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SUMMARY:Ute Lemper
DESCRIPTION:Dopo aver calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo\, la “divina” Ute Lemper arriva a Catania il 6 luglio per un imperdibile concerto che aprirà la nostra stagione estiva. \nLasciamo che siano le sue stesse parole a presentare il suo spettacolo\, intitolato “Between yesterday and tomorrow” che prevede in scaletta dei pezzi scritti dalla Lemper ma anche interpretazioni di classici di Jacques Brel\, Leo Ferre\, Joni Mitchell e altri ancora: \n“Questo viaggio “tra ieri e domani”\, attraverso il tempo e i luoghi del mondo\, è anche un viaggio attraverso me stessa.\nÈ una raccolta di ricordi\, impressioni\, momenti di gioia\, ma anche di fragili momenti di dubbio e sdegno.\nSi colloca tra chiarezza e dolorosa confusione\, speranza e disperazione riguardo alle problematiche del mondo\, pur rimanendo sempre poetica nel pensiero e nel linguaggio. \nPerché racconto queste storie… e non altre…\nAvrei potuto raccontare un centinaio di storie diverse; eppure\, in quel momento ho preso la decisione impulsiva ed intuitiva di concentrarmi su questa raccolta di storie.\nLe canzoni sono come una medicazione che cerca e trova i diversi malesseri del corpo del mondo e del corpo della vita\, tentando di guarirli in modo positivo e poetico.\nMa il ciclo delle nostre storie continua ininterrottamente; alcuni eventi ci rendono più forti e altri ci indeboliscono\, nei nostri viaggi tra ieri e domani.” \nUte Lemper \nBiografia\nNata in Germania\, è oggi una delle cantanti più riconosciute a livello mondiale: attrice\, ballerina\, Ute Lemper è un’icona dello spettacolo al femminile del nostro tempo; contemporanea\, drammatica\, ironica\, “anti diva”\, considerata la sua tendenza a scandalizzare e distruggere i cliché. \nUte Lemper è sublime in ogni sua minima movenza\, così eclettica e magnetica da non consentire alcuna distrazione quando è sul palco. Se è vero che nulla in una donna seduce di più dell’armonia delle sue forme\, Ute Lemper trionfa per classe e portamento. \nRigorosa conoscitrice dell’opera di Kurt Weill e dell’intero repertorio della Berlino che fu\, la cantante si è poi avvicinata con curiosità alla canzone francese mista alla poesia di Brel e Prevert. \nUn altro trasferimento l’ha poi condotta a Londra\, dove ha approcciato il repertorio minimalista di Michael Nyman. Quindi il grande salto verso New York\, con la voglia di sconfinare nei pregiati repertori di Tom Waits\, Joni Mitchell e Sting. \nArtista versatile ha ricoperto ruoli di attrice di teatro e cinema\, di cantante e di ballerina riscuotendo un notevole successo. \nUte Lemper\, con sottile ironia e naturale passione\, regala sempre un’interpretazione raffinata in cui la memoria storica si lega alla sua identità artistica. \nOspitata dai più prestigiosi palcoscenici del mondo dello spettacolo\, dal Berliner Ensemble alla Sydney Opera House\, da Barcellona a Berlino\, dal Barbican di Londra al Piccolo Teatro di Milano\, Ute Lemper rivela costantemente le sue doti di straordinaria intrattenitrice e di artista eclettica per eccellenza. \nDell’Italia\, Ute dice: “adoro il vostro paese e l’italiano è una lingua estremamente musicale\, solo che il tipo di canzoni che io interpreto è più aspro. In Francia o in Germania è sempre esistita una scuola che imponeva un afflato recitativo ai testi\, invece da voi il semplice parlare assomiglia al canto. Mi piacerebbe imparare meglio l’italiano\, ma per farlo dovrei trasferirmi qui per qualche tempo”. \nAl momento vive a New York insieme con i suoi 3 bambini\, dove assolve alla funzione di ambasciatrice della sua cultura. \nFormazione:\nUte Lemper: voce\nVana Gierig: pianoforte \nTodd Turkishero: batteria/percussioni \nMark Lambert: chitarra\nDon Falzone: basso \n\n\nSito ufficiale:\nwww.utelemper.com
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SUMMARY:Michael Nyman
DESCRIPTION:Michael Nyman è uno dei massimi compositori viventi\, nonché uno dei maestri indiscussi del minimalismo\, la corrente musicale di Philip Glass\, Steve Reich\, John Adams e Wim Mertens. \nSono sue alcune delle colonne sonore più memorabili del Novecento\, da quella per L’ultima tempesta di Peter Greenaway\, a Lezioni di piano di Jane Campion\, a Wonderland di Michael Winterbottom. \nOggi\, il musicista inglese tiene concerti in tutto il mondo\, mentre decine di registi lo inseguono per fargli comporre le musiche dei loro film. Suoni che nascono “da un’angoscia musicale molto personale”\, e riescono a combinare folk\, elettronica\, musica sacra e classica\, in una miscela sonora emozionante\, perché la musica – spiega – “è potenza\, passione\, istinto\, dolore”. \nIl concerto di Catania sarà diviso in due parti: in una verranno eseguite le più celebri colonne sonore composte dal maestro\, mentre l’altra sarà dedicata a brani di recente composizione\, tra cui50\,000 feet can’t be wrong \, che da il titolo al concerto. \nBiografia\nDiplomato alla Royal Academy of Music e al King’s College di Londra\, fu prima critico musicale\, ma poi iniziò a comporre musica per cortometraggi. \nNel 1967 Nyman ha iniziato una lunga collaborazione con il regista gallese Peter Greenaway\, per il quale ha composto numerose colonne sonore. \nLa sua popolarità si è molto accresciuta all’uscita del film Lezioni di piano (The Piano\, 1993)\, di cui ha scritto la colonna sonora. In seguito ha composto le musiche per film come Gattaca – La porta dell’universo (Gattaca) e Fine di una storia (The End of the Affair). \nTuttavia Nyman è anche conosciuto per i suoi lavori musicali non legati ai film come Noises\, Sounds & Sweet Airs (1987)\, per soprano\, contralto\, tenore e ensemble strumentale (basato sullo spartito di Nyman per La Princesse de Milan); Ariel Songs (1990) per soprano e banda; MGV (Musique à Grande Vitesse) (1993) per gruppo; concerto per piano (basato sullo spartito di Lezioni di piano)\, clavicembalo\, trombone e sassofono; l’opera The Man Who Mistook His Wife for a Hat (1986)\, basato su un case-study di Oliver Sacks; e diversi quartetti d’archi. \nMolte composizioni di Nyman sono state scritte per il suo proprio gruppo\, the Michael Nyman Band\, formato per una produzione nel 1976 de Il Campiello di Carlo Goldoni. Originariamente costruito su antichi strumenti come la ribeca e la cennamella affiancati da strumenti più moderni come il sassofono per produrre un suono alto possibilmente senza amplificazione\, in seguito trasformato in un gruppo completamente amplificato di quartetto d’archi\, tre sassofoni\, trombone basso\, chitarra basso e pianoforte. \nNyman ha anche scritto un libro nel 1974 sulla musica sperimentale intitolato Experimental Music: Cage and Beyond\, in cui esplora l’influenza di John Cage sui compositori classici. \n\nComposizione:\nMichael Nyman: pianoforte\nGabrielle Lester: violino\nCatherine Thompson: violino\nKate Musker: viola\nAnthony Hinnigan: violoncello\nDavid Roach: sax soprano/alto\nSimon Haram: sax soprano/alto\nAndrew Findon: sax baritono/flauto/ottavino\nSteve Sidwell: tromba\nDavid Lee: corno francese\nNigel Barr: trombone e tuba\nMartin Elliott: basso elettrico \n\n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.michaelnyman.com
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SUMMARY:Carlos Nunez e l'Orchestra Sinfonica della Magna Grecia
DESCRIPTION:Il concerto di Carlos Nunez con l’Orchestra Sinfonica della Magna Grecia è una coproduzione tra Catania Jazz e l’ICO Magna Grecia di Taranto. \nBiografia Carlos Nunez\nNato a Vigo\, in Galizia\, regione atlantica della Spagna\, Carlos Nunez ha iniziato la sua attività musicale a soli 8 anni\, quando scelse di suonare la “gaita”\, cioè la cornamusa galiziana. Già a 12 anni era solista nella Lorient Symphony Orchestra. \nOggi è considerato unanimamente dalla critica come uno dei più grandi suonatori di questo strumento al mondo\, tanto da meritarsi l’appellativo di “Jimi Hendrix della cornamusa”\, avendo raggiunto ormai un livello di virtuosismo nel passato dominio solo di irlandesi e scozzesi. \nHa ottenuto il più alto riconoscimento del Conservatorio Reale di Madrid\, rimanendo sempre fedele alla tradizione dell’antica musica galiziana. \nNel 1989 comincia la sua collaborazione con i Chieftains\, nel soundtrack del film “L’isola del Tesoro”\, con Charlton Heston e Oliver Reed. Da allora ha partecipato praticamente a tutti gli album del gruppo ed è stato ospite di molti dei loro tour mondiali. \nNel 1996 incide il suo primo album da leader “Brotherhood of Stars”\, nel quale figurano ospiti\, oltre ai soliti Chieftains\, Ry Cooder\, le cantanti spagnole Luz Casal e Dulce Pontes. L’album offre un nuovo punto di vista sulla musica celtica e le sue connessioni con la tradizione galiziana ma anche con la musica latina\, medievale e con il flamenco. \nLa sua uscita ha creato dal nulla un fenomeno musicale tutto nuovo in Spagna che gli ha permesso di raggiungere in breve tempo la vette delle classifiche nel paese iberico\, tanto che il più importante quotidiano spagnolo\, “El Pais”\, lo ha definito “Il nuovo re dei Celti”. \nDopo un lungo periodo di ricerca\, nel 1999 incide il suo secondo album “Os Amores Libres”\, con il quale ottiene entusiastiche reazioni da parte della critica internazionale\, ivi compresa l’Italia (Musica di Repubblica lo inserirà tra i 20 album da portare in dote al Secondo Millennio) \nNell’album\, ancora una volta\, Nunez si circonda di ospiti prestigiosi tra cui Noa\, Jackson Browne\, Mike Scott dei Waterboys\, Carmen Linares\, Vicente Amigo e Teresa Salgueiro\, oltre a una nutrita schiera di musicisti irlandesi. L’album ha ricevuto anche una nomination ai Grammy latini. \nUltimamente ha partecipato alla realizzazione di alcune colonne sonore di film di successo\, tra cui anche “Il Mare Dentro” e il nuovo\, attesissimo\, film “Seta” tratto dal bestseller di Alessandro Baricco\, per cui ha collaborato anche con Ryuichi Sakamoto. \nBiografia Orchestra della Magna Grecia\n(dal sito www.orchestramagnagrecia.it) \nLa nostra storia comincia quindici anni fa per volontà di un gruppo di musicisti animati dalla voglia di realizzare un sogno: dare a noi stessi e ai giovani talenti della nostra terra l’opportunità di esprimersi\, emergere\, affermarsi nel mondo attraverso la musica. Da 15 anni questo percorso continua grazie ad un binomio di entusiasmo ed energia che ci aiuta a sostenerci a vicenda e a spostare sempre più avanti i nostri traguardi. \nAbbiamo scritto la nostra storia\, condividendo idee ed entusiasmo\, con importanti direttori e solisti d’eccezione quali Bellugi\, Agiman\, Nanut\, Cassuto\, Ventura\, Kantorov\, Bruson\, Maggio Ormezowsky\, Maisky\, Lupo\, Ciccolini\, Solenghi\, Stewart\, Canino\, Bloch\, Elio di “Elio e le storie tese”\, Bollani\, Noa\, Feidman\, Amoyal\, Krylov\, Devia\, Ughi\, Bosso\, Barra\, Mariozzi\, Desderi e Luis Bacalov che ringraziamo\, in particolare modo\, per il ruolo di nostro direttore principale che svolge da giugno 2005. Con loro e con i tanti amici che in questi anni ci sono stati vicini siamo riusciti a portare la nostra musica in Giappone\, Germania\, Austria\, Francia\, Svizzera\, Messico\, Spagna e abbiamo amplificato la nostra voce sotto i riflettori delle reti Rai. \nCrediamo che la musica esprima valori universali\, che sia patrimonio di tutti e che noi\, quale ente di cultura\, abbiamo il dovere di essere soggetto attivo per la promozione e la diffusione della cultura musicale. Per questo\, sin dall’inizio della nostra storia abbiamo offerto un repertorio che ha spaziato dal crossover fino alla musica più colta e impegnata. Abbiamo organizzato iniziative\, dibattiti\, momenti di incontro e di confronto con il pubblico portando la musica tra la gente\, nelle scuole. \nTutto questo senza dimenticare il punto di partenza e quello di arrivo della nostra storia. Senza tralasciare mete più alte e obiettivi sempre più importanti. Quelli che ogni orchestra sogna di raggiungere. Noi siamo il nostro presente e vogliamo essere il futuro di crede nella musica e vive di essa alla ricerca incessante di ciò che solo la musica travalica.
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SUMMARY:Kocani Orchestra + Paolo Fresu & Marcello Salis
DESCRIPTION:Presentazione\n“La prima volta che li ho sentiti è stato un colpo di fulmine. Eravamo ospiti del festival de La Villette a Parigi. Amore a prima vista. Un bel po’ di anni dopo li ho invitati a “Time in Jazz” a Berchidda\, dove hanno scorazzato in lungo e in largo per il paese per 4 giorni\, travolgendo tutto e tutti. \nPerché li amo? Beh\, è facile: mi ricordano la banda di quando ero piccolo e mi danno un senso di “gente” che oggi è raro respirare. Quando la tradizione ha queste caratteristiche è difficile restare inermi. Antonello è sicuramente il complemento ideale per dividere questa follia sonora. Quando si vede e si ascolta suonare questa gente\, l’aggettivo che resta dentro non può essere che uno solo: indimenticabili!” \nIn queste parole di Paolo Fresu stanno tutte le ragioni dell’inedito incontro tra lo stesso trombettista sardo\, la Kocani Orkestar\, una delle più apprezzate e spettacolari fanfare balcaniche\, e Antonello Salis. \nUn incontro che si preannuncia particolarmente intrigante\, tra ritmi irresistibili e inebranti profumi jazzistici\, tra composizione e improvvisazione\, fra tradizione e modernità. \nDi loro\, il critico musicale Walter Porcedda\, ha scritto: “L’Oriente è già qui. Da molto tempo. Si incontra agli angoli delle strade\, ai semafori\, in campi brulli e desolati di periferia. Nelle nostre vie del centro\, ai margini delle città. Cammina vicino a noi\, assieme a noi. Parla\, a chi sa e vuole ascoltare il linguaggio della poesia. E talvolta ha la magia e i suoni di un’orchestra gitana. Fatta di musicisti straordinari\, artisti vagabondi\, generosi ed eccessivi solo come possono essere quei formidabili tipi della Kocani Orkestar. Ensemble aperto\, sempre in continua mutazione\, disponibile per vocazione antica agli incontri di viaggio. Tanto più se accadono con compagni altrettanto aperti e disponibili come possono esserlo due jazzisti di razza quali il trombettista Paolo Fresu e il pianista e fisarmonicista Antonello Salis\, entrambi di origine sarda che\, oltre alla musica afroamericana e a quella contemporanea occidentale ed europea hanno inciso profondamente nel loro Dna quella delle loro origini. Antica e nobile altrettanto come quella dei rom. Ancora largamente amata e praticata come accade esattamente nelle affascinanti e sterminate terre balcaniche” \nBiografia Kocani Orkestar – Gipsy Brass Band\nSi parla spesso dei musicisti gitani come dei semplici virtuosi dell’imitazione: grande orecchio\, grande tecnica\, stop. \nIn realtà nell’irrequieta cultura musicale tzigana\, alla fase dell’assorbimento di una cultura “ospite” segue sempre un momento di pura\, vertiginosa creazione. \nPer questo motivo la scia di ottoni\, sassofoni e clarini lasciata nell’attuale Macedonia dalle bande dell’esercito ottomano\, sostituendo già nel secolo scorso i tradizionali oboi\, nelle mani dei Rom ha generato una specialità tutta tzigana: la brass band balcanica. \nNella regione balcanica\, le bande costituite sul modello della fanfara sono soprattutto specialità tzigane. Dalla Serbia occidentale alla Macedonia\, gli tzigani modificano con grande immaginazione il ruolo iniziale delle bande tradizionali. \nIn questi ultimi due anni\, la Kocani Orkestar si è esibita nei più importanti festival internazionali come: Roskilde Festival (Danimarca)\, Womad (G.B. e Palermo 2001)\, Sfinks (Belgio) e Les Mediterrranéennes de Ceret (Francia) dove hanno suonato con Khaled. \nIn Italia hanno suonato sui palchi di tutti i festival più importanti\, sono apparsi in trasmissioni televisive: “Scatafascio” con Paolo Rossi e Vinicio Capossela\, “Millenium” con Piero Pelù e la prima edizione di “Stasera pago io” di Fiorello\, dove hanno proposto una versione “gitana” del brano “Canzone” con l’autore Lucio Dalla. \nUn particolare rilievo va dato alla loro collaborazione con Vinicio Capossela sfociata nell’album “Live in Volvo” dove la Kocani ha arrangiato ed eseguito tre fulminanti versioni di altrettanti brani di Vinicio. \nBiografia Paolo Fresu\nPaolo Fresu è uno dei più grandi jazzisti italiani in circolazione. \nInizia lo studio dello strumento all’età di 11 anni nella Banda Musicale del proprio paese natale e dopo varie esperienze di musica leggera scopre il jazz nel 1980 ed inizia l’attività professionale nel 1982 registrando per la RAI sotto la guida del M° Bruno Tommaso e frequentando i Seminari di Siena jazz. Nel 1984 si diploma in tromba presso il Conservatorio di Cagliari e nello stesso anno vince i premi \, e come miglior talento del jazz italiano. \nNel 1990 vince il premio indetto dalla rivista ‘Musica jazz’ come miglior musicista italiano\, miglior gruppo (Paolo Fresu Quintet) e miglior disco (premio per il disco ‘Live in Montpellier’)\, nel 1996 il premio come miglior musicista europeo attraverso una sua opera della ‘Académie du jazz’ di Parigi ed il prestigioso ‘Django d’Or’ come miglior musicista di jazz europeo e nell’anno 2000 la nomination come miglior musicista internazionale. Solo i primi\, in una lunga serie di riconoscimenti che proseguono nel presente musicale. \nDocente e responsabile di diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali\, ha suonato in ogni continente e con i nomi più importanti della musica afroamericana degli ultimi 30 anni: F. D’Andrea\, G. Tommaso\, B. Tommaso\, T. Ghiglioni\, E. Rava\, A. Salis\, E. Pieranunzi\, G. Gaslini\, GL. Trovesi\, R. del Fra\, A. Romano\, G. Ferris\, J. Taylor\, K. Wheeler\, P. Danielsson\, J. Christensen\, G. Mulligan\, B. Brookmayer\, D. Liebman\, K. Berger\, D. Holland\, R. Beirach\, J. Zorn\, J. Abercrombie\, H. Merril\, R. Towner\, R. Galliano\, M. Portal\, T. Gurtu\, J. Lee\, Gunther Schüller\, P. McCandless\, J. Hall\, L. Soloff\, Uri Caine\, Gil Evans Orchestra ecc. \nHa registrato oltre duecento dischi di cui una trentina a proprio nome ed altri con collaborazioni internazionali (etichette Francesi\, Tedesche\, Giapponesi\, Spagnole\, Olandesi\, Svizzere\, Canadesi) spesso collaborando con progetti ‘misti’ come Jazz-Musica etnica\, World Music\, Musica contemporanea\, Musica Leggera\, Musica antica\, ecc.. collaborando tra gli altri con M. Nyman\, E. Parker\, Farafina\, O. Vanoni\, Alice\, T. Gurtu\, G. Schüller\, ecc. \nBiografia Antonello Salis\nNasce il 28 febbraio 1950 a Villamar (CA).\nInizia a suonare la fisarmonica a sette anni\, in seguito si avvicina al pianoforte studiando da autodidatta. Negli anni ’70 milita in diversi gruppi rock suonando l’organo Hammond. \nNel 1973 forma il trio “CADMO”\, che diventa poi quintetto l’aggiunta del sassofonista Sandro Satta e del trombonista Danilo Terenzi. Dal 1978 è protagonista in piano solo e fisarmonica. \nNumerose sono le registrazioni a cui ha preso parte come svariate sono le collaborazioni con musicisti in Italia e all’estero: Massimo Urbani\, Enrico Rava\, Paolo Fresu\, Roberto Gatto\, Riccardo Fassi\, Pino Minafra\, Paolino Dalla Porta\, Pat Metheny\, Lester Bowie\, Don Cherry\, Billy Hart\, Ed Blackwell\, Billy Cobham\, Han Bennink\, Nana Vasconcelos etc. \nCome solista ha inciso tre dischi: “ORANGE JUICE\, NICE FOOD”\, “SALIS!” e “QUELLI CHE RESTANO” (guest star Sandro Satta ). Dall’incontro con il chitarrista francese Gérard Pansanel nascono sei Cds e l’Orchestra Improvista. \nLa collaborazione con i fisarmonicisti francesi Richard Galliano e Marcel Azzola insieme a Gianni Coscia produce il “Quartetto Nuovo”\, apoteosi dello strumento madre di Salis: la fisarmonica. \nMusicista eclettico Salis\, nel corso della sua carriera\, si è confrontato in progetti di teatro (Remondi e Caporossi\, Festival di Sant’Arcangelo)\, rassegne e festival di cinema (Biennale di Venezia\, Taormina Festival)\, danza (con Roberta Escamilla Garrison\, Teri Weikel).Con Gérard Pansanel ha firmato le musiche del film di Eric Romher “Racconto d’autunno”.Ha inoltre collaborato con Pino Daniele\, Ornella Vanoni\, Vinicio Capossela ed altri artisti al di fuori dell’ambito strettamente jazzistico. \nHa partecipato a numerosi Festival di Jazz nazionale ed internazionali tra i quali: Umbria Jazz\, Roccella Jonica\, Sant’Anna Arresi\, Berchidda\, Clusone\, Noci\, Ravenna\, Londra\, Bath\, New York\, Chicago\, Mosca\, San Pietroburgo\, Parigi\, Montreux\, Nizza\, Madrid\, San Paolo\, Rio De Janeiro\, Stoccolma\, Turku\, Saint Louis del Senegal\, Città del Messico\, seguito da un tour che ha toccato le maggiori città messicane \nNel corso della sua lunga carriera ha ottenuto vari ricoscimenti a livello europeo ed internazionale\, per ultimo il premio “Roma Jazz 2002”.Antonello Salis ha in attivo i Duo con Sandro Satta e Michele Rabbia\, il gruppo “PAF” con Fresu e Furio Di Castri e fa parte\, in veste di fisarmonicista\, dell’Orchestra del Titanic di Stefano Bollani. \n\nFormazione:\nPaolo Fresu:tromba\, flicorno\, effetti\nAntonello Salis: piano\, fisarmonica\nDurak Demirov: sassofono\nTuran Gaberov: tromba\nSukri Kadriev: tromba\nNijazi Alimov: tuba baritono\nSaban Jasarov: tapan (percussione)\nSuad Asanov: basso tuba\nRedzai Durmisev: tuba baritono\nSukri Zejnelov: tuba baritono\nDzeladin Demirov: clarinetto\nVinko Stefanov: fisarmonica\nAjlur Azizov: voce \nErol Demirov: sassofono\, clarinetto\nErdzan Juseinov: percussioni \n\n\n\nSiti di riferimento:\nmarsab.com/artists/kocanifresusalis \nmyspace.com/kocaniorkestar \nwww.paolofresu.it \nwww.antonellosalis.com
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SUMMARY:Ahmad Jamal Trio
DESCRIPTION:Il pianista Ahmad Jamal\, una vera e propia leggenda vivente del jazz\, arriva a Catania in esclusiva nazionale per Catania Jazz. \nBiografia\nAhmad Jamal nacque a Pittsburgh\, nel luglio 1930 e cambiò il suo vecchio nome originale dopo la sua conversione all’ Islam nel 1952\, racconta così un episodio della sua infanzia: “a 3 anni\, il mio meraviglioso zio Lawrence\, mi fermò mentre stavo camminando vicino il pianoforte nella stanza da pranzo di casa mia. Lui stava suonando e mi sfidò a replicare le note che faceva. Sebbene non avessi mai toccato un pianoforte prima\, mi sedetti e suonai nota per nota ciò che avevo sentito. \nIl resto è storia.” \nInizialmente sottovalutato\, forse a causa della sua giovinezza\, dai critici\, che lo consideravano poco più che un pianista da piano bar\, nelle fasi più tarde della sua carriera Jamal si è trovato nella situazione opposta: poco conosciuto dal grande pubblico\, è oggi riconosciuto dalla critica e dagli appassionati come una figura fondamentale per il pianoforte jazz della seconda metà del XX secolo\, uno dei primi ad avere avuto il coraggio di innovare differenziandosi dallo stile boppistico introdotto sul pianoforte da Bud Powell. \nLa sua tecnica gli ha guadagnato i più svariati appellativi: ‘”Il profeta”\, “Il maestro”\, “L’architetto”\, “Ahmad il magnifico”\, “Il prestigiatore del piano”\, “L’uomo con due mani destre”. \nNacque a Pittsburgh da una famiglia modesta\, suo padre lavorava in un’acciaieria e sua madre era una collaboratrice domestica: fu lei a procurargli il piano su cui il piccolo Frederick cominciò ad esercitarsi fin dall’età di 3 anni. \nIniziò a suonare nei locali di Pittsburgh giovanissimo con il ome di “Fritz” Jones\, ed ebbe l’opportunità di poter accompagnare Dinah Washington e Big Sid Catlett. \nDopo aver militato dal 1947 al 1949 nell’orchestra di George Hudson e aver invano tentato di ottenere ingaggi Pittsburgh con un suo quartetto (The Four Strings) Frederick approdò a Chicago attorno al 1950. \nQui nel 1951 fondò un trio (The three strings) con Ray Crawford (chitarra) e Eddie Calhoun (contrabbaso). L’anno dopo si convertì all’Islam e assunse definitivamente il nome di Ahmad Jamal. \nJamal era uno dei pianisti preferiti di Miles Davis ed ebbe un’influenza fondamentale sullo stile del famoso primo quintetto del trombettista\, soprattutto per quello che riguarda l’uso dello spazio e della dinamica. Lo stile di Jamal (sia nella composizione\, sia negli arrangiamenti\, sia negli assoli)\, si distingueva dall’allora dominante estetica bebop per fraseggi meditativi e di ampio respiro. \nMiles Davis disse di lui: “Mia sorella mi chiamò da una cabina telefonica del Persian Lounge di Chicago e mi disse (…) “Senti\, c’è questo pianista che sto ascoltando in questo momento\, si chiama Ahmad Jamal e penso che ti piacerà”. Lo andai a sentire quando fui a Chicago e mi entusiasmò con il suo uso dello spazio\, la sua leggerezza\, il suo understatement\, il suo lirismo e il suo fraseggio.(…) Ho sempre pensato che Ahmad Jamal fosse un grandissimo pianista che non ha mai avuto il riconoscimento che gli spettava.” \nUno dei più grandi successi di Jamal fu la sua versione di Poinciana\, che registò per la prima volta dal vivo al club Pershing a Chicago. Il suo stile ha avuto un’evoluzione costante\, aperto e leggero negli anni 50\, funky e ispirato alla musica Caraibica negli anni 70\, basato su voicing aperti e su escursioni virtuosistiche negli anni 90\, senza però mai allontanarsi dal caratteristico uso dello spazio\, di drammatici crescendo e conservando un generoso uso dello staccato nella parte armonica. \nOltre che il pianoforte Jamal ha spesso utilizzato tastiere elettriche della Rhodes e della Wurlitzer (Wurlitzer 200). \nJamal ha sempre avuto un temperamento casalingo\, poco portato alla vita raminga tipica del jazzista e decisamento avverso all’ambiente affaristico collegato all’industria musicale (ad esempio si rifiutò sempre di lasciare il Midwest per New York\, come fece la maggior parte dei jazzisti più famosi negli anni 50). \nPer questo ha sempre avuto una visibilità inferiore ai suoi meriti\, e si è spesso volontariamente isolato dal mondo della musica: ad esempio\, per diversi anni negli time in [anni 1960|anni 60]] e 70 si ritirò a Chicago per dirigere il proprio club\, l’ “Alhambra”. \nA partire dagli anni 80 Jamal ha ricominciato a effettuare tourneè e a partecipare ai festival Europei\, quasi sempre col suo trio che ha come altri componenti il bassista James Cammack e il batterista Idris Muhammad. Inoltre a partire dall’album Big Byrd: The Essence\, part 2 (il primo in cui compare un sassofonista)\, Jamal ha regolarmente collaborato con George Coleman. \n\nFormazione:\nAhmad Jamal: pianoforte \nJames Cammack: basso \nIdris Muhammad: batteria \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.ahmadjamal.net
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SUMMARY:Sarah Jane Morris Band
DESCRIPTION:Sarah Jane Morris\, vera e propria stella della musica leggera internazionale\, si esibirà a Catania in esclusiva per Catania Jazz\, per la prima nazionale del suo nuovo progetto il 13 febbraio 2008. \nBiografia\n“Lasciate i vostri preconcetti a casa”: comincia così una delle critiche musicali londinesi al riguardo della sensuale cantautrice Sarah Jane Morris\, che si muove agilmente fra rock\, blues\, jazz e soul con una voce che arriva a toccare l’estensione di quattro ottave. \nLa carriera di Sarah Jane Morris ha inizio nei primi anni ’80\, quando partecipa all’incisione del disco di Annie Lennox e Dave Steward “Into the Garden”. \nNel 1986\, con la canzone degli anni Settanta “Don’t Leave Me This Way”\, Sarah Jane insieme con i Communards scalano le classifiche di vendita inglesi restando in vetta per cinque settimane e riscuotendo un grosso successo a livello internazionale. \nNel 1989 comincia invece la sua carriera da solista\, con la pubblicazione dell’album “Sarah Jane Morris” che\, oltre a ricevere il plauso della critica\, vende più di 100.000 copie. \nSarah Jane Morris ha sempre attirato la sua attenzione per le sue idee politiche e per la sua incredibile voce e in oltre 25 anni di carriera ha scalato la vetta fino ad essere considerata una vera e propria star nel suo paese d’origine\, l’Inghilterra. \nAlcuni sentono nella sua voce qualcosa che ricorda Sarah Vaughan o Billie Holliday\, altri la accostano a Macy Gray ed Erikah Badu\, sebbene la stessa Morris ami definirsi ironicamente come un incontro tra Nina Simone e Janis Joplin. \nAl suo attivo ci sono 8 album da solista e numerosissime collaborazioni\, soprattutto dal vivo\, con artiste del calibro di Chaka Khan e Montserrat Caballè ma anche di stelle del pop come Sinead O’Connor. \nVideografia\n \n\nFormazione:\nSarah-Jane Morris: voce \nTim Cansfield: chitarra \nTony Remy: chitarra \nMartyn Barker: batteria\, cajon \nHenry Thomas: basso \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.sarahjanemorris.co.uk
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SUMMARY:Paco de Lucia Band
DESCRIPTION:Paco de Lucia si esibisce a Catania il 17 dicembre in esclusiva nazionale per Catania Jazz. \nPaco de Lucía (vero nome Francisco Sánchez Gómez) nasce ad Algeciras\, in provincia di Cadice in Andalusia (Spagna). Inizia a suonare la chitarra all’età di cinque anni spinto dal padre (anche lui chitarrista di flamenco) che teneva al fatto che i propri figli avessero una buona educazione musicale. \nDa allora in poi ha sempre frequentato ambienti dove si suonava quel genere musicale. Gli artisti che lo hanno ispirato e influenzato maggiormente furono Niño Ricardo\, Miguel Borrull\, Mario Escudero e Sabicas. \nAll’età di soli 11 anni abbandona la scuola per dedicarsi completamente alla chitarra e si esibisce per la prima volta in pubblico\, ospite di una radio locale (Radio Algecíras). \nTre anni dopo insieme al fratello Pepe\, forma il duetto Los Chiquitos de Algecíras che gli fa vincere addirittura un premio speciale dalla giuria. \nNel 1962 si trasferisce a Madrid con la famiglia e poi parte per gli Stati Uniti per il suo primo tour. Dopo il periodo dei primi concerti\, nel 1965 avvia una serie di collaborazioni musicali con vari artisti: il fratello Ramon de Algeciras\, Ricardo Modrego e A. Fernández Díaz Fosforito con il quale incide la Seleccion Antologica del Cante Flamenco. Nel 1966 parte di nuovo in tour e l’anno seguente incide il suo primo album da solista La fabulosa guitarra de Paco de Lucía.\nNel 1968 avviene l’incontro con Camarón de la Isla con il quale inciderà ben 12 album. \nIn questi anni farà una lunga serie di concerti\, arrivando persino a suonare al Teatro Real di Madrid\, dove fino ad allora non si era mai esibito nessun chitarrista di flamenco. \nIl 1977 è un anno molto importante per Paco: si sposa con Casilda Varela e nello stesso anno conoscerà alcuni personaggi molto importanti per la sua carriera artistica\, Al Di Meola\, John McLaughlin\, Larry Coryell ed infine Carlos Santana. \nQuello degli anni settanta è un periodo molto florido per quanto riguarda le incisioni. Tra queste sono sicuramente da ricordare Fantasia Flamenca del 1969\, Fuente y Caudal del 1973 (album che contiene la celebre canzone Entre Dos Aguas) e Paco de Lucía interpreta a Manuel de Falla del 1978. \nNel 1981 fonda il famoso Sestetto insieme ad i fratelli\, con il quale farà una serie di concerti in tutto il mondo e nel 1984 rilasceranno l’album Live… One Summer Night. Dal 1986 fino al 1991 tornerà alla carriera solista\, per poi riprendere ad incidere un altro album con il sestetto (nel 1993). \nNel 1996 si riunisce dopo 13 anni con John McLaughlin e Al Di Meola con i quali inciderà The Guitar Trio. Nel 1998 incide l’album Luzia\, dedicato alla madre\, e per la prima volta possiamo sentire la sua voce (non aveva mai cantato nei precedenti album). Il successo di questo album lo porterà di nuovo in tour per tutto il mondo e recentemente anche in Italia. \nFormazione:\nPaco De Lucia: chitarra\nEl Piraña: percussioni\nNino Josele: chitarra\nAlain Perez: basso\nMontse Cortes: voce\, palmas\nDomingo Patricio: flauto\nChonchi Heredia: voce\, palmas\nLa Tana: voce\, palmas
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SUMMARY:Michel Camilo Trio
DESCRIPTION:Michel Camilo arriva a Catania il 21 novembre in esclusiva nazionale. \nBiografia\nMichel Camilo è nato a Santo Domingo\, nella Repubblica Dominicana\, in una famiglia di musicisti. Dopo aver dimostrato sin da piccolo\, una particolare attitudine per la fisarmonica e\, in seguito\, per il pianoforte\, ha studiato per 13 anni al Conservatorio Nazionale e già a 16 è diventato membro dell’Orchestra Nazionale Sinfonica della Repubblica Dominicana (NSODR). Dopo essersi trasferito a New York nel 1979\, ha cominciato a studiare al Mannes College e alla Juilliard School. \nDurante il periodo di formazione classica\, Michel ascolta e subisce l’influenza di jazzisti tradizionali come Horace Silver\, Errol Garner e Scott Joplin e di jazzisti contemporanei come Herbie Hancock\, Keith Jarrett e Chick Corea. \nCamilo è un pianista con una tecnica brillante e un compositore che unisce nel suo stile i ritmi caraibici e le armonie del jazz. La svolta decisiva nella sua carriera avviene nel 1983\, quando Tito Puente lo sceglie per sostituire il pianista della sua formazione al Montreal Jazz Festival: questa esperienza lo porta a conoscenza di Paquito D’Rivera\, che gli offre un posto nella sua band e con la quale registra due album. La sua composizione “Why Not!” è stata scelta da Rivera come titolo per un suo album e i Manhattan Transfer hanno vinto un Grammy con il suo trio\, prima di partire\, nello stesso anno\, per una tournèè di successo in tutta Europa. \nCamilo ha debuttato nel 1985 alla Carnegie Hall\, esibendosi con il suo trio durante la sua tournéé europea. Tornato a Santo Domingo\, ha diretto la NSODR in un programma classico che ha incluso anche il suo pezzo “The Goodwill Games Theme”\, vincitore di un Emmy. Da solista\, ha suonato con la Orchestra Sinfonica Nazionale Spagnola\, l’Orchestra di Los Angeles\, di Atlanta\, di Copenaghen\, l’Orchestra Sinfonica della BBC e la Big Band della Carnegie Hall\, solo per citare le più famose\, e si è esibito anche alla Casa Bianca\, in una serata celebrativa per il 40esimo anniversario del Newport Jazz Festival\, alla Royalt Albert Hall\, al Radio City Music Hall\, al Blue Note di New York e\, come detto prima\, alla Carnegie Hall. \nNel 1988 Michel registra l’album Michel Camilo\, che lo lancia ai vertici delle classifiche dei migliori album jazz per 10 settimane consecutive. \nTra i lavori più significativi di Camilo\, ricordiamo anche il suo arrangiamento della Rapsodia in Blu di Gershwin e il concerto per pianoforte di Ravel. Con il duo formato insieme con il chitarrista di flamenco Tomatito\, ha vinto nel 2000 il Latin Grammy Award per il loro album “Spain”. \nNominato “Artista dell’anno 2004” dalla prestigiosa rivista Jazzweek\, è stato nello stesso anno presidente della giuria al contest per pianisti solisti del Jazz Festival di Montreux. Il suo ultimo anno “Spain Again” è uscito nel 2006. \nMichel Camilo arriva a Catania\, in esclusiva per Catania Jazz\, per una tappa del suo tour mondiale\, che ha già toccato il Giappone\, la Corea\, gli Stati Uniti e l’Europa\, con un trio formato da Charles Flores al basso e Dafnis Prieto alle percussioni. \nVideografia\n \nFormazione:\nMichel Camino: pianoforte\nCharles Flores: basso \nDafnis Prieto: batteria/percussioni \n\n\nSito ufficiale:\nwww.michelcamilo.com\n 
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SUMMARY:Stefano Bollani Trio
DESCRIPTION:Come primo concerto  della venticinquesima stagione concertistica\, Catania Jazz vi presenta uno dei più affermati pianisti italiani: Stefano Bollani. \nBiografia\nAll’ età di sei anni comincia a studiare pianoforte. Esordisce professionalmente a quindici anni. Dopo il diploma di conservatorio conseguito a Firenze nel 1993 e una breve esperienza come turnista nel mondo della musica pop (con Raf e Jovanotti\, fra gli altri) si afferma nel jazz\, collaborando con grandissimi musicisti (Richard Galliano\, Gato Barbieri\, Pat Metheny\, Michel Portal\, Phil Woods\, Lee Konitz\, Han Bennink\, Paolo Fresu\, Miroslav Vitous\, Aldo Romano\, Toninho Horta\, John Abercrombie\, Kenny Wheeler\, Greg Osby\, Martial Solal…) sui palchi piú prestigiosi del mondo (da Umbria Jazz al festival di Montreal\, dalla Town Hall di New York alla Scala di Milano). \nFra le tappe della sua carriera\, fondamentale è la collaborazione iniziata nel 1996 – e da allora mai interrotta – con il suo mentore Enrico Rava\, al fianco del quale tiene centinaia di concerti e incide ben dodici dischi; il piu’ recente\, Tati\, ECM 2005\, in trio con Paul Motian alla batteria\, e’ stato nominato disco dell’ anno dall’ Academie du jazz francese. \nIl referendum dei giornalisti della rivista specializzata Musica jazz lo proclama miglior nuovo talento del 1998; in quel periodo\, mentre guida il proprio gruppo\, L’orchestra del Titanic\, si lancia nella realizzazione di un ambizioso disco-spettacolo in omaggio alla musica leggera italiana degli anni ’30-’40 (Abbassa la tua radio con Peppe Servillo\, Irene Grandi\, Marco Parente\, Elio delle storie tese e tanti altri cantanti e musicisti). \nNel 2003 a Napoli riceve il Premio Carosone; l’anno successivo la rivista giapponese “Swing journal” gli conferisce il premio New star award riservato ai talenti emergenti stranieri\, per la prima volta assegnato a un musicista non americano. Per la label giapponese Venus Records pubblica cinque dischi alla testa del suo abituale trio\, con Ares Tavolazzi al basso e Walter Paoli alla batteria. \nParticolarmente fuori dai canoni risultano alcuni suoi lavori come La gnosi delle fanfole\, nel quale mette in musica le surreali poesie di Fosco Maraini insieme al cantautore Massimo Altomare (1998); Cantata dei pastori immobili\, oratorio musicale per quattro voci\, narratore e pianoforte\, realizzato su testi di David Riondino (2004); il disco di canzoni scandinave Gleda (Stunt records\, 2005)\, realizzato in Danimarca in compagnia di Jesper Bodilsen al basso e Morten Lund alla batteria. \nPer la prestigiosa etichetta francese Label Bleu realizza 4 dischi: un omaggio allo scrittore Raymond Queneau\, registrato in trio con Scott Colley e Clarence Penn (Les fleures bleues\, 2002)\, un disco in completa solitudine (Smat smat\, 2003\, segnalato dalla rivista inglese “Mojo” come uno dei migliori dieci dischi jazz dell’anno)\, un disco per trio jazz e orchestra sinfonica con Paolo Silvestri ad arrangiare e dirigere l’ Orchestra Regionale Toscana (Concertone\, 2004)\, un doppio album (I visionari\, 2006) col suo nuovo quintetto piu’ Mark Feldman\, Paolo Fresu e Petra Magoni come ospiti. \nCollabora con numerosi artisti in ambito teatrale\, dalla Banda Osiris (nello spettacolo Guarda che luna!\, 2002-2004\, insieme a Rava\, Gianmaria Testa e altri e in Primo piano\, 2005-2006)\, fino a Marco Baliani\, Giorgio Gallione e il Teatro dell’Archivolto\, Ivano Marescotti\, Maurizio Crozza e Lella Costa\, per la quale firma le musiche di due spettacoli\, Alice: una meraviglia di paese e Amleto. \nIn ambito classico\, si esibisce come solista con orchestre sinfoniche come l’ Orchestra Regionale Toscana\, la Filarmonica del Regio di Torino\, la Verdi di Milano\, la Santa Cecilia di Roma con direttori come Jan Latham-Koenig (con cui ha appena inciso il Concert Champetre di Poulenc per l’ etichetta inglese AVIE records)\, Cristopher Franklyn e James Conlon. \nVideografia\n \nFormazione:\nStefano Bollani: pianoforte\nJesper Bodilsen: contrabbasso \nMorten Lund: batteria \nSito ufficiale:\nwww.stefanobollani.com
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SUMMARY:Orchestra di Piazza Vittorio
DESCRIPTION:Il 26 luglio arrivano sotto il vulcano per un concerto molto movimentato 16 poliedrici musicisti che hanno saputo dar vita a un progetto unico e parecchio apprezzato: l’Orchestra di piazza Vittorio. \nBiografia\nLa storia parte dal quartiere Esquilino\, a Roma. Un quartiere che \nruota intorno a una piazza dal cuore romano e tanti colori in più: Piazza Vittorio\, luogo di passaggio e di convivenza per tante razze\, la sua atmosfera ha ispirato Mario Tronco nell’idea che in tanti avrebbero voluto avere e che solo lui\, sostenuto dalla tenacia di Agostino Ferrente e di tutta l’associazione Apollo 11\, ha avuto il coraggio di mettere in pratica: L’Orchestra di Piazza Vittorio. \nTanti musicisti differenti tra loro per origini\, strumenti\, esperienze. Tutti insieme appassionatamente in un’Orchestra che suona e reinventa la musica del mondo con una nuova energia\, quella che il pubblico si scopre addosso dopo ogni concerto. \nAdesso l’Orchestra è famosa in Italia e all’estero\, ma nel 2002\, anno di nascita\, tutto era più difficile e trovare spazio nel mondo della musica e sostegno economico per poter suonare era un’impresa. Quella che non è cambiata è la voglia di fare musica e di divertirsi insieme a chi ascolta e sa ascoltare quanto c’è di bello nel nuovo suono del mondo. \nAgostino Ferrente realizza nel 2006 il documentario L’Orchestra di Piazza Vittorio\, che racconta la storia di questa inconsueta formazione musicale. Il documentario esce in alcune sale cinematografiche italiane e viene presentato con grande successo al Festival di Locarno e al Tribeca Film Festival di New York\, vincendo nel 2007 il Nastro d’Argento come migliore documentario. \nNaturalmente l’Orchestra non si ferma qui e dopo i grandi successi raccolti grazie anche al film dedicatogli\, continua a sorprendere con nuovi progetti musicali. \nFormazione:\nHoucine Ataa (Tunisia): voce \nPeppe D’Argenzio (Italia): sax baritono\, clarinetto basso \nEvandro Cesar Dos Reis (Brasile): voce\, chitarra classica\, cavaquinhoOmar Lopez Valle (Cuba): tromba\, flicorno \nAwalys Ernesto “El Kiri” Lopez Maturell (Cuba): batteria\, congas\, mani\, piedi e cori\nJohn Maida (Stati Uniti): violino\nEszter Nagypal (Ungheria): violoncello\nGaia Orsoni (Italia): viola\nCarlos Paz (Ecuador): voce\, flauti andini\nPino Pecorelli (Italia): contrabasso\, basso elettrico\nRaul “Cuervo” Scebba (Argentina): marimba\, glockenspiel\, congas\, percussioni varie\nEl Hadji “Pap” Yeri Samb (Senegal): voce\, djembe\, dumdum\, sabar\, shaker\n“Kaw” Dialy Mady Sissoko (Senegal): voce\, kora\, piede\nGiuseppe Smaldino (Italia): corno\nZiad Trabelsi (Tunisia): oud\, voce\nMario Tronco (Italia): direttore artistico\, piano fender \n\nSito ufficiale\nwww.orchestradipiazzavittorio.it
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SUMMARY:Richard Galliano Tangaria Quintet
DESCRIPTION:Richard Galliano\, francese della Costa Azzurra ma di chiare origini italiane\, assurto in pochissimi anni ai vertici mondiali del jazz\, è il principale artefice del rilancio a tutto campo della fisarmonicaquale strumento dalle innumerevoli capaità espressive ed è da molti definito l’erede diretto di Astor Piazzolla. \nNelle mani di Galliano la popolare fisarmonica acquista ora la policromia di un’orchestra\, ora il raccolto timbro di un intimismo di natura cameristica. \nInterpreta\, compone ed orchestra una musica derivata dal genere “musette”\, nella quale si mescolano in apparenza casuale reminiscenze swing\, marcati echi di tango razie alla fondamentale lezione del grande maestro (con il quale Galliano ha appronfondito sia il suo già notevolissimo bagaglio tecnico\, sia gli studi armonici e di composizione\, e con il quale ha anche inciso un fortunato CD)\, giri di valzer dei bistrot parigini\, ballads di Bill Evans\, improvvisazioni di Keith Jarrett e la lezione nera di Parker e Coltrane. \n  \nIl tutto con un compiaciuto gusto cromatico che riporta alla migliore tradizione francese da Couperin a Debussy e soprattutto a Ravel. I grandi meriti di Galliano sono dunque l’originalità\, l’avere saputo cioé sintetizzare tutte queste esperienze musicali in una nuova musica europea\, fatta di improvvisazione jazzistica e di tradizione mediterranea\, e l’avere consentito alla fisarmonica (nella sua variante francese a tasti\, l’accordeon) ed al bandoneon di assurgere al ruolo di protagonisti nello scenario jazzistico contemporaneo; strumenti scomodi che hanno avuto sempre vita difficile nel jazz e nella musica colta. \nLe collaborazioni discografiche e concertistiche di Galliano sono molteplici: da Juliette Greco a Claude Nougaro\, da Ron Carter (con il quale ha inciso lo splendido “Panamanattan”) a Chet Baker\, da Enrico Rava a Martial Solal\, da Miroslav Vitous a Charlie Haden\, da Trilok Gurtu al grande Astor Piazzolla cui ha dedicato uno splendido album in cui si possono ascoltare temi indimenticabili come “Oblivion”\, “Chiquilin de Bachin” e “Adios nonino” e molti altri ancora. \nMusicista dell’anno in Francia nel 1991\, si è esibito in solo e come ospite nel gruppo di Joe Zawinul a Umbria Jazz Winter 95 e Umbria Jazz 96 e poi nelle ultime due edizioni di U.J. Winter\, prima in duo con Charlie Haden e poi con il New York Tango Quartet\, suscitando in entrambi i casi\, unanimi ed entusiastici consensi di pubblico e di critica. Ha partecipato a numerosi altri festival internazionali tra cui Antibes\, Vienne\, Houston\, New York\, Melbourne\, Pechino\, Shanghai. \nImperdibile il suo ultimo lavoro con il Tangaria quartet “Luz Negra”\, che verrà suonato\, insieme ai suoi pezzi più famosi\, nella tappa di Catania del suo tour mondiale\, il 29 luglio 2007. \nFormazione:\nRichard Galliano: Fisarmonica \nAlexis Cardenas: violino \nPhilippe Aerts: contrabbasso \nRafael Mejias: percussioni \nClarence Penn: batteria \nSito ufficiale:\nwww.richardgalliano.com<
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SUMMARY:Juan Carlos Caceres Quintet
DESCRIPTION:Juan Carlos Caceres\, il “leone”\, è un’artista nel vero senso della parola: pianista\, trombettista\, compositore\, interprete\, professore di storia dell’arte\, pittore e molto altro ancora; nato nel 1936 in Argentina e stabilizzatosi a Parigi nel 1968\, Caceres riscatta il Tango nella sua più pura versione originale. \nCaceres è infatti uno dei pochi musicisti ad aver indagato sulleorigini nere del Tango e i suoi complessi rapporti con i ritmi e le danze africane e indio-latine. Insofferente a tutte le ortodossie\, e specialmente a quella del tango\, sviluppa un universo sonoro nel quale il jazz e il tango si mescolano: nelle sue composizioni si sente l’influenza del candombe degli schiavi neri\, della milonga dei loro canti rituali\, dei loro carnevali e della murga porteña. \nMusicista dissidente e ribelle\, è prima ambasciatore del jazz nel paese del tango\, e poi missionario del tango in Europa. Ha all’attivo una decina di album e ha partecipato a importanti festival in tutto il mondo oltre ad aver diviso il palco con musicisti come Emir Kusturica\, Richard Galliano\, Tania María\, Bebel Gilberto\, Elvin Jones\, Ray Berreto\, Joshua Redman\, Kenny Garret\, Dave Douglas\, Youssou’N’Dour\, Buena Vista Social Club\, gli STOMP\, John Cale\, Jan Garbarek\, Goran Bregovic\, solo per citare i più famosi. \nCaceres si presenta a Catania con il suo quintetto\, non perdetevi il suo concerto del 28 luglio\, presso l’anfiteatro di Tremestieri Etneo\, a pochi passi da Catania. \nFormazione:\nJuan Carlos Caceres: canto\, piano\, trombone\nMarisa Mercadé: bandonéon\nSedef Ercetin: violoncello\nJavier Estrella: percussioni e coriMarcelo Russillo: percussioni \nSito ufficiale:\nwww.juancarloscaceres.com\nwww.myspace.com/juanccaceres
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SUMMARY:Gotan Project
DESCRIPTION:Nel 1998 il chitarrista Eduardo Makaroff incontra Philippe Cohen Solal\, musicista e fondatore dell’etichetta ¡Ya Basta!. Quest’ultimo ha già lavorato con lo svizzero Christoph H Müller\, che è nato a Buenos Aires ed è cresciuto con la passione per il tango e per la musica elettronica. \nGli altri due\, artisti “di vinile” e maestri del suono\, stanno già lavorando insieme da qualche anno: la loro “Boyz From Brazil” ha infuocato le piste da ballo. I tre decidono quindi di unire le loro forze per dar vita ai “Gotan Project”. \nNel loro progetto\, il tango\, di cui la parola gotan è un anagramma\, è l’ingrediente “principale”\, a cui vengono aggiunte basi ritmiche tipiche della musica elettronica e house: quello che ne risulta è un’originale miscela tra vecchi strumenti tradizionali del tango argentino\, come il bandoneón\, ed alcuni nuovi strumenti musicali\, come campionatori e drum machine. \nPer i loro pezzi\, riprendono i “classici” del tango e riuniscono ungruppo di virtuosi: un cantante spagnolo\, un violinista classico con una propensione per il jazz\, e alcuni argentini che vivono a Parigi come Nini Flores al bandoneon e Gustavo Beytelmann al piano. \nLa scelta si dimostra cruciale per poter raggiungere il giusto ritmo e le giuste connessioni\, mentre il dub aiuta a tenere il tutto insieme. Un po’ di esperimenti e “Vuelvo Al Sur” vede la luce\, seguita da un b-side intitolato “El Capitalismo Foraneo”\, che vengono molto apprezzate dai DJ. Vengono poi alla luce altri singoli\, come “Triptico” e “Santa Maria (del Buen Ayre)”. \nPer il trio arriva quindi il momento di registrare il primo album insieme. \nNel 2001 esce l’album “La Revancha Del Tango”\, dove la musica elettronica e le sonorità del Tango si sposano alla perfezione\, che in pochissimo tempo conquista il mondo vendendo oltre 1 milione di copie\, di cui 100.000 solo in Italia (disco di Platino). \nDalla “Revancha” in poi tutto è cambiato: il nuovo Tango è diventato la colonna sonora di molte serate estive e i Gotan Project sono stati acclamati nei palchi di tutto il mondo\, dal Giappone agli Stati Uniti\, dall’Europa all’America Latina. \nIl loro secondo album “Lunatico”\, uscito nel 2006\, dimostra ancora una volta che il “new tango” non ha ancora detto la sua ultima parola: l’album offre infatti una moltitudine di voci\, dai testi cantati da Caceres a quelli di Jimi Santos\, fino al rap contaminato da citazioni “tanghesche” e alle canzoni dolciamare recitate da Cristina Vilallonga. \nLa loro attuale tournéé mondiale approda il 27 luglio sotto il vulcano\, nella splendida cornice dell’Anfiteatro di Tremestieri Etneo\, per un concerto che si preannuncia
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SUMMARY:Dee Dee Bridgewater Quartet + All Star Malian Band
DESCRIPTION:Dee Dee Bridgewater ha ricercato le sue radici avvicinandosi alla musica del Mali. L’incisione del cd “Love and peace: a tribute to Horace Silver” del 1996 ha acceso in lei il desiderio di ritornare alla fonte delle percussioni\, ai ritmi sincopati africani. \nPiù tardi\, nel 2004\, ha intrapreso un primo viaggio nella “terra madre” con Jean-Marie Durand\, suo marito e partner in questa esplorazione\, e alla loro guida “le guerrier” Cheick Tidiane Seck\, un pilastro della musica Maliana. Il suo nuovo progetto è quello di mescolare la tradizione strumentale del Mali con quella vocale del black American Jazz. \nDee Dee Bridgewater è una delle più rinomate e raffinate voci femminili\, una delle poche cantanti contemporanee che possono aspirare all’eredità delle grandi “signore del jazz”. Un’interprete completa\, capace di passare da raffinatissime esibizioni in trio a concerti con orchestra\, dal teatro-musicale a folgoranti incursioni nel pop. \nDee Dee ha iniziato la sua carriera di cantante in America nei primi anni settanta. Cresciuta artisticamente nell’orchestra di Thad Jones e Mel Lewis\, ha collaborato anche con alcuni giganti del jazz come Dizzy Gillespie\, Sonny Rollins\, Dexter Gordon\, Max Roach e Roland Kirk. \nTuttavia è con l’arrivo in Francia negli anni ottanta che ha avuto i primi grandi riconoscimenti a livello di critica e di pubblico imponendosi come raffinata interprete di un vasto repertorio\, dagli standard alle tendenze più recenti del jazz. Con album come “Live in Paris” (1987)\, “Victim of Love” (1989)\, che include il duetto con Ray Charles\, Till The Next Somewhere\, e “In Montreaux” (1990) Dee Dee Bridgewater riesce a raggiungere anche un pubblico giovane\, un fatto piuttosto insolito per una cantante jazz. L’impresa più rischiosa\, intrapresa coraggiosamente da Dee Dee\, è rappresentata dall’album \n“Dear Ella”\, nel quale interpreta 12 brani\, divenuti immortali attraverso la voce di Ella Fitzgerald riuscendo a dare nuove tonalità a quelle canzoni che in eterno rimarranno legate al nome della “First lady del Jazz”. Oltre che cantante prestigiosa\, Dee Dee ha un grande talento come attrice. Tra le sue interpretazioni ricordiamo Gilda\, la strega buona del sud\, in “The Wiz”\, per la quale riceve il premio Tony e “Lady Day” per la quale viene nominata migliore attrice per il Laurence Oliver Preis. \nFormazione:\nDeeDee Bridgewater: voce\nEdsel Gomez: pianoforte\nIra Coleman: basso\nMinino Garay: percussioni\nAll Star Malian Band\nCheick Tidiane Seck: organo\nAly Wagué: flûte peul\nMaré Sanogo: doum doum\nMoussa Sissokho: djembe\nLansine Kouyate: balafon\nMoriba Koïta: n’goni\nYakhouba Sissokho: kora\nBaba Sissoko: tamani\, talking drums \nSito ufficiale:\nwww.deedeebridgewater.com
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SUMMARY:Giovanni Allevi
DESCRIPTION:Dopo l’album “No Concept”\, uscito nel maggio 2005\, che ha riscosso ampi consensi di critica e di pubblico (30.000 copie vendute)\, il 29 settembre 2006 esce “Joy” (Ricordi/SonyBmg Music Entertainment)\, il nuovo album di pianoforte solo di Giovanni Allevi. \nIl compositore marchigiano\, recentemente premiato come miglior pianista dell’anno con il “Premio Carosone 2006”\, in autunno terrà tre importanti anteprime del suo “Joy Tour 2007” (da febbraio nei teatri delle principali città italiane): il 22 ottobre alla Sala S.Cecilia dell’Auditorium di Roma\, il 27 ottobre al Blue Note di Milano e il 10 novembre al Festival “Time Zones” di Bari. \nNel frattempo\, lavorerà alla realizzazione della colonna sonora (per pianoforte solo) di un importante film italiano\, nelle sale cinematografiche nel 2007. \nIn occasione dell’uscita del nuovo disco\, Giovanni Allevi incontrerà i fan per presentare “Joy”: il 29 settembre alla Fnac di Milano\, il 30 settembre alla Fnac di Torino\, il 3 ottobre alla Fnac di Genova\, il 4 ottobre alla Fnac di Verona\, il 6 ottobre alla Fnac di Napoli e il 7 ottobre alla Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma. \nDiplomato in Pianoforte con il massimo dei voti al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia e in Composizione con il massimo dei voti al Conservatorio “G. Verdi” di Milano e laureato con lode in Filosofia con la tesi “Il vuoto nella Fisica Contemporanea”\, Giovanni Allevi rielabora la tradizione classica europea aprendola alle nuove tendenze pop e contemporanee. \nL’album “No Concept” ha portato Allevi alla ribalta italiana e internazionale ed è stato pubblicato anche in Germania\, Austria e Corea. Stesso successo per gli spartiti musicali di “No Concept” (pubblicati dalla Carish) che hanno ottenuto lo spartito di platino.\nI più importanti giornali nazionali ed internazionali hanno definito Giovanni Allevi “genio italiano del pianoforte”\, il “Mozart del 2000”\, il “filosofo del pianoforte”\, “modern and free spirit”\, grazie alla sua capacità di “traghettare” il mondo classico alle nuove generazioni\, contribuendo a rinnovare il repertorio della musica colta. Il regista americano Spike Lee ha scelto il brano “Come sei veramente” (terza traccia dell’album “No Concept”) come colonna sonora del suo ultimo spot per la Bmw (andato in onda in Italia\, Norvegia\, Portogallo e Spagna). \n“Joy” è stato registrato e mixato da Emiliano Alborghetti al Jungle Sound Station di Milano e masterizzato da Antonio Baglio al Nautilus Mastering di Milano. Il progetto grafico è a cura di Flora Sala (Studio Anastasia) e le foto del disco portano la firma di Maki Galimberti. Il concept della cover è di Giovanni Allevi e Flora Sala. \nSito ufficiale:\nwww.
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SUMMARY:Marcus Tardelli
DESCRIPTION:Marcus Tardelli\, rivoluzionario chitarrista classico\, ha abbandonato il Quarteto Maogani seguendo la vocazione della carriera solistica.\nAutodidatta\, il suo talento é stato conferito in Unha e Carne\, primo disco dell’artista\, per l’etichetta Biscoito Fino\, come il migliore interprete dell’opera del compositore carioca Guinga. \nNel 2001\, s’incontrano per la prima volta\, instaurando un’amicizia ancor di più rafforzata dalla complicità musicale: Per me è come un figlio\, e nello stesso tempo padre della mia musica. Tardelli é il più grande chitarrista classico mai prodotto nella storia della musica brasiliana. Tecnicamente perfetto. Non esistono barriere e ostacoli che non possano essere superati\, quando lui cerca la più profonda interpretazione..”\, dice Guinga. \n“Unha e carne” ha preso vita da una conversazione spontanea dei due. Data la reciproca confidenza\, Tardelli\, si prepara a spiccar “un volo solitario” concentrato profondamente sulla composizione di Guinga che afferma anche: “ha registrato ed eseguito straordinariamente le musiche della mia opera\, un progetto della mia vita che tenevo solo per me.. dopo aver ascoltato la sua esecuzione preferisco rimanere il compositore di sempre e lasciarlo navigare per mari inesplorati prima. \n“Le musiche di Guinga transitano fra innumerevoli scenari musicali del Brasile. E i miei riferimenti sono completamente vari.. ”\, esplica Tardelli\, “Mi sono formato ascoltando serenate\, samba\, choro (pianto)\, baião\, bossa nova\, jazz e musica erudita. Tutto é melodia ed armonia\, per me sono sentieri diversi di crescita e di studio”. \nIl disco inizia con un’interpretazione di “Baião de Lacan” dalla ritmica incalzante e veloce. Il lato più profondo del compositore invece può esser conferito negli arrangiamenti dei waltzer “Igreja da Penha”\, “Cine Baronesa” e “Constance”. “Capital” (1ª musica inedita dell’album)\, “Dichavado” e “Cheio de dedos” che sono pianti dell’anima urbana\, con un arrangiamento swing\, evidenziano Guinga nella sua più alta espressione e tradizione carioca\, così come é in “Mingus Samba”. \nDurante le registrazioni\, Guinga\, estasiato per l’intensa interpretazione della sua opera\, decide definitivamente di dedicare la composizione a Tardelli. “La musica consacra il nostro incontro… É un semplice omaggio a lui”. \nCompleta il disco un medley di Baiões\, che esprime precisamente la vita nella parte povera del Nordest; una piccola “suíte” con tre pianti\, intitolata Expressões de Choro\, includendo altre due musiche inedite (“Choro-Canção” e “Choro-Tango”) e con “Choro-Réquiem” (quest’ultima composta in memoria della madre di Aldir Blanc); infine due improvvisazioni\, “Vô Alfredo” e “Henriquieto”. \nTardelli mostra i nuovi sentieri della chitarra\, portando innovazioni tecniche. In continua ricerca dell’armonia perfetta\, della sonorità orchestrale: “Come chitarrista guadagna una dimensione completamente nuova”\, esplica il compositore. \nNello stesso tempo\, i suoi arrangiamenti rispettano l’essenza musicale di Guinga. L’album privilegia le varie facce di un compositore che sente\, come pochi\, la sofisticata presenza delle manifestazioni del popolo brasiliano. E Marcus Tardelli sa comprendere tutto ciò\, tanto che arrangia e interpreta\, con autorevolezza e proprietà\, i meandri di una musica classica per eccellenza. \nRispetto\, comprensione reciproca e complicità artistica sono le nobili fondamenta del disco di Tardelli.
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SUMMARY:Petra Magoni e Ferruccio Spinetti
DESCRIPTION:Il duo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti nasce quasi per gioco nel 2003. Lei è una cantante con alle spalle studi di canto classico e musica antica e varie esperienze nel rock\, nel pop e nel jazz\, lui il contrabbassista degli Avion Travel e “Musica Nuda” è il titolo che danno al loro progetto di voce e contrabbasso. \nCanzoni diverse: da Monteverdi\, agli standard del jazz\, ai Beatles\, ai Police\, a Gigliola Cinquetti\, ridotte all’essenzialità di una voce e uno strumento\, canzoni in cui ci sia sempre qualcosa da poter immaginare. Il loro primo disco\, “Musica Nuda”\, esce nel 2004. Da allora\, centinaia di concerti su tutto il territorio nazionale e 10.000 copie vendute\, la partecipazione a due Premi Tenco e al Primo Maggio 2005\, nonché la rotazione sulla radio nazionale (Caterpillar)\, la pubblicazione del disco in Francia dove raggiungono il disco d’oro con acclamazione della critica (le 4 clés di Télerama\, il bollino Fip) e si aggiudicano la presenza per mesi nella top ten della classifica jazz. \nIl 31 marzo esce “Musica Nuda 2” (Radiofandango/edel)\, disco in cui l’esperienza maturata continua\, arricchita dalla presenza di brani originali sia firmati dal duo che da importanti autori del panorama italiano. “Musica Nuda 2” sta inoltre uscendo in questi giorni anche in Francia. \nBiografia\nPETRA MAGONI \nComincia a cantare in un coro di voci bianche e per molti anni fa esperienza in gruppi vocali di vario genere. \nStudia canto presso il Conservatorio di Livorno e l’Istitituto Pontificio di Musica Sacra di Milano\, perfezionandosi in musica antica con Alan Curtis. Nel corso degli anni ha partecipato a seminari tenuti da Bobby McFerry \, Sheila Jordan (improvvisazione)\, Tran Quan Hay (canto armonico e difonico)\, King’s singers (ensemble vocale). \nDopo aver lavorato nel mondo della musica antica e operistica nella compagnia del Teatro Verdi di Pisa\, approda al rock nel gruppo pisano Senza freni\, con il quale partecipa all’edizione 1995 di Arezzo Wave. \nPartecipa due volte al festival di Sanremo (1996\, con la canzone “E ci sei” ; 1997\, con “Voglio un dio”). In questo periodo appare in numerose trasmissioni televisive (“Tappeto volante”\, “Aria fresca”\, “In famiglia”\, “Due come noi”\, “Su le mani”\, ecc…)\, partecipa alla tournee teatrale e a un film (“Bagnomaria”) di Giorgio Panariello\, con il quale scrive e incide la canzone “Che natale sei”. Eclettica da sempre\, ha collaborato anche col rapper Stiv e con musicisti jazz come Stefano Bollani\, Antonello Salis e Ares Tavolazzi. \nSotto lo pseudonimo di Artepal lavora nel mondo della dance (“Don’t give up” è stato il brano-guida di tutti gli spot televisivi della Sasch)\, come cantante e come autrice. Ha inciso due dischi a proprio nome (Petra Magoni\,1996 e Mulini a vento\, 1997) \, uno sotto lo pseudonimo Sweet Anima\, uscito nel gennaio 2000\, contenente le canzoni scritte in inglese da Lucio Battisti e\, come Aromatic insieme a Giampaolo Antoni\, l’album elettro-pop “Still Alive” uscito nel novembre 2004. \nIn ambito teatrale è voce solista dell’operina “Presepe vivente e cantante” con musiche di Stefano Bollani e testi di David Riondino (appena uscito libro + cd per la Donzelli Editore) ed ha partecipato a produzioni del teatro dell’Archivolto di Genova con la regia di Giorgio Gallione (Alice Underground). Con Ferruccio Spinetti e l’attrice e cantante Monica Demuru porta in scena “AE DI – Odissea Pop”\, concerto d’epica e canzoni. \nFERRUCCIO SPINETTI \nFerruccio Spinetti contrabbassista e compositore\, si è diplomato in contrabbasso nel 1994 con il massimo dei voti e la lode.\nTra il 1989 e il 1991 partecipa a vari seminari senesi di musica jazz.\nNel 1992-93 entra a far parte dell’orchestra Giovanile Italiana di Fiesole (con direttori C.M. Giulini e S. Accardo) e nel 1993 entra a far parte dell’orchestra giovanile italiana di jazz (sotto la guida di Bruno Tommaso e Giancarlo Gazzani).\nNel 1990 entra a far parte della Piccola Orchestra Avion Travel. In sedici anni ha registrato sette cd per la Sugar\, realizzato colonne sonore per film e tenuto concerti in tutta Italia e all’estero. Collaborazioni e concerti: con Mal Waldron\, Arto Lindsay\, Paolo Fresu\, Rita Marcotulli\, Stefano Battaglia\, Roberto Cipelli\, Tino Tracanna\, Ettore Fioravanti\, Stefano Bollani e altri jazzisti italiani. Inoltre ha registrato in qualità di turnista per altri artisti italiani come Fiorella Mannoia\, Samuele Bersani\, Gino Paoli\, Patty Pravo. \nDal 1997 è docente ai corsi d’ improvvisazione musicale presso la scuola di Siena jazz. E dal 2004 entra a far parte del quintetto di Stefano Bollani. \nFormazione:\nPetra Magoni: voce\nFerruccio Spinetti: contrabbasso \n\nsito ufficiale:\nwww.petramagoni.comwww.ferrucciospinetti.com
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SUMMARY:Diane Schuur
DESCRIPTION:Dopo aver calcato i palcoscenici di tutto il mondo e aver collaborato con artisti del calibro di B.B. King\, Ray Charles\, Dizzie Gillespie\, Stevie Wonder e Stan Getz\, arriva a Catania\, in esclusiva per CataniaJazz\, la leggendaria Diane Schuur\, vincitrice nella sua carriera di ben 2 Grammy Awards nella categoria “Migliore Vocalist Jazz”. \nBiografia\nNata a Tacoma\, Washington\, Diane Schuur come vocalist ha guadagnato rispetto e suscitato ammirazione da musicisti leggendari come Dizzy Gillespie\, Count Basie e B.B. King. \nConosciuta per la sua incredibile estensione vocale\, la carriera di Diane Schuur comincia a 9 anni nei suoi primi concerti da professionista. Mentre è ancora una studentessa alla Washington State School per ragazzi ciechi\, a soli 16 anni la Schuur comincia a esibirsi con le proprie composizioni\, suscitando grossa attenzione tra il pubblico e nella critica per la sua voce gioiosa e così originale. \nNon appena\, nel 1975\, Diane Schuur fa il suo debutto al Monterey Jazz Festival\, la leggenda Stan Getz diventa uno dei suoi maggiori fan e un importante mentore per la vocalist. \nIl resto è storia: dopo quell’apparizione\, Diane Schuur è diventata una leggenda vivente del jazz\, durante la sua carriera è stata nominata 5 volte ai GRAMMY® Awards\, nella categoria “Migliore Vocalist Jazz”\, vincendone 2 e ha cantato alcuni tra i più palcoscenici del mondo\, tra cui anche la Carnegie Hall. \nLa Schuur\, con le sue tournéé in giro per il mondo\, ha suonato e collaborato con artisti del calibro di Stan Getz\, B.B. King\, Maynard Ferguson\, Ray Charles\, Stevie Wonder e Quincy Jones. Sono ormai numerosissime inoltre le sue apparizioni al celebre “Tonight Show”\, alle cerimonie dei Grammy e alla Casa Bianca. \nFormazione:\nDiane Schuur: piano e voce \nReggie Jackson: batteria \nRod Fleeman: chitarra\nScott Steed: basso \nSito ufficiale:\nwww.dianeschuur.com
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SUMMARY:Carlo Fava
DESCRIPTION:Se c’è un cantautore – o meglio “cant-attore” – italiano che da anni cerca di far riemergere quella forma di teatro-canzone che alla scomparsa di Gaber stava per tramontare definitivamente\, allora quel cantautore corrisponde al nome di Carlo Fava. \nCarlo Fava è un abile jazzista e cultore del teatro-canzone\, annovera infatti tra i suoi modelli proprio Giorgio Gaber e Paolo Conte\, suona il pianoforte dall’età di dieci anni e canta da sempre. \nIl grande pubblico lo ha notato soltanto l’anno scorso\, grazie alla sua partecipazione al 56° Festival di Sanremo in coppia con Noa con la canzone “Un discorso in generale”\, che ha vinto il premio speciale della critica; ma Fava iniziò già nel ’93 partecipando al Festival di Recanati (cantando dopo Battiato e prima di Branduardi) e al Festival di Sanremo\, dove si classifica al penultimo posto fra i giovani con il brano “In caduta libera dall’ottavo piano” (ma in quella edizione ha dovuto confrontarsi con artisti come Giorgia e Bocelli). \nAl suo attivo soltanto tre album (“Ritmo vivente muscolare della vita” nel ’94\, “Personaggi criminali” nel 2000 e “L’uomo flessibile” nel 2004\, quest’ultimo ristampato nel 2006 con l’aggiunta del pezzo sanremese e di “Certo non sai”\, scritto da Francesco Guccini)\, matante collaborazioni illustri\, come nel ’98\, quando compone la canzone “Dottore” per Mina (duetto con Beppe Grillo nell’album “Cremona”) e partecipa al disco “Argilla” di Ornella Vanoni con il brano “Santallegria”. \nPer mesi riesce a ottenere anche una piccola vetrina televisiva nel programma condotto da Abatantuono “Colorado Café”\, di cui rappresentava una delle poche cose valide\, sigla della trasmissione la sua canzone “Comici”\, scritta insieme all’inseparabile e insostituibile coautore di tutti i brani di Fava: l’amico Gianluca Martinelli. \n“Personaggi criminali” era un imperdibile mix di teatro e canzone d’autore\, un racconto di follie\, devianze\, disagi e amori che ricordava molto da vicino “Murder Ballads” di Nick Cave. “L’uomo flessibile” è invece un’importante boccata d’aria per l’intelletto ed è stato accolto da una critica compatta nel salutare il nostro come unico erede di Gaber. Brani come “L’uomo flessibile” o “Se fossi il futuro” (“ma se fossi il futuro mi vergognerei”\, chiusa con la citazione di una splendida frase di Claudio Lolli: “Di solito il giorno comincia sporco / come l’inchiostro del nostro giornale”) si accostano bene alla canzone di scuola gaberiana. \nNel cd c’è spazio per almeno tre grandi canzoni\, che volano alte sopra il panorama nazionale: “La palude”\, “Metroregione” e “L’ultima volta che ho visto i tuoi occhiali”. Fava e Martinelli\, in undici pezzi\, disegnano le ampie volute di due storie che si intrecciano\, riprendono e si allontanano: una pubblica e una privata che non necessariamente si dividono le canzoni\, ma le permeano di entrambi gli umori\, “una nostalgia in bianco e nero / che sale lentamente dal cuore al pensiero” per un disco che resta uno dei più bei episodi musicali degli ultimi anni\, a cui aderire con la necessità di un cuore in fermento. \nPer la prima volta in Sicilia\, l’artista milanese si esibirà sul palco dell’Ambasciatori il 29 gennaio accompagnato da Vittorio Marinoni alla batteria e Beppe Quirici al basso. \nFormazione:\nCarlo Fava: piano e voce\nVittorio Marinoni: batteria\nBeppe Quirici: basso \n\nSito ufficiale:\nwww.carl
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SUMMARY:Gianmaria Testa Quartet + Erri de Luca
DESCRIPTION:CataniaJazz è felice di riproporvi\, a 2 anni di distanza dalla precedente esibizione\, un raffinato cantautore\, GianMaria Testa\, accompagnato da una personalità d’eccezione nel mondo dell’arte italiana: Erri de Luca. \nTesta sarà a Catania per presentare il suo nuovo lavoro: a tre anni di distanza da “Altre Latitudini”\, esce infatti il 13 ottobre 2006 “Da questa parte del mare”. Ed è il disco della svolta\, una svolta sotto diversi aspetti. \nInnanzitutto\, per quanto riguarda i testi. E’ un disco “à l’ancienne” che\, in controtendenza rispetto a questi tempi “di una canzone e basta”\, ripropone il formato del “concept album”\, ossia di un disco interamente dedicato ad un unico argomento\, come se l’album intero\, nella sua totalità\, fosse un romanzo e le canzoni\, tanti capitoli che insieme raccontano una storia. \nIl tema\, il filo rosso che cuce e tiene insieme tutte le canzoni\, è quello delle migrazioni moderne. Una riflessione poetica\, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni\, dure\, del partire\, sulla decisione\, sofferta\, di attraversare deserti e mari\, sul significato di parole come “terra” o “patria” e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé. A qualsiasi latitudine. \nIl disco è concepito come una lunga ballata con diversi tempi e diversi ritmi\, non solo musicali. C’è la fiumana\, ad apertura\, una fiumana di uomini e donne “dallo sguardo assorto”\, il loro passo è melanconico\, ma inarrestabile (“Seminatori di grano”). Poi c’è la partenza\, il mare da affrontare così come non l’aveva mai raccontato nessuno\, l’imbarco clandestino\, le urla\, la ressa (“Rock”) e dopo la partenza arriva -fatale- l’immagine dello sradicamento definitivo\, della perdita di identità\, di un addio che è alla terra\, alla casa\, alle proprie cose e addirittura al proprio nome (“Forse qualcuno domani”). \nIl viaggio è lungo\, pericoloso\, è un viaggio verso una meta ignota\, solo immaginata e in fondo a questo mare scuro le sirene non sono quelle melodiose delle favole\, le voci che arrivano dalle acque sono i lamenti degli annegati\, una nenia che è quasi una ninna nanna alla rovescia (“Una barca scura”). \nPoi si arriva di qua\, da questa parte del mare\, la meta sognata e idealizzata diventa una realtà concreta da vivere giorno per giorno\, diventa un grumo di difficoltà e c’è l’incontro/scontro con l’altro\, che poi siamo noi. Il clandestino imbarcato di notte nella tempesta diventa quello che “tende la mano al semaforo rosso”\, diventa il sinonimo di tutte le noie e di tutti i fastidi del mondo (“Tela di ragno”). Il tempo passa\, ma il viaggio\, il mare “che ti rovescia come una deriva”\, quello non si può dimenticare\, è qualcosa che ti entra dentro\, nel bene e nel male. E allora succede che “di certi posti” si finisce per guardare “sempre il mare” e guardandolo si comincia a ricordare. \nEd è strano\, ma normale\, come alla memoria ritornino non solo la fatica\, le urla\, o le violenze\, ma soprattutto un piccolo fuoco di umanità\, “due occhi neri di sabbia e sale” che sono stati “rifugio al delirio freddo dell’attraversare”. Ma “l’incanto” finisce con l’arrivo che è anche il principio di una separazione e gli occhi scuri si perdono per altre strade (“Il passo e l’incanto”). 3/4 è il sogno di come le cose sarebbero potute andare se quella separazione non fosse avvenute\, è una piccola e intensa canzone d’amore che parla al passato e mescola dolcezza e nostalgia. \nMa c’è anche spazio per una storia buffa di ordinaria umanità. Una storia che nella sua innegabile tragicità -una nascita che avviene all’improvviso al mercato di Porta Palazzo\, a Torino- nasconde pure il paradosso di una risata e il pensiero che una qualche integrazione è certamente possibile. Se non oggi\, domani. Perché è la vita che vince\, e la vita è più forte di tutto (“Al mercato di Porta Palazzo”). \nC’è stato un tempo in cui gli emigranti eravamo noi. “Ritals” è la canzone che racconta questa storia ed è idealmente dedicata da Gianmaria allo scrittore francese\, scomparso qualche anno fa\, Jean-Claude Izzo. Jean-Claude era un amico di Gianmaria ed era il figlio “francese” di un emigrato salernitano\, un “rital”\, come i francesi degli anni ’50 chiamavano con un certo disprezzo\, gli italiani andati in Francia per cercare lavoro. \n“Miniera” è invece quella che oggi si definisce una “cover”. Non è di Gianmaria\, anche se Gianmaria se l’è cucita addosso. E’ stata scritta da Bixio e Cherubini negli anni ’20 (precisamente nel 1927) e restituisce bene\, con quella sua melodia nostalgica e melanconica\, a dispetto di una certa demagogia populista dell’epoca\, lo spirito e il sentimento di “un cuore emigrato”\, lontano dalla sua casa e dai suoi affetti. \nSul finale\, quasi come una post-epigrafe\, ecco la dichiarazione del punto di vista: questa è una storia raccontata “da qua”\, da “questa parte del mare”\, da “una città piccola dove non passano i tram” (“La nostra città”). \nMa la svolta è anche e soprattutto musicale con un ritorno deciso alla “forma canzone” in senso stretto e una sonorità che pur non dimenticando la melodia italiana\, si fa decisamente più “metropolitana”. Grazie anche alla direzione artistica dell’americano Greg Cohen\, Gianmaria ritrova\, con altri sapori e altre chiavi\, quella complessa semplicità strutturale che stava alla base di uno dei suoi album di maggior successo\, “Il valzer di un giorno”. \nDa segnalare la presenza\, oltre agli amici e ai compagni di sempre (un grandissimo Gabriele Mirabassi\, Paolo Fresu\, Enzo Pietropaoli\, Philippe Garcia\, Piero Ponzo\, Claudio Dadone\, Luciano Biondini) del chitarrista americano Bill Frisell che con la sua inimitabile sensibilità ha saputo accompagnare\, con la musica\, lo spirito di alcune canzoni di Gianmaria (Rrock\, Tela di ragno\, 3/4\, Ritals). \n“Da questa parte del mare” è prodotto da Paola Farinetti. E’ distribuito in Italia da Radio Fandango -altra scommessa e altra svolta- e nel resto del mondo da Harmonia Mundi – Le Chant du monde. \nFormazione:\nGianamaria Testa: chitarra e voce\nPiero Ponzo: clarinetto\, sax\, fiati\nNicola Negrini: contrabbasso\nPhilippe Garcia: batteria\, percussioni\n\ninvitato speciale: Erri de Luca \n\nSito ufficiale:\nwww.gianmariatesta.com
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SUMMARY:Ludovico Einaudi "Divenire tour"
DESCRIPTION:CataniaJazz è orgogliosa di ospitare all’interno della sua stagione Ludovico Einaudi\, che ha inserito la tappa di Catania in un minitour italiano che toccherà solo altre 3 città (Roma\, Milano e Napoli). \nLudovico Einaudi\, pianista e compositore\, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea. \nA Catania presenta il nuovo album “Divenire”\, un album che ha avuto una genesi lunga\, iniziata nel 2002 quando fui invitato dal Festival “I Suoni delle Dolomiti” a scrivere una composizione da eseguire su un altopiano a 2000 metri davanti alle Pale di San Martino. \nL’artista si racconta… \n“Per quell’occasione scrissi una suite per pianoforte\, due arpe e orchestra d’archi ispirandomi al ciclo di tre quadri di Segantini ‘La vita\, la natura\, la morte’.\nFu un’esperienza molto intensa\, suonare con l’orchestra circondato da quel paesaggio spettacolare. \nMi sembrava di essere dentro la corrente di un fiume che scende rapida sul dorso di una montagna\, un flusso implacato in cui ero immerso e di cui facevo parte\, e sentire quell’ebbrezza che si prova quando si fa qualcosa di fisico a contatto con una natura potente\, la velocità\, l’acqua\, lo spazio e il vento. \nDopo quell’esperienza ho fatto tante altre cose\, ma ho sempre pensato che prima o poi avrei voluto sviluppare quell’idea in modo più ampio. \nNel frattempo\, negli anni a seguire\, intensificando molto la mia attività dal vivo\, stufo di suonare i miei brani ogni volta nello stesso modo\, ho cominciato a inserire nei concerti alcune variazioni e poi improvvisazioni sempre più lunghe\, cercando di trovare quello stato che rende il concerto un evento unico per me e per il pubblico che ascolta. \nPartivo senza sapere dove sarei arrivato\, andavo. E in questa ricerca ho cominciato a giocare con delle sequenze che registravo a casa e ambienti sonori che costruivo con il computer e altri piccoli marchingegni elettronici\, su cui poi suonavo dal vivo. Così sono nati molti altri brani\, un work in progress che il pubblico ha potuto seguire nella loro evoluzione e che nel tempo ha preso una forma definitiva. \nAlla fine ho pensato che tutto questo materiale aveva un’energia comune e che poteva essere interessante provare a comporlo come un mosaico\, creando un percorso vario\, movimentato e imprevedibile\, come un grande paesaggio di montagne e pianure\, di fiumi e di mari. \nForse quell’energia che ti spinge ad assaporare il mondo fino ad annullartici dentro\, in continuo divenire”. \nLudovico Einaudi \nBiografia\nLudovico Einaudi\, pianista e compositore\, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea. \nStudi classici e di avanguardia\, modella il suo stile compositivo attraverso una serie di collaborazioni con il teatro e la danza. Le opere più significative: ‘Time Out’ (1988)\, performance di teatro-danza concepita con lo scrittore Andrea De Carlo e rappresentata dalla compagnia americana ISO Dance Theatre; e ‘Salgari (Per terra e per mare)’ (1995)\, opera-balletto commissionata dall’Arena di Verona con testi di Emilio Salgari\, Rabindranath Tagore\, Charles Duke JR e presentata in prima mondiale sempre all’Arena con la coreografia di Daniel Ezralow e le scene dello statunitense Jerome Sirlin. \nL’album ‘Le onde’ (1996)\, pubblicato da Bmg Ricordi (e ristampato con una nuova registrazione da Ponderosa Music & Art nel 2004)\, rappresenta un momento essenziale nella carriera di Einaudi\, al suo primo lavoro solista vero e proprio. ‘Stanze’ (1990) raccoglie infatti 16 composizioni a sua firma\, ma l’interpretazione era stata affidata all’arpa elettrica di Cecilia Chailly. \nCon ‘Le onde’ Einaudi assembla e interpreta un ciclo di ballate per pianoforte ispirato dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf\, che vede le onde come simbolo della vita. Il disco\, concentrato di quel suono circolare\, raffinato e minimalista che lo porterà al successo\, sarà pubblicato un paio di anni dopo nel Regno Unito\, finendo per riscuotere unanimi consensi di pubblico e di critica. \nL’atteso seguito si intitola ‘Eden Roc’ (Bmg Ricordi\, 1999) e prosegue la ricerca sull’approfondimento della canzone strumentale iniziata con ‘Le onde’\, con l’aggiunta di un quintetto d’archi. Il lavoro è caratterizzato dalla collaborazione con l’armeno Djivan Gasparijan\, maestro indiscusso del duduk (piccolo oboe in legno di albicocco). \nDove inserire i cd di Einaudi in un immaginario negozio di dischi? «Non saprei – rispondeva all’epoca. In qualche modo i reparti di musica classica hanno un che di morto e sono troppo legati al passato. Preferirei trovare spazio in un ambiente più mescolato\, al di fuori dei generi». \nUna curiosità: i suoi punti di riferimento spaziano dai Beatles e i Radiohead a Luciano Berio\, da Miles Davis a Bob Dylan passando per Henryk Gòrecki e Philip Glass. \nSul finire del 2001 è tempo di ‘I Giorni’ (Bmg Ricordi). Una dozzina di brani per piano solo\, che si traducono in «una sorta di riflessione in musica»\, sulla scia di un viaggio africano. «Un giorno\, un po’ di tempo fa\, durante un soggiorno nel Mali ero in macchina con un amico\, Toumani Diabate\, celebre virtuoso della kora\, quando all’improvviso ho sentito una musica incantevole. Un’antica melodia del 1200. Tornato a casa per la registrazione del mio nuovo disco\, ho cominciato a improvvisare ripensando a quella musica dolce e malinconica e così ho vinto il mal d’Africa». \nIn Mali\, per la precisione vicino all’oasi di Essakane\, ritornerà nel gennaio 2003\, per partecipare alla terza edizione del ‘Festival au Désert’\, la ‘Woodstock delle musiche del mondo’\, celebrazione della cultura del popolo Tuareg del Sahara. Questa volta a riportarlo in Africa è Ballaké Sissoko\, altro mostro sacro della kora. \nUn brano di quella performance dal vivo\, ‘Chameaux’\, sarà inserito nel disco dal vivo ‘Le Festival au Désert’ (Triban Union/Ponderosa Music & Art). Einaudi ricambierà il favore invitando Sissoko in Italia per una serie di concerti all’insegna dell’improvvisazione su un repertorio di temi maliani con cui registrano l’album ‘Diario Mali’ (Ponderosa Music & Art)\, poi ripubblicato nel 2006. \nIl 2003 è caratterizzato da puntuali ‘tutto esaurito’ nelle sale teatrali dove si esibisce: in Italia come all’estero. A cominciare dalla Gran Bretagna\, dove nel frattempo esce ‘Echoes (The Einaudi Collection)’\, una raccolta di successi dei suoi primi album da solista\, che supererà quota 100 mila copie vendute. Nello stesso anno incide il doppio live ‘LaScala:Concert 03 03 03′ (Bmg Ricordi) al Teatro degli Arcimboldi di Milano\, che raccoglie tutti i brani più noti dell’autore e contiene anche un omaggio al rock con una versione distillata di “Lady Jane” dei Rolling Stones. \nNel frattempo\, la critica applaude a scena aperta: «Il merito di Einaudi? Aver riportato in auge\, modernizzandola\, la figura del pianista-autore-interprete delle proprie musiche». \nQuando esce ‘Una mattina’\, il primo album per la britannica Decca\, nell’autunno del 2004\, il disco schizza subito al primo posto delle charts britanniche della classica. Einaudi prosegue la sua ricerca intorno alla ‘canzone strumentale’ applicando l’approccio colto ai temi e alle forme della musica popolare. E forse questa è una delle eredità che provengono dal periodo passato ‘a bottega’ con Luciano Berio. A colpire nel segno le melodie ondulatorie in continuo movimento\, fra accelerazioni improvvise e altrettanto subitanee sospensioni\, mai così solari e ‘positive’. \nDa quel momento\, inizia un tour\, fortunato e pressoché infinito\, che porta Ludovico Einaudi in giro per l’Europa e gli offre spunti per collaborazioni inedite e sempre più stimolanti\, in bilico tra suoni colti e avanguardia\, suggestioni etniche ed elettronica. \nE siamo all’autunno 2006 e a ‘Divenire’ (Decca)\, l’ultimo capitolo discografico. \nLe colonne sonore\n– ‘Da qualche parte in città’ (1994)\, Michele Sordillo\n– ‘Acquario’ (1996)\, Michele Sordillo (‘Grolla d’oro’ per la miglior colonna sonora) – ‘Treno di panna’ (1998)\, Andrea De Carlo\n– ‘Giorni dispari’ (1998)\, Dominick Tambasco\n– ‘Aprile’ (1998)\, Nanni Moretti (contiene ‘Le onde’ e ‘Canzone popolare’)\n– ‘Un delitto impossibile’ (2000)\, Antonello Grimaldi\n– ‘La vita altrui (2000)\, Michele Sordillo\n– ‘Fuori dal mondo’ (2000)\, Giuseppe Piccioni (ottiene nel 2002 l’ambito riconoscimento ‘Echo klassik’ in Germania)\n– ‘Luce dei miei occhi’ (2001)\, Giuseppe Piccioni (migliore colonna sonora agli ‘Italian Music Awards’ 2002)\n– ‘Le parole di mio padre’ (2001)\, Francesca Comencini\n– ‘Alexandria’ (2001)\, Maria Iliou\n– ‘Zhivago’ (2002)\, Giacomo Campiotti (Gold World Medal 2004 New York Festival)\n-‘Fame chimica’ (2003)\, Paolo Vari e Antonio Bocola (include ‘La linea scura’)\n– ‘Sotto falso nome’ (2004)\, Roberto Andò (migliore colonna sonora al Festival di Avignone 2004)\n– ‘This Is England’ (2006)\, Shane Meadows \nProgetti/collaborazioni live\nDjivan Gasparijan\, Armenia (1999-2000)\nBallaké Sissoko\, Mali (2002-2006)\n‘Transient’ con Armin Linke (2004)\nMercan Dede\, Turchia (2005-2006)\nRodrigo Leão\, Portogallo (2005-2006)\nToumani Diabate\, Mali (2006)\nPaolo Fresu (2006)\nGalatea Ranzi su testi di Virginia Woolf (2005)\nMarco Baliani su testi di Raymonde Carver (2006) \nFormazione:\nLudovico Einaudi: piano\nMarco Decimo + sestetto d’archi \n+ live electronics \nSito ufficiale:\nwww.ludovicoeinaudi.com
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SUMMARY:Horacio Hernandez + Italuba Quartet
DESCRIPTION:In occasione del concerto di Catania\, Horacio “El Negro” Hernandez\,uno dei più talentuosi batteristi del mondo\, presenta il suo progetto “Italuba”: gruppo composto da musicisti cubani che si sono incontrati in Italia e hanno deciso di unire in questo progetto le loro doti musicali. \nFormatosi tre anni fa\, “Italuba” ha già all’attivo un disco\, un altro in uscita a breve e numerose tournèè europee. \nIn occasione di questo concerto\, Hernandez e la sua band presenteranno le loro composizioni originali. \nBio\nHoracio “El Negro” Hernandez\, nato all’Havana\, inizia precocemente la sua attività come professionista collaborando con numerosi artisti cubani ed internazionali e sviluppando la sua particolare tecnica percussiva miscelando elementi afro-cubani con il jazz. \nCollaborazioni\nHa suonato con leggende del jazz come McCoy Tyner e Michel Camilo\, con rock star come Carlos Santana e Steve Winwood\, e come membro di ensemble di musica latina con il “Tito Puente’s Tropi-Jazz All Stars”. Vincitore quest’anno del Grammy come miglior album di Latin Jazz con il disco “Listen Here” di Eddie Palmieri\, El Negro è sicuramente uno dei più poderosi e versatili musicisti nella scena musicale contemporanea. \nFormazione:\nHoracio Hernandez: batteria\nAmik Guerra Lig Long: tromba\nIvan Bridón Nápoles: tastiere\nDaniel Martinez Izquierdo: basso \nSito ufficiale:\nwww.elnegro.com
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SUMMARY:Bill Evans Soulgrass
DESCRIPTION:La carriera di Bill Evans iniziò con lo studio del pianoforte\, tanto che\, a soli 16 anni\, già dava i primi concerti al piano. \nIn seguito si dedicò al clarinetto ed al saxofono e al termine degli studi\, grazie alla presentazione del suo maestro Dave Liebman\, nel 1980\, all’età di soli 22 anni\, esordì in un gruppo di Miles Davis\, con il quale incise sei dischi e girò il mondo per quattro anni. \nAl periodo “Davis” seguirono tre anni con John McLaughlin\, durante i quali incise altri tre album. \nCollaborazioni\nSuccessivamente Bill ha avuto importanti collaborazioni con artisti del calibro di Herbie Hancock\, Lee Ritenour\, Dave Grusin\, Randy Brecker\, Mike Maineri ed il gruppo Steps Ahead\, e molti altri. \nCon un curriculum di questa portata\, Bill Evans\, non può che essere considerato un saxofonista che gravita nella sfera dell’olimpo del “jazz” e della musica “fusion”; quest’ultima\, in particolare\, nell’accezione più letterale del termine\, come testimoniano le sue svariate esperienze artistiche ed i variegati incontri con altri generi musicali che si sono susseguiti con successo\, dalle collaborazionicon Mick Jagger alle registrazioni caratterizzate da forti contaminazioni di Hip-Hop\, Acoustic Groove\, Funk\, Country e musica afro-americana e le presenze accanto a Willie Nelson\, Bruce Hornsby\, John Scofield\, Hiram Bullock ecc. \nLa sua pubblicazione di “Soul Insider” del 2001\, di cui è stato ospite Les McCann\, ha ricevuto una nomination al Grammy nella categoria Contemporary Jazz per il 2005. \n\n\nComposizione:\nBill Evans: sassofoni\nRyan Cavanough: banjo\nChristian Howes: violino\nRic Fierabracci: basso elettrico\nJoel Rosenblatt: batteria \n\n\nSito ufficiale \nevanssax.com
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