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SUMMARY:BALANESCU QUARTET
DESCRIPTION:Presentazione\nIl Balanescu Quartet è il quartetto d’archi fondato nel 1987 da Alexandre B?l?nescu\, internazionalmente riconosciuto come uno tra i più originali compositori e violinisti oggi in attività. B?l?nescu\, compositore e interprete visionario e geniale\, ha portato la formula del quartetto d’archi (immutata da oltre 200 anni) oltre i confini musicali classici\, verso la libera improvvisazione e la musica popolare. L’ensemble è oggi amato in tutto il mondo per il proprio stile originale a tinte differenti per sonorità e suoni dissonanti\, accompagnati da improvvisi cambiamenti di ritmi. \nNella perenne ricerca di territori musicali inesplorati\, con l’intento di avvicinare la musica classica contemporanea al mondo moderno e renderla così accessibile al grande pubblico\, il Balanescu Quartet si è proposto\, nel corso della propria carriera\, con un’apertura e uno stile vicini alla sensibilità rock e con l’audace eclettismo di chi rivisita e riarrangia brani di tanti altri noti artisti\, distanti dagli standard classici: dai Depeche Mode alla Yellow Magic Orchestra di Ryuichi Sakamoto e ai Kraftwerk. \nHanno collaborato e suonato assieme ad autori e musicisti molto eterogenei tra i quali David Byrne\, Philip Glass\, Gavin Bryars\, Michael Nyman\, John Lurie\,Spiritualized e To Rococo Rot. \nSito ufficiale\nwww.balanescu.com \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=QH_VKWStK98 \nFormazione\nAlexander Balanescu – Violino\nJames Shenton – Violino\nKathryn Wilkinson – Viola\nNicholas Holland – Cello
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SUMMARY:Omar Sosa Trio guest. Paolo Fresu
DESCRIPTION:Omar Sosa continua la sua esplorazione delle radici della musica tradizionale africana attraverso la Diaspora\, miscelando straordinariamente armonie jazz ed elettronica. \nIl suo trio si fonde nel folclore come nel contemporaneo con la tromba di Fresu in modo assolutamente naturale. \nL’Africa e la Santeria sullo sfondo o in primo piano ospitano l’incontro di questi quattro straordinari musicisti che si innalzano fino ai vertici di Davis: quello liricamente straziato e quello acido e aperto all’elettronica dell’ultimo periodo. \n\nFormazione:\nOmar Sosa: pianoforte\, Fender Rhodes\, electronics\nChildo Tomas: basso elettrico\, voce\, m’bira\nMarque Gilmore: batteria\nPaolo Fresu: tromba\, flicorno\, electronics \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.omarsosa.com \n 
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LOCATION:Teatro Metropolitan\, Via Sant'Euplio\, 21\, Catania\, Italia
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SUMMARY:TEREZ MONTCALM BAND
DESCRIPTION:Presentazione\nVoce unica e graffiante\, inconfondibile. La cantante e chitarrista canadese Terez Montcalm è conosciuta al pubblico internazionale come la “Janis Joplin del jazz”. Grande presenza scenica\, eclettismo musicale\, che le permette di esibirsi al basso\, così come alla chitarra\, Terez fa della sua performance un momento da condividere; grinta pura. \nFormazione\nTerez Montcalm – voce\, chitarra\nPierre de Bethman – piano\nChristophe Walemme – Contrabbasso\nJean Sebastien Williams- chitarra\nStéphane Huchard – Batteria \nVideo\nhttpv://youtu.be/M_2VUIlTEW8 \nSito ufficiale\nwww.vegamusique.com/terez_montcalm/mediapak\nwww.myspace.com/montcalmterez \nGalleria
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SUMMARY:SWINGLE SINGERS
DESCRIPTION:Presentazione\nIn arrivo dalla Gran Bretagna\, un gruppo formidabile\, un ottetto dalla tecnica vocale impeccabile\, noto in tutto il mondo per la straordinaria armonia e fusione dei timbri musicali e il vastissimo repertorio che spazia da Bach al jazz\, dai madrigalisti francesi a Duke Ellington\, da Mozart a Gershwin. \n”Cantare una musica eseguendola come se fosse suonata”: questo è\, in breve\, il motto degli Swingle Singers\, gruppo musicale nato in Francia agli inizi degli anni ’60 che nel 2008 ha festeggiato i 45 anni di attività\, attualmente formato da otto cantanti inglesi\, specializzato nell’interpretazione a cappella di brani di vari generi musicali. In Italia il brano più noto del gruppo\, che ha cambiato spesso il proprio organico\, pur comprendendo sempre due contralti\, due soprani\, due bassi e due tenori\, è sicuramente l’ interpretazione dell’”Aria sulla quarta corda” di Johann Sebastian Bach\, scelta per la sigla del programma televisivo Superquark. \nIl complesso\, fondato da Ward Swingle a Parigi\, sin dagli esordi riscosse immediatamente l’approvazione del pubblico e della critica\, vincendo 2 Grammy awards e “The All Music” award\, esibendosi anche alla Casa Bianca. Nella loro lunga carriera gli Swingle Singers hanno organizzato oltre tremila concerti (in Francia\, Gran Bretagna\, Stati Uniti\, Olanda\, Germania\, Italia\, Argentina\, Giappone\, Singapore\, Taiwan\, Portogallo) e prodotto più di quaranta album. Sebbene Ward Swingle si sia trasferito in America per attività didattiche\, il complesso continua ad avvalersi della sua consulenza artistica\, proseguendo sempre con maggior successo il suo cammino\, che si applica nei centri di produzione classica come in quelli di jazz\, del pop\, musica contemporanea\, oltre che nell´ormai tradizionale concerto speciale della notte di Natale al Canadian Brass di Toronto. \nGli Swingle\, tra le altre cose\, hanno registrato la “Sinfonia” di Luciano Berio\, eseguita successivamente anche con la New York Philarmonic e in prima assoluta l’Opera “Mazepegul” di Azio Corghi. In Italia hanno eseguito concerti nei più importanti teatri segnando tappe quali il concerto inaugurale del nuovo Auditorium “Parco della musica” di Renzo Piano (2002)\, e l’esecuzione della Sinfonia di Berio con l’Orchestra del maggio Musicale Fiorentino diretta dal Maestro Zubin Mehta nel 2005. Tra il 2008 e 2009 si sono esibiti alla Scala di Milano in due straordinari concerti. \nSito ufficiale\nwww.swinglesisters.com \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=jHcNHL8AyfU&feature=related \nFormazione\n\nJoanna Goldsmith – soprano\nSara Brimer – soprano\nClare Wheeler  – mezzosoprano\nOli Griffiths – tenore\nChristopher Jay – tenore\nKevin Fox – basso\nTobias Hug – basso
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SUMMARY:PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET in "Spassiunatamente"
DESCRIPTION:Presentazione\nIl concerto è un omaggio alla cultura e alla canzone classica napoletana. \nL’incontro tra questi artisti ha dato vita ad un inedito concerto dove l’arte e lo spessore di Peppe Servillo si fonde con la maestria e la visione degli archi del Solis rende questo evento unico nel suo genere\, e fa si che attraverso una lettura raffinata e popolare di un repertorio di classici che vanno da Raffaele Viviani ad E.A\, Mario fino a Renato Carosone\, si racconti una Napoli non oleografica ma bensi’ una città che è stata ed è a pieno titolo una autentica capitale culturale europea. \nQuesta formula e questa scelta artistica ben precisa\, spoglia di tutti gli orpelli questi capolavori rendendoli assolutamente eleganti e raffinati senza perdere quella forza e quell’incisività che ne hanno decretato il successo mondiale. \nLo spettacolo ha avuto un suo prologo televisivo su Rai1 in occasione del premio Giornalistico Amalfi Coast Media Award\, riscuotendo un importante successo che ha fatto si che si decidesse di proporlo nella sua interezza ad un pubblico più ampio. \nConcerto Classico in Napoletano\, è senza dubbio un evento imperdibile e restituisce alla canzone napoletana quell’ambiente musicale e vocale di rara bellezza e gusto. \nIl concerto è arricchito da una piccola parte strumentale e da brevi interventi di lettura. \nVideo\nhttpv://youtu.be/aeYgwDHNCco \nSito ufficiale\nwww.solis.it \nFormazione\nPeppe Servillo – Voce\nVincenzo di Donna – Violino\nLuigi De Maio – Violino\nGerardo Morrone – Viola\nAntonio di Francia – Violoncello
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SUMMARY:Chucho Valdes & Afro-Cuban Messengers
DESCRIPTION:Chucho Valdés è nato nella provincia di Quivicàn a L’Avana\, Cuba\, nel 1941\, figlio di Bebo Valdés\, famoso pianista e compositore cubano\, e Pilar Rodriguez.  \nChucho comincia a suonare le prime note a 3 anni; a 5 anni a prendere lezioni di piano e teoria con Oscar Muñoz Boufartique. A 8 anni si iscrive al Conservario Municipale\, e più tardi continua gli studi con Zenaida Romeu\, Rosario Franco\, e Leo Brower. \nA 15 anni fonda il primo trio jazz con Emilio del Monte e Luis Rodriguez e l’anno seguente comincia a suonare con l’Orchestra Sabor de Cuba\, diretta dal celebre padre. \nIl primo album\, Chucho Valdés y su Combo\, risale al 1963. \nNel 1967 Chucho\, Carlos Emilio e Paquito entrano a far parte della Orquesta Cubana de Musica Moderna. Nel 1970 partecipano al Festival Jamboree in Polonia e ricevono i complimenti di Dave Brubeck. A questo punto Chucho è tra i migliori 5 pianisti al mondo\, inseme a Bill Evans\, Oscar Peterson\, Herbie Hancock e Chick Korea. \nNel 1972 registra Jazz Batà con Carlos D’ Puerto e Oscar Valdés e decide di allargare il trio\, includendo fiati e batteria: così nel 1973 nascono gli Irakere\, considerati il gruppo più importante di musica cubana nella seconda metà del Novecento. \nI componenti degli Irakere sono Carlos D’ Puerto (basso)\, Oscar Valdés (percussioni e voce)\, Tato (congas)\, Carlos Emilio Morales (chitarra) Jorge Varona (tromba)\, Paquito D’ Rivera (sassofono) e Chucho (pianoforte\, composizione\, arrangiamenti and direzione). \nPiù tardi approdano al gruppo Carlos Averhoff (sassofono)\, Arturo Sandoval (tromba) e Arming Cuervo (cori). Questa formazione sarà mantenuta fino al 1980. \nIrakere è stato il primo gruppo cubano a vincere il Grammy Award (nel 1980) e ha prodotto circa 52 dischi. Chucho si è esibito in tour in più di 50 paesi\, in sale da concerto come il Carnegie Foyer\, il Kennedy Center\, il Lincoln Center\, l’Hollywood Bowl\, il Blue Note a New York\, il Village Vanguard\, il Theater Colón a Buenos Aires\, l’Amadeo Roldán e molti altri. \nNel 1996 Chucho Valdes ha formato il gruppo Crisol con Roy Hargrove e altri importanti musicisti portoricani\, statunitensi e cubani. Con loro ha registrato Havana\, con cui ha ottenuto un altro Grammy Award. \nNel corso della sua carriera Chucho si è esibito con figure di rilievo\, come Herbie Hancock\, Billy Taylor\, Kenny Barron\, Michel Legrand\, Frank Emilio\, Michael Camilo\, Chino Dominguez\, Marian Marpartlan\, Mulgrew Miller\, John Lewis\, Chick Korea\, Gonzalo Rubalcaba\, Brandford e Winton Marsalis\, Carlos Santana\, Joe Lovano\, Grover Washington Jr.\, Dizzy Gillespie\, Hugh Fraser\, David Sanchez\, George Benson\, Taj Mahal\, Max Roach\, Jack Dejonnette\, Ron Carter\, Idris Muhamed\, Gómez\, Gato Barbieri\, Giovanni Nobile\, Tito Bridge e con l’orchestra del Lincoln Center\, con la Village Vangard Orchestra\, con la John Clayton Big Band e l’Orchestra di Machito. \n\nFormazione:\nChucho Valdés: Piano\nMayra Caridad Valdés: Voce\nLázaro Rivero Alarcón: Basso\nJuan Carlos Rojas Castro: Batteria\nYaroldy Abreu Robles: Percussioni\nDreiser Durruthy Bambolé: Bata drum e voce\nCarlos Manuel Miyares Hernandez: Sax Tenore\nReinaldo Melián Álvarez: Tromba \n\n\nSito ufficiale:\nwww.valdeschucho.com
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SUMMARY:Dianne Reeves
DESCRIPTION:Dianne Reeves\, dal 1987\, è entrata nella prestigiosa etichetta discografica Blue Note\, divenendone ben presto uno dei nomi di punta. \nVincitrice di quattro Grammy Award (l’ultimo dei quali per la pluripremiata colonna sonora del film Good Night\, and Good Luck di George Clooney 2005) Dianne Reeves\, una delle cantanti più prestigiose al mondo: è l’unica cantante ad aver vinto questo Grammy per quattro dischi consecutivi nella categoria “migliore performance jazz vocale”. \nLa sua versatilità interpretativa\, i mezzi vocali ed espressivi di cui dispone\, le permettono di confrontarsi con repertori diversi\, di riprendere in chiave personale la tradizione del canto jazz\, così come di cimentarsi con il rhythm’n’blues e il pop più sofisticato\, facendo di ogni sua esecuzione un capolavoro. \nA lei l’onore di aprire la nostra XXVIII stagione concertistica e a voi il piacere di vederla esibirsi dal vivo nella nostra città. \n\nFormazione:\nDianne Reeves: voce\nPeter Martin: piano\nReginald Veal: basso\nTerreon Gully: batteria \n\n\nSito ufficiale:\nwww.diannereeves.com
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SUMMARY:John McLaughlin + 4th Dimension
DESCRIPTION:Dotato di ottima tecnica\, si è spesso contraddistinto per sperimentazioni musicali influenzate dalle musiche di origine orientale e dallo stile fusion\, ma anche per aver sviluppato negli anni un modo di suonare con un proprio stile molto singolare. Un libro pubblicato recentemente\, “Power\, Passion and Beauty: The Story of the Legendary Mahavishnu Orchestra”\, racconta la sua vita e quella relativa al gruppo Mahavishnu Orchestra In esso c’è un passaggio in cui si capisce la devozione che fin da giovane aveva per la musica. \n«Mia madre dovette sequestrarmi la chitarra per mesi perché stavo tutto il giorno a suonarla e andavo avanti nonostante mi sanguinassero le dita». \nMcLaughlin inizia a suonare la chitarra all’età di undici anni attirato dallo swing e dal blues\, ma fu anche il flamenco ad attirarlo per la sua immediatezza. Dopo le prime esperienze in sala di registrazione negli anni settanta\, è a New York dove partecipa alle sessioni di In a Silent Way e Bitches Brew di Miles Davis. \nMiles Davis (come viene riferito nel libro sopraccitato) aveva però notato che McLaughlin e Cobham erano maturi e pronti per iniziare il loro successo individuale: «Hey John è ora che cominci a pensare al tuo gruppo». \nDal 1971 al 1973 suona con la sua band in cui è presente il potente ed innovativo batterista Billy Cobham\, la Mahavishnu Orchestra\, per poi riformarla nel biennio 1974/1975 con la collaborazione del violinista Jean-Luc Ponty. In questo periodo vengono creati i capolavori Inner Mounting Flame e Birds of Fire ed è anche da ricordare l’album Between Nothingness and Eternity.Nel 1974 fondò inoltre la band di World music Shakti. \nHa collaborato con importanti figure della musica mondiale\, tra le quali il sassofonista Bill Evans\, che partecipò ad una terza riunione della Mahavishnu Orchestra negli anni ottanta. \nTra i suoi album più conosciuti sono da citare Extrapolation\, My Goals Beyond\, disco acustico con influenze indiane\, Handful of Beauty\, con gli Shakti\, uno dei primi esempi di World Music\, il live Friday night in San Francisco\, registrato con i chitarristi Paco de Lucia e Al Di Meola nel 1981\, e Love devotion surrender in coppia con Carlos Santana\, pubblicato nel 1973\, che contiene un’interessante rivisitazione di A love supreme di John Coltrane. \n \nFormazione:\nJohn McLaughlin: chitarra \nGary Husband: tastiera e batteria\nMark Mondesir: batteria\nEtienne Mbappé: basso \n\nSito ufficiale:\nwww.johnmclaughlin.com
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SUMMARY:The Woman Next Door - Omaggio a Truffaut
DESCRIPTION:Rita Marcotulli e François Truffaut: la poetica dell’innocenza\, dell’infanzia\, della solitudine e della malinconia. La filmografia di François Truffaut mostra in filigrana una genialità che fa perno sulla fragilità dei personaggi\, sul loro infinito desiderio di amore e libertà. \nUn’indulgenza che non degenera mai nel patetico\, nell’ovvio\, al contrario\, prende forma nella ricerca spasmodica verso l’immaginifico\, un limbo tra sguardi\, silenzi\, parole\, ed emozioni. Emozioni\, vale a dire le sensazioni che gravitano nell’ambito della soggettività\, infuse in immagini reali\, il mondo oggettivo. \nA tutto questo si ispira Rita Marcotulli la quale così descrive il suo incontro con il cinema del regista francese: “Non conoscevo bene i lavori di François Truffaut e quando un mio amico mi ha fatto vedere Ragazzo selvaggio sono rimasta folgorata\, e di lì ne sono seguiti altri come Fahreneit 451 e Baci rubati. Tra l’altro proprio da questo ultimo film è tratta Que reste-t-il de nos amours che avevo già registrato. Ciò che ho fatto in “The Woman Next Door” (Label Bleu) è stato cercare di riportare in musica le emozioni che avevo provato nel vedere i film di Truffaut\, più che provare a ricrearne l’atmosfera. \nC’è un forte desiderio di ritrovare le atmosfere care a Truffaut\, con il lascito del regista\, un tipo che\, avendo fatto storia a sé\, ha avuto una libera relazione con la filosofia del cinema e del sonoro\, tuttavia. \nC’è un comune sentire – diviso tra Truffaut e Rita – di evocare attraverso i messi a loro più consoni l’ambiguità dell’amore\, la nostalgia per l’infanzia e il desiderio di fuga. Tutto questo si rivela in Rita un motore per la sua poetica lirica\, romantica\, divisa equamente nel momento compositivo e nelle improvvisazioni. \n“Per realizzare il progetto ho utilizzato sporadicamente le magnifiche colonne sonore composte per i film di Truffaut dai vari George Delerue\, Maurice Jaubert\, Antoine Duhanel e Bernard Hermann. Il tentativo è stato semmai quello di raccontare in musica quelle stesse storie: da Fahrenheit 451 a L’enfant sauvage\, da Jules et Jim a La nuit américaine\, dalla saga di Antoine Doinel a (per quanto sorprendente possa parere) Tirez sur le pianiste”. \nThe woman next door è proposto sia in formazione originale\, l’ottetto\, sia in versione adattata a quartetto e a volte in duo\, nel quale Rita Marcotulli si avvale del talento\, della versatilità e dell’energia di Javier Girotto\, con il quale da sempre vive una profonda sintonia artistica e umana. \nBio Rita Marcotulli\nNasce a Roma nel 1959. Fin dalla più tenera età viene avviata allo studio del pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Dopo una curiosità iniziale per i ritmi sudamericani\, in particolare per la musica brasiliana\, verso i 20 anni comincia ad avvicinarsi al mondo del jazz….ed è subito successo. \nLa sua carriera è travolgente\, e dall’inizio degli anni ’80 Rita Marcotulli ha la fortuna di poter collaborare con il “gotha” del jazz europeo: John Christensen\, Palle Danielsson\, Peter Erskine\, Steve Grossman\, Joe Henderson\, Hélène La Barriere\, Joe Lovano\, Charlie Mariano\, Tony Oxley\, Michel Portal\, Enrico Rava\, Michel Bénita\, Aldo Romano\, Kenny Wheeler\, Pat Metheny. \nGià nell’87\, un referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz” la classifica come miglior nuovo talento musicale dell’ anno. Dal 1988 al 1990 fa parte della band di Billy Cobham. \nNel 1988 lascia l’ Italia per la Svezia\, dove resterà fino al 1992\, assimilando la passione per la ricerca e la sperimentazione. Tra il 1994 ed il 1996\, collabora con Pino Daniele\, Roberto Gatto\, Ambrogio Sparagna\, Bob Moses\, Charlie Mariano\, Marylin Mazur. \nDa 14 anni accompagna Dewey Redman in tutti i suoi concerti. \nL’intimità della sua musica\, la sua grande profondità\, i suoi arrangiamenti delicati\, che sanno sottolineare la singola nota ed amplificarne la carica emotiva\, le permettono di spaziare e di cercare interconnessioni con le altre forme artistiche\, specialmente con il cinema\, per il quale ha elaborato diverse composizioni\, subendo l’influenza di grandi musicisti come Thelonious Monk\, Elis Regina\, Bill Evans\, John Coltrane. \nOltre che dalle influenze sonore\, le composizioni di Rita Marcotulli nascono dall’incontro con altre esperienze artistiche\, letterarie\, visive\, e\, naturalmente\, cinematografiche. \nA giugno 2008 è uscito il CD “Omaggio ai Pink Floyd”\, nella collezione “jazzitaliano live 2008” per La Musica di Repubblica-L’Espresso. \nFormazione:\nRita Marcotulli: piano/keyboards \nJavier Girotto: sax\, clarinetto\, flauti \nAlfredo Golino: batteria \nMichel Benita: contrabbasso\nAurora Barbatelli: arpa celtica \nLuciano Biondini: fisarmonica\nMaria Teresa De Vito: regia  \n\nSito ufficiale:\nwww.ejn.it/mus/truffaut.htm
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SUMMARY:Yaron Herman Trio
DESCRIPTION:Formazione:\nYaron Herman: pianoforte\, celesta\nMatt Brewer: contrabbasso\nGerald Cleaver: batteria \n\n\nSito ufficiale:\nwww.yaron-herman.com
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DESCRIPTION:Il gruppo pop inglese Swing Out Sister venne formato a Manchester nel 1985 dal tastierista Andy Connell e dal batterista Martin Jackson\, che recrutarono subito la cantante Corrine Drewery per il loro singolo di debutto “Blue Mood”. Appena un anno dopo la band scalerà le classifiche di mezzo mondo con il singolo “Breakout”. \nAnche l’album del 1997 “It’s Better to Travel” fu un enorme successo internazionale\, al quale seguirono “The Best of Swing Out Sister”\, “Shapes and Patterns”\, “Filth and Dreams” e nel 2004 “Where Our Love Grows”. \n  \n \n 
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SUMMARY:Incognito
DESCRIPTION:La carriera del gruppo ha inizio quando Chris Hill\, allora il DJ più rivoluzionario ed influente del Regno Unito\, procura loro un contratto con l’etichetta Ensign. \nLa passione di Chris nei confronti della musica soul e jazz influenza l’inconfondibile sound della band. \nLe precedenti collaborazioni del DJ includono infatti Steve Wonder\, Philip Bailey\, Marcus Miller\, D’Angelo\, Roger Sanchez\, George Benson\, Carleen Anderson\, Terry Callier and David Morales. \nL’esordio avviene nel 1981 con l’album “Jazz Funk”: servendosi della splendida voce di Maysa Leak\, Maunick riesce a creare un genere che mescola jazz e funk\, ottenendone delle atmosfere uniche. \nUna decina d’anni dopo\, questo nuovo stile si sarebbe chiamato acid jazz. \nNel 1991 gli Incognito tornano dopo un periodo di silenzio sulla scena internazionale con “Inside life”. La consacrazione avviene con l’album seguente “Tribes vibes and scribes” del 1992\, dove si trova una versione rivisitata di “Don’t you worry about a thing”\, di Steve Wonder. \nSegue nel 1993 un altro successo con l’album “Positivity”. L’ultimo album\, “Adventures In Black Sunshine”\, pubblicato nel 2004 e composto da 14 canzoni\, vede l’acclamato ritorno alla voce di Maysa Leak\, che canta in sette brani\, incluso il nuovo singolo “Listen To The Music” e in “Everything You Heart Desires”\, canzone dai sapori brasiliani. \nCi sono anche pezzi strumentali come “The World Is Mine” e “Beyond The Clouds”\, con un ritorno alle sonorità jazz-funk di un tempo\, tipiche degli esordi di Bluey e compagni. \nAltri cantanti sono Tony Morelle\, ospite fisso della line-up nei concerti live\, e Imaani. \nI principali collaboratori di Bluey per la composizione dell’album sono stati Matt Cooper\, Ski Oakenfull and Graham Harvey\, tutti e tre ingredienti fondamentali dell’ “Incognito sound” in tutti questi anni. \n \nFormazione:\nJean Paul Maunick: chitarra\nJoy Rose: vocalist\nTony Momrelle: vocalist\nVanessa Haines: vocalist\nFrancis Hylton: basso\nPeter Raymond Biggin: batteria\nFinn Peters: sax\nSid Gauld: tromba\nTrevor Mires: trombone\nMatt Cooper: tastiere \n\nSito ufficiale:\nwww.incognito.org.uk<
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SUMMARY:Ludovico Einaudi Nightbook
DESCRIPTION:“Un paesaggio notturno. Un giardino rischiarato dalla luce della notte. Nel cielo scuro qualche stella\, le ombre degli alberi intorno. Alle mie spalle una finestra illuminata. Quello che vedo è familiare e al tempo stesso sconosciuto. È come in un sogno\, tutto può succedere.” \nCosì\, come il punto di passaggio tra la luce e il buio\, tra il noto e l’ignoto\, Ludovico Einaudi descrive Nightbook\, il suo nuovo e attesissimo album\, in uscita a tre anni dal successo internazionale di Divenire. \nLa notte è una chiave. \nChe permette di entrare negli universi del desiderio\, del sogno\, del mistero. “Nightbook è un percorso\, ogni brano è il capitolo di una storia\, la sfaccettatura di un prisma\, uno sguardo possibile sulle esperienze che appartengono al lato più onirico\, più interno di noi stessi” dice Ludovico Einaudi “la musica apre delle porte su mondi nascosti. Ascoltandola\, ognuno può riuscire a entrare in contatto con le proprie emozioni profonde.” \nLa composizione dell’album ha seguito le tappe dei tour in tutto il mondo\, nel corso dei quali Einaudi ha continuato a riempire taccuini di pensieri e suggestioni\, registrando gli “appunti musicali” che sono diventati l’anima di questo progetto. Alcuni eventi in particolare hanno ispirato le atmosfere di Nightbook racconta Einaudi: “nel 2006 ho suonato a Milano all’Hangar Bicocca circondato da I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer: quello spazio sterminato\, in cui il pianoforte sembrava perdersi\, l’incombenza delle torri\, mi hanno spinto a lavorare su forme musicali diverse e tonalità più misteriose. Successivamente il concerto a Villa Adriana a Tivoli per il Festival del Mito\, con il musicista elettronico Robert Lippok\, e quello al Cargo di Londra\, con il video-artista Matteo Ferroni\, sono stati un’occasione per riflettere su forze musicali che hanno un loro potere primordiale.” \nE le atmosfere di cui parla Ludovico Einaudi si riflettono nella grande libertà espressiva\, nella scelta di composizioni dalla struttura più aperta\, nelle sonorità originali ottenute da un vero e proprio incontro del pianoforte con archi e percussioni\, e da un uso dell’elettronica che\, in pezzi come Il giardino e The Crane Dance \, amplifica il suono del pianoforte proiettandolo\, come un’ombra\, in tutte le direzioni. Brani come Rêverie e Indaco\, con la sua esplosione finale degli archi\, sono invece pervasi dall’aura circolare\, ipnotica e struggente\, che ha reso inconfondibile la musica di Einaudi. \nSe Divenire è un album che evoca un movimento verso il mondo\, il flusso della vita nella direzione dell’armonia\, della luce\, della vitalità\, Nightbook apre una finestra sull’interno\, e sulla possibilità di entrare in contatto con quegli aspetti profondi della realtà che rimandano a una dimensione mitica\, potremmo dire originaria. “Per esempio un pezzo come Eros”  dice Ludovico Einaudi “è quasi come un rito pagano che\, in un crescendo\, racconta il raggiungimento di un’estasi.” \n  \n \nFormazione:\nLudovico Einaudi: Pianoforte\nFederico Mecozzi: Violino\, Chitarra\nMauro Durante: Violino\, Percussioni\nAntonello Leofreddi: Viola\nMarco Decimo: Violoncello\nRobert Lippok: Live electronics\nMatteo Ferroni: Live visuals \n\nSito ufficiale:\nwww.einaudiwebsite.com \n\n\n< indietro
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SUMMARY:Marcus Miller Tutu Revisited
DESCRIPTION:Bassista\, compositore e produttore discografico statunitense\, Marcus Miller è considerato uno dei maestri del funk per il suo stile personale di suonare il basso\, Miller viene soprannominato con l’appellativo di “the superman of soul”. \nNumerose sono state le sue partecipazioni al fianco di famosi artisti come il trombettista Miles Davis\, il cantante Luther Vandross e il sassofonista David Sanborn. \nViene annoverato tra i maestri della tecnica slap che adopera in maniera eccellente ed è messa al servizio della melodia e del groove. \nOltre al basso elettrico\, Miller suona il clarinetto (strumento in cui ha avuto una vera e propria formazione musicale)\, il clarinetto basso\, le tastiere\, il sassofono e la chitarra. \n  \n \nFormazione:\nMarcus Miller: basso e altri strumenti \nChristian Scott: tromba \nAlex Han: sassofono \nFederico Gonzalez Pena: tastiere Ronald Bruner: batteria \n\nSito ufficiale:\nwww.marcusmiller.com \n\n 
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SUMMARY:Al di Meola World Sinfonia
DESCRIPTION:L’italo-americano Al di Meola è di sicuro uno dei chitarristi più apprezzati in circolazione: oltre a essere stato indicato speso come il migliore chitarrista al mondo dalla prestigiosa rivista Guitar Player Magazine\, è conosciuto in tutto il mondo da più di 25 anni come uno dei più apprezzati virtuosi chitarristi jazz. \nLa sua grande tecnica e il suo stile inconfondibile gli hanno permesso di avere una folgorante carriera\, costellata di grandissimi successi e di collaborazioni eccellenti: dal suo debutto con Chick Corea nel 1974\, nell’album “Return to Forever”\, alla sua consacrazione con il terzetto composto da Luc Ponty e Stanley Clarke\, fino ai trionfi ottenuti in tutto il mondo grazie al trio Di Meola / Mc Laughlin (anche’egli ospite della nostra rassegna) / Paco De Lucia. \nNato da un famiglia italiana ma cresciuto in New Jersey\, il giovane Al di Meola si è diviso tra le lezioni di chitarra e il club di salsa della sua città. \nInfluenzato dalla tecnica di Larry Coryell\, di Meola frequenta assiduamente il Berklee College of Music di Boston\, fino a essere chiamato da Chick Corea nel 1974 per la registrazione dell’album “Return to Forever”. \nA soli 19 anni la sua stella è già pronta a brillare\, da allora ha registrato 21 album\, ha vinto 3 dischi d’oro e ha venduto 6 milioni di copie senza fermarsi mai\, le sue ultime uscite musicali\, come “World sinfonia” uscito nel 2000\, sono a detta dei critici tra le sue migliori composizioni. \nLe sue collaborazioni sono tantissime: Chick Corea\, Luciano Pavarotti\, Paco De Lucia\, Paul Simon\, Phil Collins\, Santana\, John McLaughlin\, Larrv Coryell\, Steve Winwood\, Wayne Shorter\, Herbie Hancock\, Gonzalo Rubalcaba\, Jaco Pastorius\, Les Paul\, Jean-Luc Ponty\, Steve Vai\, Frank Zappa\, Milton Naciemento\, Egberto Gismonti\, Jimmy Page\, Tony Williams\, Stanley Clarke\, Stevie Wonder\, Irakere e molti altri ancora. \nSpicca fra tutti l’amico Astor Piazzolla\, che ha influenzato i suoi ultimi lavori – fra cui World Sinfonia\, il progetto che presenterà al pubblico di Catania Jazz – con ritmi latini e atmosfere sudamericane. \nFormazione:\nAl Di Meola: chitarra\nFausto Beccalossi: accordion\nGumbi Ortiz: percussioni\nPeter Kaszas: batteria\nKevin Seddiki: chitarra\nVictor Miranda: basso \n\nSito ufficiale:\nwww.aldimeola.com \n\n\nNon perdetevi il suo concerto.
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SUMMARY:"Us and Them" Omaggio ai Pink Floyd - con Rita Marcotulli
DESCRIPTION:La pianista romana Rita Marcotulli ha messo insieme una superband per un progetto-tributo ai Pink Floyd: “Us and them”\, che prevede l’esecuzione dei brani più celebri della band inglese eseguiti da un quartetto formato da Andy Sheppard ai sax\, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Alfredo Golino alla batteria\, a cui si sono aggiunti strumenti e musicisti meno legati al jazz\, come la chitarra elettrica di Fausto Mesolella degli Avion Travel\, il basso elettrico di Matthew Garrison\, bassista di Pino Daniele\, le percussioni e gli electronic sounds di Michele Rabbia\, e la voce di Raiz\, ex cantante degli Almamegretta. \nFra i brani che il gruppo eseguira’ Money\, Us and Them\, Astronomy Domine\, Cryin’ song\, Burning bridges\, Set the controls for the heart of the sun\, Cirrus Minor: non mancate. \nPresentazione\nUs and Them dei Pink Floyd era già stata proposta da Rita Marcotulli nel 2006 in “The Light Side of the Moon” e probabilmente proprio da lì è nata l’idea (e la sfida) di riproporre la musica del celeberrimo gruppo britannico. \nLa Marcotulli ha arrangiato alcuni brani famosi e meno del gruppo eseguendoli per la prima volta alla Casa del Jazz di Roma il 17 marzo di quest’anno\, concerto puntualmente registrato per costituire la quinta uscita in cd della collana “Jazz Italiano Live 2008” di La Musica di Repubblica-L’Espresso. \nPer l’occasione la pianista romana (attiva compositrice e interprete del panorama europeo che vanta collaborazioni con importanti artisti di varia estrazione musicale\, da Billy Cobham a Pino Daniele\, da Ambrogio Sparagna a Enrico Rava\, da Dewey Redman a Maria Pia De Vito)\, ha costituito un gruppo “atipico” (come quelli visti decine di volte a Roccella)\, nella fattispecie un quartetto jazz classico (con l’inglese Andy Sheppard ai sax\, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Alfredo Golino alla batteria)\, a cui sono stati aggiunti strumenti e musicisti meno legati al jazz (la chitarra elettrica di Fausto Mesolella degli Avion Travel\, il basso elettrico di Matthew Garrison\, attuale bassista di Pino Daniele e figlio di Jimmy Garrison che fu il contrabbassista di John Coltrane\, le percussioni e gli electronic sounds di Michele Rabbia\, e la voce di Raiz\, ex cantante degli Almamegretta). \nIl risultato è conturbante: gli arrangiamenti\, intelligentemente dosati e al tempo stesso mantenuti “aperti”\, non stravolgono gli originali\, né nello spirito né nel sound\, riuscendo ugualmente a diversificarsi e imprimere alla materia preesistente una impronta personale e originale ricca di inaspettati punti di fuga (culminanti spesso negli assolo di un ispiratissimo Andy Sheppard\, ottimamente valorizzati dal lavoro della Marcotulli). \nI brani sono stati scelti da periodi diversi: così i pezzi più psichedelici e innovativi (Astronomy Domine\, Set the Controls For The Heart Of The Sun) si annodano con quelli di matrice più folk-rock (Cirrus Minor\, Cryng Song\, Goodbye Blue Sky) e con quelli del pop più celebrato (Us and Them\, Money). E’ condivisibile quanto detto nelle note di copertina dell’album: “E’ jazz? Si\, anche. E’ rock ? Si\, certo. Più di ogni altra cosa questo è un insieme di suoni\, ritmi\, improvvisazione e scrittura definita in\ncontinuo divenire. \nUna sorta di esperanto in musica\, libero e coinvolgente.” Lo si potrebbe definire jazz psichedelico mediterraneo. \nVideografia\n \n\nFormazione:\nRaiz: voce\nRita Marcotulli: pianoforte e tastiere\nAndy Sheppard: sassofoni\nGiovanni Tommaso: contrabbasso\nMatthew Garrison: basso elettrico\nFausto Mesolella: chitarre\nMichele Rabbia: percussioni e electronic sounds\nJoel Allouche: batteria \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.myspace.com/ritamarcotulli
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SUMMARY:Larry Carlton Trio
DESCRIPTION:Sito ufficiale:\nwww.larrycarlton.com
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SUMMARY:Noa + Band "Genes and Jeans Tour"
DESCRIPTION:Noa è una delle cantanti più apprezzate e conosciute al mondo\, sia per la sua versatilità\, che le ha permesso di spaziare dal pop alla musica tradizionale napoletana\, sia per il suo impegno politico: è stata infatti la prima artista israeliana a esibirsi di fronte al papa e la prima a calcare le scene di un festival palestinese a Nazareth. \nOgni suo concerto è un’esperienza unica: non perdetevi quindi la sua esibizione del 5 marzo al teatro Metropolitan di Catania. \nBiografia \nNata in Israele da genitori yemeniti\, dall’età di un anno e sino al compimento dei 17 anni\, Noa cresce negli Stati Uniti\, dove frequenta anche la scuola di danza di Martha Graham. \nI suoi idoli musicali sono Paul Simon\, James Taylor e Joni Mitchell. \nA 17 anni decide di conoscere per la prima volta il paese dov’era nata\,così viaggia in Israele\, dove conosce un giovane laureando in medicina (oggi suo marito\, pediatra)\, per amore del quale decide di trasferirsi definitivamente a Tel Aviv\,anche se il prezzo da pagare sarà l’assolvimento dei due anni di leva\,obbligatorio in Israele. \nE’ sotto le armi che Noa comincia a cantare in pubblico\, poi decide di iscriversi alla Rimon School di Tel Aviv\, fondata dal chitarrista Gil Dor\, per perfezionare le sue conoscenze di pianoforte e chitarra:\nsarà proprio Gil Dor a notare le straordinarie doti vocali della giovane yemenita e a proporle un concerto in duo nel 1991 al Festival Jazz di Eilat. \nIl successo è clamoroso\,tanto che i concerti del duo si moltiplicano e sfociano nella pubblicazione di un live nello stesso anno. \nNel frattempo Gil Dor presenta la sua giovane scoperta al suo maestro Pat Metheny\,che decide di produrre il primo album internazionale nel 1994 che ha lo stesso nome della cantante\, “Noa”. L’album ha un buon successo ovunque e proietta Noa sui palcoscenici di tutto il mondo\, dall’Europa al Giappone. \nNell’ottobre del 1994 sarà protagonista di un evento mediatico di grande impatto che la farà ancor più conoscere\, non solo per le sue doti artistiche\, ma anche per le sue idee politiche manifestate sin dal 1992 in favore della nascita di uno Stato Palestinese: canta in Piazza San Pietro alla presenza del Papa e di oltre centomila persone la sua “Ave Maria”\,prima cantante ebrea ad esibirsi per il Pontefice\, testimonial del nuovo corso vaticano nei confronti di Israele\, che porterà alla ripresa di relazioni diplomatiche tra i due Stati. \nNello stesso anno è la prima cantante israeliana ad essere invitata al Festival palestinese di Nazareth. \nNel 1995 partecipa come ospite internazionale al Festival di Sanremo e raggiunge la vetta delle classifiche in Francia dove viene proclamata artista dell’anno dalla trasmissione “Taratata”\, alla quale invita Zucchero a duettare con lei. \nNel 1996 pubblica il secondo album “Calling”\, cui seguirà nel 2000 l’album “Blue Touches Blue”. \nTra i due album\, Noa partecipa all’album “Orange and Blu” di Al Di Meola\, incide l’album di Cocciante “Notre Dame de Paris”\, nella veste di Esmeralda\, da cui verrà tratto l’omonimo musical campione di incassi in tutto il mondo\,incide anche il tema del film “Giovanna D’Arco” di Luc Besson e di “Babel” di Pollicino\, è ospite nel disco di Pino Daniele “Dimmi cosa succede sulla Terra”\, partecipa per la seconda volta al Festival di Sanremo con “Beautiful That Way”\,la canzone sul tema del film “La Vita E’ bella” a lei commissionata da Benigni e Nicola Piovani. \nNel 1997 va in tour in Francia con Sting\,incide un album (inedito in Italia) con l’Israel Philarmonic\,nel quale mostra tutta la sua poliedricità\, cimentandosi con Bach\, Bernstein\, Rossini e classici del jazz. \nNel 2000 rincontra il Papa al 1° maggio di Tor Vergata. \nRecentemente ha collaborato anche all’ultimo album di Joan Manuel Serrat ( primo nelle classifiche spagnole)\, prima di produrre il suo ultimo album “Now” dedicato al suo primo figlio Ayehli. \nLa sua carriera artistica l’ha vista in questi anni collaborare e duettare con artisti del calibro di Santana\, Stewie Wonder\, Joan Baez\, Johnny Clegg\, Khaled e al tempo stesso si è sempre intrecciata alle vicende del suo Paese\, tanto da essere presente con la sua musica ad eventi\, nel bene e nel male\, che hanno segnato questi anni: dal concerto ad Oslo per gli accordi di pace con Rabin e Arafat\,al concerto stesso nel quale il leader israeliano venne assassinato\,al concerto in sua memoria alla Casa Bianca con Bill e Hillary Clinton. \nNoa è dal 2000 cittadina onoraria di un piccolo comune salentino\,Melpignano\,insieme a Nabil Salameh\,leader dei Radiodervish\,palestinese\,a cui è legata da profonda amicizia. \nNel 2003 ha iniziato una collaborazione con il gruppo italiano dei SOLIS STRING QUARTET insieme in tour in Francia e Spagna oltre che in Italia con grande successo. \nDal 2003 è Ambasciatrice della FAO nel Mondo. \nDal 2003 aggiunge alla sua band i napoletani del SOLIS STRING QUARTET che porta con lei in tour in Europa\,a suggello di un vecchio amore per la musica napoletana \nNel maggio del 2004 ha preso parte all’evento “WE ARE THE FUTURE” organizzato da Quincy Jones a Roma. \nNell’aprile del 2005 partecipa come voce solista all’Isola della Luce” di Nicola Piovani facendo registrare il tutto esaurito nei due concerti tenuti alla Sapienza di Roma e al Teatro Turreno di Perugia.\nE’ stata ospite del Premio Recanati svolto a Macerata il 25 giugno.\nHa partecipato al LIVE 8 di Roma il 2 luglio. \nNel dicembre 2005 Noa prende vita\,grazie anche alla collaborazione del Solis String Quartet\,un vecchio desiderio dell’artista : riproporre con nuovi arrangiamenti il meglio della canzone napoletana d’autore. \nLo straordinario successo ottenuto nei teatri campani verrà seguito nell’autunno del 2006 dall’uscita di un album interamente napoletano in Italia e sul mercato internazionale. \n\nFormazione:\nNoa: voce e percussioni\nGil Dor: chitarra\nGil Zohar: tastiere\nAnat Firestone: basso elettrico\nJean Paul Zimbris: batteria\nGadi Seri: percussioni \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.noasmusic.com
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SUMMARY:Giulia y Los Tellarini
DESCRIPTION:«Cantavo in strada\, così Woody Allen mi ha scelta»\, Giulia Tellarini racconta così il suo fortunato incontro con il celebre regista americano\, che ha scelto la voce sofisticata della cantante trevigiana per la colonna sonora del suo nuovo film «Barcelona». \nIl brano principale sarà appunto «Vicky Cristina Barcelona» (che trovate nella videografia in calce alla pagina)\, firmato appunto dai Giulia y los Tellarini\, una band nata per caso nel 2004 mentre Giulia si arrangiava dando lezioni di lingua\, facendo il tecnico del suono e lavorando in un ristorante. \nSi fidanzò col contrabbassista argentino Alejandro e così prese il microfono. Per campare la ragazza\, cresciuta tra Inghilterra\, Roma e Parigi\, continua tuttora a insegnare privatamente e canta per strada a Berlino\, dove s’ è trasferita l’ anno scorso «perché a Barcellona è impossibile vivere se non sei ricchissimo». \nNella capitale tedesca invece «nel fine settimana vado in strada col mio amplificatore e canto di tutto\, anche Celentano\, Mina\, Pavone o Pravo. Mi vesto un po’ strana per attirare l’ attenzione dei bambini così i genitori aprono il portafoglio: in tre o quattro ore tiro su anche 70 euro. A Roma\, dove ho fatto il liceo francese dai 13 ai 18 anni\, non ti darebbero un centesimo». \nNell’ agosto dell’ anno scorso i Tellarini avevano lasciato una copia del loro cd nella hall dell’ Hotel Arts per mister Allen\, che lì alloggiava\, e poco tempo dopo sono stati contattati via mail dalla produzione. «Un brano perfetto\, una delle migliori cose del film» ha detto Woody\, che però non ha ancora mai fatto la conoscenza di Giulia. Il regista qui ha suonato il suo clarinetto\, come al solito a sorpresa\, venerdì notte in un hotel con gli amici jazzisti americani Eddy Davis e Conal Fowkes. \nNaturalmente il colpo di fortuna ha segnato una svolta per Giulia e i suoi amici (cinque spagnoli\, un tedesco e il fidanzato argentino): «Soldi pochi: ci ha scelti anche per questo. Però molte possibilità». Come quella di pubblicare a luglio il primo cd «Eusebio» o venire in Italia a dicembre per cinque concerti. La canzone che Woody ha scelto non è esattamente un inno d’ amore per la città catalana: «E’ un testo ambiguo» dice Giulia\, che con Barcellona ha un rapporto di odio e amore «come col resto del mondo\, forse». \nIl film è uscito venerdì in Spagna (in Italia il 17 ottobre) riscuotendo un buon successo al botteghino\, ma deludendo le aspettative per l’ immagine da cartolina offerta dal regista: un ottimo spot turistico ma una visione piuttosto superficiale\, hanno lamentato molti. «E’ solo la Spagna come la vedono due turiste americane» s’ è difeso Allen\, piuttosto annoiato dalle polemiche sulla scarsa o troppa “catalanità” del suo lavoro. \nIl regista preferisce parlare di politica americana: «Se vince McCain è la catastrofe\, ma non credo che gli americani possano essere così stupidi». Allen ha firmato un contratto con la spagnola Mediapro per i suoi prossimi tre film: «Forse tornerò in Spagna oppure ne farò uno a San Francisco e gli altri in Francia o Italia. Decido la prossima estate» \nVideografia\n \n\nFormazione:\nGiulia Tellarini: voce\, acordeón\nJens Neumaier: chitarra\, sax\, charango\nMaik Alemany: chitarra\, charango\nAlejandro Mazzoni: contrabbasso\, flauto\, percussioni\nXavier Tort: trombetta\nPablo Díaz-Reixa: percussioni \nJose Roselló: percussioni\nJordi Llobet: percussioni\, chitarra\nOlga Ábalos: sax alto \n\n\n\nSito ufficiale:\nmyspace.com/giuliaylostellarini
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SUMMARY:Robben Ford Trio
DESCRIPTION:Il 18 novembre arriva a Catania Robben Ford\, uno tra gli indiscussi miti chitarristici ancora in circolazione: il suo ventaglio di collaborazioni e la sua carriera artistica sono davvero impressionanti. \nImpossibile etichettarlo o incatenarlo ai limiti di un genere: sa suonare e cantare il blues con grande classe\, ma il suo percorso artistico prevede diverse tappe nel jazz\, nella fusion e nel funky. \nNon perdetevi il suo show\, il 18 novembre 2008 al teatro Metropolitan di Catania. \nPresentazione\nNato e cresciuto a Ukiah in California\, si avvicina alla studio dello strumento da autodidatta all’età di 13 anni\, ispirandosi alla figura di Mike Bloomfield. \nAppena maggiorenne si sposta a San Francisco\, dando vita con l’aiuto dei suoi due fratelli alla Charles Ford Band\, in onore del padre. \nIl suo talento non passa però inosservato\, tanto da attirare su di sé le attenzioni del celebre armonicista Charlie Musselwhite\, che lo ingaggia per la sua band. \nRientrato nelle fila della Charles Ford Band\, arriva nel 1972 l’esordio discografico del gruppo per la Arhoolie. L’ascesa artistica di Robben è ormai un crescendo inarrestabile: avvia un felice sodalizio con il leggendario cantante Jimmy Whiterspoon\, e poi ancora collaborazioni con Tom Scott\, George Harrison\, Joni Mitchell e Muddy Waters. \nNel ’79 vede la luce il primo lavoro a proprio nome: “Inside Story”\, a cui partecipano gli stessi musicisti con cui condivide più tardi l’avventura targata Yellow Jackets\, di cui è membro fondatore. La band è caposcuola nel mondo della fusion\, e Ford vi suonerà sino ai primi anni ‘80. \nDa qui inaugura una stagione che lo vede impegnato come session-man e gli apre le porte per una dorata carriera solista: un’esperienza fondamentale che lo mette a contatto tra gli altri con Burt Bacharach e Randy Crawford\, e culmina con la presenza nel tour di sua maestà Miles Davis. \nDalla metà degli anni ‘80 Robben ritorna alle proprie radici. Forma uno straordinario blues trio con il bassista Roscoe Beck ed il batterista Tom Brechtlein\, meglio conosciuti come The Blue Line. \nE’ con questa band che Ford raggiunge la definitiva consacrazione mondiale\, dando vita ad una apprezzata produzione discografica\, al cui interno trovano spazio autentiche gemme quali il celeberrimo album “Talk To Your Daughter”.\nNegli anni ‘90 il fuoriclasse della sei corde registra per la Blue Thumb Records\, facendosi accompagnare in studio e dal vivo da una cerchia di nuovi musicisti\, come accade per le session di studio ed i tour degli album “Tiger Walk” e “Supernatural”. Il 2002 vede la pubblicazione dell’album “Blue Moon”\, per il quale sono chiamati a raccolta i fidati compagni Brechtlein e Beck\, che lo accompagnano sia in studio che dal vivo\, per donare nuova vita alla formula vincente di tanti successi. \nPur abbracciando esperienze e generi musicali diversi\, Ford sostiene che al centro della sua musica vi sia sempre il blues\, che rimane ancora il miglior luogo dove imparare a suonare la chitarra. Visti i risultati da lui raggiunti non resta che credergli. \n\nFormazione:\nRobben Ford: chitarra \nTravis Carlton: basso \nToss Panos: batteria \n\n\nSito ufficiale:\nwww.robbenford.com \n\n<
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SUMMARY:Hiromi
DESCRIPTION:Hiromi Uehara è una pianista jazz giapponese\, una delle più talentuose protagoniste della nuova scena jazz americana\, molto apprezzata anche in patria. \nVeloce e precisa\, eppure poetica\, Hiromi si sta imponendo sulla scena musicale per l’innovatività delle idee e per il nuovo concetto di musica che sta creando: la più evidente particolarità di questa giovane artista risiede infatti nella capacità di fondere jazz e free jazz tradizionale con elettronica e sonorità orientali. \nNon perdetevi il suo concerto\, il 3 novembre 2008 al teatro Metropolitan di Catania. \nBiografia\nHiromi Uehara prese le prime lezioni di piano all’età di 6 anni\, dimostrandosi subito dotatissima\, precoce e rapida nell’apprendere. All’età di 7 anni entrò a far parte della prestigiosa Yamaha School of Music\, e a 12 anni si esibì per la prima volta in pubblico con orchestre di prestigio. A 14 anni Hiromi si recò in Cecoslovacchia dove ebbe modo di suonare con con l’Orchestra Filarmonica Ceca. \nA 17 anni ebbe l’occasione di suonare dal vivo con il pianista di Miles Davis\, Chick Corea. Egli\, avendo sentito del talento della ragazza\, \ndecise di incontrala a Tokio e\, dopo un provino\, la invitò a partecipare al concerto che avrebbe tenuto nella città il giorno seguente. Nel 1999 Hiromi si iscrisse al prestigioso Berklee College of Music di Boston\, dove si diplomò col massimo dei voti nel 2003. Alla Berklee conobbe il celebre pianista Ahmal Jamal\, che col tempo è diventato suo mentore. \nDello stesso anno è il suo EP\, interamente scaricabile in forma gratuita dal suo sito\, dal titolo “XYZ”. \nIl 26 gennaio 2008 nasce il suo primo e unico fanclub ufficiale\, tramite un accordo scritto tra la stessa Hiromi e un suo fan italiano. \nDiscografia\nNel 2003 venne pubblicato il primo CD\, “Another Mind”\, prodotto dal bassista Richard Evans\, già suo insegnante alla Berklee\, e da Ahmal Jamal. L’album ha ricevuto il premio per il Migliore Album dell’Anno dalla RIAJ. \nGrazie al successo del disco Hiromi ha preso parte al JVC Jazz Festival di New York\, all’Earshot Jazz Festival di Seattle\, all’Ottawa Jazz Festival di Ottawa\, al North Sea Jazz Festival dell’Aia\, all’Umbria Jazz Winter 2003 e a molti altri\, sempre con un grande successo di pubblico. \nNel 2004 ha pubblicato “Brain”\, seguito da un tour di concerti\, che l’ha riportata\, tra gli altri\, all’Umbria Jazz dove ha aperto l’esibizione dei “Big Four”: Hancock\, Shorter\, Corea e Blade. \nNel gennaio 2006 è stato pubblicato\, “Spiral”\, edito anche in Super Audio CD e nell’edizione con DVD\, nella quale è presente il video di un concerto dell’artista. \nNel marzo 2007 è stato pubblicato\, sotto lo pseudonimo di Hiromi Sonicbloom il suo ultimo lavoro “Time Control”\, in formazione con Tony Grey\, Martin Valihora e con la collaborazione del chitarrista David Fiuczynski\, famoso per quanto prodotto con Screaming Headless Torsos\, KIF\, Lunar Crash e Black Cherry Acid. \nAnche questo disco è stato pubblicato nella versione in Super Audio CD. La data di uscita del disco\, 26 marzo 2007\, coincide con il ventottesimo compleanno della musicista. \nVideografia\n \n\nFormazione:\nHiromi: piano\, tastiere\nJohn Shannon: chitarra\nTony Grey: basso\nMartin Valihora: batteria \n\n\nSito ufficiale:\nwww.hiromimusic.com
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SUMMARY:Richard Galliano Gonzalo Rubalcaba Quartet
DESCRIPTION:Richard Galliano\, francese della Costa Azzurra ma di chiare origini italiane\, assurto in pochissimi anni ai vertici mondiali del jazz\, è il principale artefice del rilancio a tutto campo della fisarmonicaquale strumento dalle innumerevoli capaità espressive ed è da molti definito l’erede diretto di Astor Piazzolla. \nGonzalo Rubalcaba è un pianista jazz cubano dalla tecnica sopraffina che nella sua carriera ha inanellato premi e partecipazioni di grandissima caratura\, come quella con Charlie Haden\, John Patitucci e Jack DeJohnnette. \nLe 2 stelle saranno accompagnate a Catania da un quartetto: non perdeteveli. \nPresentazione Richard Galliano\nNelle mani di Galliano la popolare fisarmonica acquista ora la policromia di un’orchestra\, ora il raccolto timbro di un intimismo di natura cameristica. \nInterpreta\, compone ed orchestra una musica derivata dal genere “musette”\, nella quale si mescolano in apparenza casuale reminiscenze swing\, marcati echi di tango razie alla fondamentale lezione del grande maestro (con il quale Galliano ha appronfondito sia il suo già notevolissimo bagaglio tecnico\, sia gli studi armonici e di composizione\, e con il quale ha anche inciso un fortunato CD)\, giri di valzer dei bistrot parigini\, ballads di Bill Evans\, improvvisazioni di Keith Jarrett e la lezione nera di Parker e Coltrane. \nIl tutto con un compiaciuto gusto cromatico che riporta alla migliore tradizione francese da Couperin a Debussy e soprattutto a Ravel. I grandi meriti di Galliano sono dunque l’originalità\, l’avere saputo cioé sintetizzare tutte queste esperienze musicali in una nuova musica europea\, fatta di improvvisazione jazzistica e di tradizione mediterranea\, e l’avere consentito alla fisarmonica (nella sua variante francese a tasti\, l’accordeon) ed al bandoneon di assurgere al ruolo di protagonisti nello scenario jazzistico contemporaneo; strumenti scomodi che hanno avuto sempre vita difficile nel jazz e nella musica colta. \nLe collaborazioni discografiche e concertistiche di Galliano sono molteplici: da Juliette Greco a Claude Nougaro\, da Ron Carter (con il quale ha inciso lo splendido “Panamanattan”) a Chet Baker\, da Enrico Rava a Martial Solal\, da Miroslav Vitous a Charlie Haden\, da Trilok Gurtu al grande Astor Piazzolla cui ha dedicato uno splendido album in cui si possono ascoltare temi indimenticabili come “Oblivion”\, “Chiquilin de Bachin” e “Adios nonino” e molti altri ancora. \nMusicista dell’anno in Francia nel 1991\, si è esibito in solo e come ospite nel gruppo di Joe Zawinul a Umbria Jazz Winter 95 e Umbria Jazz 96 e poi nelle ultime due edizioni di U.J. Winter\, prima in duo con Charlie Haden e poi con il New York Tango Quartet\, suscitando in entrambi i casi\, unanimi ed entusiastici consensi di pubblico e di critica. Ha partecipato a numerosi altri festival internazionali tra cui Antibes\, Vienne\, Houston\, New York\, Melbourne\, Pechino\, Shanghai. \nImperdibile il suo ultimo lavoro con il Tangaria quartet “Luz Negra”\, che verrà suonato\, insieme ai suoi pezzi più famosi\, nella tappa di Catania del suo tour mondiale\, il 29 luglio 2007. \n\nFormazione:\nRichard Galliano: Fisarmonica \nGonzalo Rubalcaba: piano \nGeorge Mraz: contrabasso\nClarence Penn: batteria \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.richardgalliano.com \nwww.g-rubalcaba.com \n<
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SUMMARY:Goran Bregovic Wedding and Funeral band
DESCRIPTION:Goran Bregovic ritorna in Italia con la Wedding & Funeral band proponendo  un repertorio già colonna sonora di film di grande successo\, tra gli altri: “La Regina Margot” di Patrice Chereau (Palma D’Oro a Cannes nel 1994)\, Il Tempo dei Gitani e Underground di Emir Kusturica. \nNon perdete la sua colorata esibizione sotto le stelle di Catania\, il 25 luglio del 2008. \nBiografia\nCon la radici nei Balcani\, di cui è originario\, e la mente nel XXI secolo\, le composizioni di Goran Bregovic mescolano le sonorità di una fanfara tzigana\, le polifonie tradizionali bulgare\, una chitarra elettrica e percussioni tradizionali con delle accentuazioni rock\, il tutto con lo sfondo di un’orchestra d’archi dai ritmi indiavolati e le voci gravi di un coro maschile\, dando vita ad una musica che ci sembra istintivamente di riconoscere e alla quale il nostro corpo difficilmente sa resistere. \nNato a Sarajevo da madre serba e padre croato\, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni. “il rock aveva all’epoca un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era l’unica possibilità per poter esprimere pubblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in galera\, o quasi”. \nPer far piacere ai suoi genitori\, Goran si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia che lo avrebbero portato ad insegnare\, se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti. \nSeguono quindici anni con il suo gruppo White Button e tredici album venduti in 6 milioni di copie. Tour interminabili in cui Goran diventerà l’idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni 80\, Bregovic si libera del suo ruolo sfibrante di “star” e si isola in un “ritiro dorato” in una piccola casa sulla costa adriatica\, un vecchio sogno d’infanzia. \nQui compone le musiche del terzo film di Emir Kusturica “Il Tempo dei Gitani”. Ma ben presto i primi disordini scoppiano in Yugoslavia e i due amici sono costretti ad abbandonare tutto e trasferirsi a Parigi. Alla sua origine già mista\, Goran ha aggiunto una moglie mussulmana\, e i tempi non sono propizi per questa allegra e stimolante mescolanza. \nCresciuti nello stesso ambiente\, della stessa generazione\, sfuggiti agli stessi pericoli\, Goran Bregovic e Emir Kusturica formano un tandem in cui la complicità era tale che non vi era più bisogno di parole per esprimersi. Dopo “Il Tempo dei Gitani” Goran ha carta bianca per comporre la colonna sonora di “Arizona Dream”. Il risultato è pari al film\, lirico\, innovatore e particolarmente commovente. “Una delle grandi qualità dei film di Emir\, è quella di mostrare la vita come realmente è\, cioè piena di buchi\, di imprevisti\, di esitazioni. E’ questo lato imperfetto che ho voluto conservare. Anche le canzoni cantate da Iggy Pop sono poco prodotte. \nVi è giusto la sua voce e un’orchestra di vecchi gitani che soffiano nelle loro trombe ante-guerra e suonano dei corni di bue. E’ tutto molto semplice”. Ciò che Goran non dice è che si tratta senza dubbio di una delle migliori performance di Iggy Pop degli ultimi 10 anni. Ciò che non dice è che la semplicità dietro la quale egli si ripara non appartiene che a persone di gran talento. \nIn seguito Patrice Chereau gli affida “La Regina Margot”\, Palma d’Oro 1994 al Festival di Cannes\, Goran compone delle musiche maestose dagli accenti rock… \nAnche le musiche di “Underground” di Emir Kusturica\, Palma d’Oro 1995 al Festival di Cannes sono firmate Bregovic. Ma non quelle del film successivo…Il cammino dei due amici si separa una seconda volta: Goran lavora meno per il cinema e più per la sua musica dal vivo…Emir segue la sua strada con un progetto editoriale e con il magnifico film “Gatto Nero Gatto bianco” le cui musiche sono composte da altri musicisti di Sarajevo. \nGoran compone ancora le musiche dall’aroma “klezmer” del film “Train de Vie” di Radu Mihaelanu\, presentato con grande successo ai festival di Venezia\, San Paolo\, Berlino e\, con grande successo di pubblico\, nei cinema di numerosi paesi. Poi si consacra all’interpretazione della propria musica e comincia una seconda carriera sulle scene internazionali. Senza abbandonare completamente i film\, comunque: il piccolo capolavoro di Nana DJORDJAZE « 27 Missing Kisses » nel 2001\, Unni STRAUME « Music for Weddings & Funerals » nel 2002 (musica originale e protagonista maschile). \nNel 2004 Bregovic ripete la stessa avventura: compone la musica ed è uno dei protagonisti maschili del film italiano intitolato “Giorni dell’Abandono” uscito in autunno 2005. \nFormazione:\nGoran Bregovic: chitarra\, sintetizzatore\, percussioni\, voce\nAlen Ademovic: goc (grancassa tradizionale)\, voce\nLukic Dalibor: tromba\nStojan Dimov: sax alto e soprano\, clarinetto\nMilos Mihajlovic: trombone\nAleksandar Rajkovic: terzo trombone\, glockenspiel\nDejan Manigodic: tuba\nLudmila Radkova Trajkova: voce\nDaniela Radkova Aleksandrova: voce \nSito ufficiale\nwww.goranbregovic.co.yu
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SUMMARY:Stefano Bollani Carioca Band
DESCRIPTION:Stefano Bollani comincia da Perugia il 12 luglio la nuova attesa tournée con il suo Carioca. Insieme a lui tornano dunque in Italia i cinque grandi musicisti brasiliani con i quali il pianista ha già raccolto enorme successo lo scorso marzo. \nBollani\, musicista dell’anno 2007 per la giuria dell’ “Hans Koller European Jazz Prize”\, ritorna quindi a Catania dopo il concerto del 7 novembre scorso a Catania (qui c’è anche un video “rubato” durante la sua precedente esibizione al Metropolitan)\, con un progetto dove affronta il repertorio meno conosciuto della musica brasiliana rileggendo autori storici dello choro e del samba\, come Pixinginuha\, Edu Lobo\, Ismael Silva\, Nelson Cavaquinho\, Chico Buarque e affrontando \nbrani della nuova generazione di autori come Monica Salmaso e Ze’ Renato: le vere\, autentiche colonne sonore di Rio de Janeiro. Il brodo primordiale da cui successivamente ha preso forma la Bossa Nova. \nL’idea del progetto nasce nel 2006 quando Stefano Bollani viene invitato con il suo quintetto\, I visionari\, a suonare al Tim festival di Rio de Janeiro. Da anni l’amico Alberto Riva\, giornalista e esperto di musica\, immagina con lui un disco con cui rileggere il repertorio carioca più raro mettendo il pianoforte di Bollani al centro del progetto\, al posto del cantante. \nContattato il sassofonista Ze’ Nogueira\, al quale viene affidato il compito di mettere insieme il gruppo e organizzare la registrazione\, ecco partire la nuova avventura. In tre giorni viene realizzato a Rio un disco uscito poi in tutte le edicole italiane in allegato con l’Espresso. Insieme con Bollani ci sono Mirko Guerrini e Nico Gori\, i fiati de I visionari\, insieme ad alcuni fra i più importanti musicisti brasiliani: Jorge Helder\, Armando Marçal\, Jurim Moreira e Marco Pereira. \nClicca qui se vuoi leggere la sua biografia. \nVideografia\n \nFormazione:\nStefano Bollani: pianoforte\nZè Nogueira: sassofoni\nMarco Pereira: chitarra\nJorge Helger: contrabbasso\nJurim Moreira: batteria\nArmando Marçal: percussioni\nMirko Guerrini: sassofoni\nNico Gori: clarinetto \nSito ufficiale:\nwww.stefanobollani.com
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SUMMARY:Ute Lemper
DESCRIPTION:Dopo aver calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo\, la “divina” Ute Lemper arriva a Catania il 6 luglio per un imperdibile concerto che aprirà la nostra stagione estiva. \nLasciamo che siano le sue stesse parole a presentare il suo spettacolo\, intitolato “Between yesterday and tomorrow” che prevede in scaletta dei pezzi scritti dalla Lemper ma anche interpretazioni di classici di Jacques Brel\, Leo Ferre\, Joni Mitchell e altri ancora: \n“Questo viaggio “tra ieri e domani”\, attraverso il tempo e i luoghi del mondo\, è anche un viaggio attraverso me stessa.\nÈ una raccolta di ricordi\, impressioni\, momenti di gioia\, ma anche di fragili momenti di dubbio e sdegno.\nSi colloca tra chiarezza e dolorosa confusione\, speranza e disperazione riguardo alle problematiche del mondo\, pur rimanendo sempre poetica nel pensiero e nel linguaggio. \nPerché racconto queste storie… e non altre…\nAvrei potuto raccontare un centinaio di storie diverse; eppure\, in quel momento ho preso la decisione impulsiva ed intuitiva di concentrarmi su questa raccolta di storie.\nLe canzoni sono come una medicazione che cerca e trova i diversi malesseri del corpo del mondo e del corpo della vita\, tentando di guarirli in modo positivo e poetico.\nMa il ciclo delle nostre storie continua ininterrottamente; alcuni eventi ci rendono più forti e altri ci indeboliscono\, nei nostri viaggi tra ieri e domani.” \nUte Lemper \nBiografia\nNata in Germania\, è oggi una delle cantanti più riconosciute a livello mondiale: attrice\, ballerina\, Ute Lemper è un’icona dello spettacolo al femminile del nostro tempo; contemporanea\, drammatica\, ironica\, “anti diva”\, considerata la sua tendenza a scandalizzare e distruggere i cliché. \nUte Lemper è sublime in ogni sua minima movenza\, così eclettica e magnetica da non consentire alcuna distrazione quando è sul palco. Se è vero che nulla in una donna seduce di più dell’armonia delle sue forme\, Ute Lemper trionfa per classe e portamento. \nRigorosa conoscitrice dell’opera di Kurt Weill e dell’intero repertorio della Berlino che fu\, la cantante si è poi avvicinata con curiosità alla canzone francese mista alla poesia di Brel e Prevert. \nUn altro trasferimento l’ha poi condotta a Londra\, dove ha approcciato il repertorio minimalista di Michael Nyman. Quindi il grande salto verso New York\, con la voglia di sconfinare nei pregiati repertori di Tom Waits\, Joni Mitchell e Sting. \nArtista versatile ha ricoperto ruoli di attrice di teatro e cinema\, di cantante e di ballerina riscuotendo un notevole successo. \nUte Lemper\, con sottile ironia e naturale passione\, regala sempre un’interpretazione raffinata in cui la memoria storica si lega alla sua identità artistica. \nOspitata dai più prestigiosi palcoscenici del mondo dello spettacolo\, dal Berliner Ensemble alla Sydney Opera House\, da Barcellona a Berlino\, dal Barbican di Londra al Piccolo Teatro di Milano\, Ute Lemper rivela costantemente le sue doti di straordinaria intrattenitrice e di artista eclettica per eccellenza. \nDell’Italia\, Ute dice: “adoro il vostro paese e l’italiano è una lingua estremamente musicale\, solo che il tipo di canzoni che io interpreto è più aspro. In Francia o in Germania è sempre esistita una scuola che imponeva un afflato recitativo ai testi\, invece da voi il semplice parlare assomiglia al canto. Mi piacerebbe imparare meglio l’italiano\, ma per farlo dovrei trasferirmi qui per qualche tempo”. \nAl momento vive a New York insieme con i suoi 3 bambini\, dove assolve alla funzione di ambasciatrice della sua cultura. \nFormazione:\nUte Lemper: voce\nVana Gierig: pianoforte \nTodd Turkishero: batteria/percussioni \nMark Lambert: chitarra\nDon Falzone: basso \n\n\nSito ufficiale:\nwww.utelemper.com
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SUMMARY:Michael Nyman
DESCRIPTION:Michael Nyman è uno dei massimi compositori viventi\, nonché uno dei maestri indiscussi del minimalismo\, la corrente musicale di Philip Glass\, Steve Reich\, John Adams e Wim Mertens. \nSono sue alcune delle colonne sonore più memorabili del Novecento\, da quella per L’ultima tempesta di Peter Greenaway\, a Lezioni di piano di Jane Campion\, a Wonderland di Michael Winterbottom. \nOggi\, il musicista inglese tiene concerti in tutto il mondo\, mentre decine di registi lo inseguono per fargli comporre le musiche dei loro film. Suoni che nascono “da un’angoscia musicale molto personale”\, e riescono a combinare folk\, elettronica\, musica sacra e classica\, in una miscela sonora emozionante\, perché la musica – spiega – “è potenza\, passione\, istinto\, dolore”. \nIl concerto di Catania sarà diviso in due parti: in una verranno eseguite le più celebri colonne sonore composte dal maestro\, mentre l’altra sarà dedicata a brani di recente composizione\, tra cui50\,000 feet can’t be wrong \, che da il titolo al concerto. \nBiografia\nDiplomato alla Royal Academy of Music e al King’s College di Londra\, fu prima critico musicale\, ma poi iniziò a comporre musica per cortometraggi. \nNel 1967 Nyman ha iniziato una lunga collaborazione con il regista gallese Peter Greenaway\, per il quale ha composto numerose colonne sonore. \nLa sua popolarità si è molto accresciuta all’uscita del film Lezioni di piano (The Piano\, 1993)\, di cui ha scritto la colonna sonora. In seguito ha composto le musiche per film come Gattaca – La porta dell’universo (Gattaca) e Fine di una storia (The End of the Affair). \nTuttavia Nyman è anche conosciuto per i suoi lavori musicali non legati ai film come Noises\, Sounds & Sweet Airs (1987)\, per soprano\, contralto\, tenore e ensemble strumentale (basato sullo spartito di Nyman per La Princesse de Milan); Ariel Songs (1990) per soprano e banda; MGV (Musique à Grande Vitesse) (1993) per gruppo; concerto per piano (basato sullo spartito di Lezioni di piano)\, clavicembalo\, trombone e sassofono; l’opera The Man Who Mistook His Wife for a Hat (1986)\, basato su un case-study di Oliver Sacks; e diversi quartetti d’archi. \nMolte composizioni di Nyman sono state scritte per il suo proprio gruppo\, the Michael Nyman Band\, formato per una produzione nel 1976 de Il Campiello di Carlo Goldoni. Originariamente costruito su antichi strumenti come la ribeca e la cennamella affiancati da strumenti più moderni come il sassofono per produrre un suono alto possibilmente senza amplificazione\, in seguito trasformato in un gruppo completamente amplificato di quartetto d’archi\, tre sassofoni\, trombone basso\, chitarra basso e pianoforte. \nNyman ha anche scritto un libro nel 1974 sulla musica sperimentale intitolato Experimental Music: Cage and Beyond\, in cui esplora l’influenza di John Cage sui compositori classici. \n\nComposizione:\nMichael Nyman: pianoforte\nGabrielle Lester: violino\nCatherine Thompson: violino\nKate Musker: viola\nAnthony Hinnigan: violoncello\nDavid Roach: sax soprano/alto\nSimon Haram: sax soprano/alto\nAndrew Findon: sax baritono/flauto/ottavino\nSteve Sidwell: tromba\nDavid Lee: corno francese\nNigel Barr: trombone e tuba\nMartin Elliott: basso elettrico \n\n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.michaelnyman.com
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SUMMARY:Carlos Nunez e l'Orchestra Sinfonica della Magna Grecia
DESCRIPTION:Il concerto di Carlos Nunez con l’Orchestra Sinfonica della Magna Grecia è una coproduzione tra Catania Jazz e l’ICO Magna Grecia di Taranto. \nBiografia Carlos Nunez\nNato a Vigo\, in Galizia\, regione atlantica della Spagna\, Carlos Nunez ha iniziato la sua attività musicale a soli 8 anni\, quando scelse di suonare la “gaita”\, cioè la cornamusa galiziana. Già a 12 anni era solista nella Lorient Symphony Orchestra. \nOggi è considerato unanimamente dalla critica come uno dei più grandi suonatori di questo strumento al mondo\, tanto da meritarsi l’appellativo di “Jimi Hendrix della cornamusa”\, avendo raggiunto ormai un livello di virtuosismo nel passato dominio solo di irlandesi e scozzesi. \nHa ottenuto il più alto riconoscimento del Conservatorio Reale di Madrid\, rimanendo sempre fedele alla tradizione dell’antica musica galiziana. \nNel 1989 comincia la sua collaborazione con i Chieftains\, nel soundtrack del film “L’isola del Tesoro”\, con Charlton Heston e Oliver Reed. Da allora ha partecipato praticamente a tutti gli album del gruppo ed è stato ospite di molti dei loro tour mondiali. \nNel 1996 incide il suo primo album da leader “Brotherhood of Stars”\, nel quale figurano ospiti\, oltre ai soliti Chieftains\, Ry Cooder\, le cantanti spagnole Luz Casal e Dulce Pontes. L’album offre un nuovo punto di vista sulla musica celtica e le sue connessioni con la tradizione galiziana ma anche con la musica latina\, medievale e con il flamenco. \nLa sua uscita ha creato dal nulla un fenomeno musicale tutto nuovo in Spagna che gli ha permesso di raggiungere in breve tempo la vette delle classifiche nel paese iberico\, tanto che il più importante quotidiano spagnolo\, “El Pais”\, lo ha definito “Il nuovo re dei Celti”. \nDopo un lungo periodo di ricerca\, nel 1999 incide il suo secondo album “Os Amores Libres”\, con il quale ottiene entusiastiche reazioni da parte della critica internazionale\, ivi compresa l’Italia (Musica di Repubblica lo inserirà tra i 20 album da portare in dote al Secondo Millennio) \nNell’album\, ancora una volta\, Nunez si circonda di ospiti prestigiosi tra cui Noa\, Jackson Browne\, Mike Scott dei Waterboys\, Carmen Linares\, Vicente Amigo e Teresa Salgueiro\, oltre a una nutrita schiera di musicisti irlandesi. L’album ha ricevuto anche una nomination ai Grammy latini. \nUltimamente ha partecipato alla realizzazione di alcune colonne sonore di film di successo\, tra cui anche “Il Mare Dentro” e il nuovo\, attesissimo\, film “Seta” tratto dal bestseller di Alessandro Baricco\, per cui ha collaborato anche con Ryuichi Sakamoto. \nBiografia Orchestra della Magna Grecia\n(dal sito www.orchestramagnagrecia.it) \nLa nostra storia comincia quindici anni fa per volontà di un gruppo di musicisti animati dalla voglia di realizzare un sogno: dare a noi stessi e ai giovani talenti della nostra terra l’opportunità di esprimersi\, emergere\, affermarsi nel mondo attraverso la musica. Da 15 anni questo percorso continua grazie ad un binomio di entusiasmo ed energia che ci aiuta a sostenerci a vicenda e a spostare sempre più avanti i nostri traguardi. \nAbbiamo scritto la nostra storia\, condividendo idee ed entusiasmo\, con importanti direttori e solisti d’eccezione quali Bellugi\, Agiman\, Nanut\, Cassuto\, Ventura\, Kantorov\, Bruson\, Maggio Ormezowsky\, Maisky\, Lupo\, Ciccolini\, Solenghi\, Stewart\, Canino\, Bloch\, Elio di “Elio e le storie tese”\, Bollani\, Noa\, Feidman\, Amoyal\, Krylov\, Devia\, Ughi\, Bosso\, Barra\, Mariozzi\, Desderi e Luis Bacalov che ringraziamo\, in particolare modo\, per il ruolo di nostro direttore principale che svolge da giugno 2005. Con loro e con i tanti amici che in questi anni ci sono stati vicini siamo riusciti a portare la nostra musica in Giappone\, Germania\, Austria\, Francia\, Svizzera\, Messico\, Spagna e abbiamo amplificato la nostra voce sotto i riflettori delle reti Rai. \nCrediamo che la musica esprima valori universali\, che sia patrimonio di tutti e che noi\, quale ente di cultura\, abbiamo il dovere di essere soggetto attivo per la promozione e la diffusione della cultura musicale. Per questo\, sin dall’inizio della nostra storia abbiamo offerto un repertorio che ha spaziato dal crossover fino alla musica più colta e impegnata. Abbiamo organizzato iniziative\, dibattiti\, momenti di incontro e di confronto con il pubblico portando la musica tra la gente\, nelle scuole. \nTutto questo senza dimenticare il punto di partenza e quello di arrivo della nostra storia. Senza tralasciare mete più alte e obiettivi sempre più importanti. Quelli che ogni orchestra sogna di raggiungere. Noi siamo il nostro presente e vogliamo essere il futuro di crede nella musica e vive di essa alla ricerca incessante di ciò che solo la musica travalica.
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SUMMARY:Kocani Orchestra + Paolo Fresu & Marcello Salis
DESCRIPTION:Presentazione\n“La prima volta che li ho sentiti è stato un colpo di fulmine. Eravamo ospiti del festival de La Villette a Parigi. Amore a prima vista. Un bel po’ di anni dopo li ho invitati a “Time in Jazz” a Berchidda\, dove hanno scorazzato in lungo e in largo per il paese per 4 giorni\, travolgendo tutto e tutti. \nPerché li amo? Beh\, è facile: mi ricordano la banda di quando ero piccolo e mi danno un senso di “gente” che oggi è raro respirare. Quando la tradizione ha queste caratteristiche è difficile restare inermi. Antonello è sicuramente il complemento ideale per dividere questa follia sonora. Quando si vede e si ascolta suonare questa gente\, l’aggettivo che resta dentro non può essere che uno solo: indimenticabili!” \nIn queste parole di Paolo Fresu stanno tutte le ragioni dell’inedito incontro tra lo stesso trombettista sardo\, la Kocani Orkestar\, una delle più apprezzate e spettacolari fanfare balcaniche\, e Antonello Salis. \nUn incontro che si preannuncia particolarmente intrigante\, tra ritmi irresistibili e inebranti profumi jazzistici\, tra composizione e improvvisazione\, fra tradizione e modernità. \nDi loro\, il critico musicale Walter Porcedda\, ha scritto: “L’Oriente è già qui. Da molto tempo. Si incontra agli angoli delle strade\, ai semafori\, in campi brulli e desolati di periferia. Nelle nostre vie del centro\, ai margini delle città. Cammina vicino a noi\, assieme a noi. Parla\, a chi sa e vuole ascoltare il linguaggio della poesia. E talvolta ha la magia e i suoni di un’orchestra gitana. Fatta di musicisti straordinari\, artisti vagabondi\, generosi ed eccessivi solo come possono essere quei formidabili tipi della Kocani Orkestar. Ensemble aperto\, sempre in continua mutazione\, disponibile per vocazione antica agli incontri di viaggio. Tanto più se accadono con compagni altrettanto aperti e disponibili come possono esserlo due jazzisti di razza quali il trombettista Paolo Fresu e il pianista e fisarmonicista Antonello Salis\, entrambi di origine sarda che\, oltre alla musica afroamericana e a quella contemporanea occidentale ed europea hanno inciso profondamente nel loro Dna quella delle loro origini. Antica e nobile altrettanto come quella dei rom. Ancora largamente amata e praticata come accade esattamente nelle affascinanti e sterminate terre balcaniche” \nBiografia Kocani Orkestar – Gipsy Brass Band\nSi parla spesso dei musicisti gitani come dei semplici virtuosi dell’imitazione: grande orecchio\, grande tecnica\, stop. \nIn realtà nell’irrequieta cultura musicale tzigana\, alla fase dell’assorbimento di una cultura “ospite” segue sempre un momento di pura\, vertiginosa creazione. \nPer questo motivo la scia di ottoni\, sassofoni e clarini lasciata nell’attuale Macedonia dalle bande dell’esercito ottomano\, sostituendo già nel secolo scorso i tradizionali oboi\, nelle mani dei Rom ha generato una specialità tutta tzigana: la brass band balcanica. \nNella regione balcanica\, le bande costituite sul modello della fanfara sono soprattutto specialità tzigane. Dalla Serbia occidentale alla Macedonia\, gli tzigani modificano con grande immaginazione il ruolo iniziale delle bande tradizionali. \nIn questi ultimi due anni\, la Kocani Orkestar si è esibita nei più importanti festival internazionali come: Roskilde Festival (Danimarca)\, Womad (G.B. e Palermo 2001)\, Sfinks (Belgio) e Les Mediterrranéennes de Ceret (Francia) dove hanno suonato con Khaled. \nIn Italia hanno suonato sui palchi di tutti i festival più importanti\, sono apparsi in trasmissioni televisive: “Scatafascio” con Paolo Rossi e Vinicio Capossela\, “Millenium” con Piero Pelù e la prima edizione di “Stasera pago io” di Fiorello\, dove hanno proposto una versione “gitana” del brano “Canzone” con l’autore Lucio Dalla. \nUn particolare rilievo va dato alla loro collaborazione con Vinicio Capossela sfociata nell’album “Live in Volvo” dove la Kocani ha arrangiato ed eseguito tre fulminanti versioni di altrettanti brani di Vinicio. \nBiografia Paolo Fresu\nPaolo Fresu è uno dei più grandi jazzisti italiani in circolazione. \nInizia lo studio dello strumento all’età di 11 anni nella Banda Musicale del proprio paese natale e dopo varie esperienze di musica leggera scopre il jazz nel 1980 ed inizia l’attività professionale nel 1982 registrando per la RAI sotto la guida del M° Bruno Tommaso e frequentando i Seminari di Siena jazz. Nel 1984 si diploma in tromba presso il Conservatorio di Cagliari e nello stesso anno vince i premi \, e come miglior talento del jazz italiano. \nNel 1990 vince il premio indetto dalla rivista ‘Musica jazz’ come miglior musicista italiano\, miglior gruppo (Paolo Fresu Quintet) e miglior disco (premio per il disco ‘Live in Montpellier’)\, nel 1996 il premio come miglior musicista europeo attraverso una sua opera della ‘Académie du jazz’ di Parigi ed il prestigioso ‘Django d’Or’ come miglior musicista di jazz europeo e nell’anno 2000 la nomination come miglior musicista internazionale. Solo i primi\, in una lunga serie di riconoscimenti che proseguono nel presente musicale. \nDocente e responsabile di diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali\, ha suonato in ogni continente e con i nomi più importanti della musica afroamericana degli ultimi 30 anni: F. D’Andrea\, G. Tommaso\, B. Tommaso\, T. Ghiglioni\, E. Rava\, A. Salis\, E. Pieranunzi\, G. Gaslini\, GL. Trovesi\, R. del Fra\, A. Romano\, G. Ferris\, J. Taylor\, K. Wheeler\, P. Danielsson\, J. Christensen\, G. Mulligan\, B. Brookmayer\, D. Liebman\, K. Berger\, D. Holland\, R. Beirach\, J. Zorn\, J. Abercrombie\, H. Merril\, R. Towner\, R. Galliano\, M. Portal\, T. Gurtu\, J. Lee\, Gunther Schüller\, P. McCandless\, J. Hall\, L. Soloff\, Uri Caine\, Gil Evans Orchestra ecc. \nHa registrato oltre duecento dischi di cui una trentina a proprio nome ed altri con collaborazioni internazionali (etichette Francesi\, Tedesche\, Giapponesi\, Spagnole\, Olandesi\, Svizzere\, Canadesi) spesso collaborando con progetti ‘misti’ come Jazz-Musica etnica\, World Music\, Musica contemporanea\, Musica Leggera\, Musica antica\, ecc.. collaborando tra gli altri con M. Nyman\, E. Parker\, Farafina\, O. Vanoni\, Alice\, T. Gurtu\, G. Schüller\, ecc. \nBiografia Antonello Salis\nNasce il 28 febbraio 1950 a Villamar (CA).\nInizia a suonare la fisarmonica a sette anni\, in seguito si avvicina al pianoforte studiando da autodidatta. Negli anni ’70 milita in diversi gruppi rock suonando l’organo Hammond. \nNel 1973 forma il trio “CADMO”\, che diventa poi quintetto l’aggiunta del sassofonista Sandro Satta e del trombonista Danilo Terenzi. Dal 1978 è protagonista in piano solo e fisarmonica. \nNumerose sono le registrazioni a cui ha preso parte come svariate sono le collaborazioni con musicisti in Italia e all’estero: Massimo Urbani\, Enrico Rava\, Paolo Fresu\, Roberto Gatto\, Riccardo Fassi\, Pino Minafra\, Paolino Dalla Porta\, Pat Metheny\, Lester Bowie\, Don Cherry\, Billy Hart\, Ed Blackwell\, Billy Cobham\, Han Bennink\, Nana Vasconcelos etc. \nCome solista ha inciso tre dischi: “ORANGE JUICE\, NICE FOOD”\, “SALIS!” e “QUELLI CHE RESTANO” (guest star Sandro Satta ). Dall’incontro con il chitarrista francese Gérard Pansanel nascono sei Cds e l’Orchestra Improvista. \nLa collaborazione con i fisarmonicisti francesi Richard Galliano e Marcel Azzola insieme a Gianni Coscia produce il “Quartetto Nuovo”\, apoteosi dello strumento madre di Salis: la fisarmonica. \nMusicista eclettico Salis\, nel corso della sua carriera\, si è confrontato in progetti di teatro (Remondi e Caporossi\, Festival di Sant’Arcangelo)\, rassegne e festival di cinema (Biennale di Venezia\, Taormina Festival)\, danza (con Roberta Escamilla Garrison\, Teri Weikel).Con Gérard Pansanel ha firmato le musiche del film di Eric Romher “Racconto d’autunno”.Ha inoltre collaborato con Pino Daniele\, Ornella Vanoni\, Vinicio Capossela ed altri artisti al di fuori dell’ambito strettamente jazzistico. \nHa partecipato a numerosi Festival di Jazz nazionale ed internazionali tra i quali: Umbria Jazz\, Roccella Jonica\, Sant’Anna Arresi\, Berchidda\, Clusone\, Noci\, Ravenna\, Londra\, Bath\, New York\, Chicago\, Mosca\, San Pietroburgo\, Parigi\, Montreux\, Nizza\, Madrid\, San Paolo\, Rio De Janeiro\, Stoccolma\, Turku\, Saint Louis del Senegal\, Città del Messico\, seguito da un tour che ha toccato le maggiori città messicane \nNel corso della sua lunga carriera ha ottenuto vari ricoscimenti a livello europeo ed internazionale\, per ultimo il premio “Roma Jazz 2002”.Antonello Salis ha in attivo i Duo con Sandro Satta e Michele Rabbia\, il gruppo “PAF” con Fresu e Furio Di Castri e fa parte\, in veste di fisarmonicista\, dell’Orchestra del Titanic di Stefano Bollani. \n\nFormazione:\nPaolo Fresu:tromba\, flicorno\, effetti\nAntonello Salis: piano\, fisarmonica\nDurak Demirov: sassofono\nTuran Gaberov: tromba\nSukri Kadriev: tromba\nNijazi Alimov: tuba baritono\nSaban Jasarov: tapan (percussione)\nSuad Asanov: basso tuba\nRedzai Durmisev: tuba baritono\nSukri Zejnelov: tuba baritono\nDzeladin Demirov: clarinetto\nVinko Stefanov: fisarmonica\nAjlur Azizov: voce \nErol Demirov: sassofono\, clarinetto\nErdzan Juseinov: percussioni \n\n\n\nSiti di riferimento:\nmarsab.com/artists/kocanifresusalis \nmyspace.com/kocaniorkestar \nwww.paolofresu.it \nwww.antonellosalis.com
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SUMMARY:Ahmad Jamal Trio
DESCRIPTION:Il pianista Ahmad Jamal\, una vera e propia leggenda vivente del jazz\, arriva a Catania in esclusiva nazionale per Catania Jazz. \nBiografia\nAhmad Jamal nacque a Pittsburgh\, nel luglio 1930 e cambiò il suo vecchio nome originale dopo la sua conversione all’ Islam nel 1952\, racconta così un episodio della sua infanzia: “a 3 anni\, il mio meraviglioso zio Lawrence\, mi fermò mentre stavo camminando vicino il pianoforte nella stanza da pranzo di casa mia. Lui stava suonando e mi sfidò a replicare le note che faceva. Sebbene non avessi mai toccato un pianoforte prima\, mi sedetti e suonai nota per nota ciò che avevo sentito. \nIl resto è storia.” \nInizialmente sottovalutato\, forse a causa della sua giovinezza\, dai critici\, che lo consideravano poco più che un pianista da piano bar\, nelle fasi più tarde della sua carriera Jamal si è trovato nella situazione opposta: poco conosciuto dal grande pubblico\, è oggi riconosciuto dalla critica e dagli appassionati come una figura fondamentale per il pianoforte jazz della seconda metà del XX secolo\, uno dei primi ad avere avuto il coraggio di innovare differenziandosi dallo stile boppistico introdotto sul pianoforte da Bud Powell. \nLa sua tecnica gli ha guadagnato i più svariati appellativi: ‘”Il profeta”\, “Il maestro”\, “L’architetto”\, “Ahmad il magnifico”\, “Il prestigiatore del piano”\, “L’uomo con due mani destre”. \nNacque a Pittsburgh da una famiglia modesta\, suo padre lavorava in un’acciaieria e sua madre era una collaboratrice domestica: fu lei a procurargli il piano su cui il piccolo Frederick cominciò ad esercitarsi fin dall’età di 3 anni. \nIniziò a suonare nei locali di Pittsburgh giovanissimo con il ome di “Fritz” Jones\, ed ebbe l’opportunità di poter accompagnare Dinah Washington e Big Sid Catlett. \nDopo aver militato dal 1947 al 1949 nell’orchestra di George Hudson e aver invano tentato di ottenere ingaggi Pittsburgh con un suo quartetto (The Four Strings) Frederick approdò a Chicago attorno al 1950. \nQui nel 1951 fondò un trio (The three strings) con Ray Crawford (chitarra) e Eddie Calhoun (contrabbaso). L’anno dopo si convertì all’Islam e assunse definitivamente il nome di Ahmad Jamal. \nJamal era uno dei pianisti preferiti di Miles Davis ed ebbe un’influenza fondamentale sullo stile del famoso primo quintetto del trombettista\, soprattutto per quello che riguarda l’uso dello spazio e della dinamica. Lo stile di Jamal (sia nella composizione\, sia negli arrangiamenti\, sia negli assoli)\, si distingueva dall’allora dominante estetica bebop per fraseggi meditativi e di ampio respiro. \nMiles Davis disse di lui: “Mia sorella mi chiamò da una cabina telefonica del Persian Lounge di Chicago e mi disse (…) “Senti\, c’è questo pianista che sto ascoltando in questo momento\, si chiama Ahmad Jamal e penso che ti piacerà”. Lo andai a sentire quando fui a Chicago e mi entusiasmò con il suo uso dello spazio\, la sua leggerezza\, il suo understatement\, il suo lirismo e il suo fraseggio.(…) Ho sempre pensato che Ahmad Jamal fosse un grandissimo pianista che non ha mai avuto il riconoscimento che gli spettava.” \nUno dei più grandi successi di Jamal fu la sua versione di Poinciana\, che registò per la prima volta dal vivo al club Pershing a Chicago. Il suo stile ha avuto un’evoluzione costante\, aperto e leggero negli anni 50\, funky e ispirato alla musica Caraibica negli anni 70\, basato su voicing aperti e su escursioni virtuosistiche negli anni 90\, senza però mai allontanarsi dal caratteristico uso dello spazio\, di drammatici crescendo e conservando un generoso uso dello staccato nella parte armonica. \nOltre che il pianoforte Jamal ha spesso utilizzato tastiere elettriche della Rhodes e della Wurlitzer (Wurlitzer 200). \nJamal ha sempre avuto un temperamento casalingo\, poco portato alla vita raminga tipica del jazzista e decisamento avverso all’ambiente affaristico collegato all’industria musicale (ad esempio si rifiutò sempre di lasciare il Midwest per New York\, come fece la maggior parte dei jazzisti più famosi negli anni 50). \nPer questo ha sempre avuto una visibilità inferiore ai suoi meriti\, e si è spesso volontariamente isolato dal mondo della musica: ad esempio\, per diversi anni negli time in [anni 1960|anni 60]] e 70 si ritirò a Chicago per dirigere il proprio club\, l’ “Alhambra”. \nA partire dagli anni 80 Jamal ha ricominciato a effettuare tourneè e a partecipare ai festival Europei\, quasi sempre col suo trio che ha come altri componenti il bassista James Cammack e il batterista Idris Muhammad. Inoltre a partire dall’album Big Byrd: The Essence\, part 2 (il primo in cui compare un sassofonista)\, Jamal ha regolarmente collaborato con George Coleman. \n\nFormazione:\nAhmad Jamal: pianoforte \nJames Cammack: basso \nIdris Muhammad: batteria \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.ahmadjamal.net
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SUMMARY:Sarah Jane Morris Band
DESCRIPTION:Sarah Jane Morris\, vera e propria stella della musica leggera internazionale\, si esibirà a Catania in esclusiva per Catania Jazz\, per la prima nazionale del suo nuovo progetto il 13 febbraio 2008. \nBiografia\n“Lasciate i vostri preconcetti a casa”: comincia così una delle critiche musicali londinesi al riguardo della sensuale cantautrice Sarah Jane Morris\, che si muove agilmente fra rock\, blues\, jazz e soul con una voce che arriva a toccare l’estensione di quattro ottave. \nLa carriera di Sarah Jane Morris ha inizio nei primi anni ’80\, quando partecipa all’incisione del disco di Annie Lennox e Dave Steward “Into the Garden”. \nNel 1986\, con la canzone degli anni Settanta “Don’t Leave Me This Way”\, Sarah Jane insieme con i Communards scalano le classifiche di vendita inglesi restando in vetta per cinque settimane e riscuotendo un grosso successo a livello internazionale. \nNel 1989 comincia invece la sua carriera da solista\, con la pubblicazione dell’album “Sarah Jane Morris” che\, oltre a ricevere il plauso della critica\, vende più di 100.000 copie. \nSarah Jane Morris ha sempre attirato la sua attenzione per le sue idee politiche e per la sua incredibile voce e in oltre 25 anni di carriera ha scalato la vetta fino ad essere considerata una vera e propria star nel suo paese d’origine\, l’Inghilterra. \nAlcuni sentono nella sua voce qualcosa che ricorda Sarah Vaughan o Billie Holliday\, altri la accostano a Macy Gray ed Erikah Badu\, sebbene la stessa Morris ami definirsi ironicamente come un incontro tra Nina Simone e Janis Joplin. \nAl suo attivo ci sono 8 album da solista e numerosissime collaborazioni\, soprattutto dal vivo\, con artiste del calibro di Chaka Khan e Montserrat Caballè ma anche di stelle del pop come Sinead O’Connor. \nVideografia\n \n\nFormazione:\nSarah-Jane Morris: voce \nTim Cansfield: chitarra \nTony Remy: chitarra \nMartyn Barker: batteria\, cajon \nHenry Thomas: basso \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.sarahjanemorris.co.uk
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