\, fiati\nNicola Negrini: contrabbasso\nPhilippe Garcia: batteria\, percussioni\n\ninvitato speciale: Erri de Luca \n\nSito ufficiale:\nwww.gianmariatesta.com
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SUMMARY:Ludovico Einaudi "Divenire tour"
DESCRIPTION:CataniaJazz è orgogliosa di ospitare all’interno della sua stagione Ludovico Einaudi\, che ha inserito la tappa di Catania in un minitour italiano che toccherà solo altre 3 città (Roma\, Milano e Napoli). \nLudovico Einaudi\, pianista e compositore\, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea. \nA Catania presenta il nuovo album “Divenire”\, un album che ha avuto una genesi lunga\, iniziata nel 2002 quando fui invitato dal Festival “I Suoni delle Dolomiti” a scrivere una composizione da eseguire su un altopiano a 2000 metri davanti alle Pale di San Martino. \nL’artista si racconta… \n“Per quell’occasione scrissi una suite per pianoforte\, due arpe e orchestra d’archi ispirandomi al ciclo di tre quadri di Segantini ‘La vita\, la natura\, la morte’.\nFu un’esperienza molto intensa\, suonare con l’orchestra circondato da quel paesaggio spettacolare. \nMi sembrava di essere dentro la corrente di un fiume che scende rapida sul dorso di una montagna\, un flusso implacato in cui ero immerso e di cui facevo parte\, e sentire quell’ebbrezza che si prova quando si fa qualcosa di fisico a contatto con una natura potente\, la velocità\, l’acqua\, lo spazio e il vento. \nDopo quell’esperienza ho fatto tante altre cose\, ma ho sempre pensato che prima o poi avrei voluto sviluppare quell’idea in modo più ampio. \nNel frattempo\, negli anni a seguire\, intensificando molto la mia attività dal vivo\, stufo di suonare i miei brani ogni volta nello stesso modo\, ho cominciato a inserire nei concerti alcune variazioni e poi improvvisazioni sempre più lunghe\, cercando di trovare quello stato che rende il concerto un evento unico per me e per il pubblico che ascolta. \nPartivo senza sapere dove sarei arrivato\, andavo. E in questa ricerca ho cominciato a giocare con delle sequenze che registravo a casa e ambienti sonori che costruivo con il computer e altri piccoli marchingegni elettronici\, su cui poi suonavo dal vivo. Così sono nati molti altri brani\, un work in progress che il pubblico ha potuto seguire nella loro evoluzione e che nel tempo ha preso una forma definitiva. \nAlla fine ho pensato che tutto questo materiale aveva un’energia comune e che poteva essere interessante provare a comporlo come un mosaico\, creando un percorso vario\, movimentato e imprevedibile\, come un grande paesaggio di montagne e pianure\, di fiumi e di mari. \nForse quell’energia che ti spinge ad assaporare il mondo fino ad annullartici dentro\, in continuo divenire”. \nLudovico Einaudi \nBiografia\nLudovico Einaudi\, pianista e compositore\, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea. \nStudi classici e di avanguardia\, modella il suo stile compositivo attraverso una serie di collaborazioni con il teatro e la danza. Le opere più significative: ‘Time Out’ (1988)\, performance di teatro-danza concepita con lo scrittore Andrea De Carlo e rappresentata dalla compagnia americana ISO Dance Theatre; e ‘Salgari (Per terra e per mare)’ (1995)\, opera-balletto commissionata dall’Arena di Verona con testi di Emilio Salgari\, Rabindranath Tagore\, Charles Duke JR e presentata in prima mondiale sempre all’Arena con la coreografia di Daniel Ezralow e le scene dello statunitense Jerome Sirlin. \nL’album ‘Le onde’ (1996)\, pubblicato da Bmg Ricordi (e ristampato con una nuova registrazione da Ponderosa Music & Art nel 2004)\, rappresenta un momento essenziale nella carriera di Einaudi\, al suo primo lavoro solista vero e proprio. ‘Stanze’ (1990) raccoglie infatti 16 composizioni a sua firma\, ma l’interpretazione era stata affidata all’arpa elettrica di Cecilia Chailly. \nCon ‘Le onde’ Einaudi assembla e interpreta un ciclo di ballate per pianoforte ispirato dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf\, che vede le onde come simbolo della vita. Il disco\, concentrato di quel suono circolare\, raffinato e minimalista che lo porterà al successo\, sarà pubblicato un paio di anni dopo nel Regno Unito\, finendo per riscuotere unanimi consensi di pubblico e di critica. \nL’atteso seguito si intitola ‘Eden Roc’ (Bmg Ricordi\, 1999) e prosegue la ricerca sull’approfondimento della canzone strumentale iniziata con ‘Le onde’\, con l’aggiunta di un quintetto d’archi. Il lavoro è caratterizzato dalla collaborazione con l’armeno Djivan Gasparijan\, maestro indiscusso del duduk (piccolo oboe in legno di albicocco). \nDove inserire i cd di Einaudi in un immaginario negozio di dischi? «Non saprei – rispondeva all’epoca. In qualche modo i reparti di musica classica hanno un che di morto e sono troppo legati al passato. Preferirei trovare spazio in un ambiente più mescolato\, al di fuori dei generi». \nUna curiosità: i suoi punti di riferimento spaziano dai Beatles e i Radiohead a Luciano Berio\, da Miles Davis a Bob Dylan passando per Henryk Gòrecki e Philip Glass. \nSul finire del 2001 è tempo di ‘I Giorni’ (Bmg Ricordi). Una dozzina di brani per piano solo\, che si traducono in «una sorta di riflessione in musica»\, sulla scia di un viaggio africano. «Un giorno\, un po’ di tempo fa\, durante un soggiorno nel Mali ero in macchina con un amico\, Toumani Diabate\, celebre virtuoso della kora\, quando all’improvviso ho sentito una musica incantevole. Un’antica melodia del 1200. Tornato a casa per la registrazione del mio nuovo disco\, ho cominciato a improvvisare ripensando a quella musica dolce e malinconica e così ho vinto il mal d’Africa». \nIn Mali\, per la precisione vicino all’oasi di Essakane\, ritornerà nel gennaio 2003\, per partecipare alla terza edizione del ‘Festival au Désert’\, la ‘Woodstock delle musiche del mondo’\, celebrazione della cultura del popolo Tuareg del Sahara. Questa volta a riportarlo in Africa è Ballaké Sissoko\, altro mostro sacro della kora. \nUn brano di quella performance dal vivo\, ‘Chameaux’\, sarà inserito nel disco dal vivo ‘Le Festival au Désert’ (Triban Union/Ponderosa Music & Art). Einaudi ricambierà il favore invitando Sissoko in Italia per una serie di concerti all’insegna dell’improvvisazione su un repertorio di temi maliani con cui registrano l’album ‘Diario Mali’ (Ponderosa Music & Art)\, poi ripubblicato nel 2006. \nIl 2003 è caratterizzato da puntuali ‘tutto esaurito’ nelle sale teatrali dove si esibisce: in Italia come all’estero. A cominciare dalla Gran Bretagna\, dove nel frattempo esce ‘Echoes (The Einaudi Collection)’\, una raccolta di successi dei suoi primi album da solista\, che supererà quota 100 mila copie vendute. Nello stesso anno incide il doppio live ‘LaScala:Concert 03 03 03′ (Bmg Ricordi) al Teatro degli Arcimboldi di Milano\, che raccoglie tutti i brani più noti dell’autore e contiene anche un omaggio al rock con una versione distillata di “Lady Jane” dei Rolling Stones. \nNel frattempo\, la critica applaude a scena aperta: «Il merito di Einaudi? Aver riportato in auge\, modernizzandola\, la figura del pianista-autore-interprete delle proprie musiche». \nQuando esce ‘Una mattina’\, il primo album per la britannica Decca\, nell’autunno del 2004\, il disco schizza subito al primo posto delle charts britanniche della classica. Einaudi prosegue la sua ricerca intorno alla ‘canzone strumentale’ applicando l’approccio colto ai temi e alle forme della musica popolare. E forse questa è una delle eredità che provengono dal periodo passato ‘a bottega’ con Luciano Berio. A colpire nel segno le melodie ondulatorie in continuo movimento\, fra accelerazioni improvvise e altrettanto subitanee sospensioni\, mai così solari e ‘positive’. \nDa quel momento\, inizia un tour\, fortunato e pressoché infinito\, che porta Ludovico Einaudi in giro per l’Europa e gli offre spunti per collaborazioni inedite e sempre più stimolanti\, in bilico tra suoni colti e avanguardia\, suggestioni etniche ed elettronica. \nE siamo all’autunno 2006 e a ‘Divenire’ (Decca)\, l’ultimo capitolo discografico. \nLe colonne sonore\n– ‘Da qualche parte in città’ (1994)\, Michele Sordillo\n– ‘Acquario’ (1996)\, Michele Sordillo (‘Grolla d’oro’ per la miglior colonna sonora) – ‘Treno di panna’ (1998)\, Andrea De Carlo\n– ‘Giorni dispari’ (1998)\, Dominick Tambasco\n– ‘Aprile’ (1998)\, Nanni Moretti (contiene ‘Le onde’ e ‘Canzone popolare’)\n– ‘Un delitto impossibile’ (2000)\, Antonello Grimaldi\n– ‘La vita altrui (2000)\, Michele Sordillo\n– ‘Fuori dal mondo’ (2000)\, Giuseppe Piccioni (ottiene nel 2002 l’ambito riconoscimento ‘Echo klassik’ in Germania)\n– ‘Luce dei miei occhi’ (2001)\, Giuseppe Piccioni (migliore colonna sonora agli ‘Italian Music Awards’ 2002)\n– ‘Le parole di mio padre’ (2001)\, Francesca Comencini\n– ‘Alexandria’ (2001)\, Maria Iliou\n– ‘Zhivago’ (2002)\, Giacomo Campiotti (Gold World Medal 2004 New York Festival)\n-‘Fame chimica’ (2003)\, Paolo Vari e Antonio Bocola (include ‘La linea scura’)\n– ‘Sotto falso nome’ (2004)\, Roberto Andò (migliore colonna sonora al Festival di Avignone 2004)\n– ‘This Is England’ (2006)\, Shane Meadows \nProgetti/collaborazioni live\nDjivan Gasparijan\, Armenia (1999-2000)\nBallaké Sissoko\, Mali (2002-2006)\n‘Transient’ con Armin Linke (2004)\nMercan Dede\, Turchia (2005-2006)\nRodrigo Leão\, Portogallo (2005-2006)\nToumani Diabate\, Mali (2006)\nPaolo Fresu (2006)\nGalatea Ranzi su testi di Virginia Woolf (2005)\nMarco Baliani su testi di Raymonde Carver (2006) \nFormazione:\nLudovico Einaudi: piano\nMarco Decimo + sestetto d’archi \n+ live electronics \nSito ufficiale:\nwww.ludovicoeinaudi.com
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SUMMARY:Horacio Hernandez + Italuba Quartet
DESCRIPTION:In occasione del concerto di Catania\, Horacio “El Negro” Hernandez\,uno dei più talentuosi batteristi del mondo\, presenta il suo progetto “Italuba”: gruppo composto da musicisti cubani che si sono incontrati in Italia e hanno deciso di unire in questo progetto le loro doti musicali. \nFormatosi tre anni fa\, “Italuba” ha già all’attivo un disco\, un altro in uscita a breve e numerose tournèè europee. \nIn occasione di questo concerto\, Hernandez e la sua band presenteranno le loro composizioni originali. \nBio\nHoracio “El Negro” Hernandez\, nato all’Havana\, inizia precocemente la sua attività come professionista collaborando con numerosi artisti cubani ed internazionali e sviluppando la sua particolare tecnica percussiva miscelando elementi afro-cubani con il jazz. \nCollaborazioni\nHa suonato con leggende del jazz come McCoy Tyner e Michel Camilo\, con rock star come Carlos Santana e Steve Winwood\, e come membro di ensemble di musica latina con il “Tito Puente’s Tropi-Jazz All Stars”. Vincitore quest’anno del Grammy come miglior album di Latin Jazz con il disco “Listen Here” di Eddie Palmieri\, El Negro è sicuramente uno dei più poderosi e versatili musicisti nella scena musicale contemporanea. \nFormazione:\nHoracio Hernandez: batteria\nAmik Guerra Lig Long: tromba\nIvan Bridón Nápoles: tastiere\nDaniel Martinez Izquierdo: basso \nSito ufficiale:\nwww.elnegro.com
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SUMMARY:Bill Evans Soulgrass
DESCRIPTION:La carriera di Bill Evans iniziò con lo studio del pianoforte\, tanto che\, a soli 16 anni\, già dava i primi concerti al piano. \nIn seguito si dedicò al clarinetto ed al saxofono e al termine degli studi\, grazie alla presentazione del suo maestro Dave Liebman\, nel 1980\, all’età di soli 22 anni\, esordì in un gruppo di Miles Davis\, con il quale incise sei dischi e girò il mondo per quattro anni. \nAl periodo “Davis” seguirono tre anni con John McLaughlin\, durante i quali incise altri tre album. \nCollaborazioni\nSuccessivamente Bill ha avuto importanti collaborazioni con artisti del calibro di Herbie Hancock\, Lee Ritenour\, Dave Grusin\, Randy Brecker\, Mike Maineri ed il gruppo Steps Ahead\, e molti altri. \nCon un curriculum di questa portata\, Bill Evans\, non può che essere considerato un saxofonista che gravita nella sfera dell’olimpo del “jazz” e della musica “fusion”; quest’ultima\, in particolare\, nell’accezione più letterale del termine\, come testimoniano le sue svariate esperienze artistiche ed i variegati incontri con altri generi musicali che si sono susseguiti con successo\, dalle collaborazionicon Mick Jagger alle registrazioni caratterizzate da forti contaminazioni di Hip-Hop\, Acoustic Groove\, Funk\, Country e musica afro-americana e le presenze accanto a Willie Nelson\, Bruce Hornsby\, John Scofield\, Hiram Bullock ecc. \nLa sua pubblicazione di “Soul Insider” del 2001\, di cui è stato ospite Les McCann\, ha ricevuto una nomination al Grammy nella categoria Contemporary Jazz per il 2005. \n\n\nComposizione:\nBill Evans: sassofoni\nRyan Cavanough: banjo\nChristian Howes: violino\nRic Fierabracci: basso elettrico\nJoel Rosenblatt: batteria \n\n\nSito ufficiale \nevanssax.com
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