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SUMMARY:STANLEY CLARKE - STEWART COPELAND QUINTET
DESCRIPTION:Il Festival estivo di Catania Jazz “Catania mai così in basso” si apre con un gruppo d’eccezione: STANLEY CLARKE al basso e STEWART COPELAND alla batteria porteranno sotto il vulcano il loro unico ed eclettico mix di Jazz Fusion\, Musica Classica e Rock e anche alcune delle hit delle loro incredibili carriere. I due saranno accompagnati da un gruppo di giovani “veterani” come Alex Han al sax\, Ruslan Sirota alle tastiere e Brady Cohan alla chitarra. “Sono molto emozionato di fare questo tour” afferma Clarke\, “sento che in futuro ci sarà sempre più spazio per accoppiate uniche e inusuali come quella fra Stewart e me. Sarà un’esperienza positiva sia per il pubblico che per noi”. Non è certamente la prima volta che i due si esibiscono insieme\, entrambi erano infatti membri chiave del gruppo Animal Logic\, insieme con Deborah Holland. Gli Animal Logic hanno pubblicato due album omonimi tra il 1987 e il 1991 diventati oggetti di culto nella scena fusion. \n \nSTANLEY CLARKE è stato il primo bassista che è riuscito a “sdoppiarsi” con successo sia sul basso acustico che su quello elettrico e anche il primo a esibirsi come front man in tour mondiali. Veterano con oltre 40 album all’attivo\, Clarke ha vinto il Grammy nel 2011 per il migliore album di jazz contemporaneo per il suo album “The Stanley Clarke Band”. Clarke ha cofondato il gruppo di seminal fusion “Return to Forever” con Chick Corea e Lenny White\, vincitore quest’anno del Grammy come migliore album jazz strumentale. Ha collaborato nella sua carriera con Quincy Jones\, Stan Getz\, Art Blakey\, Paul McCartney e Keith Richards\, solo per nominarne alcuni. Clarke è anche compositore di oltre 60 colonne sonore per il piccolo e grande schermo\, tra cui Boyz N The Hood\, il film biografico su Tina Turner “What’s Love Got To Do With It”\, Romeo deve morire e The Transporter. La creatività di Clarke è stata riconosciuta e premiata in tantissime occasioni: è stato il primo Jazzista dell’anno per Rolling Stone e più recentemente è stato premiato con il prestigioso “Miles Davis Award” al the Montreal Jazz Festival. STEWART COPELAND ha passato 3 decenni della sua vita in prima linea nel mondo della musica contemporanea come rock star\, acclamato compositore e regista e molto più che un semplice collaboratore nelle più disparate composizioni rock\, world music\, di opera\, balletto e di musica da camera. Secondo un sondaggio tra i lettori di Rolling Stones del 2010\, è stato votato come il quinto migliore batterista di tutti i tempi. Come fondatore e batterista dei Police\, Copeland si è esibito in tutto il mondo\, ha vinto 5 Grammy e ha venduto più di 50 milioni di album\, insignito anche del titolo di Cavaliere dell’Ordine delle arti e delle lettere dal governo francese. La carriera di Copeland come compositore di musica per il cinema e la tv è cominciata con la colonna sonora del film Rusty il Selvaggio di Francis Ford Coppola che gli è valsa anche una nomination al Golden Globe per la migliore colonna sonora. Ha composta anche la musica per Wall Street di Oliver Stone e  the Oscar-nominated 4 giorni a settembre e Dead Like Me. La sua autobiografia “Strange Things Happen. La mia vita con i Police\, il polo e i pigmei” è stata pubblicata in Italia da Minimum Fax. httpv://youtu.be/B2xJnvVN3zU \nFormazione\nStanley Clarke – basso Stewart Copeland – batteria Alex Han – Sassofono alto – Ruslan Sirota – tastiere Brady Cohan – chitarra\nBass virtuoso STANLEY
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SUMMARY:FAIRPORT CONVENTION
DESCRIPTION:[box]Attenzione: questo concerto è stato spostato al cine teatro Odeon di Via Corridoni\, Catania[/box]\nArriva a Catania martedì 24 aprile al Cine-teatro Odeon di Catania la storica folk rock band inglese dei Fairport Convention\, da tutti considerata la migliore formazione folk rock di tutti i tempi\, un’occasione per riascoltare un lungo repertorio che dal 1967\, anno di nascita della band\, porta all’ultimo disco “Festival Bell” dello scorso anno. \nLa formazione: Simon Nicol voce principale\, chitarra ritmica; Dave Pegg basso\, cori e mandolino; Ric Sanders violino; Chris Leslie voce solista\, violino\, mandolino\, bouzouki; Gerry Conway batteria e percussioni. \nIl biglietto intero ha un costo di €. 16\,50\, quello ridotto (universitari – giovani fino a 25 anni – over 65) di €. 11\,50. \nI Fairport Convention sono stati il frutto più prezioso partorito dal frondoso albero del folk-rock inglese. Suonano il loro primo concerto davanti a una chiesa nel maggio del 1967. Si stabiliscono nei sobborghi a nord di Londra attorno al bassista Ashley “Tyger” Hutchings. I giovanotti si “riuniscono” per le prove in una casa chiamata Fairport\, residenza della famiglia del chitarrista ritmico Simon Nicol. Dalla “Convention” in questo edificio nasce il nome di un gruppo che ha attraversato più di quattro decadi. Oltre a Hutchings e Nicol\, ci sono anche il chitarrista Richard Thompson e Shaun Frater alla batteria. \nUna formazione\, questa iniziale\, che suonerà solo un concerto. Un giovane batterista\, Martin Lamble\, era tra il pubblico in quella chiesa e convinse il gruppo che egli avrebbe saputo fare di meglio dietro i tamburi. \nEra solo il primo dell’incredibile numero di cambi di formazione che caratterizzeranno i Fairport nei loro primi quindici anni. Ben presto la line-up cresce con l’ingresso della voce femminile di Judy Dyble\, che li farà distinguere rispetto alle decine di altre band che allora spuntavano come funghi nel veloce movimento della cultura giovanile di quell’estate. \nPer i Fairport non c’è carenza di lavoro e diventano ben presto ospiti fissi di locali underground come l’Electric Garden\, il Middle Earth e l’Ufo. Suonano da solo pochi mesi quando catturano l’attenzione di Joe Boyd che li mette sotto contratto con la Island Records. Lo stesso Boyd consiglierà di accrescere il personale con un’altra voce maschile e così Iain Matthews si unisce alla truppa e il primo album\, “Fairport Convention”\, esce prima della fine dell’anno 1967. \nIn questo periodo iniziale\, i Fairport guardano all’America per il materiale e l’ispirazione. «L’avere due voci ci affascinava – ricorda Matthews – e per via del nostro nome e della presenza scenica\, molti credevano che fossimo americani\, e non eravamo certo noi a darci da fare per dissipare questa credenza». Un atteggiamento che farà parlare di loro come dei “Jefferson Airplane inglesi”. All’uscita del secondo LP\, “What We Did On Our Holidays”\, il posto di Judy Dyble viene preso da Sandy Denny\, una cantante folk che aveva già inciso sia come solista che con gli Strawbs. Il terzo album\, “Unhalfbricking”\, vede la presenza come ospite di Dave Swarbrick\, un violinista folk di Birmingham. \nIl disco\, come il suo predecessore\, mette insieme ottimo materiale originale con canzoni contemporanee di artisti come Joni Mitchell e Bob Dylan. Il DJ radiofonico John Peel diviene un devoto campione della musica dei Fairport e mette spesso i dischi del gruppo al suo seguitissimo programma. Lo stesso Peel ha anche registrato diverse session negli studi della BBC che usciranno più tardi sull’album “Heyday”. \nUscito Matthews\, Dave Mattacks entra alla batteria. L’LP che ne esce\, “Liege And Lief”\, sarà un classico. Probabilmente il più bello dei Fairport Convention\, quello che stabilisce definitivamente il folk-rock inglese come genere musicale distinto che può a sua volta influenzarne altri. “Liege And Lief” viene lanciato con un concerto tutto-esaurito alla Royal Festival Hall di Londra sul finire del 1969. Dave Swarbrick ha dato un grosso contributo al progetto e fa ora parte della band a tempo pieno. Nonostante il trionfo di “Liege And Lief”\, il membro fondatore Ashley Hutchings se ne va per formare gli Steeleye Span. Ad aggravare i problemi\, anche Sandy Denny abbandona il gruppo. Dave Pegg prende in mano il basso e da allora è nella band per un periodo ininterrotto di 34 anni. \nNon è invece possibile rimpiazzare il talento di Sandy Denny e così il gruppo decide di continuare senza una voce femminile.\nSimon Nicol lascia i Fairport al principio del 1972\, seguito da Dave Mattacks (ma i due rientreranno più tardi). Restano così i due Dave\, Pegg e Swarbrick\, a tenere le redini della band. Gli anni che seguono verranno chiamati “Fairport Confusion” per via dell’incredibile sequenza di musicisti che vanno e vengono. Nel 1979 la band è priva di contratto discografico e l’udito di Dave Swarbrick va deteriorandosi rapidamente. \nI Fairport decidono di porre fine al loro viaggio. Fanno un tour di addio e suonano un ultimo concerto all’aperto a Cropredy\, il villaggio dell’Oxfordshire dove vivono Dave e Christine Pegg. Nessuna etichetta vuole pubblicare le registrazioni dal vivo della tournée e del concerto\ne così i Pegg danno il via alla Woodworm Records e li pubblicano in proprio. Dopo un anno\, i Fairport Convention tornano per un concerto re-union a Cropredy ed è così che nasce il famoso festival che\, in pochi anni\, crescerà rapidamente. \nAgli inizi degli anni Novanta si costituisce anche un quartetto acustico\, e le due versioni dei Fairport percorrono strade parallele. Nel 1998\, Dave Mattacks se ne va negli Stati Uniti e Gerry Conway\, il cui viaggio musicale degli ultimi trent’anni si era svolto in parallelo ai Fairport\, prende il suo posto alla batteria e percussioni. \nIl nuovo secolo trova i Fairport in ottima forma. Le sale sono piene e i dischi vendono bene. Nel 2004\, i Fairport Convention sono ancora tra le band più richieste. La formazione vede insieme Simon Nicol (voce solista\, chitarre elettriche e ritmiche)\, Dave Pegg (coro\, basso\, mandolino)\, Ric Sanders (violino)\, Chris Leslie (voce solista\, violino\, bouzouki\, mandolino) e Gerry Conway (batteria e percussioni)\, ancora in grado di riempire le sale nei loro frequenti tour. \nNel 2007 viene pubblicato\, in occasione del loro quarantesimo anniversario\, il nuovo album di studio “Sense of Occasion” che\, ancora una volta\, vede in gran forma il quintetto ormai rodato da anni passati insieme a suonare in tutto il mondo. Il DVD “Fairport @ Forty”\, del 2008\, celebra il quarantesimo anniversario del gruppo con la regia di Mike Rowbottom. \nIl 14 aprile 2011\, i Fairport Convention hanno pubblicato per l’etichetta di casa Matty Grooves “Festival Bell”\, nuovo album di studio dopo “Sense of Occasion” del 2007. Il disco contiene tredici brani più la rivisitazione di “Rising for the Moon” di Sandy Denny. Ce lo presentano così gli stessi musicisti che abbiamo avuto modo di apprezzare nei tanti concerti italiani: «Con canzoni scritte da Ralph McTell\, Richard Shindell\, Chris While\, Sandy Denny\, Red Shoes e dai nostri Chris Leslie\, Dave Pegg e Ric Sanders\, crediamo di aver prodotto un disco in cui ci sia davvero qualcosa per\ntutti». Sia in copertina che nel booklet campeggia la fotografia della Festival Bell\, la campana che risuona nella chiesa di St Mary’s Church di Cropredy col nome della band\, in parte finanziata dai contributi dei partecipanti alla convention dei Fairport che si tiene annualmente ad agosto nella stessa cittadina inglese. \nFormazione\nSimon Nicol – voce principale\, chitarra ritmica\nDave Pegg basso – cori e mandolino\nRic Sanders – violino\nChris Leslie – voce solista\, violino\, mandolino\, bouzouki\nGerry Conway – batteria e percussioni. \nVideo\nhttpv://youtu.be/n2xODjbfYw8
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SUMMARY:Gianmaria Testa "Vitamia" tour
DESCRIPTION:Il cantautore piemontese presenta l’ottavo disco “Vitamia”\, affresco sentimentale e umano per una riflessione personale lunga 50 anni \nUltimo appuntamento per il cartellone “Jazz e dintorni – Catania Jazz al Ma” organizzato al Ma – Musica Arte di Catania dall’associazione Catania Jazz: mercoledì 18 aprile arriva il cantautore piemontese Gianmaria Testa che presenterà il nuovo disco “Vitamia” uscito alla fine del 2011. \nCon Gianmaria Testa\, voce e chitarre\, suoneranno Giancarlo Bianchetti alle chitarre\, Nicola Negrini al contrabbasso e basso elettrico\, Philippe Garcia alla batteria. Per i non abbonati a Catania Jazz 2011-12 l’ingresso è 22 euro\, per gli abbonati è di 16\,50 euro. \nCircondato da grandi musicisti\, gli stessi che hanno costituito il nucleo forte e compatto delle registrazioni in studio\, Gianmaria Testa presenta in versione live il suo nuovo\, intenso\, inaspettato lavoro discografico\, “Vitamia”\, 11 tracce che rappresentano una riflessione personale e sociale lunga 50 anni\, 18 mila giorni (come recita il titolo di una delle canzoni guida dell’album)\, un affresco sentimentale e umano che come la vita porta con sé diverse sfumature e diversi colori musicali. \nSe le tematiche del nuovo disco sono assolutamente in linea con la poetica di Gianmaria (l’amore\, una riflessione sulla società contemporanea\, la nostalgia\, lo stupore\, un abbandono infantile…)\, decisamente nuove saranno le sonorità che si potranno ascoltare dal palco e che virano decisamente e con vigore sul versante elettrico grazie alla presenza di un chitarrista di prim’ordine (Giancarlo Bianchetti) a suo agio sia con la chitarra elettrica che con la chitarra classica\, di un contrabbassista (Nicola Negrini) che non teme di imbracciare un basso Fender degli Anni 70 e di un batterista (il francese Philippe Garcia) che ha nel suo curriculum il grande jazz internazionale\, ma anche la presenza sulla scena musicale dub più nuova. La voce di Gianmaria\, sempre più grave\, intrigante\, aspra e vellutata a un tempo fa\, da Virgilio in questa nuova avventura musicale. \nGianmaria Testa racconta il disco. «Una volta un amico mi ha detto – prova a contare la vita in giorni invece che in anni\, vedrai come cambia la prospettiva -. Aveva ragione\, tutto si accorcia e si rimpicciolisce. Il giorno è una dimensione minima e quasi misurabile in respiri. Gli anni al confronto sono un tempo metafisico\, anche se pure loro adesso mi passano alla velocità della luce. Così questo disco doveva chiamarsi 18000 giorni perché quella era l’età che avevo quando ho cominciato a pensarci. \nPoi i giorni sono diventati 19000 e più\, il materiale non era pronto e ho rinunciato a quel titolo. Si chiama “Vitamia”\, tutto attaccato per un po’ di ragioni fra le quali il fatto che non c’è nessuna pretesa riassuntiva\, nessun bilancio in corso d’opera. Ci sono degli appunti sul passato\, sul presente e perfino una sommessa e laica invocazione per il futuro\, quella sì intitolata “18 mila giorni” e dedicata a Erri De Luca per fraterna amicizia e perché lui insieme ad altri ha provato a un certo punto a immaginare un futuro diverso. La gestazione quindi è stata lunga e questo non è naturalmente garanzia di buona riuscita\, però ha permesso una specie di sedimentazione consapevole e soprattutto condivisa. Perché se è vero che un disco è sempre un’avventura collettiva non necessariamente diventa qualcosa di condiviso. \nIn questo caso invece sia nel lavoro di pre-produzione con Paola Farinetti e Claudio Dadone\, sia poi nelle prove e durante la registrazione\, ogni singolo musicista ha dato un apporto creativo importante e molto superiore al semplice suonare. Sette delle undici canzoni di “Vitamia” sono state scritte per lo spettacolo teatrale “18 mila giorni – il pitone” nel quale Giuseppe Battiston e io stesso abbiamo portato in scena un monologo di Andrea Bajani sul tema del lavoro. Anche a loro\, Giuseppe e Andrea\, così come al regista Alfonso Santagata questo disco è in qualche misura debitore. Al libro di Bajani “Cordiali saluti” è poi ispirata l’omonima canzone presente nel cd. Sono passati 5 anni dall’ultimo mio disco di inediti “Da questa parte del mare”\, un tempo lungo mi dicono quelli che si intendono di scadenze. \nIo rimango persuaso che un disco si fa quando si pensa di avere qualcosa da raccontare\, soprattutto a se stessi. In questi anni complicati mi è stato difficile anche scrivere sommerso com’ero da un’unica assordante domanda: perché?». \nFormazione\nGianmaria Testa – voce e chitarre\nGiancarlo Bianchetti – chitarre\nNicola Negrini – contrabbasso e basso elettrico\nPhilippe Garcia – batteria \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=2ONYgYV5woY&feature=shareIl cant
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SUMMARY:Voicelink & Assurd
DESCRIPTION:Presentazione\nDistribuito anche in Italia l’album Voicelink – A prima vista sembra un nuovo duo Musica nuda\, ma l’incontro tra il sassofonista Raul Colosimo e la cantante franco-angolana Merle-Anne Prins Jorge aspira ad essere qualcosa di diverso. Il concetto di fondo\, però\, è lo stesso: due soli musicisti (una voce femminile e uno strumento acustico\, in questo caso il clarinetto basso) e la musica privata dei suoi orpelli\, denudata e restituita con il fascino della sua minimalità. Dopo aver raccolto successi e consensi sulla scena parigina\, lunedì 11 aprile verrà pubblicato anche in Italia l’album d’esordio del duo Colosimo-Prins Jorge\, dal titolo Voicelink: una serie di coveri di brani celebri più un brano originale\, interpretati appunto per voce e clarinetto basso\, in uscita nel Belpaese con distribuzione Egea\, per l’etichetta Storie di Note. \nRaul Colosimo è sassofonista e sperimentatore italiano molto noto nella capitale francese. In Italia ha suonato con Il Parto delle Nuvole Pesanti\, in tour nel 2003\, in un grande concerto per la pace a Baghdad e con Claudio Lolli nel remake del celebre album Ho visto anche degli zingari felici. In Francia ha collaborato con Eric Truffaz\, e dopo l’incontro con Merle-Anne Prins Jorge\, cantante franco-angolana\, dalla voce strepitosa e dalla presenza di grande impatto\, ha dato vita a questo progetto jazzy assolutamente singolare\, dove la voce osa spaziare dal fondo alle frequenze più impensabili\, sostenuta nella più giocosa improvvisazione\, dal groove avvolgente del clarinetto basso\, con uno spirito leggero che sfida la gravità\, declassificando e rivitalizzando autentici classici della musica. \nPer questo Raul Colosimo è diventato testimonial\, al fianco del celebre maestro del funk Marcus Miller\, della Selmer\, grande casa di produzione parigina del clarinetto\, che ha deciso di sostenere con forza questo progetto musicale quasi unico. \nAssurd\nUna fusione di potenzialità musicali\, finalizzate a condurre in svariati luoghi le colorate armonie e il significato simbolico di valori emozionali e culturali.?Ognuna di queste donne porta con sé una nota distintiva\, non parliamo solo di una diversità di accenti o di parole prettamente autoctone ma della loro attitudine ad infondere la singolare personalità canora e sonora nelle composizioni\, a mò di serenate ma\, a volte\, anche di denuncia sociale. \nUn viaggio nel colore locale di ognuna di loro che si realizza passando dai ritmi tipici e passionali della tarantella partenopea\, toccando le sonorità impetuose della pizzica salentina e del calore del Sudamerica\, arricchito dall’uso di strumenti originari come tammorre\, tamburelli e organetto… \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=12A90oR_ApY&feature=share \nGalleria\n\nSito\nwww.voicelink.fr \nPresentazione
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SUMMARY:DUSTIN O’HALLORAN & ADAM WILTZIE “ A Winged Victory For The Sullen”
DESCRIPTION:Arriva a Catania “A Winged Victory For The Sullen”\, nuovo progetto condiviso tra Dustin O’Halloran\, noto ai più per la colonna sonora di “Marie Antoinette” di Sofia Coppola e come membro fondatore dei Devics\, e Adam Wiltzie\, già negli Stars Of The Lid e produttore di band come i Flaming Lips e Mercury Rev. \nI due musicisti americani – O’Halloran al piano e tastiere e Wiltzie alla chitarra ed elettronica -\, accompagnati da un trio d’archi del newyorkese Acme Ensemble (Gyda Valtysdottir violoncello\, Daniela Strassfgogel viola\, Margaret Hermant violino)\, suoneranno lunedì 19 marzo al Ma – Musica Arte di Catania\, fuori programma della XXIX stagione di concerti di Catania Jazz. \nLe storie personali di Dustin O’Halloran ci danno qualche indizio per gli arazzi della sua musica: pianista autodidatta dall’età di 7 anni\, ha vissuto a Los Angeles (dove ha studiato arte al Santa Monica College e ha formato i tanti adorati Devics con Sara Lov)\, in Italia (in un fondo rurale in Emilia Romagna) e a Berlino. La sua musica struggente è un elegante esercizio in quanto a grazia e sfumature in quanto è un’espressione personale pura e intuitiva e qui troviamo qualche spiegazione alla tranquilla e irrefrenabile ascesa alla notorietà di Dustin. \nDopo aver ottenuto nel 2006 un importante riconoscimento per la colonna sonora del film di Sofia Coppola “Marie Antoinette” (che si colloca perfettamente a fianco della colonna sonora di “An Affair American” di William Olsen del 2010 e “Lake Crazy” di Drake Doremus vincitore del Sundance Festival nel 2011\, Dustin è rapidamente diventato uno dei nomi più riconoscibili nell’ampio campo “post-classico”. Ispirato\, tra gli altri\, da Arvo Part\, Philip Glass\, Hans Otte\, John Luther Adams\, Olivier Messiaen\, Ennio Morricone\, Gavin Bryars\, il background rock di Dustin – in primo luogo con il “dream-pop” dei Devics – ha fornito un sofisticato approccio alla composizione di pezzi classici moderni. \nL’album “Lumiere” del febbraio dello scorso anno ha rappresentato per O’Halloran una fusione di tutto ciò che la sua musica ha espresso finora\, un passo avanti senza precedenti in termini di tavolozza timbrica e armonia. A settembre del 2011 è poi uscito “A Winged Victory For The Sullen”\, che ha consolidato la collaborazione con Adam Wiltzie. Il disco è un tripudo di delay\, loop e riverberi. Il duo ha accettato di abbandonare i confortevoli studi di registrazione domestici per sviluppare le registrazioni con l’aiuto di spazi acustici di grandi dimensioni\, mettendo in campo una selezione pianoforti a coda che hanno avuto la capacità di fornire sonorità molto sofisticate. \nAltra strumentazione tradizionale che è stata utilizzata è il quartetto d’archi\, il corno e il fagotto\, ma sempre dominati da melodie di chitarra. Le registrazioni iniziarono con una sessione a tarda notte nella chiesa di Grunewald a Berlino su un pianoforte Bösendorfer Imperial del 1950 mentre gli archi sono stati aggiunti nel centro storico di Berlino Est\, negli studi radiofonici della ex Ddr lungo il fiume Sprea. Un ultima sessione è stata registrata su un pianoforte Fazioli in uno studio privato del Nord d’Italia\, prima che i mix finali abbiano avuto luogo in una villa del 17 ° secolo vicino a Ferrara con l’assistenza di Francesco Donadello\, ex batterista dei Giardini di Mirò e oggi affermato tecnico audio. \nTutti i brani sono stati quindi elaborati in analogico direttamente su nastro magnetico. Il risultato finale sono sette paesaggi di reiterazione armonica. In “Requiem For The Static King Part One” – creato in memoria della prematura scomparsa di Mark Linkous – hanno preso la vecchia idea di un quartetto d’archi e poi sparato fuori il brano come da un cannone per rivelare squisiti nuovi livelli di beatitudine sonora. Dei 13 minuti di “Symphony Pathétique”\, Wiltzie dice “dopo quasi 20 anni di lotta per creare interessanti temi di musica ambient\, mi sento come se avessi finalmente capito che cosa sto facendo”. Musicisti ospiti degni di nota includono il violoncellista islandese Hildur Gudnadottir\, così come Peter Broderick al violino. \nO’Halloran e Wiltzie si sono conosciuti il 24 maggio 2007 a Bologna\, quando Wiltzie era in tour con gli Sparklehorse\, per l’ultimo tour europeo della band di Mark Linkous. Quella sera Adam invitò l’amico e collega italiano Francesco Donadello a vedere il concerto\, e ospite di Francesco quella sera è stato Dustin O’Halloran. Dalle chiacchiere di backstage al comune amore per la gastronomia italiana\, è nata una curiosa amicizia che ora ha fruttato queste composizioni molto interessanti. \nO’Halloran ha recentemente completato una nuova partitura per il film di Ol Parker “Now Is Good”\, film che uscirà il 25 maggio nel Regno Unito e più in là nel resto del mondo. Il film è interpretato da Dakota Fanning\, Jeremy Irvine\, Paddy Considine\, e Olivia Williams. \nFormazione\nDustin O’Halloran – piano e tastiere\nAdam Wiltzie – chitarra ed elettronica\nGyda Valtysdottir – violoncello\nDaniela Strassfgogel – viola\nMargaret Hermant – violino \nSito ufficiale\nwww.dustinohalloran.com \nVideo\nhttpv://youtu.be/oQpzjevcwN0
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SUMMARY:Rita Marcotulli
DESCRIPTION:Formazione\nRITA MARCOTULLI – ANDY SHEPPARD – LUCIANO BIONDINI
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SUMMARY:BENNIE MAUPIN QUINTET
DESCRIPTION:Presentazione\nCon lui\, i colleghi musicisti hanno sempre avuto l’occhio ben più lungo di quello della critica e del pubblico\, impiegandolo con assiduità fin dai tardi anni Sessanta. Qualche esempio? Lee Morgan\, Horace Silver\, McCoy Tyner\, Miles Davis\, Herbie Hancock\, Andrew Hill\, Sonny Rollins\, Jack DeJohnette\, Eddie Henderson\, Roy Haynes\, Marion Brown non hanno mai esitato a ingaggiarlo nei loro gruppi\, soprattutto grazie alla sua straordinaria duttilità e a un’apertura mentale che gli consentiva di passare dall’hard bop avanzato di un Morgan ai gruppi elettrici di Herbie Hancock\, dalla personalissima rivisitazione del soul jazz firmata Horace Silver al free «moderato» e minimalista di un Marion Brown. Senza dimenticarsi\, è chiaro\, la parte determinante che Miles volle assegnare a Maupin in Bitches Brew\, laddove è il suo clarinetto basso a conferire un colore assolutamente unico alle tessiture strumentali di una delle pietre miliari della musica del Novecento\, destinata poi a vantare decine di imitatori. \nMaupin ha suonato con grandi musicisti come Roy Haynes\, Mccoy Tyner\, Horace Silver\, Herbie Hancock. Ha suonato con Miles Davis\, registrando con lui un capolavoro come “Bitches Brew”. \nBennie Maupin ha lavorato con giganti del Jazz tra cui Roy Haynes\, Horace Silver\, Pharoah Saunders\, Freddie Hubbard\, Jack DeJohnette\, Andrew Hill\, Eddie Henderson\, Woody Shaw\, Lee Morgan\, McCoy Tyner e Marion Brown. Ha preso parte all?incisione degli album “Bitches Brew”\, “Jack Johnson” e “On the Corner” di Miles Davis. Ha collaborato con Herbie Hancock facendo parte dei “Headhunters” e del sestetto “Mwandishi”.? Come solista Maupin ha registrato nel corso della sua carriera diversi album\, tra cui “Jewel in the Lotus” nel 1974\, “Slow Traffic Move Right” nel 1976\, “Moonscapes” nel 1978\, e “Drivind While Black” nel 1998. ?A partire dagli anni ’60 Maupin ha frequentato assiduamente la Polonia dove ha avviato una serie di collaborazioni con diversi musicisti. \nHa inciso con il chitarrista Jaros Aw Œmietana il cd di grande successo “A story of Polish Jazz”.? Gli amici polacchi hanno fatto conoscere a Maupin la città di Zakopane\, ai piedi dei monti Tatra. Lì il musicista americano ha scoperto il mondo del folclore polacco e la musica di Karol Szymanowski. Ha anche avuto modo di incontrare eccellenti musicisti (Jan Karpiel Bulecka\, Hania Chowaniec Rybka e altri) e ha realizzato\ncon loro il progetto delle variazioni jazz ispirate alla musica di Szymanowski e a quella popolare dei Tatra. Il bassista polacco Darek “Oles” Oleszkiewicz è stato invitato\, insieme al batterista Michael Stephans e al percussionista Munyungo Jackson\, al progetto “The Bennie Maupin Ensemble” che ha portato all’incisione del cd “Penumbra” (2006).?The Bennie Maupin Group è composto da Bennie Maupin flauto\, clarinetto basso\, sax tenore & soprano\, Hania Chowaniec-Rybka voce\, Michal Tokaj pianoforte\, Michal Baranski contrabbasso\, Lukasz Zyta batteria\, percussioni. \nFormazione\nBennie Maupin – clarinetto basso\, sax tenore & soprano\, flauto\nHania Chowaniec-Rybka – voce\nMichal Tokaj – pianoforte\nMichal Baranski – contrabbasso\nLukasz Zyta – batteria\, percussioni \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=a6FBzq69bMI \nSito ufficiale\nhttp://www.benniemau
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SUMMARY:Anthony Strong Trio
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SUMMARY:Raiz e Fausto Mesolella in "WOPS - viaggio senza passaporto"
DESCRIPTION:Presentazione\nWOPS è il viaggio musicale di due musicisti eclettici come Raiz (ex Almamegretta) e Fausto Mesolella (Avion Travel)\, che da soli sul palco con voce e chitarra propongono un repertorio di canzoni che amano da sempre. \nDai Rolling Stones ai Bee Gees\, da Mario Merola a Battisti agli Who passando per Marley e Patty Pravo\, i due si divertono e fanno divertire il pubblico con un passatempo d’autore che lascia il segno. Entrambi interpreti del film Passione di John Turturro\, dal vivo ripropongono alcuni dei classici della canzone napoletana presenti nel film e riarrangiati per l’occasione.
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DESCRIPTION:Video\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=Mc1oL5f9Gws \nFormazione\nSerena Ganci – voce\, batteria\, percussioni\nSimona Norato – voce\, chitarra
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SUMMARY:Jay Jay Johanson
DESCRIPTION:Presentazione\nAccordi noir\, voce estremamente soft e jazz\, languide ballate\, accostamento di sonorità elettroniche a melodie estremamente suadenti\, questo è Jay Jay Johanson\, cantautore svedese classe 1969. \nOltre ad aver composto diverse colonne sonore per film\, il poliedrico artista è anche famoso per le sue installazioni durante i concerti. Capacità di Jay-Jay è quella di riunire le texture che sembrano avere nulla in comune e\, renderle sue canzoni in modo coerente e interessante. Inoltre\, la sua forza poetica nello scrivere i testi è spesso disarmante ed è quasi sempre abbinata a registrazioni innovative composte dall’uso di strumentazioni basiche. Gli arrangiamenti sono così fantasiosi\, e gli spostamenti ritmici così intriganti\, che non suonano banali. \nTrip-hop\, pop\, electro-clash\, elettronica si alternato in Spellbound (2011)\, ultimo album di quest’artista. Tutte le canzoni sono estremamente orecchiabili e\, sposano veralatamente melodie di atmosfere intricate e misteriose. L’elemento tensione è alla base del progetto\, ritmo frizzante\, giocare\, sperimentale\, mentre le parti vocali invece tiraro fuori il sentimento. Mentre si prepara a portare questo nuovo lavoro per un nuovo tour Jay-Jay Johanson continua a porre sfide personali che hanno arricchito il suo lavoro per oltre un decennio. \nE continua a seguire questa strada: con pazienza\, la perseveranza\, e sopratutto classe e bellezza. \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=P8_76uvNGpw
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SUMMARY:Andromeda Turre Quintet
DESCRIPTION:Presentazione\nCatania Jazz presenta un “fuori programma” di lusso: domenica 11 dicembre si esibisce al MA Andromeda Turrè\, una delle voci più promettenti dela scena jazz internazionale. \nPer lei critica non si è risparmiata negli elogi: freschezza\, talento\, passione e sensualità; Andromeda arriva a Catania per presentare il suo nuovo album “Love Story”\, accompagnata dal suo quintetto\, composto da musicisti italiani come Marco Marzola (basso) e Nico Menci (pianoforte) e musicisti Americani Stacy Dillard (sax) e Darrell Green (batteria)\, per presentare al pubblico brani jazz standard e suoi brani originali. \nAndromeda Turre ha iniziato la sua carriera come corista per Ray Charles. Promossa\, poi\, dallo stesso Charles a direttrice Vocale\, ha iniziato a ritagliarsi un suo spazio particolare nel contesto della canzone Jazz\, collaborando con la band di J.C. Hopkins Biggish. Grazie al suo ampio background culturale e agli studi in prestigiose scuole di spettacolo\, Andromeda è riuscita ad esprimere la sua duttilità artistica anche attraverso il pianoforte\, il ballo e la recitazione: ha conquistato il pubblico del grande schermo recitando nel film di Woody Allen “Murder Mistery Blues”. \nParallelamente alla sua carriera di cantante\, Andromeda lavora anche alla composizione e interpretazione di suoi lavori originali e come vocal coach\, arrangiatrice e produttrice. La Turrè è figlia d’arte\, di Steve Turre e Akua Dixon. Ha sviluppato sin da piccola un forte amore per la musica iniziando come ballerina in una formazione di danza al Teatro di Harlem unendo lo studio della danza moderna e del tip-tap a quello del pianoforte con Alvin Ailey. Diplomatasi presso la Montclair High School in Spettacolo e Arti visive\, ha studiato presso il Conservatorio di Boston. La sua carriera di cantante inizia come corista di Ray Charles e la sua voce è stata utilizzata in diversi contesti: film\, tv commerciale e recording sessions in tutto il mondo. Ha partecipato come attrice al film di Woody Allen “Murder Mistery Blues” in cui ha cantato\, ballato e suonato il pianoforte. Nell’estate del 2007 Andromeda ha partecipato al cast di “Big Band Beat” come “queen of the blues” a Tokyo Disney in Giappone\, dove ha trovato ispirazione per comporre musica e lyrics del suo primo album “Introducing Andromeda Turre”. \nSito ufficiale\nwww.andromedaturre.com \nFormazione\nAndromeda Turre – voce\nStacy Dillard – sax\nNico Menci – piano\nMarco Marzola – basso\nDarrell Green – batteria \nGalleria
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SUMMARY:Patrizia Laquidara
DESCRIPTION:Un’altro concerto arricchisce il nostro “fuori programma”: Patrizia Laquidara\, una delle più belle voci catanesi si esibirà domenica 4 dicembre al MA di Catania \nPresentazione\nIl talento eccentrico della Laquidara fa spaziare questa artista da una tournée negli STATI UNITI (New York\, Los Angeles\, San Francisco\, Seattle) a una tournée nei teatri in BRASILE ed ECUADOR (Rio de Janeiro\, San Paulo\, Belo Horizonte\, Rio Grande do sul\, Guayaquil\, Quito) dal GIAPPONE (Tokio) al Portogallo\, dal Marocco all’Inghilterra\, Svizzera\, Spagna\, Francia e altri paesi d’europa. \nCantante\, autrice e compositrice oltre che attrice (protagonista\, tra l’altro di due commedie musicali accompagnata dall’orchesta del teatro olimpico di Vicenza\, collabora con Natalino Balasso in Fog Theatre\, con Massimo Carlotto in Cristiani di Allah\, segue il laboratorio teatrale annuale di “l’Essere e l’Attore” allo studio 83 di Milano\, performer in “Buio Bianco”\, dove canta recita e danza e poi “Morte di un pittore”). \nHa al suo attivo collaborazioni prestigiose che spaziano dalla musica contemporanea \, d’autore\, jazz (Arto Lindsay\, Ben Perowsky\, Smokey Hormel\, Tom Bartlett\, Alfonso Santimone\, Stefano Bollani\, Rita Marcotulli\, Mario Venuti\, Andrea Chimenti\, ecc.) alle colonne sonore (Paolo Buonvino) alla musica popolare (Ambrogio Sparagna\, Carlos Nunez\, Elena Ledda\, Mauro Palmas\, Ben Mandelson\, Nicola Parov\, Guo Yue\, Rodrigo Leao\, Davide Van De Sfroos\, Stefano Valla\, Sandra Kerr\, Wu Fei\, ecc.) \nCon i suoi due precedenti album\, “Indirizzo Portoghese”\, prodotto da Pasquale Minieri (Rosso di sera -Virgin records) e “Funambola” prodotto da Arto Lindsay (Ponderosa music and art)\, conquista ed entusiasma la critica musicale specializzata. \nVince inoltre vari premi (ben tre premi Festival Premio citta’ di Recanati 2002\, Premio della critica Festival di Sanremo 2003\, premio Cantante di musica popolare IMAIE 2007\, premio Giovanni Paisiello\, uno dei Magna Grecia Awards. \nIl Premio Tenco nomina il suo album Funambola fra i cinque più belli del 2007\, Noite luar\, colonna sonora del Film Manuale d’amore è stata nominata al David di Donatello…) e si fa conoscere al pubblico grazie a un’intensa attività live \, conquistando credibilità di stampa e critica e ottenendo un posto di rilievo nel panorama musicale italiano. \nE’ produttrice artistica del live e del suo ultimo album “Il Canto dell’Anguana” di Patrizia Laquidara e Hotel Rif\, uscito nel 2011 e vincitore della targa Tenco come migliore album in dialetto. \nSito ufficiale\nwww.patrizialaquidara.com \nFormazione\nPatrizia Laquidara – voce\nToni Canto – chitarra \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=y3MxLeWJPX0 \nGalleria foto\nU
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SUMMARY:AGATA LO CERTO
DESCRIPTION:Presentazione\nLa passione della catanese Agata Lo Certo per la musica l’ha portata a percorrere diverse strade: durante l’infanzia e l’adolescenza ha studiato con tenacia danza classica\, conseguendo ottimi risultati; dai sedici anni\, si è dedicata esclusivamente al canto iniziando – quasi per gioco – a cantare filastrocche. \nDai garage piccoli e umidi ai club di città il passo è stato breve: nel 1992 Agata costituisce la sua prima cover band\, i “Blue Step”\, rivisitando i motivi portati al successo dai grandi interpreti della Black Music come Aretha Franklin\, Ella Fitzgerald\, Billie Holiday\, Otis Redding e molti altri\, ed imponendosi nel panorama canoro siciliano. Si esibisce in molti spettacoli e manifestazioni e collabora come vocalist per diversi artisti\, tra cui Mario Lavezzi (in “Voci e chitarre”). \nNel ’93 comincia a studiare canto. \nSi confronta e collabora con illustri musicisti del panorama siciliano\, proponendosi in vesti sempre diverse. Durante questo periodo sviluppa un approccio sempre più cantautorale\, costruendo un repertorio specchio del suo mondo interiore. \nNel 2001 Agata si affaccia al panorama musicale italiano partecipando al “Giffoni Film Festival 2001” come cantautrice; qui vince il prestigioso Premio della critica. \nLa svolta discografica è arrivata nel 2006 con “Mutevoli sensazioni”\, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’omonimo album pubblicato dall’etichetta catanese “Due Parole” di Carmen Consoli. \nUn legame che si è rinnovato in occasione del tour di “Eva contro Eva”\, quando Agata Lo Certo ha aperto i concerti estivi di Carmen Consoli. Tra i progetti successivi\, “Polychròmia covers unplugged” e “Agata Lo Certo in Chiave di Bossa”\, concerto tributo a Tom Jobim\, nonché il sodalizio artistico con l’orchestra “Pop Players Ensemble”\, costituita da alcuni musicisti del Teatro Massimo Bellini di Catania. \nDegli ultimi anni è la “svolta etnica” di Agata Lo Certo\, che ha partecipato tra l’altro alle ultime due edizioni del Festival della canzone siciliana (con i brani inediti “Malacuscenza” del 2009 e “Curri”\, del 2010\, classificatasi al terzo posto). \nAgata Lo Certo ha aperto nei mesi scorsi i concerti italiani di Noa e l’8 marzo scorso\, al Metropolitan di Catania\, il concerto della cantante portoghese Cristina Branco. \nMedia Gallery\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=l7zscx06WOA \n[gallery link=”file” columns=
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SUMMARY:Larry Willis solo piano
DESCRIPTION:Presentazione\nPianista e compositore Americano\, Larry Willis si è esibito in una vasta gamma di stili\, includendo jazz fusion\, Rock\, Bop Bebop e Avant-Garde. \nDopo i suoi primi anni di studio della musica e della teoria alla Manhattan School of Music di New York\, inizia ad esibirsi regolarmente con Jackie McLean. Dopo la laurea ha fatto il suo primo disco jazz\, “McLean’s Right Now!” che ha caratterizzato con due delle sue composizioni. \nLa sua prima registrazione\, tuttavia\, è stata come cantante con un Ensemble Chorale\, esecuzione di un’opera di Aaron Copland sotto la direzione di Leonard Bernstein. \nSuccessivamente ha deciso di concentrarsi sul jazz perché a causa della difficoltà dei musicisti Afro-Americani era trovare lavoro nella musica da concerto. Egli ha sempre continuato a registrare e a fare tour in tutto il mondo. Veramente una leggenda nel mondo del jazz. Nel corso della sua illustre carriera ha suonato con una vasta gamma di musicisti\, compreso un periodo di sette anni come tastierista con Blood\, Sweat & Tears (a partire dal 1972). \nLa sua ultima registrazione con Paul Murphy “Excursions”\, si può sentire per chiunque sia interessato nei principi di alta energia di fusione Bebop e jazz d’avanguardia. Questo è jazz ad un livello impressionante nuovo. Alcuni degli altri musicisti con cui ha suonato e registrato Ryo Kawasaki\, Sonny Fortune\, Jackie Mc Lean\, Paul Murphy\, Dizzy Gillespie\, Lee Morgan\, Woody Shaw\, Hugh Masekela\, Cannonball and Nat Adderley\, Stan Getz\, Art Blakey\, Art Taylor\, Clifford Jordan\, Ron Carter\, Carmen McRae\, Shirley Horn\, Richard “Groove” Holmes\, Earl May\, David “Fathead” Newman\, Al Foster\, Buster Williams\, Alphonse Mouzon\, Carla Bley\, Eddie Gomez\, e molti altri. \nE’ stato anche uno dei principali artefici alla nomina per il Grammy Afro-Cuban Jazz del gruppo Fort Apache. \nIn tutto\, Willis è apparso su più di 300 album\, con più di 20 incisioni come leader. \nFormazione\nLarry Willis – pianoforte \nGallery
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SUMMARY:Agata Lo Certo Band e Beatrice Campisi Band
DESCRIPTION:Presentazione Agata Lo Certo\nLa passione della catanese Agata Lo Certo per la musica l’ha portata a percorrere diverse strade: durante l’infanzia e l’adolescenza ha studiato con tenacia danza classica\, conseguendo ottimi risultati; dai sedici anni\, si è dedicata esclusivamente al canto iniziando – quasi per gioco – a cantare filastrocche. \nDai garage piccoli e umidi ai club di città il passo è stato breve: nel 1992 Agata costituisce la sua prima cover band\, i “Blue Step”\, rivisitando i motivi portati al successo dai grandi interpreti della Black Music come Aretha Franklin\, Ella Fitzgerald\, Billie Holiday\, Otis Redding e molti altri\, ed imponendosi nel panorama canoro siciliano. Si esibisce in molti spettacoli e manifestazioni e collabora come vocalist per diversi artisti\, tra cui Mario Lavezzi (in “Voci e chitarre”). \nNel ’93 comincia a studiare canto. \nSi confronta e collabora con illustri musicisti del panorama siciliano\, proponendosi in vesti sempre diverse. Durante questo periodo sviluppa un approccio sempre più cantautorale\, costruendo un repertorio specchio del suo mondo interiore. \nNel 2001 Agata si affaccia al panorama musicale italiano partecipando al “Giffoni Film Festival 2001” come cantautrice; qui vince il prestigioso Premio della critica. \nLa svolta discografica è arrivata nel 2006 con “Mutevoli sensazioni”\, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’omonimo album pubblicato dall’etichetta catanese “Due Parole” di Carmen Consoli. \nUn legame che si è rinnovato in occasione del tour di “Eva contro Eva”\, quando Agata Lo Certo ha aperto i concerti estivi di Carmen Consoli. Tra i progetti successivi\, “Polychròmia covers unplugged” e “Agata Lo Certo in Chiave di Bossa”\, concerto tributo a Tom Jobim\, nonché il sodalizio artistico con l’orchestra “Pop Players Ensemble”\, costituita da alcuni musicisti del Teatro Massimo Bellini di Catania. \nDegli ultimi anni è la “svolta etnica” di Agata Lo Certo\, che ha partecipato tra l’altro alle ultime due edizioni del  Festival della canzone siciliana (con i brani inediti “Malacuscenza” del 2009 e “Curri”\, del 2010\, classificatasi al terzo posto). \nNello scorso mese di luglio Agata Lo Certo ha aperto i concerti italiani di Noa. L’8 marzo scorso\, al Metropolitan di Catania\, ha aperto il concerto della cantante portoghese Cristina Branco. \nSul palco del Metropolitan sarà accompagnata da Alberto Alibrandi piano\, Salvo Beat Distefano chitarra elettrica\, Davide Oliveri batteria\, e Vincenzo Virgillito basso. \nI brani che Agata Lo Certo eseguirà durante la serata saranno tratti dal nuovo disco “Chiavedivolta”\, lavoro che l’artista catanese ha realizzato con la produzione di Pompeo Benincasa per Camconcerti in collaborazione con Catania Jazz\, e che uscirà col marchio Trp Music e distribuzione Egea. \nSito ufficiale:\nwww.agatalocerto.com \nPresentazione Beatrice Campisi\nNata a Torino nel 1990\, ma residente in Sicilia\, Beatrice Campisi è cantante e autrice. \nNel 2005 intraprende lo studio del canto jazz che continua fino a tutto l’anno 2006. Dal 2007 inizia a studiare canto lirico e apre il concerto del Parto delle Nuvole Pesanti all’interno della rassegna “Musika nel silenzio ”. \nNel 2008 nasce il Beatrice Campisi Group un quartetto con il quale propone un particolarissimo folk d’autore con il quale partecipa a diverse rassegne musicali (Festa della Donna\, Omaggio a Rosa Balistreri\, Sere di tonno\, Musika nel silenzio III\, Intercultura\, Lyricae\nMousa e Giornata della Memoria per le vittime di mafia). \nAccompagnata dalla Banda di Avola partecipa alla dodicesima edizione del M.E.I. di Faenza 2008. \nNello stesso anno prende parte agli spettacoli di teatro-danza “L’ombra nel cappello” e di teatro d’avanguardia “L’uomo nero”. Nel 2009 collabora con il cantautore bolognese Mirco Menna e con gli Hidrìa rinomato gruppo palermitano. \nCon il quartetto vince la prima edizione del concorso musicale per band emergenti “Sport & Music”. Nel 2009 è ospite alla seconda edizione del M.E.I. d’autore di Faenza in qualità di giovane rivelazione della canzone d’autore italiana. \nNel Marzo 2010 rappresenta la canzone d’autore italiana all’interno della rassegna internazionale “Musicadonna Festival”\,\norganizzata dall’Associazione Catania Jazz. \nIl nuovo album “Il furto delle pere” \nIl titolo dell’album\, “Il furto delle pere”\, vuole mettere in evidenza le diverse sfaccettature dell’animo umano\, ponendo l’accento sugli aspetti antitetici più oscuri della nostra personalità. \nL’accostamento di diverse sonorità e tematiche all’interno del cd\, vuole riprendere il senso stesso del titolo del disco\, liberamente tratto da “Le confessioni” di Sant’Agostino. \n“L’eco della mia terra invade la mia musica\, e i pensieri si mischiano ai colori intensi dell’anima. Tutto rimane sospeso come in un sogno; il risveglio brusco conduce inesorabilmente ad una realtà violenta e crudele\, cieca e bigotta dinanzi alla ricchezza delle diversità. Una continua ricerca musicale alimenta dall’ interno ogni brano. \nIl tango\, il mambo\, il jazz\, il blues\, lo swing\, la musica balcanica\, il folk\, la canzone d’autore\, si fondono per liberare le sensazioni più autentiche. \nÈ un’emozione che pulsa continua\, un flusso che scava sotto la plasticità delle cose\, per rapire silenziosamente l’intimità più profonda”. \nCosì si esprime la giovane cantautrice. \nL’idea del progetto che ha portato al cd\, nasce dall’incontro col cantautore palermitano Eugenio Panòrm. Il contenuto dell’album è inoltre impreziosito\, dalla collaborazione con autori del calibro\ndi Claudio Lolli e Mirco Menna. \nNell’ ultimo anno\, anche il cantautore siciliano Davide Di Rosolini\, ha portato il suo contributo artistico\, spiritoso e geniale\, alla band\, composta quindi da sei elementi (Beatrice Campisi -voce-; Daniele Limpido –sassofoni-; Alex Vicard –contrabbasso e basso elettrico-; Graziano Latina – percussioni-; Roberto Anelli –pianoforte e cori-; Davide Di Rosolini –chitarra classica-). \nSito ufficiale:\nmyspace.com/beatriceca
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SUMMARY:Lawrence D. "Butch" Morris - Conduction® No. 195\, Catani
DESCRIPTION:Originario della California\, dove è nato nel 1947\, Lawrence “Butch” Morris è una delle personalità di maggior spicco delle musiche d’oggi\, grazie all’originalità di un pensiero musicale nel quale improvvisazione e composizione si fondono mirabilmente. \nPer rappresentare il suo personale approccio alla materia sonora\, Butch Morris ha coniato il termine di conduction\, esplicativo di un modo di dirigere organici di ampie dimensioni nel quale la gestualità e i simbolismi ricoprono un ruolo determinante. \nAffermatosi negli anni Settanta come specialista della cornetta\, suonando accanto a David Murray\, Arthur Blythe\, Frank Lowe e altri\, Morris ha elaborato e via via perfezionato il concetto di conduction a partire dalla metà del decennio successivo: in tutti questi anni ha diretto variegati ensemble formati da musicisti di disparata estrazione stilistica e provenienza geografica\, accomunati dal desiderio di condividere esperienze musicali ogni volta uniche. \nPer la tappa di Catania\, Butch applicherà la sua “conduction” alla Catania Jazz Band\, un ensemble creata appositamente per questo concerto con alcuni dei migliori musicisti jazz della piazza catanese. \n \n\nFormazione:\nSeby Burgio: piano\nCarmelo Venuto: contrabbasso\n\nAlberto Amato: contrabbasso\nAlessandro Borgia: batteria\nEmanuele Primavera: batteria\nGiuseppe Risiglione: chitarra\nEnzo Pafumi: chitarra\nGiuseppe Asero: sax contralto\nCristiano Giardini: sax tenore\nIvan Cammarata: tromba \nNino Sortino: sax tenore e soprano \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.conduction.us \n\n 
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SUMMARY:Esperanza Spalding Chamber Music Society
DESCRIPTION:Contrabbassista\, cantante e compositrice\, Esperanza Spalding non poteva \nessere battezzata con nome migliore. Con i suoi 24 anni questa ragazza prodigio è infatti una delle maggiori speranze del jazz internazionale. \nNata nel 1984\, cresce in una casa e un quartiere multilingue di Portland\, Oregon\, tirata su soltanto dalla madre\, una donna molto determinata che riesce ad educarla al meglio nonostante le ristrettezze economiche e una malattia che constringe la figlia a casa per lunghi periodi. \nGià a 5 anni entra come violinista nella sua prima orchestra\, la Società della Musica da Camera dell’Oregon\, dove suona per dieci anni. Nel mentre scopre il contrabasso e tutte le strade che le apriva quello strumento\, lontano dalla musica classica. A 16 anni lascia l’orchestra e si diploma in musica grazie a una borsa di studio all’Università statale di Portland. \nEra la più giovane del suo corso. Poi approda al Berklee College\, dove non solo si laurea\, ma diventa insegnante di contrabbasso a soli 20 anni\, la più giovane di sempre per il prestigioso college di Boston. \nIntanto suona insieme a grandi musicisti come Stanley Clarke\, Pat Metheny\, Donald Harrison\, Joe Lovano e la cantante Patti Austin. Nel 2008 pubblica il suo primo album che sta ricevendo grandi rescontri di critica e pubblico in tutto il mondo. \nNel 2010 è uscito il suo terzo disco\, “Chamber Music Society”\, che presenta a Catania\, lavoro che ha aumentato la sua notorietà permettendole di vincere\, il 13 febbraio 2011\, un Grammy Award come “Miglior artista esordiente”. \n«A parole difficilmente posso esprimere la sorpresa e il brivido nel ricevere il mio primo Grammy – ha dichiarato a caldo l’artista americana\, una volta ricevuto il premio -. E nella categoria del Miglior artista esordiente\, niente meno. Sono stata e sono del tutto sorpresa.  E questa cosa è così incredibile. Sono ancora sommersa dall’emozione e dalla gratitudine per tutta quella gente che ha creduto nella mia musica e che ha votato per me.  Questo è per me un momento di grande ispirazione! \nLa gente mi ha chiesto che significato ha avuto essere una jazzista nel vincere il premio. Sappiamo tutti che i jazzisti di solito non entrano nella categoria degli artisti esordienti ai Grammy\, e questo rende l’edizione di quest’anno veramente speciale. Ma\, principalmente\, spero che l’esposizione mediatica su Esperanza farà grande luce sull’enorme ampiezza di ciò che sta accadendo nella musica jazz proprio adesso. Probabilmente\, la mia musica è un esempio perfetto del fatto che l’espressione  “jazz nel suo insieme” non ha alcun senso!». \n \nChamber Music Society \nNei due anni che sono seguito al suo disco di debutto\, Esperanza Spalding è stata conosciuta principalmente come un’artista jazz. E mentre lei si sente onorata di far parte di quella ricca tradizione\, ci sono tante sfaccettature della sua voce che lei vorrebbe che il mondo ascoltasse e conoscesse meglio. Questa è la motivazione e l’inspirazione che sta dietro il nuovo disco\, “Chamber Music Society”\, album che combina il jazz trio con gli arrangiamenti per archi e la voce. \nEsperanza ha suonato in tutte le forme sin da bambina. E molta della sua esperienza iniziale è stata fatta proprio con il violino per suonare musica da camera\, una forma di musica per la quale lei prova tutt’ora grande apprezzamento e rispetto. Negli anni\, anche se è passata per la scena jazz\, lei ha preso ispirazione dalla musica classica e in particolare dalla musica da camera. Lei continua ad essere affascinata dal concetto di lavori intimi che possono essere suonati tra amici in contesti privati. \nIn effetti\, questa era l’essenza della musica da camera dagli inizi nel Medio Evo e nel Rinascimento\, secoli prima dell’avvento della radio e delle tecnologie. La musica da camera era la musica delle masse\, la musica in cui gente di ogni estrazione sociale trovava significato e importanza. “Chamber Music Society” è il modo di Esperanza di ricreare lo stesso tipo di nesso culturale\, un luogo dove i conoscitori della musica classica\, i devoti del jazz e i fan di ogni altro tipo di musica possono trovare terreno comune. \nPer lo sforzo creativo e tecnico che ha comportato\, Esperanza ammette senza problemi che “Chamber Music Society” è stato faticoso – come compositrice\, arrangiatrice e musicista– ma è stata una formidabile esperienza formativa che l’ha entusiasmata non poco. D’altra parte\, ha avuto la fortuna di lavorare con alcuni musicisti di grande talento. Il co-produttore è stato il compositore e arrangiatore\, vincitore di premi Grammy\,  Gil Goldstein\, che ha lavorato con i migliori jazzisti degli ultimo 40 anni. Il nucleo dei musicisti che affiancano il basso e la voce di Esperanza includono il pianista Leo Genovese\, il batterista Terri Lynne Carrington e il percussionista Quintino Cinalli. Il trio d’archi comprende il violinista Entcho Todorov\, il violinista Lois Martin\, il violoncellista David Eggar e la vocalist Gretchen Parlato. Sul disco il grande cantante brasiliano Milton Nascimento\, uno degli eroi musicali della Spalding\, è ospite d’onore su un brano. Nascimento è quello che Esperanza vorrebbe diventare musicalmente. «Il suo contributo al disco è una benedizione – ha dichiarato la Spalding -\, e la conferma di tutto ciò che ho realizzato durante la mia carriera». \nNon importa in che era viviamo\, non importa da dove veniamo\, sincerità e originalità e verità nella musica sono elementi di una “società della musica da camera” e queste sono le cose che Esperanza tenta di trasmettere. \n \n\nFormazione:\nEsperanza Spalding: contrabbasso\, voce\nLeonardo Genovese: piano\nRichard Barshay: batteria\nOlivia de Prato: violino\nJody Redhage: violoncello\nLois Martin: viola\nLeala Cyr: backing vocal \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.esperanzaspalding.com \n\n 
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SUMMARY:LARS DANIELSSON NEW QUARTET
DESCRIPTION:[box]Attenzione: questo concerto è stato spostato al cine teatro Odeon di Via Corridoni\, Catania[/box]\nPresentazione\nLe coincidenze fortunate spesso portano con sé risultati straordinari. \nNessuno avrebbe potuto prevedere che Lars Danielsson e il pianista armeno Tigran si sarebbero uniti per formare il nuovo straordinario duo della scena jazz europea quando per la prima volta hanno suonato insieme\, solo una settimana prima della prevista registrazione di Liberetto. Tuttavia\, è stato chiaro fin dalla prima nota che si erano incontrate due anime musicali gemelle\, e malgrado si fossero trovate per caso il risultato del loro incontro non poteva essere più intenso. \nLars Danielsson dice: “Tigran vede la mia musica esattamente come la vedo io e compone musica proprio come io farei. Per esempio la sua versione di Svensk Låt’ suona più svedese della mia. È stato semplicemente fantastico registrare questo album con lui.” \nAl pari della sua unione con Leszek Mo?d?er\, con il quale Danielsson ha avuto una collaborazione eccellente nei precedenti album Tarantella e Pasodoble\, adesso Tigran si unisce a lui per creare un dialogo musicale di altissimo livello. Se si considera la carriera di questo pianista di soli 24 anni\, sembra logico che questa collaborazione sia tanto promettente. Tigran\, che vive fra New York e la Francia\, non è nativo del jazz ma ha ricevuto un’educazione classica\, proprio come Danielsson. Tigran ha poi scoperto molto presto il suo interesse per il rock e il jazz ed è diventato un esploratore del suono molto attendo ai dettagli\, con un orecchio particolare per le melodie accattivanti e aperto a diversi generi. Nel suo metodo di composizione parte sempre dall’improvvisazione e una volta che il pezzo è pronto si concentra sulle strutture fisse\, altro elemento che condivide con Danielsson. Sia la sua tecnica che la sua espressività sono così sbalorditive da fargli meritare i premi Thelonious Monk e Martin Solal quando era ancora un teenager. \nIn Liberetto Lars Danielsson rimane fedele al suo linguaggio musicale e al suo stile\, con melodie spesso malinconiche e unicamente frammentate\, la ricerca di nuovi spazi musicali e un senso inerente di lirismo. Tuttavia\, qui si spinge un passo oltre: Liberetto è più intenso e interattivo dei precedenti album di Danielsson\, tendendo leggermente verso il jazz da camera\, cosa che ha molto a che vedere con i musicisti con i quali ha registrato l’album. Il desiderio di lunga data di Danielsson di lavorare con l’ex batterista dell’Esbjorn Svensson Trio\, Magnus Öström\, è finalmente diventato realtà. Öström ha anche allargato lo spettro musicale e secondo Danielsson è stata la scelta migliore perché è stata una fonte di ispirazione apportando diverse nuove e interessanti idee al progetto. Non a caso la sua musica spesso presenta elementi comuni con l’ E.S.T.\, come chiaramente dimostrato in Svensk Låt\, che è stato sorprendentemente composto da Tigran. In questo brano Öström riaccende l’energia del trio di maggior successo degli ultimi vent’anni. \nIl chitarrista inglese John Parricelli\, con il suo stile pungente straordinario\, è una vecchia conoscenza da Tarantella; e Arve Henriksen\, che ha largamente dimostrato la sua reputazione tra i grandi trombettisti lirici scandinavi\, compare come musicisti ospite. \nCon questa formazione Danielsson dipinge delle immagini bellissime ed emozionanti con una tavolozza completamente nuova. Alcuni pezzi sono arricchiti dalla musica popolare armena (Hov arek sarer djan)\, talvolta estaticamente allegri (Party On The Planet) e altre volte misteriosamente eterei (Hymnen). Proprio ciò che aveva in mente quando ha inventato il titolo del nuovo progetto Liberetto. “Questo neologismo descrive lo stato d’animo con il quale voglio creare la mia musica” dice. “Questa parola è legata ai miei precedenti album\, sia da un punto di vista linguistico sia attraverso la sua inferenza con la terminologia della musica classica. E questo mette in risalto la libertà che voglio costantemente esprimere con la mia musica e lo rende un libro aperto.” Con coautori dell’altezza di Tigran\, Öström e Parricelli\, la fortunata coincidenza che ha portato all’inizio di questa storia conduce effettivamente a un finale molto felice. \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=83QPMamEfzI \nFormazione\nLars Danielsson – basso\, violoncello\, effetti\nTigran Hamasyan – pianoforte\nJohn Parricelli – chitarra\nMagnus Ostrom – percussioni[box]Attenzione: questo concerto è s
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SUMMARY:BUSTER WILLIAMS "SOMETHING MORE" QUARTET
DESCRIPTION:Presentazione\nMartedì 13 marzo ancora grande jazz alle Ciminiere di Catania per la XXIX stagione di concerti di Catania Jazz. Arriva in Sicilia\, infatti\, il quartetto “Something more” di Buster Williams dove il contrabbassista è affiancato dal sassofonista Mark Gross\, dalla pianista Patrice Rushen e dalla batterista Michael Baker. Per i non abbonati al cartellone di Catania Jazz l’ingresso è 16\,50 euro\, ridotto (universitari\, under 25 e over 65) 11\,50 euro. \nNato nel New Jersey nel 1942\, Buster Williams è un artista la cui tecnica e le cui frequentazioni musicali non conoscono limiti. Ha suonato\, registrato e collaborato con giganti del jazz come Art Blakey\, Betty Carter\, Carmen McRae\, Chet Baker\, Chick Corea\, Dexter Gordon\, Jimmy Heath\, Branford Marsalis\, Wynton Marsalis\, Gene Ammons\, Sonny Stitt\, Herbie Hancock\, Larry Coryell\, Lee Konitz\, McCoy Tyner\, Illinois Jacquet\, Nancy Wilson\, Elvin Jones\, Miles Davis\, il Jazz Crociati\, Ron Carter\, Woody Shaw\, Sarah Vaughan\, Benny Golson\, Mary Lou Williams\, Hank Jones\, Lee Morgan\, Jimmy Rowles\, Hampton Hawes\, Cedar Walton\, Bobby Hutcherson\, Billy Taylor\, Sonny Rollins\, Count Basie\, Errol Garner\, Kenny Barron\, Charlie Rouse\, Dakota Staton\, Kenny Dorham\, Freddie Hubbard\,Mary Lou Williams. \nLa sua tecnica irreprensibile (è anche contrabbassista di una formazione sinfonica) gli conferisce delle qualità di rigore e di controllo sonoro che ne fanno un turnista tra i più ricercati in assoluto. Williams è un musicista dal talento trasversale refrattario alle catalogazioni\, da sempre instancabile sperimentatore capace di spaziare al meglio nel jazz moderno. Seppur dotato di un notevole bagaglio tecnico e di una formazione sinfonica\, le dita di Williams non si abbandonano mai a facili virtuosismi ma ricercano sempre la massima espressività. Caratteristica del fraseggio di Buster Williams è l’uso del glissato che contribuisce a pennellare le frasi pronunciate con inconfondibile personalità e arricchirle di robuste venature free. Sul palco il generoso Williams lascia spazio ai suoi compagni\, musicisti eccezionali in grado di sfruttare appieno la struttura ritmica liberandosi in intensi assoli. \nOltre alle collaborazioni con i maggiori nomi del jazz\, Buster ha scritto e registrato colonne sonore di film tra cui “Les Choix des Armes”\, “McKenna’s Gold” con Gregory Peck\, “Twin Peaks – Fire Walk With Me” di David Lynch\, e “Clockers” di Spike Lee. Ha presenziato come ospite con Errol Garner nel famosissimo “Tonight Show” presentato da Johnny Carson e successivamente da Jay Leno\, dove ha eseguito cinque sue composizioni originali accompagnato dalla Branford Marsalis Tonight Show Band. Ha partecipato anche ad altri show tra cui: Sesame Street con Joe Williams\, A & E con Bill Cosby\, Joan Rivers Show con Bill Cosby\, Andy Williams Show con Nancy Wilson\, Joey Bishop Show. Ha partecipato ai Grammy Awards con Herbie Hancock\, Tony Williams e Bobby McFerrin. Nel tour europeo sarà accompagnato da un trio di musicisti di eccellente valore: Mark Gross ai sassofoni (già vincitore di un Grammy Award)\, Eric Reed al pianoforte e Mcclenty Hunter Jr. alla batteria. \nVincitore di un Grammy Award\, Mark Gross spinge costantemente la musica in avanti\, pur rimanendo fedele agli elementi del suono classico. \nHa suonato in oltre 40 registrazioni jazz di rilievo\, tra cui i progetti vincitori dei Grammy Awards della Dave Holland Big Band – “What Goes Around” su ECM Records\, e “Overtime” per la Dare 2 Records. Mark ha registrato 2 dischi con il proprio nome fino ad oggi: ‘Predicate Daddy’ su King Records e “Ridde della Sfinge” a J Curve Records. Ha collaborato\, inoltre\, con: Nat Adderley\, Mulgrew Miller\, Nicholas Payton\, Wynton Marsalis\, Dizzy Gillespie\, Nancy Wilson\, Jimmy Heath\, Dizzy Gillespie Alumni Big Band\, Village Vanguard Jazz Orchestra\, Tom Harrell Big Band\, Duke Ellington Orchestra\, Frank Foster and the Loud Minority\, Charles Mingus Big Band\, Freddie Hubbard\, Donald Harrison\, Mark Whitfield\, Joe Dukes\, Captain Jack McDuff\, Joe Chambers\, Neal Smith\, Cyrus Chestnut\, Regina Carter\, Lionel Hampton\, Stephon Harris\, Walter Booker\, Jimmy Cobb\, Don Braden\, Vincent Gardner\, Lenora ‘Zenzalai’ Helm\, Marlon Saunders\, tra gli altri. \nPatrice Rushen è considerata una delle più importanti pianiste jazz del mondo. Rushen ha registrato e suonato con\nartisti del calibro di Stevie Wonder\, Herbie Hancock\, Prince\, Wayne Shorter\, Quincy Jones\, George Benson\, Michael Jackson\, Carlos Santana\, Dianne Reeves\, Lionel Hampton\, Boys II Men\, Al Jarreau\, Jean Luc Ponty\, Tom Jones\, Nancy Wilson\, Sheena Easton. Ha suonato in alcuni dei più prestigiosi festival jazz ed eventi. Rushen si è esibita con Orchestre Philharmoniche e ha anche scritto una sinfonia che è stata premiata. E’ stata compositrice per la Detroit Symphony Orchestra per le statagioni concertistiche del 2000 e del 2001. Ha realizzato 14 album da solista; due dischi li ha realizzati con The Meeting\, una super band che comprende Rushen\, Ndugu Chancler e Ernie Watts. Nell’aprile 2008\, Rushen ha accettato una cattedra presso il prestigioso Berklee College of Music di Boston. \nSito ufficiale\nwww.busterwilliams.com \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=W0_Nz1wgAy4 \nFormazione\nBuster Williams – contrabbasso\nMark Gross – sax alto & soprano\nPatrice Rushen – piano\nMichael Baker – batteria \nPres
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SUMMARY:Cristina Branco Fado Tango Tour
DESCRIPTION:Per la stagione 2010-2011\, l’associazione Catania Jazz diretta da Pompeo Benincasa festeggia la Festa della Donna con un giorno di anticipo: il 7 marzo\, infatti\, salirà\, in anteprima mondiale\, sul palco del Metropolitan di Catania una delle più affascinanti voci del fado portoghese\, Cristina Branco col suo Fado Tango Tour. \nL’artista presenta a Catania\, prima ancora che nel suo Paese\, il nuovo disco uscito il 28 febbraio in Portogallo col titolo “Não Há Só Tangos em Paris” (Non c’è solo tango a Parigi) e che uscirà il 26 aprile sul mercato internazionale col titolo “Fado Tango”\, sempre per la Universal. \nCon lei dal vivo Ricardo Dias all’accordion e pianoforte\, Bernardo Couto alla chitarra portoghese\, Bernardo Moreira al contrabbasso\, Carlos Manuel Proença alla chitarra classica. \nPrima della Branco\, la serata sarà aperta dall’opening act di Agata Lo Certo\, artista catanese entrata da poco nella scuderia delle nuove produzioni discografiche di Catania Jazz. Agata Lo Certo\, per Catania Jazz\, aveva già aperto i concerti italiani di Noa dello scorso luglio. \nIl disco sarà presentato dal vivo in Portogallo il 26 marzo ad Estarreja e il 31 a Lisbona\, al Teatro São Luiz\, l’1 aprile a Santarem e l’8 aprile nel Norte. Fino a fine anno\, Cristina Branco sarà in tour in Europa e America Latina con nuove canzoni che tornano a sfidare ogni convenzione. \nAll’inizio della carriera Cristina Branco si indirizzò verso il jazz ed alcune forme di musica portoghese finché scelse il fado una volta che il nonno la introdusse alla musica di Amália Rodrigues. La sua musica oggi è profondamente indirizzata verso la tradizione\, anche se essenzialmente moderna. Cristina Branco è una delle più affascinanti voci del fado portoghese che ha contribuito a rivitalizzare\, combinando tradizione e innovazione. \nNata nel 1972\, Cristina è cresciuta nelle case del fado di Lisbona. Come tutte le giovani portoghesi cresciute dopo la rivoluzione del 1974 era interessata alla musica folk\, jazz\, blues\, bossa nova ma\nnon al fado\, espressione del passato. \nQuesto fino al suo diciottesimo compleanno quando suo nonno le regalò gli album “Rara” e “Inédita” di Amália Rodrigues. \nImmediatamente Cristina scopre tutte le emozioni che il fado suscita e le forti connessioni che genera tra voce\, poesia e musica. Come altri giovani musicisti che negli anni novanta trovano nel fado una forma di espressione prediletta\, Cristina Branco comincia a definire il suo percorso combinando rispetto per la tradizione e desiderio di innovazione. \nCristina Branco ha sviluppato un suo stile personale caratterizzato da alcune componenti primarie: un gruppo tradizionale (voce\, chitarra portoghese\, chitarra e basso)\, una voce chiara\, calda ed esperta\, una miscela difado tradizionale\, temi originali e canzoni popolari\, con un’attenzione particolare nello scegliere sempre le parole dei migliori poeti portoghesi. Nell’ album “Com que voz”\, esegue fadi tradizionali di Amália Rodrigues intercalati da sonetti di Luis Vaz de Camões creando una fusione magistrale tra fado classico e musica contemporanea. \nNel 2009 è uscito “Kronos”\, decimo disco della Branco\, 14 nuovi brani che hanno come tema principale il tempo\, composti da maestri del genere tra cui Jose Mario Branco\, Sergio Godinho\, Jorge Palma\, Rui Veloso/Carlos Te e Ricardo Dias. Cristina Branco ora è tornata con un nuovo lavoro che percorre le strade del tango\, del fado e della canzone francese. “Fado Tango” è un disco che parte da Buenos Aires e si dirige verso la Ville Lumiere\, con fermata obbligatoria a Lisbona. \n\nFormazione:\nCristina Branco: voce\nRicardo Dias: accordion/piano\nBernardo Couto: chitarrra portoghese\nBernardo Moreira: basso doppio\nCarlos Manuel Proença: chitarra classica \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.cristinabranco.com \n\nAgata Lo Certo \nI 4 brani che Agata Lo Certo eseguirà in apertura di serata\, accompagnata dal chitarrista Salvo “Beat” Distefano\, saranno tratti dal nuovo disco “Chiavedivolta”\, attualmente in fase di ultimazione\, lavoro che l’artista catanese sta realizzando con Catania Jazz. La crescita musicale di Agata Lo Certo è maturata attraverso un’intensa attività live\, che negli anni le ha permesso di affinare la propria personalità artistica. \nUn percorso cominciato all’inizio degli anni Novanta\, quando nei pub catanesi rivisitava i motivi dei grandi interpreti della black music come Aretha Franklin\, Ella Fitzgerald\, Billie Holiday\, Otis Redding. Poi\nsono venute le collaborazioni importanti come vocalist e la svolta cantautorale: il primo riconoscimento importante come cantautrice è arrivato al Giffoni Film Festival del 2001\, quando le è stato assegnato il Premio della critica. \nLa svolta discografica è arrivata nel 2006 con “Mutevoli sensazioni”\, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’omonimo album pubblicato dall’etichetta catanese “Due Parole” di Carmen Consoli.\nUn legame che si è rinnovato in occasione del tour di “Eva contro Eva”\, quando Agata Lo Certo ha aperto i concerti estivi di Carmen Consoli. \nTra i progetti successivi\, “Polychròmia covers unplugged” e “Agata Lo Certo in Chiave di Bossa”\, concerto tributo a Tom Jobim\, nonché il sodalizio artistico con l’orchestra “Pop Players Ensemble”\, costituita da alcuni musicisti del Teatro Massimo Bellini di Catania. \nDegli ultimi anni è la “svolta etnica” di Agata Lo Certo\, che ha partecipato tra l’altro alle ultime due edizioni del Festival della\ncanzone siciliana (con i brani inediti “Malacuscenza” del 2009 e “Curri”\, del 2010\, classificatasi al terzo posto). Nello scorso mese di luglio Agata Lo Certo ha aperto i concerti italiani di Noa.
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SUMMARY:MARIA JOAO - MARIO LAGINHA
DESCRIPTION:Presentazione\nil duo portoghese composto dalla cantante Maria João e dal pianista Mário Laginha\, in scena domanica 4 marzo alle Ciminiere di Catania per la XXIX stagione concertistica di Catania Jazz. Il giorno dopo i due musicisti suoneranno al Teatro Dante di Palermo. \nMaria João è conosciuta per la sua notevole capacità di improvvisazione e l’attitudine all’evoluzione\, nodo centrale del suo fare artistico. Pochi interpreti hanno esplorato\, come lei\, tante forme espressive\, imprimendo nella propria vicenda artistica svolte e cambiamenti così consistenti. Nata a Lisbona nel 1956 da padre portoghese e madre mozambicana\, la sua musica è il prodotto del suo gusto per il jazz e delle sue radici multietniche\, completati da una grande perizia tecnica e performativa e dalle sue note capacità d’improvvisazione. \nHa iniziato ad accostarsi seriamente alla musica quando l’Hot Club di Lisbona aprì le iscrizione per la scuola di jazz. Pur non avendo solide basi musicali\, seppe improvvisare un pezzo in modo così magistrale che fu presa senza riserve. \nAgli anni in quella scuola deve la sua formazione artistica e la disposizione all’ascolto\, oltre alla nascita del suo primo gruppo\, con cui rivisitava classici americani\, e la pubblicazione del suo debut album. Durante un tour in Germania nel 1986 conosce la pianista Aki Takase che la invita a collaborare con lei: l’incontro con il free jazz della giapponese rappresentò per Maria Joao una svolta artistica orientata ora verso uno stile e un repertorio sempre più originali. \nInsieme\, la Takase e João si esibirono in tutta Europa e pubblicarono due album live\, “Looking for love” registrato nel 1987 al festival jazz di Leverkusen\, e “Alice”\, registrato nel 1990 al Festival di Norimberga. \nCon la nascita del figlio nel 1991\, Maria João torna in Portogallo e dà vita a un progetto con la band portoghese Cal Viva\, di cui faceva parte\, fra gli altri\, Mário Laginha. Frutto di questo incontro\, l’album “Sol” fondeva in sonorità assolutamente originali\, la musica tradizionale portoghese e il jazz. Nel 1994 con la pubblicazione del disco “Danças” inizia una nuova fase della carriera di Maria João\, segnata dalla collaborazione\, tutt’ora attiva\, con Mario Laginha (nato a Lisbona nel 1960)\, uno dei compositori e pianisti più noti e creativi della scena jazz portoghese: un sodalizio fecondo che darà vita in seguito ad altri sette dischi e a un’intensa attività concertistica. \nMa anche altre esperienze costellano nel frattempo il percorso artistico di Maria Joao: nel 2001 la troviamo sui palchi di mezzo mondo con l’indimenticabile Joe Zawinul; nel 2003 è invece con il quartetto austriaco dei Saxofour (con il quale ha registrato due album)\, e l’anno dopo con Gilberto Gil nello spettacolo “Gil e os quatro cantos”. \nQuasi una premessa alla registrazione di “João”\, disco del 2007 interamente dedicato alla musica brasiliana (con riletture di autori come Baden Powell\, Chico Buarque\, Caetano Veloso e Marisa Monte)\, prima del ritorno al jazz con l’Album “Chocolate” del 2008. Laginha ha suonato anche nel disco “Follow the songlines” che la João ha realizzato nel 2010 col jazzista belga David Linx. Lo scorso anno la João ha realizzato con la lusitana Orquestra Jazz de Matosinhos “Amoras e Framboesas”\, nove canzoni tratte dal canzoniere popolare brasiliano\, due standard di jazz americano e due brani scritti con Mário Laginha. \nSito ufficiale\nwww.mariajoao.org \nVideo\nhttpv://youtu.be/4xS1HMruRgY \nFormazione\nMaria Joao – Voce\nMario Laginha – piano\n \nPresent
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SUMMARY:BALANESCU QUARTET
DESCRIPTION:Presentazione\nIl Balanescu Quartet è il quartetto d’archi fondato nel 1987 da Alexandre B?l?nescu\, internazionalmente riconosciuto come uno tra i più originali compositori e violinisti oggi in attività. B?l?nescu\, compositore e interprete visionario e geniale\, ha portato la formula del quartetto d’archi (immutata da oltre 200 anni) oltre i confini musicali classici\, verso la libera improvvisazione e la musica popolare. L’ensemble è oggi amato in tutto il mondo per il proprio stile originale a tinte differenti per sonorità e suoni dissonanti\, accompagnati da improvvisi cambiamenti di ritmi. \nNella perenne ricerca di territori musicali inesplorati\, con l’intento di avvicinare la musica classica contemporanea al mondo moderno e renderla così accessibile al grande pubblico\, il Balanescu Quartet si è proposto\, nel corso della propria carriera\, con un’apertura e uno stile vicini alla sensibilità rock e con l’audace eclettismo di chi rivisita e riarrangia brani di tanti altri noti artisti\, distanti dagli standard classici: dai Depeche Mode alla Yellow Magic Orchestra di Ryuichi Sakamoto e ai Kraftwerk. \nHanno collaborato e suonato assieme ad autori e musicisti molto eterogenei tra i quali David Byrne\, Philip Glass\, Gavin Bryars\, Michael Nyman\, John Lurie\,Spiritualized e To Rococo Rot. \nSito ufficiale\nwww.balanescu.com \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=QH_VKWStK98 \nFormazione\nAlexander Balanescu – Violino\nJames Shenton – Violino\nKathryn Wilkinson – Viola\nNicholas Holland – Cello
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SUMMARY:Omar Sosa Trio guest. Paolo Fresu
DESCRIPTION:Omar Sosa continua la sua esplorazione delle radici della musica tradizionale africana attraverso la Diaspora\, miscelando straordinariamente armonie jazz ed elettronica. \nIl suo trio si fonde nel folclore come nel contemporaneo con la tromba di Fresu in modo assolutamente naturale. \nL’Africa e la Santeria sullo sfondo o in primo piano ospitano l’incontro di questi quattro straordinari musicisti che si innalzano fino ai vertici di Davis: quello liricamente straziato e quello acido e aperto all’elettronica dell’ultimo periodo. \n\nFormazione:\nOmar Sosa: pianoforte\, Fender Rhodes\, electronics\nChildo Tomas: basso elettrico\, voce\, m’bira\nMarque Gilmore: batteria\nPaolo Fresu: tromba\, flicorno\, electronics \n\n\n\nSito ufficiale:\nwww.omarsosa.com \n 
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SUMMARY:TEREZ MONTCALM BAND
DESCRIPTION:Presentazione\nVoce unica e graffiante\, inconfondibile. La cantante e chitarrista canadese Terez Montcalm è conosciuta al pubblico internazionale come la “Janis Joplin del jazz”. Grande presenza scenica\, eclettismo musicale\, che le permette di esibirsi al basso\, così come alla chitarra\, Terez fa della sua performance un momento da condividere; grinta pura. \nFormazione\nTerez Montcalm – voce\, chitarra\nPierre de Bethman – piano\nChristophe Walemme – Contrabbasso\nJean Sebastien Williams- chitarra\nStéphane Huchard – Batteria \nVideo\nhttpv://youtu.be/M_2VUIlTEW8 \nSito ufficiale\nwww.vegamusique.com/terez_montcalm/mediapak\nwww.myspace.com/montcalmterez \nGalleria
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SUMMARY:SWINGLE SINGERS
DESCRIPTION:Presentazione\nIn arrivo dalla Gran Bretagna\, un gruppo formidabile\, un ottetto dalla tecnica vocale impeccabile\, noto in tutto il mondo per la straordinaria armonia e fusione dei timbri musicali e il vastissimo repertorio che spazia da Bach al jazz\, dai madrigalisti francesi a Duke Ellington\, da Mozart a Gershwin. \n”Cantare una musica eseguendola come se fosse suonata”: questo è\, in breve\, il motto degli Swingle Singers\, gruppo musicale nato in Francia agli inizi degli anni ’60 che nel 2008 ha festeggiato i 45 anni di attività\, attualmente formato da otto cantanti inglesi\, specializzato nell’interpretazione a cappella di brani di vari generi musicali. In Italia il brano più noto del gruppo\, che ha cambiato spesso il proprio organico\, pur comprendendo sempre due contralti\, due soprani\, due bassi e due tenori\, è sicuramente l’ interpretazione dell’”Aria sulla quarta corda” di Johann Sebastian Bach\, scelta per la sigla del programma televisivo Superquark. \nIl complesso\, fondato da Ward Swingle a Parigi\, sin dagli esordi riscosse immediatamente l’approvazione del pubblico e della critica\, vincendo 2 Grammy awards e “The All Music” award\, esibendosi anche alla Casa Bianca. Nella loro lunga carriera gli Swingle Singers hanno organizzato oltre tremila concerti (in Francia\, Gran Bretagna\, Stati Uniti\, Olanda\, Germania\, Italia\, Argentina\, Giappone\, Singapore\, Taiwan\, Portogallo) e prodotto più di quaranta album. Sebbene Ward Swingle si sia trasferito in America per attività didattiche\, il complesso continua ad avvalersi della sua consulenza artistica\, proseguendo sempre con maggior successo il suo cammino\, che si applica nei centri di produzione classica come in quelli di jazz\, del pop\, musica contemporanea\, oltre che nell´ormai tradizionale concerto speciale della notte di Natale al Canadian Brass di Toronto. \nGli Swingle\, tra le altre cose\, hanno registrato la “Sinfonia” di Luciano Berio\, eseguita successivamente anche con la New York Philarmonic e in prima assoluta l’Opera “Mazepegul” di Azio Corghi. In Italia hanno eseguito concerti nei più importanti teatri segnando tappe quali il concerto inaugurale del nuovo Auditorium “Parco della musica” di Renzo Piano (2002)\, e l’esecuzione della Sinfonia di Berio con l’Orchestra del maggio Musicale Fiorentino diretta dal Maestro Zubin Mehta nel 2005. Tra il 2008 e 2009 si sono esibiti alla Scala di Milano in due straordinari concerti. \nSito ufficiale\nwww.swinglesisters.com \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=jHcNHL8AyfU&feature=related \nFormazione\n\nJoanna Goldsmith – soprano\nSara Brimer – soprano\nClare Wheeler  – mezzosoprano\nOli Griffiths – tenore\nChristopher Jay – tenore\nKevin Fox – basso\nTobias Hug – basso
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SUMMARY:PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET in "Spassiunatamente"
DESCRIPTION:Presentazione\nIl concerto è un omaggio alla cultura e alla canzone classica napoletana. \nL’incontro tra questi artisti ha dato vita ad un inedito concerto dove l’arte e lo spessore di Peppe Servillo si fonde con la maestria e la visione degli archi del Solis rende questo evento unico nel suo genere\, e fa si che attraverso una lettura raffinata e popolare di un repertorio di classici che vanno da Raffaele Viviani ad E.A\, Mario fino a Renato Carosone\, si racconti una Napoli non oleografica ma bensi’ una città che è stata ed è a pieno titolo una autentica capitale culturale europea. \nQuesta formula e questa scelta artistica ben precisa\, spoglia di tutti gli orpelli questi capolavori rendendoli assolutamente eleganti e raffinati senza perdere quella forza e quell’incisività che ne hanno decretato il successo mondiale. \nLo spettacolo ha avuto un suo prologo televisivo su Rai1 in occasione del premio Giornalistico Amalfi Coast Media Award\, riscuotendo un importante successo che ha fatto si che si decidesse di proporlo nella sua interezza ad un pubblico più ampio. \nConcerto Classico in Napoletano\, è senza dubbio un evento imperdibile e restituisce alla canzone napoletana quell’ambiente musicale e vocale di rara bellezza e gusto. \nIl concerto è arricchito da una piccola parte strumentale e da brevi interventi di lettura. \nVideo\nhttpv://youtu.be/aeYgwDHNCco \nSito ufficiale\nwww.solis.it \nFormazione\nPeppe Servillo – Voce\nVincenzo di Donna – Violino\nLuigi De Maio – Violino\nGerardo Morrone – Viola\nAntonio di Francia – Violoncello
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SUMMARY:Chucho Valdes & Afro-Cuban Messengers
DESCRIPTION:Chucho Valdés è nato nella provincia di Quivicàn a L’Avana\, Cuba\, nel 1941\, figlio di Bebo Valdés\, famoso pianista e compositore cubano\, e Pilar Rodriguez.  \nChucho comincia a suonare le prime note a 3 anni; a 5 anni a prendere lezioni di piano e teoria con Oscar Muñoz Boufartique. A 8 anni si iscrive al Conservario Municipale\, e più tardi continua gli studi con Zenaida Romeu\, Rosario Franco\, e Leo Brower. \nA 15 anni fonda il primo trio jazz con Emilio del Monte e Luis Rodriguez e l’anno seguente comincia a suonare con l’Orchestra Sabor de Cuba\, diretta dal celebre padre. \nIl primo album\, Chucho Valdés y su Combo\, risale al 1963. \nNel 1967 Chucho\, Carlos Emilio e Paquito entrano a far parte della Orquesta Cubana de Musica Moderna. Nel 1970 partecipano al Festival Jamboree in Polonia e ricevono i complimenti di Dave Brubeck. A questo punto Chucho è tra i migliori 5 pianisti al mondo\, inseme a Bill Evans\, Oscar Peterson\, Herbie Hancock e Chick Korea. \nNel 1972 registra Jazz Batà con Carlos D’ Puerto e Oscar Valdés e decide di allargare il trio\, includendo fiati e batteria: così nel 1973 nascono gli Irakere\, considerati il gruppo più importante di musica cubana nella seconda metà del Novecento. \nI componenti degli Irakere sono Carlos D’ Puerto (basso)\, Oscar Valdés (percussioni e voce)\, Tato (congas)\, Carlos Emilio Morales (chitarra) Jorge Varona (tromba)\, Paquito D’ Rivera (sassofono) e Chucho (pianoforte\, composizione\, arrangiamenti and direzione). \nPiù tardi approdano al gruppo Carlos Averhoff (sassofono)\, Arturo Sandoval (tromba) e Arming Cuervo (cori). Questa formazione sarà mantenuta fino al 1980. \nIrakere è stato il primo gruppo cubano a vincere il Grammy Award (nel 1980) e ha prodotto circa 52 dischi. Chucho si è esibito in tour in più di 50 paesi\, in sale da concerto come il Carnegie Foyer\, il Kennedy Center\, il Lincoln Center\, l’Hollywood Bowl\, il Blue Note a New York\, il Village Vanguard\, il Theater Colón a Buenos Aires\, l’Amadeo Roldán e molti altri. \nNel 1996 Chucho Valdes ha formato il gruppo Crisol con Roy Hargrove e altri importanti musicisti portoricani\, statunitensi e cubani. Con loro ha registrato Havana\, con cui ha ottenuto un altro Grammy Award. \nNel corso della sua carriera Chucho si è esibito con figure di rilievo\, come Herbie Hancock\, Billy Taylor\, Kenny Barron\, Michel Legrand\, Frank Emilio\, Michael Camilo\, Chino Dominguez\, Marian Marpartlan\, Mulgrew Miller\, John Lewis\, Chick Korea\, Gonzalo Rubalcaba\, Brandford e Winton Marsalis\, Carlos Santana\, Joe Lovano\, Grover Washington Jr.\, Dizzy Gillespie\, Hugh Fraser\, David Sanchez\, George Benson\, Taj Mahal\, Max Roach\, Jack Dejonnette\, Ron Carter\, Idris Muhamed\, Gómez\, Gato Barbieri\, Giovanni Nobile\, Tito Bridge e con l’orchestra del Lincoln Center\, con la Village Vangard Orchestra\, con la John Clayton Big Band e l’Orchestra di Machito. \n\nFormazione:\nChucho Valdés: Piano\nMayra Caridad Valdés: Voce\nLázaro Rivero Alarcón: Basso\nJuan Carlos Rojas Castro: Batteria\nYaroldy Abreu Robles: Percussioni\nDreiser Durruthy Bambolé: Bata drum e voce\nCarlos Manuel Miyares Hernandez: Sax Tenore\nReinaldo Melián Álvarez: Tromba \n\n\nSito ufficiale:\nwww.valdeschucho.com
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