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SUMMARY:ANNA BONOMOLO & JAZZ IN PROGRESS
DESCRIPTION:Formazione\nAnna Bonomolo – voce\nDiego Spitaleri – piano\nMarco Papale – chitarra\nFilippo Rizzo – basso\nSebastiano Alioto – batteri
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SUMMARY:Francesco Cataldo in "Spaces"
DESCRIPTION:Una e-mail a Scott Colley e la fiducia\, alla cieca\, del contrabbassista americano nell’emergente chitarrista siciliano.\nNasce così “Spaces”\, viaggio tra Siracusa e gli Stati Uniti nel nome del grande jazz.\nDal 7 al 10 aprile per il Circuito Jazzistico Siciliano\, il chitarrista aretuseo presenta il disco realizzato con il il jet set del jazz afro-americano e osannato dalla stampa specializzata mondiale. \nLa sua cifra stilistica sta in un Mediterraneo che bussa alle porte della Grande Mela con la sua carica di energia. Siracusa-New York\, per il chitarrista Francesco Cataldo è un viaggio nel nome del grande jazz. \nIl quintetto di Cataldo suonerà per il Circuito Jazzistico Siciliano\, la rete culturale che vede insieme l’associazione Catania Jazz di Catania\, titolare dell’omonima stagione\, l’associazione Musiche di Palermo\, titolare con l’associazione Nomos del cartellone Nomos Jazz\, l’associazione Musicarte di Caltanissetta\, titolare del cartellone Nissa Jazz\, e la cooperativa Arte E A Capo di Milazzo titolare del cartellone Milazzo Jazz\, lunedì 7 aprile al Catania Sheraton Hotel Acicastello\, martedì 8 aprile al Teatro Jolly di Palermo\, mercoledì 9 aprile al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta\, e giovedì 10 aprile al Teatro Trifiletti di Milazzo (Me). \nIl siracusano Francesco Cataldo chitarrista\, compositore ed arrangiatore intraprende giovanissimo gli studi musicali. Dopo le prime esperienze rock e fusion\, e corsi di chitarra classica degli anni giovanili\, si avvicina al jazz nel 2000. Inizia gli studi jazz di chitarra\, armonia\, arrangiamento e composizione col M° Claudio Cusmano\, diplomandosi successivamente al Conservatorio V. Bellini di Palermo. \nPartecipa a numerosi seminari tenuti da esponenti del jazz mondiale tra cui: Jim Hall\, Adam Rogers\, Enrico Rava\, Franco Cerri\, Dado Moroni\, Marcello Rosa\, Paolo Damiani\, Bob Stoloff\, Maurizio Giammarco\, Rosario Giuliani\, Matthew Nicholl\, Jon Damian\, Oscar Stagnaro\, Ron Savage\, Jim Kelly\, Donna Mclroy\, Luigi Tessarollo\, Larry Monroe\, Ken Cervenka\, Dennis Montgomery III\, Nicola Cordisco\, Giovanni Tommaso\, Marcello Tonolo\, Marco Tamburini\, Marcello Pellitteri\, Sandro Gibellini\, John Taylor\, Cameron Brown\, Billy Hurt\, Roberto Ottaviano. Si esibisce dal vivo e collabora con musicisti come Salvatore Bonafede\, Scott Colley\, Clarence Penn\, Dave Binney\, Erik Friedlander\, Andrea Beneventano\, Pucci Nicosia\, Jimmy Weinstein\, Orazio Maugeri\, Marcello Rosa\, Paolo Damiani\, ed altri artisti di spicco. Partecipa a diverse manifestazioni musicali; tra esse ricordiamo Umbria Jazz Winter 2010\, Villa Celimontana 2008\, Roma Jazz’s Cool 2007 (Casa del Jazz\, Roma)\, IV “Festival Internazionale del Jazz Sergio Amato” (Siracusa\, 2007)\, Festival jazz di Noto (Noto\, 2003). \nNel 2007 ha registrato il suo primo lavoro discografico “Lanuvio” in trio con Paride Furzi e Roberto Giaquinto ottenendo favorevole riscontro su Jazz It\, con una recensione di Sergio Pasquandrea che descrive egregiamente il lavoro eseguito in trio. \nLa “svolta” di Cataldo arriva nel 2012 con l’album “Spaces” (AlfaMusic/Egea) in quintetto con il contrabbassista americano Scott Colley (Herbie Hancock\, John Scofield\, Path Metheny solo per citare 3 giganti con cui ha suonato)\, cui aveva fatto ascoltare via e-mail i brani (senza conoscerlo in precedenza)\, il quale lo ha poi chiamato a registrare a New York con altri top musicisti americani come il batterista Clarence Penn\, il sassofonista Dave Binney\, il violoncellista Erik Friedlander; Cataldo ha chiamato con sé dalla Sicilia il pianista palermitano Salvatore Bonafede. \nL’album ha avuto recensioni positive su tutti i grandi giornali jazz americani e internazionali. \nCataldo\, grazie al Circuito Jazzistico Siciliano\, dopo le 4 date siciliane presenterà “Spaces” anche all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 12 aprile e non si esclude qualche presenza estiva nei maggiori festival jazz nazionali e un potenziale tour americano. \nIl tour prevede le seguenti date\n\nCaltanissetta\, Teatro Regina Margherita\, mercoledì 9 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 15\,00\nAcicastello (Ct)\, Catania Sheraton Hotel\, lunedì 7 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 16\,50\nPalermo\, Teatro Jolly\, martedì 8 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 16\,00\nMilazzo (Me)\, Teatro Trifiletti\, giovedì 10 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 15\,00\n\nFormazione\nFrancesco Cataldo – guitar\nKenny Werner – piano\nJohannes Weidenmueller – double bass\nBenjamin
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SUMMARY:NOAM VAZANA TRIO
DESCRIPTION:Formazione\nNoam Vazana – voce\, piano\, trombone\nFelix Hildebrand bass & double bass\nWillem Van Der Krabben – batteri
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SUMMARY:Steve Lehman Trio
DESCRIPTION:“La sua musica ha un’importanza genuinamente visionaria\, una via avanzata verso l’arte”. La definizione della Guida al jazz della Penguin inquadra alla perfezione Steve Lehman\, compositore\, sassofonista e accademico\, uno che esprime da un decennio uno dei pensieri compositivi più avanzati della musica afro-americana. \nLehman con il suo trio – Damion Reid alla batteria e Matt Brewer al basso -\, è tornato in tour in Europa con una manciata di nuove composizioni e nuovi arrangiamenti e suonerà per il pubblico di Catania Jazz sabato 15 al Catania Sheraton Hotel. \nCompositore e sassofonista contralto\, Lehman ha guadagnato una reputazione grazie ad un “futurismo” dal passo sicuro\, in particolare con il suo elegante ma audace ottetto. Newyorkese\, 36 anni\, Lehman lavora in un ampio spettro di linguaggi musicali sperimentali tanto che il New York Times lo ha descritto come “un sassofonista semplicemente abbagliante”; il quotidiano della Grande Mela nel 2009 ha scelto il suo disco “Travail\, Transformation & Flow”\, realizzato in ottetto\, come album jazz dell’anno. \nIl britannico The Guardian ha descritto Lehman come “una delle figure di trasformazione del primo jazz del 21° secolo”. \nUndici dischi realizzati con vari progetti in 10 anni\, l’ultimo del 2012 è “Dialect Fluorescent” realizzato proprio con il trio\, un tentativo di ristabilire\, con il trio\, il suo radicamento nella tradizione post-bop. \nL’album\, condiviso con Brewer e Reid\, oltre a proporre alcuni pezzi originali elegantemente “incespicanti” – tra cui “Alloy”\, riproposto dal repertorio dell’ottetto in una lettura stridente e più asciutta -\, include diversi brani del repertorio jazz\, presentati senza grandi ricostruzioni. Il più noto di questi è “Moment’s Notice” di John Coltrane riletto con un ritmo asimmetrico; “Jeannine” di Duke Pearson e “Mr. E” Jackie McLean\, già mentore di Lehman\, aderiscono ancora più da vicino al materiale originale\, che funge da trampolino di lancio che scaglia il trio lungo una traiettoria veloce che fende l’aria. \nLehman ha suonato e registrato a livello nazionale e internazionale con i suoi ensemble e con quelli guidati da Anthony Braxton\, Dave Burrell\, Dave Douglas\, Mark Dresser\, Vijay Iyer\, Oliver Lake\, Jason Moran\, Meshell Ndegeocello. La sua recente musica elettro-acustica si è concentrata sullo sviluppo di modelli di computerizzati per l’improvvisazione. Oltre che come musicista e compositore\, Lehman si è distinto anche come studioso della musica jazz. \nDurante l’anno accademico 2002-2003\, come studente in Francia del programma di scambi internazionali Fulbright\, Lehman ha studiato la ricezione dei compositori sperimentali afro-americani che hanno lavorato in Francia negli Anni ’70. Il suo articolo sulla rivista “Critical Studies in Improvisation”\, “Ti amo con un asterisco: compositori sperimentali afro-americani e la stampa jazz francese\, 1970-1980”\, si basa sulla sua ricerca Fulbright. \nFormazione \nSTEVE LEHMAN altosax\nMATT BREWER dou
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SUMMARY:The Impossibile Gentleman
DESCRIPTION:Per Gwilym Simcock si è scomodato pure Chick Corea che lo ha definito “originale\, un genio creativo”. \nDopotutto\, il 33enne pianista britannico è uno che sa mettere d’accordo gli amanti del jazz con quelli che seguono la classica\, essendo impegnato su entrambe i fronti. \nI jazzofili isolani lo potranno ascoltare con il super-gruppo The Impossible Gentlemen: Gwilym Simcock al piano\, Steve Rodby al basso\, Mike Walker chitarra\, Adam Nussbaum alla batteria si esibiranno mercoledì 26 febbraio al Catania Sheraton Hotel per Catania Jazz. \nIl supergruppo anglo-americano con i britannici Gwilym Simcock al piano e Mike Walker alla chitarra e gli americani Adam Nussbaum alla batteria e Steve Rodby al basso\, vede quattro grandi musisicisti internazionali \, che si uniscono per creare qualcosa di nuovo e potente. \nNel 2011 era uscito il primo disco omonimo\, che vedeva in formazione Steve Swallow al basso. Il loro secondo disco “Internationally Recognised Aliens” dello scorso anno è stato presentato dalla stampa specializzata anglo-americana come “un trionfo”\, un disco “destinato alla lista dei migliori di fine anno”. Prodotto da Steve Rodby\, l’album sottolinea la loro maestria nelle melodie e nel ritmo\, offrendo allo stesso tempo tantissime sorprese scoppiettanti. \nI brani dell’ultimo disco sono diversi dal materiale pubblicato nell’album di debutto \, e riflette la loro creatività in continua evoluzione. Tutti i pezzi\, tranne la bella ballad “Ever After” firmata dall’ex bassista Steve Swallow\, sono del chitarrista Mike Walker e del pianista Gwilym Simcock\, mentre il produttore è Steve Rodby\, ex bassista di Pat Metheny\, vincitore 13 Grammy Awards. \nCome suggerisce il nome\, The Impossible Gentlemen non sono una band ordinaria. Attraversando i confini generazionali e geografici\, questo supergruppo jazz è un’esperienza unica sia per i musicisti che per il pubblico. Mentre la band si riunisce relativamente di rado\, ogni concerto e ogni registrazione è un evento magico che cattura qualcosa apparentemente “impossibile”. “Internationally Recognised Aliens” li vede sbilanciarsi in avanti\, assumendo nuovi rischi attraverso una musica che è avventurosa\, e venata di umorismo a volte surreale. \nFormazione \nGWILYM SIMCOCK\,piano\nSTEVE RODBY\, el.bass\nMIKE WALKER guitar
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SUMMARY:FRANCESCO BEARZATTI MONK'ROLL
DESCRIPTION:Formazione\nFrancesco Bearzatti – sassofono\nGiovanni Falzone – tromba\nDanilo Gallo – basso elettric
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SUMMARY:RAFFAELE GENOVESE TRIO
DESCRIPTION:Formazione\nRaffaele Genovese – piano\nCarmelo Venuto – double bass\nEmanuele Primavera – drum
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SUMMARY:Jean-Paul Bourelly Trio "Kiss The Sky - Omaggio a Jimi Hendrix"
DESCRIPTION:Jimi Hendrix è stato da sempre un faro per Jean-Paul Bourelly\, il vulcanico chitarrista e compositore\, nato a Chicago nel 1960 da genitori haitiani\, grande virtuoso eppure sensibile musicista: dopo aver conosciuto la musica Yoruba dalla nonna ed aver cantato Rossini all’Opera House a dieci anni\, e dopo aver studiato piano e batteria\, a 14 anni scoprì il genio nero di Seattle e lì capì che la sua vita sarebbe stata dedicata alla chitarra. \n \nIl Circuito Jazzistico Siciliano – la rete culturale che vede insieme l’associazione Catania Jazz di Catania\, titolare dell’omonima stagione\, l’associazione Musiche di Palermo\, titolare con l’associazione Nomos del cartellone Nomos Jazz\, l’associazione Musicarte di Caltanissetta\, titolare del cartellone Nissa Jazz\, e la cooperativa Arteacapo di Milazzo titolare del cartellone Milazzo Jazz – ospita il tour siciliano del progetto Kiss The Sky – Omaggio a Jimi Hendrix che vede Bourelly affiancato dal batterista Kenny Martin e dal bassista Darryl Taylor. Jean-Paul Bourelly e Kiss The Sky saranno martedì 15 gennaio al Teatro Jolly di Palermo per Nomos Jazz; mercoledì 16 gennaio al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta per Nissa Jazz; giovedì 17 gennaio al Catania Sheraton Hotel per Catania Jazz; e venerdì 18 gennaio al Teatro Trifiletti di Milazzo per Milazzo Jazz. \nJean-Paul Bourelly. Bourelly ha coltivato negli anni l’amore per la musica di Hendrix tanto che nel 1995 dedicò un intero disco – “Tribute to Jimi” -\, all’icona nera del rock. Da qualche anno\, con il trio Kiss the Sky Bourelly prende elementi della musica di Hendrix e li “traghetta” verso la musica di oggi: Kiss The Sky è un progetto che utilizza la musica di Jimi Hendrix come una rampa di lancio verso nuovi climi acustici. Nella sua lunga carriera Jean-Paul Bourelly – uno che vanta collaborazioni di rango da Miles Davis a Cassandra Wilson – esprime tali e profonde radici nel funk e nel blues che sa\, come nessun altro\, suonare la chitarra come uno strumento percussivo con le corde. \nCon Kiss of The Sky – con lui il batterista Kenny Martin e il bassista Darryl Taylor – il trio sviluppa costantemente nuove riflessioni sulle loro reinterpretazioni musicali; i tre prendono brani come “Purple Haze”\, “Who Knows” o “Machine Gun” e li rielaborano «attraverso una gamma di arrangiamenti che vanno dalle sonorità acide all’ambient»\, come afferma lo stesso Bourelly. Musicista innovativo\, Jean-Paul Bourelly ha cercato nelle sue varie band\, collaborazioni e registrazioni di sperimentare\, sempre e comunque\, un’esperienza musicale nuova e attuale. Gli altri membri della band sono anche ottimi musicisti: Kenny Martin è il batterista del Citizen X e dei Defunkt. \nIl bassista Darryl Taylor ha lavorato con numerosi gruppi di musica soul come la band di Jabo Starks\, il batterista di James Brown. Jean-Paul Bourelly: «C’è una profonda connessione tra il funk e nuovi territori musicali di oggi\, che Hendrix avrebbe apprezzato. Noi stiamo tentando di coprire quel territorio. Ho sempre sentito che la chitarra non fosse solo uno strumento rock’n’roll ma un canale nel quale io potessi cogliere tutte le sfumature delle esperienze della mia vita. “Kiss the Sky” prende brani di Jimi Hendrix e li rielabora con una serie di fraseggi presi in prestito da diverse forme di musica ritmica per generare un groove organico. Noi ci misuriamo continuamente con nuovi modi di esprimere le nostre particolari direzioni musicali ricontestualizzandole\, stavolta\, prendendo in prestito brani familiari e canzoni del più alto funk rock». \nTrasferitosi a New York nel 1979\, Bourelly vanta live al fianco di Muhal Richard Abrams\, Roy Haynes\, McCoy Tyner\, e Elvin Jones\, ed anche una piccola apparizione nel film di Francis Ford Coppola “The Cotton Club”. Alla fine degli Anni 80 ha cominciato la carriera solista\, a partire dal disco “Jungle Cowboy” del 1987. Un anno dopo\, ebbe la grande opportunità di suonare in una delle ultime registrazioni di Miles Davis\, “Amandla” uscito nel 1989. Bourelly fu coinvolto anche nella Black Rock Coalition (fondata da Vernon Reid dei Living Colour)\, mentre continuava a suonare con tanti musicisti\, tra i quali Buddy Miles\, già batterista di Hendrix\, Robin Trower\, Jack Bruce\, e Terry Bozzio. \nCome produttore ha lavorato con la band tedesca di jazz rock Matalex\, e con Cassandra Wilson: per quest’ultima ha suonato in vari dischi. Tra le sue collaborazioni anche quella con Marc Ribot\, David Torn\, Elliott Sharp.\nVent’anni fa si è trasferito a Berlino dove ha formato\, dopo aver incontrato il poeta e cantante e griot Abdourahmane Diop\, l’ensemble di musica africana Boom Bop. Nella città tedesca ha formato i Gypsy’s Reloaded\, una tribute band di Hendrix\, e nel 2004 ha curato il Congo Square for the Diaspora project all’interno del progetto Black Atlantic. Le sue composizioni sono diventate sempre più transculturali e pescano da molte fonti della diaspora africana e della musica contemporanea. \nTra gli ultimi progetti\, infatti\, ha diretto lo scorso dicembre a Berlino la Spontaneous Youth Arkestra un progetto riservato a 12 giovani musicisti di colore\, o migranti essi stessi o nati da genitori migranti. \nFormazione  \nJEAN-PAUL BOURELLY guitar\,vocals\nDARRYL TAYLOR el.bass\nKENNY MARTIN drum
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SUMMARY:FABRIZIO PUGLISI - JOHN DE LEO
DESCRIPTION:Formazione\nFABRIZIO PUGLISI – piano \nJOHN DE LEO – voc
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SUMMARY:GIANLUCA PETRELLA - GIOVANNI GUIDI
DESCRIPTION:Se lo stato di salute di un movimento artistico si misura anche dalla capacità delle nuove generazioni di mettersi in gioco delineando nuove strade\, si può star certi che il jazz italiano viva un momento di grazia unico. \nGiovanni Guidi e Gianluca Petrella sono due degli esempi più convincenti di questo periodo storico. \nOggi Giovanni Guidi non è più una rivelazione : in pochi anni e a passi da gigante ha trovato una propria strada – fatta di una progettualità unica e di una lucida consapevolezza nelle scelte artistiche – che lo sta portando ad affermarsi \, oltre che come pianista\, come organizzatore di suoni di prima scelta. E non è certo un caso che un musicista illuminato qual é Enrico Rava l’abbia voluto al suo fianco e a lui difficilmente rinunci. E lo stesso si può dire per Petrella\, certamente uno dei nomi più accreditati in questi anni quando si parla nn solo di jazz ma – tout court – della miglior stirpe di musicisti di musica contemporanea. \nDicono di loro: \n“…Di alta qualità emotiva e artistica è stato invece il concerto del duo Giovanni Guidi – Gianluca Petrella che ha aperto la programmazione al Museo Greco. Il sodalizio\, nato circa un anno fa ma con poche esibizioni tuttora all’attivo\, si regge su un’evidente sintonia umana. Il mondo espressivo del trombonista ha subito un’evoluzione nel tempo; oggi le sue note lunghe e acute\, l’uso del vibrato e il senso melodico riescono a raggiungere un lirismo poetico\, perfino una serenità\, che la scontrosa e imprevedibile aggressività di un tempo non possedeva. Questi momenti di distensione non escludono ovviamente le tipiche accensioni del trombonista\, contrastate ed espressioniste.\n \nAppunto per questo funziona a meraviglia il suo rapporto musicale con Guidi\, che questi aspetti opposti\, di decantato intimismo e di feroce estroversione\, li racchiude e intreccia nella sua personalità\, nel suo corpus compositivo e nel suo pianismo\, che sa coniugare fasi delicatamente evocative e avvolgenti ed altre di aggrovigliata problematicità. A Orvieto è emerso per esempio un sorprendente “Over the Rainbow\,” di struggente delicatezza\, intonato con una diteggiatura distillata dal piano e con un fil di voce dal trombone sordinato.”\n(Libero Farnè – Allaboutjazz) \nGiovanni Guidi\nNasce a Foligno nel 1985. Frequentando i seminari estivi di Siena\, viene notato da Enrico Rava\, che lo inserisce nel gruppo Rava Under 21 trasformatosi in seguito in Rava New Generation. Con quest’ultimo gruppo ha inciso nel 2006 l’omonimo Cd per l’Editoriale l’Espresso. Attualmente è membro del RAVA NEW QUINTET.\nOltre alla collaborazione con Rava\, fa parte della Cosmic Band\, diretta da Gianluca Petrella\, del trio di Fabrizio Sferra ed è leader di propri gruppi. \nSi è esibito in vari importanti festival: Umbria Jazz\, Villa Celimontana Jazz Festival\, Ubi Jazz\, Vicenza New Conversation\, Zurich Nu Jazz\, Fandango jazz Festival\, Umbria Jazz Balcanic Windows\, Stavanger Mai Jazz\, Vigo Jazz Festival\, North Sea Jazz Festival. Nell’edizione di Umbria Jazz 2006 è apparso come artist in residence per 10 sere consecutive riscuotendo notevoli consensi. Con il quartetto\, che comprende altri tre giovani jazzisti: l’americano Dan Kinzelman (sassofoni)\, Stefano Senni (contrabbasso) e il batterista portoghese Joao Lobo\, Guidi mette in luce tutto il suo talento di pianista e compositore. Il gruppo si presenta con una serie di brani piuttosto orecchiabili costruiti però su giri armonici molto poco tradizionali e caratterizzati da un senso melodico molto profondo e da arrangiamenti freschi e moderni. Il repertorio\, oltre a composizioni originali\, comprende rivisitazioni di brani di Ornette Coleman Giovanni Guidi Trio ha pubblicato nell’agosto 06 per l’etichetta giapponese VENUS il cd “Tomorrow never knows”\, recensito con cinque stelle dal mensile Swing Journal. A febbraio 07 è stato pubblicato il CD “Indian Summer” inciso in quartetto per la CAM JAZZ\, che ha raccolto unanimi consensi di critica. Nel referundum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz è stato votato da una giuria composta da 58 giornalisti e critici musicali come miglior nuovo talento 2007. Nel 2008 ha pubblicato il Cd per CAM JAZZ\, inciso in quartetto con il titolo “The House Behind This One”.\nEd è del luglio 2009 il nuovo Cd “The Unknown Rebel Band” un progetto che coinvolgono musicisti\, tra i più interessanti talenti che la scena musicale italiana (e non solo) abbia visto negli ultimi anni. La musica composta dallo stesso Guidi si muove sui grandi riferimenti orchestrali degli anni sessanta e settanta\, dalla Liberation Music Orchestra\, all’orchestra di Carla Bley e Suite Now” di Max Roach\, incrociata e mischiata alla tradizione popolare\, quella italiana ma non solo\, attraverso i temi celebri che hanno accompagnato i grandi movimenti. \nwww.myspace.com/giovanniguidi \nwww.giovanniguidi.net \nGianluca Petrella\nGianluca è nato a Bari nel marzo del ’75\, si è diplomato al Conservatorio della sua città con il massimo dei voti nel ’94. Nel ’93 inizia una lunga collaborazione con il sassofonista Roberto Ottaviano che lo ha inserito nel suo ultimo progetto discografico. Il progetto vede inoltre protagonisti Michel Godard (tuba)\, Tom Varner (corno)\, Marcello Magliocchi (percussioni). Sempre nel ’93 partecipa ad un altro progetto discografico che lo vede ospite assieme al sassofonista americano Greg Osby. Nel ’95\, come primo trombone nella O.F.P. Orchestra\, ha suonato sotto la direzione di Carla Bley\, Steve Coleman e Bruno Tommaso. Ha partecipato alla compilation “Italian Jazz Today” prodotto da “Musica Jazz” e allegato alla rivista del Gennaio ’96. Nel ’97 trascorre un periodo in Germania dove ha suonato con diversi musicisti tedeschi ed olandesi. Attualmente collabora con Enrico Rava\, Roberto Gatto e Paolino Dalla Porta e le rispettive formazioni. Nella lista delle collaborazioni con musicisti internazionali: Steve Swallow\, Joy Calderazzo\, Jimmy Owens\, Greg Osby\, Carla Bley\, Gerard Pansanel\, Klaus Suonsaari\, Steve Coleman\, Tom Varner\, Michel Godard\, Joel Allouche\, Lester Bowie\, Sean Bergin\, Hamid Drake\, Marc Ducret\, Roswell Rudd\, Lonnie Plaxico\, Ray Anderson\, Pat Metheny\, Oregon\, John Abercrombie\, Aldo Romano e Steven Bernstein. Collaborazioni con musicisti italiani: Enrico Rava\, Roberto Gatto\, Antonello Salis\, Gianluigi Trovesi\, Roberto Ottaviano\, Paolino Dalla Porta\, Paolo Fresu\, Danilo Rea\, Enzo Pietropaoli e altri. Ha partecipato a numerosi importanti festival internazionali in tutto il mondo fra i quali spiccano i festival di Montreal\, Toronto\, San Francisco\, Chicago\, Rio de Janiero\, Oslo\, Londra\, Berlino\, Umbria Jazz e i Blue Note Jazz Club di Tokyo e New York. \nE’ oltremodo attivo anche in territori extra-jazzistici. Ha infatti collaborato con Manu Di Bango\, John De Leo\, in duo con Giovanni Lindo Ferretti oltreché (come verificabile sul suo sito web) con i vari progetti dedicati all’elettronica e ai relativi lavori discografici collegati. Nel palma-res anche una straordinaria versione jazz del lavoro classico scritto da Jon Lord per i Deep Purple\, presentato al Teatro Asioli di Correggio nel corso 2006. \nNel 2000 è stato membro dell’“Orchestra National de Jazz” diretta da Paolo Damiani.\nNel 2001\, Gianluca ha vinto il referendum “Top Jazz” indetto dalla rivista Musica Jazz quale miglior “nuovo talento nazionale” e ha raccolto un prestigioso “award” per l’importantissimo “Django d’Or” internazionale\, sempre in qualità di “miglior talento” europeo.\nE’ del 2004 la svolta\, come leader e l’importante contratto discografico che lo lega con Emi/Blue Note.\nAttualmente è attivo con il suo Indigo 4 (con Francesco Bearzatti\, Paolino Dalla Porta e Fabio Accardi)\, il “Bread & Tomato Trio” accanto a Michele Papadia e Fabio Accardi\, il duo con Antonello Salis oltreché con il progetto “Domino Quartet” che lo affianca a Sean Bergin\, Antonio Borghini e Hamid Drake. Recenti aggiunte ai progetti sono il nuovo quartetto “Tubolibre” e la “Cosmic Band”\, con la quale ha dato alle stampe due cd ben accolti da pubblico e critica.\nE’ artista dell’anno\, nel “Top Jazz” della rivista “Musica Jazz” per il 2005.\nVince\, nel 2006 (primo italiano nella storia) il celebre “Critics Pool” della rivista “Down Beat” nella categoria “artisti emergenti”.\nE’ invece del 2007 la conquista del Paul Acket Awards (meglio conosciuto come “Bird Award”)\, consegnatogli nella prestigiosa sede del Royal Conservatory de L’Aja\, in qualità di “Artist Deserving Wider Recognition” e\, bissando il successo dell’anno precedente\, conquista nuovamente il primo posto nel “Critics Pool” della rivista “Down Beat” nella categoria “artisti emergenti”. \nwww.gianlucapetrella.com \nwww.myspace.com/gianlucapetrella \nFormazione\nGIANLUCA PETRELLA\,trombone \nGIOVANNI GUIDI\, piano
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SUMMARY:Antonio Sanchez and Migration
DESCRIPTION:Formazione \nANTONIO SANCHEZ drums\nDAVID BINNEY saxophones\nJOHN ESCREET piano\nMATT BREWER bass
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LOCATION:Hotel Sheraton\, via Antonello da Messina 45\, Aci Castello (CT)\, Italia
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SUMMARY:David Sanborn & Bob James Quartette Humaine… A Tribute to David Brubeck & Paul Desmon
DESCRIPTION:(coming soon) \nFormazione \nDAVID SANBORN sax\nBOB JAMES piano\nJAMES GENUS double bass\nSTEVE GADD drums
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SUMMARY:Incognito
DESCRIPTION:La band capitanata da Jean Paul Maunick meglio noto come Bluey\, ritorna in Sicilia dopo il grande concerto di tre anni fa per la XXVII Stagione di  Catania Jazz. \nPer Bluey e soci sarà un nuovo contatto con l’Isola che ha dato i natali al suo amico Mario Biondi con cui la band si è recentemente esibita alla Royal Albert Hall di Londra. \nIl concerto di Taormina attraverserà tutta la lunga storia della band\, dal primo album “Jazz funk” del 1981 all’ultimo “Surreal” dello scorso anno. La quindicesima fatica in studio della band inglese contiene quattordici tracce. \nhttpv://youtu.be/VA3zolfMhI4 \nI biglietti vanno da € 22 (cavea\, non numerata) a € 27\,50 (posto numerato)\, le prevendite sono quelle abituali (diritti d’agenzia inclusi). \nE’ anche possibile acquistare i biglietti online<
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SUMMARY:ANTHONY STRONG QUINTET
DESCRIPTION:Presentazione\n\n \nDefinito come la prossima superstar del jazz dall’Inghilterra\, il cantante-pianista Anthony Strong ha segnato il suo arrivo sulla scena internazionale del jazz con il recente EP “Delovely”\, che ha raggiunto il numero 1 della classificajazz in UK\, ed il video che lo accompagna Cheek of Cheek che e’ stato visto in tutto il mondo.Gli e’ stato chiesto di unirsi alla cantante pop Paloma Faith\, al cantante inglese Tony Christie ed alla leggenda de ljazz Buddy Greco per la trasmissione di fine anno della BBC’s farcita di star e messa in onda in diretta dal SavoyBallroom di Londra alla fine del 2011; ha fatto il suo debutto in Europa questa primavera con – tra gli altri – concertial prestigioso Duc Des Lombard di Parigi\, un tutto esaurito in Germania al Stuttgart Jazz Festival e una tournée difestival in Spagna.Ancora studente di piano jazz al famoso Guildhall School of Music di Londra\, Anthony era già diventato un musicistaturnista molto ricercato\, suonando con artisti come Michael Bolton\, Marti Pellow\, Beverley Knight e KyleEastwood ed in ogni importante canale televisivo inglese. Ha anche trascorso 9 mesi nel West End impersonandoJerry Lee Lewis nello show “Million Dollar Quartet”\, esibendosi davanti a migliaia di persone\, tra questi l’amantedel jazz Rod Stewart\, che e’ ritornato il giorno dopo per dire ad Anthony che la sua performance era “FuckingAmazing!” \nInsieme alla sua band composta dal meglio dei musicisti britannici\, Anthony ha svolto un’intensa attivita’ live nel 2012 esibendosi sui palchi di alcuni dei migliori clubs e festival internazionali in Italia\, Germania\, Francia\, Svezia\, Norvegia\, Danimarca\, Spagna\, Portogallo\, Austria e Svizzera\, inclusi\, Le Grand Rex con B.B. King (Parigi)\, Duc des Lombards\, Jazz in Marciac\, Festival Da Jazz (St. Moritz)\, Santa Cruz\, Cologna\, Enjoy Jazz\, Prerov\, Elmau\, solo per nominarne alcuni. \n\n\nRassegna stampa: \n“Great singer\, great pianist!” (Jamie Cullum)\n“Fucking amazing!”(Rod Stewart)\n“British Jazz may have found its mainstream rendezvous” (The British Jazz Blog)\n“New and notable” (Amazon.co.uk)\n“A new\, genuine\, male jazz singer” (Jazz House\, BBC Radio 3) \nVideo\n \n\nFormazione\nAnthony Strong (piano/vocals)\nTom Walsh (trumpet)\nDave Ohm (drums)\nJon Shenoy (sax)\nCarmelo Venu
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SUMMARY:SANDRO FAZIO QUARTET feat FRANCESCO BEARZATTI  - "Dear Lord" - A Modern tribute to Coltrane
DESCRIPTION:Presentazione\nMODERN TRIBUTE TO COLTRANE – DEAR LORD \nIl progetto è ispirato dal genio di John Coltrane e nasce dal tentativo di rivisitare la potenza emozionale delle composizioni del grande sassofonista americano\, facendole rivivere con esperienze e le contaminazioni musicali contemporanee. \nLe canzoni che la band presenta sono completamente riarrangiate da Sandro Fazio\, riscritte nel tentativo di immaginare come Coltrane avrebbe ripensato le sue canzoni se le avesse scritte oggi. Un tentativo ardito\, vista la caratura del compositore\, ma sincera nelle intenzioni. \nIl progetto nasce dalla certezza che la maniera migliore per rimanere fedeli a Coltrane è proprio quello di ricerca continuamente la contemporaneità. \n«There is never any end. There are always new sounds to imagine; new feelings to get at. And always\, there is the need to keep purifying these feelings and sounds so that we can really see what we’ve discovered in its pure state.» (J. Coltrane) \n«I’ve found you’ve got to look back at the old things and see them in a new light.» (J. Coltrane) \n«Change is inevitable in music. Things change.» (J. Coltrane) \nVideo\nhttpv://youtu.be/NAI94rPtxVg \nFormazione\nSandro Fazio: chitarra\nFrancesco Bearzatti: sassofono\, clarinetto ed effetti sonori\nMichael Stratz: basso elettrico ed effetti sonori\nKaspars Kurdeko: batteria e percussi
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SUMMARY:SOO CHO JASS UNITED feat JAVIER GIROTTO
DESCRIPTION:Partirà da Catania il lancio del nuovo disco della pianista Soo Cho: “Pandora” è il primo atto su disco del nuovo progetto “Jass United” che vede insieme la pianista sudcoreana\, naturalizzata olandese\, il sassofonista italo-argentino Javier Girotto\, il contrabbassista Sven Happel e il batterista Jasper Van Hulten. \nPrima data il 22 aprile al Ma Musica Arte di Catania\, per la trentesima stagione di Catania Jazz\, poi il giorno dopo al Jolly di Palermo per la stagione Nomos Jazz. Seguirà a maggio il tour nella sua Olanda. \nLa sudcoreana Soo Cho ha suonato il pianoforte quasi tutta la sua vita\, ha cominciato a studiare musica classica da quando aveva 3 anni. Poi Soo ha studiato pianoforte classico alla Sung Sin University di Seoul. Dopo gli studi ha suonato il pianoforte in vari hotel della città\, facendosi coinvolgere professionalmente nel mondo della musica. Una volta scoperto il jazz\, ha deciso di trasferirsi in Olanda per studiare la musica che amava. Quando Soo è arrivato in Olanda nel 2001\, ha studiato al Conservatorio di Utrecht con il pianista Bert van den Brink.  Dopo un anno si è trasferita ad Amsterdam il cui Conservatorio è certamente più orientato a livello internazionale\, e qui ha studiato con Karel Boehlee\, Rob van Bavel e Kris Goessens. \nNel 2006 Soo Cho si laurea presso il Dipartimento di pianoforte jazz al Conservatorio di Amsterdam. Nel 2008 Soo si diploma al Master in Composizione Jazz al Conservatorio Reale dell’Aia. \nNel 2009 prende anche la Laurea Magistrale per piano jazz. Ma la sua formazione nel mondo del jazz non finisce qui: per un semestre ha studiato anche alla Manhattan School of Music di New York dove ha ottenuto lezioni\, tra gli altri\, da Jason Moran.  Nel marzo 2008 è uscito l’album di debutto “Prayer” per l’etichetta Challenge. In questo anno comincia la collaborazione con Javier Girotto. Nell’ottobre 2010\, è uscito il suo secondo album “Little prince” sempre per la Challenge Records. Recentemente è nato il suo nuovo progetto Jass Unite condiviso con il sassofonista italo-argentino Javier Girotto: nasce così ad aprile il suo terzo album chiamato “Pandora” uscito per l’etichetta norvegese Curling Legs. Sempre per il 2013 Soo Cho è stata selezionata tra i musicisti in residenza del festival di Nijmegen. \n“Pandora”\, il nuovo album di Soo Cho Jass United è emozione\, sfumatura\, musica per le orecchie\, che va in fondo a poco a poco. Come pianista di una moderna fiaba Soo Cho tiene uno specchio di fronte all’ascoltatore\, niente è ciò che sembra apparentemente e la musica merita e richiede ulteriori approfondimenti. Questo album ha una storia in prima linea\, lasciando enormi spazi per la personale interpretazione\, sogni che vanno avanti\, nulla prende il comando\, i membri della band lavorano interamente al servizio di questa bella produzione. Il vaso di Pandora è pronto ad aprirsi per scoprire una band che renderà felici gli ascoltatori con la sua musica. «L’energia e il suono del sassofono soprano di Javier Girotto è molto particolare – speiga la pianista -\, si fonde perfettamente con il senso lirico della mia musica. Egli è in grado di esprimere la sua energia in tanti modi. Il bassista Sven Happel è un solido pilastro a sostegno degli altri\, ma\, oltre ad essere un solido e affidabile bassista\, quando viene coinvolto brilla davvero come solista. \nIl batterista Jasper van Hulten è il pittore di questa musica\, sa sempre quando sostenere gli altri e quando essere dominante». \nSoo Cho\, pianista\, compositore\, direttore d’orchestra\, organizzatore. In che ordine è difficile dirlo. \nPochissime persone lavorano come lei in modo coerente e persistente nel creare il proprio universo musicale. Il suo linguaggio musicale parla la lingua della sensibilità\, del lirismo naturale che è veramente sorprendente. Osa utilizzando lo spazio e il tempo per indugiare\, una qualità che sembra essere diventata piuttosto raro al giorno d’oggi. La bellezza classica delle composizioni di Soo Cho e il modo di suonare appassionato di Javier Girotto si sono rivelate una partita perfetta che conduce ad una scrittura e ad armonia senza pari\, tutto ciò che l’ascoltatore interessato possa desiderare. \nI musicisti \nOggi il sassofonista Javier Girotto è un cittadino italiano ma è nato a Cordoba (Argentina) nel 1965. Dopo una grande esperienza in Argentina\, a 19 anni Girotto ha seguito a Buenos Aires un seminario del Berklee College of Music\, che gli ha assegnato un posto nel prestigioso istituto musicale di Boston\, dove ha finito con lode il corso quadriennale di “Professional Music”. In seguito ha migliorato la sua musica\, la scrittura e ha organizzato le competenze apprese a scuola attraverso performance dal vivo con artisti come\nDanilo Perez\, George Garzone\, Sala Crook\, Bob Moses\, Herb Pomeroy\, Bob Moses\, e altri. \nA 25 anni Javier ha cominciato a viaggiare per l’Italia visitare il paese d’origine dei nonni e si innamorò di Roma\, dove ha\ndeciso di rimanere. Nel 1992 creò\, insieme ad Horacio “El Negro” Hernandez\, i Tercer Mundo un sestetto per pianoforte\, basso\, percussioni\, batteria\, tromba e sax. Ha anche iniziato a scrivere musica e arrangiamenti per un nuovo gruppo chiamato Sax Six\, un quartetto di due sassofoni\, basso e batteria. Ha registrato il suo primo cd sotto questa sigla con guest star come Bob Mintzer e Randy Brecker. Mescolando le sue radici argentine e il jazz è diventato uno dei più apprezzati jazzisti con gli Aires Tango\, con cui ha registrato sette dischi. \nIl suo stile gli valse le richieste dei nomi più grandi del jazz italiano quali Roberto Gatto\, Rita Marculli\, Enrico Rava\, Paolo Fresu\, Peppe Servillo\, Antonello Salis\, Bebo Ferra e altri. \nIl 34enne bassista olandese Sven Happel\, ha cominciato a suonare il basso jazz molto presto\, a 15 anni\, forse grazie al padre\, il noto pianista Harry Happel. Si è laureato con lode al Conservatorio di Rotterdam. Il suo suono è stato descritto come profondo ed equilibrato. Sven è un musicista molto versatile\, suona sia il basso elettrico sia il contrabasso\, impegnato anche nella composizione e nell’arrangiamento. \nAnche il 32enne batterista olandese Jasper van Hulten si è diplomato al Conservatorio di Rotterdam. La sua carriera professionale è decollata con band come The Young Sinatra e Sensual\, suonando in tanti festival jazz nei Paesi Bassi. Oggi collabora con vari progetti come Eric Vloeimans Gatecrash (musica elettroacustica improvvisata) e il cantautore Wouter Hamel. \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=cSsjSCJdAZ8&feature=share&list=PLB6C83D37EB6D8EA8 \nFormazione\nSoo Cho: piano\nJavier Girotto: fiati\nSven Happel: contrabasso\nJasper Van Hulten: batteria\nSito ufficiale\nwww.soocho.nl
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SUMMARY:GET THE BLESSING
DESCRIPTION:Presentazione\nCreati dalla sezione ritmica delle leggende del Trip-Hop “The Portishead”\, Jim Barr al basso e Clive Deamer (Radiohead) alle pelli\, i GTB si completano con I fiati e l’elettronica del sassofonista Jake McMurchie e del trombettista Pete Judge\, proponendo un mix unico ed esplosivo che rende il loro sound immediatamente riconoscibile sfidando ogni facile classificazione\, senza pero’ perder di vista martellanti melodie\, echi di un glorioso passato\, o la gioiosa e genuina spontaneita’ dei loro live. \nIl loro ultimo album OC:DC e’ stato presentato nella primavera di quest’anno riscuotendo un notevole successo sia di critica che di pubblico. Con influenze che spaziano da Ornette Coleman e Tortoise a Blondie e Samuel Beckett i GTB hanno portato il loro ultimo lavoro in giro per gli USA con un tour di 10 date (il piu’ lungo per una jazz band britannica!) e per l’Europa\, facendo sold-out\, tra le decine di palchi calcati\, all’Iridium di New York\, al Moods di Zurigo\, al Ronnie Scott’s di Londra\, ma anche al Rochester J.F.\, Saskatoon J.F.\, Istanbul\, Munich\, Oslo\, Vicenza & many many more!! \nFormazione\nJim Barr – Basso\nClive Deamer – Batteria\nPete Judge – Tromba\nJake McMurchie – Sassofono \nVideo\nhttpv://youtu.be/brcpslv_6O4 \nSito ufficiale\nwww.theb
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SUMMARY:GEGE' TELESFORO NU JOY BAND
DESCRIPTION:Presentazione\nUna nuova formazione per un concerto carico di energia e di nuove sonorità. \nLe voci di GeGé\, Greta e L.A. Santoro si fondono con la ritmica e le armonie dei nuovi brani: eleganza\, atmosfera\, groove\, potenza.\nTradizione e contemporaneità del jazz unite in un concerto che sale fino ad un finale travolgente. \nFormazione\nGeGé Telesforo – voice\, percussion\nGreta Panettieri – voice\nL.A. Santoro – voice\nDomenico Sanna – acoustic and electric piano\nGiuseppe Bassi – doublebass\nRoberto Pistolesi – drums \nVideo\nhttpv://youtu.be/EOpmSeDT_bQ \n 
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SUMMARY:N'GUYEN LE  "SONGS OF FREEDOM"
DESCRIPTION:Presentazione\n\nIl titolo di questo album è tratto da una delle “canzoni di libertà” preferite del chitarrista franco-vietnamita Nguyen Le: “Redemption Song” di Bob Marley. La canzone ovviamente appare nell’album affiancata da brani di artisti che hanno scritto alcune delle più belle canzoni dello scorso secolo: Led Zeppelin\, Janis Joplin\, Stevie Wonder\, Eric Clapton e i Beatles. \nIn “Songs of Freedom”\, Nguyen Le riporta alla luce questi brani iconici del pop e del rock grazie alle sue formidabili abilità musicali\, alla sua instancabile vena creativa ed alla partecipazione di numerosi ospiti che affiancano la sua band formata da Illya Amar (marimba\, vibrafono ed elettronica)\, Linley Marthe (basso elettrico) e Stéphane Galland (batteria). \nLe riletture di questi brani ormai diventati classici del pop e del rock sfuggono qualsiasi stereotipo o banalizzazione. Queste composizioni del nostro recente passato si fondono con lo spirito contemporaneo di una musica globale che riflette le influenze e le culture di ogni parte del mondo. E così il soul di Stevie Wonder (“I Wish”) si miscela in modo sorprendente\, eppur armonioso\, con sonorità caraibiche e asiatiche\, mentre il rock di Janis Joplin (“Mercedes Benz”) o dei Led Zeppelin (“Whole Lotta Love”) è amalgamato con suoni che ricordano la musica indiana\, giapponese e francese. \nUna tale invenzione sonora\, geniale e sorprendente\, non sarebbe stata possibile se non grazie al talento di Nguyen Le che con accortezza e incredibili intuizioni musicali dà vita ad un album unico\, innovativo e coinvolgente. \nFormazione\nNguyên Lê\, gtr\, laptop\nHimiko Paganotti\, vocalist\nIllya Amar\, vibrafono & elettronica\nLinley Marthe\, basso elettrico\nStéphane Galland\, batteria
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SUMMARY:THE YELLOWJACKETS
DESCRIPTION:Video\nhttpv://youtu.be/MitblUeIEZg \nFormazione\nRUSSELL FERRANTE: piano/tastiere BOB FRANCESCHINI: sax FELIX PASTORIUS: basso elettrico WILL KENNEDY: batteria \nSito ufficiale\nwww.yellowjackets.com
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SUMMARY:GINO PAOLI - E DANILO REA " DUE COME NOI CHE"
DESCRIPTION:Presentazione\nSi chiama “Due come noi che…” il nuovo progetto di Gino Paoli e Danilo Rea\, una serie di concerti a base di voce e pianoforte che vede duettare insieme uno dei più grandi interpreti della canzone d’autore italiana e uno dei più lirici e creativi pianisti di oggi. \nUno spettacolo unico in cui il repertorio varia di serata in serata\, veleggiando nel mare dell’improvvisazione grazie alle esperte mani di Rea e al desiderio di sperimentazione che da sempre accompagna Paoli. Ogni live è quindi diverso e irripetibile\, con una scaletta aperta che spazierà tra i grandi classici nazionali e internazionali\, gli indimenticabili successi di Paoli\, e persino incursioni nella canzone d’autore napoletana\, di cui il pubblico ha avuto un assaggio durante il recente concerto che li ha visti impegnati sul palco del Teatro San Carlo di Napoli e che ha registrato il tutto esaurito. \nA settembre 2012 è prevista l’uscita di un album che raccoglierà una selezione di alcuni brani di questa felice esperienza musicale che sta incantando il pubblico in ogni data. \nGino Paoli e Danilo Rea rinnovano così il loro fortunato sodalizio artistico\, già sperimentato con il progetto “Un incontro in Jazz” e la pubblicazione degli album “Milestones” e “Auditorium \nDanilo Rea vanta una lunga esperienza nel jazz ma anche nel pop e nella musica d’autore\, basti ricordare le collaborazioni con alcuni tra i più grandi jazzisti statunitensi come Chet Baker\, Lee Konitz\, John Scofield\, Joe Lovano. Tra gli altri artisti con cui ha collaborato sul palco e negli studi di registrazione\, Steve Grossman\, Bob Berg\, Michael Breker\, Billy Cobam\, Johnny Griffin\, Phil Woods\, Art Farmer\, Dave Liebman\, e molti altri. I suoi concerti di piano solo con le sue improvvisazioni\, che spaziano su qualsiasi repertorio lo hanno portato ad esibirsi in tutto il mondo: oltre ad essere stato il primo jazzista ad avere un concerto di piano solo alla sala Santa Cecilia (nel 2003)\, nel 2006 è stato protagonista di un concerto memorabile al Guggenheim Museum di New York. \nSuccessivamente con “Concerto per Peggy”\, in occasione del 60° anniversario della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia\, ha omaggiato Peggy Guggenheim con un recital pianistico che attraversa e celebra la musica classica americana della prima metà del secolo scorso. Nel 2009 si è esibito al Tetaro la Fenice di Venezia e ha chiuso la 68° stagione della Camerata Musicale Barese con un concerto al Teatro Petruzzelli. \nOltre al jazz prosegue anche un intenso rapporto anche con la musica classica\, di cui ha già pubblicato diversi dischi di improvvisazione sulle arie liriche\, grazie ai quali è arrivato ad aprire il festival di musica lirica internazionale “Festival del bel canto” con il concerto “Belcanto Improvisations”. \nRecentemente ha inciso “Tributo a Fabrizio De André”\, album pluripremiato ed eletto dalla critica disco dell’anno di solo piano. \nGino Paoli ha scritto alcune tra le più belle pagine della musica italiana. Originario di Monfalcone\, è a Genova\, dove si è trasferito da bambino\, che l’artista – dopo aver fatto il facchino\, il grafico pubblicitario e il pittore – debutta come cantante da balera\, per poi formare una band musicale con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi. Quando la gloriosa casa discografica Ricordi\, che aveva tenuto a battesimo Bellini e Donizetti\, Verdi e Puccini\, decise di estendere la propria attività alla musica leggera\, scritturò questo cantante dalla strana voce miagolante\, oggi riconosciuto come uno dei più grandi rappresentanti della musica leggera italiana degli anni sessanta e settanta. \nHa scritto e interpretato brani quali “Il cielo in una stanza”\, “La gatta”\, “Senza fine”\, “Sapore di sale”\, “Una lunga storia d’amore”\, “Quattro amici”; ha partecipato a numerose edizioni del Festival di Sanremo\, ha collaborato con numerosi colleghi alla realizzazione di album e di singoli di successo\, composto musiche per colonne sonore di film\, e nel 2011 si esibito sul palco del Concerto del Primo Maggio con un’originalissima interpretazione di “Va’ Pensiero” accompagnato dall’orchestra La Sinfonietta. \nVideo\nhttpv://youtu.be/q0
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SUMMARY:ANDERSON -  HELIAS- HEMINGWAY   "BASSDRUMBONE"
DESCRIPTION:Uno dei gruppi più longevi del jazz moderno\, il trio BassDrumBone \nEra l’autunno del 1977 quando i giovani Ray Anderson\, trombonista\, Mark Helias\, contrabbassista\, e Gerry Hemingway\, batterista\, fondarono il trio\, un ensemble cooperativo che nasceva dalle sintesi di tre musicalità\, attente a catturare vari stimoli dalla tradizione jazz. Il debutto discografico del trio fu con “Oasphe”\, pubblicato dall’etichetta Auricle Records\, che presentava una musica avvincente\, dove uno swing incalzante\, libero e moderno\, scatenava tre solisti di rara abilità. \nDa allora il trio ha pubblicato numerosi dischi\, tra cui il geniale “Right Down Your Alley”\, nell’84\, a nome di Ray Anderson\, e successivamente “You Be”\, “Woferlo”\, “Hence The Reason” e di recente il live “March Of Dimes”. \nLa musica che si ascolta nei vari capitoli è sempre travolgente e sincera\, è la proposta di un autentico collettivo jazz\, che attualizza la lezione di maestri ed ispiratori come Charles Mingus e Duke Ellington per l’energia e la carica appassionata del repertorio. \nOltre che un solista di valore ognuno dei membri di BassDrumBone è compositore e leader di varie formazioni\, ed ha anche collaborato con ensemble e musicisti tra i più significativi della vicenda del jazz contemporaneo. \nIl trombonista Ray Anderson è uno dei massimi specialisti del suo strumento; si è distinto con il gruppo Slickaphonics e decine di collaborazioni\, dal quartetto di Anthony Braxton alle orchestre di Carla Bley e Charlie Haden\, ai gruppi di Henry Threadgill e John Scofield. Ha diretto di recente la Pocket Brass Band con cui ha suonato per il Musicus Concentus. \nIl contrabbassista Mark Helias vanta una lunga carriera come leader dai primi anni ’80\, a cui risale l’accoppiata con il leggendario batterista Ed Blackwell. Ha collaborato con Cecil Taylor\, Oliver Lake\, Tim Bene\, Anthony Braxton\, Marty Ehrlich e Don Byron. \nAttualmente leader di uno straordinario quintetto in cui si sono succeduti negli anni alcuni tra i migliori improvvisatori statunitensi ed europei\, come i trombonisti Robin Eubanks e Wolter Wierbos\, i sassofonisti Michael Moore ed Ellery Eskelin\, il batterista Gerry Hemingway è un solista e un compositore ispirato in grado di combinare la liberta espressiva del jazz moderno al rigore della musica accademica. Il suo lavoro di compositore è stato sostenuto dalla Fondazione Guggenheim\, e sue composizioni sono state commissionate dalla Kansas City Symphony Orchestra. Sul fronte del jazz si ricordano gli impegni di fianco ad Anthony Braxton\, Derek Bailey\, Reggie Workman e Cecil Taylor. \nFormazione\nRay Anderson: trombone\nMark Helias: contrabasso\nGerry Hemingway: batteria
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SUMMARY:NOA "Classic" con GIL DOR & SOLIS STRING QUARTET
DESCRIPTION:Presentazione\nCLASSIC è il nome del nuovo concerto che l’artista israeliana ha portato in questi ultimi mesi in tour in tutta Europa e che ora approda in Italia in Sicilia per la prima volta nei concerti di Catania del 19 febbraio e del 20 a Palermo\, mentre il concerto all’auditorium di Roma del 17 chiuderà il ciclo di NOAPOLIS\,accolto nella città partenopea nel suo prestigioso San Carlo in modo trionfale. \nIl concerto attuale è un mix delle ultime fatiche discografiche e precisamente dell’ISRAEL SONGBOOK\, album registrato con la JERUSALEM ORCHESTRA e ancora inedito in Italia. In quest’ultmo disco\, NOA esegue con orchestra sinfonica alcune delle canzoni più popolari della tradizione ebraico unitamente a nuove composizioni\, di cui una CHICKEN COOP ARIA riecheggia i toni del melodramma italiano. \nQuesta parte del concerto unitamente ad una selezione delle canzoni più belle scritte da NOA nell’arco della sua più che ventennale carriera è stata arrangiata per quartetto d’archi da GIL DOR storico collaboratore dell’Artista\,presente assieme al SOLIS STRING QUARTET al concerto dal vivo. Non potevano mancare anche alcuni brani di NOAPOLIS\, disco che tanta fortuna ha portato a NOA al punto da essere stata definita la più grande cantante “napoletana” sulla scena musicale attuale. \nQuindi da Era De Maggio a Tammurriata Nera\, Noa offrirà al pubblico palermitano\,per la prima volta\, la sua personale versione di alcune delle canzoni più celebri della tradizione napoletana. NOA Classic parte dalla Sicilia e dalle due città siciliane\, come la carriera internazionale della straordinaria cantante-percussionista israeliana. \nE’ un omaggio che NOA intende fare alla Sicilia e al suo pubblico a suggello di un legame fortissimo che la lega alla nostra Isola\,non solo sul piano musicale e artistico\,se si pensa che da molti anni è sempre in Sicilia che Noa trascorre le sue vacanze insieme al marito pediatra e ai suoi 3 figli. \n \nNOA – Nata in Israele da genitori yemeniti\, dall’età di un anno e sino al compimento dei 17 anni\, Noa cresce negli Stati Uniti. A 17 anni decide di conoscere per la prima volta il paese dov’era nata\, così viaggia in Israele\, dove incontra un giovane laureando in medicina\, per amore del quale decide di trasferirsi definitivamente a Tel Aviv. \nNoa decide di iscriversi alla Rimon School di Tel Aviv\, fondata dal chitarrista Gil Dor\, per perfezionare le sue conoscenze di pianoforte e chitarra. Sarà proprio Gil Dor a notare le straordinarie doti vocali della giovane yemenita e a proporle un concerto in duo nel 1991 al Festival Jazz di Eilat. \nIl successo è clamoroso\, tanto che i concerti del duo si moltiplicano. Nell’ottobre del 1994 canta in Piazza San Pietro alla presenza del Papa e di oltre centomila persone la sua “Ave Maria”. La sua carriera artistica l’ha vista in questi anni collaborare e duettare con artisti del calibro di Santana\, Stewie Wonder\, Joan Baez\, Johnny Clegg\, Khaled e al tempo stesso si è sempre intrecciata alle vicende del suo Paese: dal concerto ad Oslo per gli accordi di pace con Rabin e Arafat\, al concerto stesso nel quale il leader israeliano venne assassinato\, al concerto in sua memoria alla Casa Bianca con Bill e Hillary Clinton. R \necentemente ha ricevuto il Premio Carosone per il lavoro che da anni conduce sui testi della canzone napoletana d’autore. \nSolis String Quartet – Solis String Quartet\, stile\, talento e gusto artistico sono gli ingredienti che hanno reso il Solis String Quartet un progetto musicale dal respiro internazionale. \nIl Solis nasce dall’incontro magico in terra napoletana di 4 compositori e arrangiatori: Vincenzo Di Donna (Violino)\, Gerardo Morrone (Viola)\, Luigi De Maio (Violino) Antonio Di Francia (Cello). La loro proposta artistica è contraddistinta fin dagli esordi (era il 1991) da una sapiente originalità in grado di mescolare jazz\, world music\, pop e musica contemporanea: una dote che li ha portati a collaborare con nomi illustri della scena internazionale. \nFormazione\nNoa – voce\, percussioni\nGil Dor – chitarra acustica\nVincenzo Di Donna – violino\nLuigi De Maio – violino\nGerardo Morrone – viola\nAntonio Di Francia – violoncello
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SUMMARY:ED CHERRY QUARTET
DESCRIPTION:Presentazione\nNato a New Haven\, Connecticut\, Dopo essersi trasferito a New York nel 78\, Ed Cherry ha suonato la chitarra con Dizzy Gillespie\n1978-1992\, esibendosi nel quartetto di Gillespie\, big band e con l’Orchestra delle Nazioni Unite\, che ha registrato il Grammy Award-winning Live at Royal Festival Hall (Enja). \nCollaborazioni\nDizzy Gillespie\, Henry Threadgill\, Kenny Burrell\, Ray Brown\, Steve Coleman\, Paquito Dí Rivera\, Freddie Hubbard\, Carmen McRae\, Elvin Jones\, James Moody\, David Murray\, Claudio Roditi\, Jimmy Smith\, Sarah Vaugha \, Clark Terry\, Max Roach\, Roy Hargrove\, Jimmy Heath\, Jon Faddis\, Randy Brecker\, Bobby Watson\, Benny Green\, Cyrus Chestnut\, Kenny Barron\, Ignacio Berroa\, John Lee\,\nDennis Mackrel\, Slide Hampton\, Jimmy Heath\, Flora Purim\, Mario Rivera\, Giovanni Hidalgo\, Paquito D’Rivera\, Arturo Sandoval\, Steve Turre\, Danilo Perez\, Airto Moreira ……… \nArt Hirahara – piano\nè un pianista tastierista jazz e compositore di NY. Originario della San Francisco Bay Area\, Art si trasferisce a New York nel 2003 per essere richiesto dal gruppo di musicisti di fama mondiale. Art ha avuto il privilegio di suonare con Stacey Kent\, Akira Tana\, Rufus\nReid\, Don Braden\, Roseanna Vitro\, Dave Douglas\, Vincent Herring\, Victor Lewis\, Travis Sullivan’s Bjorkestra\, Jim Black\, Jenny Scheinman\, Greg Cohen\, Fred Ho\, Sean Nowell\, Royal Hartigan and Hafez Modirzadeh. Si è esibito in tutto il mondo\, in Europa\, Asia\, Sud America\, Medio Oriente e ampiamente in giro per gli Stati Uniti. \nMarco Marzola – basso\nCatturato dal Jazz\, si trasferisce a New York nel 1982\, Barry Harris e Buster Williams. Ha suonato\, registrato e collaborato con musicisti della scena Internazionale del jazz come: Jimmy Lovelace\, Tommy Tarantine\, Betty Carter\, Harold Land\, George Cables\, Greg\nHutchinson\, Steve Turre\, Tommy Campbell\, John Hics\, Tony Scott\, Jessy Davis\, Bruce Forman\, Jimmy Cobb\, Ed Cherry\, Akua Dixon\, Jaimeo Brown\, Sherman Irby\, James Zollar\, Dion Parson\, Darrell Green\, Stacy Dillard\, Giulio Capiozzo\, Flavio Boltro\, Stefano Bollani\,\nFabrizio Bosso\, e molti altri ancora. \nJerome Jennings – drums\nOgni tanto in un istante arriva un musicista abile all’arte della musica\, si inserisce in qualsiasi genere musicale. Un musicista che contro alla credenza popolare\, può suonare tutti gli stili\, e suonarli tutti bene. Questo musicista è Jerome Jennings nato e cresciuto in Cleveland Ohio. \nLe sue performance e le registrazioni con Maestri luminari del Jazz come: Benny Golson\, Sonny Rollins\, Hank Jones\, Ray Charles\, Ernestine Anderson\, Christian McBride\, Wynton Marsalis\, per citarne solo alcuni…. \nFormazione\nEd Cherry – chitarra\nArt Hirahara – piano\nMarco Marzola – basso\nJerome J
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SUMMARY:DIZZY GILLESPIE AFRO-CUBAN EXPERIENCE feat. MACHITO
DESCRIPTION:Presentazione\nDizzy Gillespie fu introdotto a Chano Pozo nel 1947 da Mario Bauza. Entrambi diventarono grandi amici e Dizzy e Chano svilupparono insieme l’Afro-Cuban jazz\, che divenne estremamente popolare\, grazie alle sue ritmiche estremamente ballabili. \nLe più famose composizioni di Gillespie nella musica Afro-Cubana sono le composizioni “Manteca” e “Tin Tin Deo”. \nGli Afro Cubans di Machito (formati nel 1940) e fondatori del Cu-Bop\, furono di grande ispirazione per artisti come Gillespie: Dizzy li stimava così tanto che nel 1975\, invitò il figlio di Machito\, Mario Grillo (o Machito Jr) a entrare nella sua band per la registrazione di ‘Afro-Cuban Jazz Moods’. \nE’ questo il senso della partecipazione di Machito Jr. alla Dizzy Gillespie Afro Cuban Experience\, diretta da John Lee – il bassista “storico”  di Gillespie . \nFormazione\nJohn Lee – Basso\nFreddie Hendrix – Tromba e Filicorno\nSharel Cassity – Sax Alto\, Sax Soprano e Flauti\nYotam – Chitarre\nRobby Ameen – Batteria\nSpecial Guest: Machito Jr. – Percussioni<
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SUMMARY:Donny McCaslin Group - Casting for Gravity
DESCRIPTION:Presentazione\n \nDa molti anni ormai\, Donny McCaslin si sta affermando come una potente voce nella moderna scena musicale. \nA Catania presenta il suo decimo e ultimo album – Casting for gravity – in cui il suo sax tenore trova uno spazio ideale tra il groove feroce della parte ritmica del bassista Tim Lefebvre e del batterista Nate Woods e le sonorità elettroniche del tastierista Jason Lindner. \nDiplomato alla Berklee School of Music\, Donny McCaslin nel suo repertorio ha sempre esplorato l’intera gamma di suoni che un sax tenore può produrre: dalla musica mainstream moderna al funky fusion\, dalle ballate alla musica elettronica\, senza perdere mai il suo approccio sperimentale. \nDopo avere varcato i confini della musica elettro/acustica nell’album precedente Perpetual Motion\, McCaslin con questo ultimo lavoro punta alla piena integrazione delle sue sonorità con l’elettronica\, suonare cioè una musica che possa usare “più livelli sonori possibili”. \nIl suo “tocco” è riconoscibile all’interno delle melodie dell’album che oscillano tra suoni dub\, vortici di elettronica e potente rock da arena: in tutti  i brani dell’album McCaslin fonde tante influenze sperimentali in un sound jazz moderno. \nLo stesso McCaslin ha affermato che il suo ultimo lavoro è stato molto influenzato dal Richard D. James\, star dell’elettronica sotto lo pseudonimo di Aphex Twin e dal duo scozzese Boards of Canada\, la cui canzone “Alpha e Omega” trova spazio all’interno dell’album. \nIl suo curriculum musicale è di tutto rispetto: trasferitosi a New York nel 1991\, è stato un membro degli Steps Ahead fino al 1994\, in sostituzione di Michael Brecker. Ha anche suonato con la Gil Evans Orchestra\, la George Gruntz Concert Jazz Band\, Danilo Perez\, Maria Schneider e Santi DeBriano. Nel 1996 ha suonato con Ken Schaphorst’s Uprising e anche con John Medeski\, Doug Yates\, e Uri Caine. L’anno successivo ha suonato con David Binney\, Scott Colley e Kenny Wolleson nel collettivo Lan Xang. \nAltre informazioni: http://www.huffingtonpost.com/ralph-a-miriello/casting-for-gravity-donny_b_1888104.html \nFormazione\nDonny McCaslin: Sax tenore \nMatt Mitchell: tastiere \nTim Lefebvre: Basso Elettrico \nNate Woods: batteria \nSuono\n \nSito ufficiale \nwww.donnymccaslin.com
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SUMMARY:Giuseppe Cucè
DESCRIPTION:Presentazione\nIl cantautore Giuseppe Cucè presenta al MA\, in collaborazione con Catania Jazz\, il suo ultimo lavoro discografico “Attraversando Saturno” che verrà eseguito lunedì 10 dicembre in versione unplugged insieme con alcuni dei brani più importanti della sua carriera. \nCucè si esibirà con un quartetto composto da Francesco Bazzano alle percussioni\, Marco Carnemolla al basso\, Daniele Coco alla chitarra. \nLa serata sarà arricchita dalla galleria fotografica esclusiva realizzata appositamente per il concept album di Cucè da Michele Maccarrone e la Slide Images Performance di Riccardo Negri che sulle note di “Obbligo o verità” dedica a Cucè il suo ultimo ciclo di lavori a matita “Vivere Parallelo”. \nBio\nCantautore mediterraneo\, raffinato eclettico e contaminato\, Giuseppe Cucè traduce in musica la propria vita filtrando il mondo attorno a se con uno stile elegante e mai banale. \nGiuseppe Cucè nasce a Catania nel 1972 ed inizia la sua attività artistica nel 2005. La sua formazione musicale spazia dalla tradizione musicale mediterranea\, alla tradizione musicale del resto del mondo\, dall’estremo oriente al Sud America\, dal Marocco alla Grecia. L’inizio del suo percorso da cantante è segnato da artisti che abbracciano il genere della Bossa Nova – Vinicius de Moraes\, Jobim e Cesaria Evora. \nMa anche da grandi cantautori italiani: Mario Venuti\, Ivan Segreto\, Franco Battiato\, Domenico Modugno\, Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. \nProprio dedicato a Tenco è il progetto live “Oltre le Nuvole” che nel 2008 da la possibilità a Giuseppe Cucè di farsi conoscere dal grande pubblico e che gli apre le porte ad importanti collaborazioni che lo porteranno fino in Francia. Nel Maggio del 2009\, infatti\, Giuseppe Cucè parteciperà allo spettacolo interamente dedicato a Tenco ideato e portato in scena al Teatro del Trianon di Parigi da Yvon Chateigner interprete raffinato della musica Francese d’autore\, insieme a Cristina Marocco e Dorval’. il 26 ottobre 2009 pubblica\nl’album “la mela e il serpente” per Edina music\, in Francia. l’album è presentato a novembre al pubblico francese attraverso uno showcase al Theatre Du Petit Saint-Martin di Parigi. \nNel dicembre del 2009 viene selezionato dalla commissione di Sanremo nuova generazione 2010 per la fase finale delle audizioni insieme ad altri 70 partecipanti con il brano “rosa”  scritto insieme con il suo chitarrista Antonio Masto\, sfiorando la partecipazione al 60 festival di Sanremo. \nIl 9 gennaio 2010 Giuseppe Cucè apre il concerto della grandissima Anny Gould al Theatre le Trianon\, mentre l’11 gennaio partecipa con uno showcase unplugged alla trasmissione plein sud di Rfi (radio France International). \nA marzo 2010 partirà con un nuovo tour ( l’alchimista delle rose ) per suonare nei migliori club italiani ( yi’s jazz Club\, Mercati Generali \, Vecchio Bastione\, Mikalsa bar..) A luglio 2010 partecipa all’open Week festival all’anfiteatro le ciminiere di Catania e ad agosto 2010 parteciperà alla finale del festival della canzone d’autore (botteghe d’autore). \nGiuseppe Cucè Partecipa anche alla colonna sonora del cortometraggio Giovanni Falcone – La mente e il cuore presentato in prima nazionale il 23 maggio 2011 nell’aula bunker di Palermo. Nell’Agosto del 2012 si classifica secondo a uno dei più importanti Festival d’Autore .. BOTTEGHE D’AUTORE 7° EDIZIONE. \nL’8 settembre del 2012 pubblica il suo secondo album scritto a 4 mani insieme al suo amico chitarrista Antonio Masto… (Attraversando Saturno ). \nVideo\nhttpv://youtu.be/Y4Y4xDV7g3Y \nFormazione\nGiuseppe Cucè: voce e diamonica\nFrancesco Bazzano: percussioni\nMarco Carnemolla: basso\nDaniele Coco: chitarra \nSito ufficiale\nwww.giuseppecuce.it
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SUMMARY:PEPPER LEGACY
DESCRIPTION:Formazione\nGEORGE CABLES pianoforte BOB MAGNUSSON contrabbasso CARL BURNETT batteria GASPARE PASINI sax contralto \nPresentazione\n[presentazione tratta da Musica Jazz – www.musicajazz.it]\n Qualsiasi cultore di jazz si troverebbe in difficoltà nel trovare non un aggettivo\, ma bensì un superlativo per definire la musica di Art Pepper\, il gigante californiano scomparso prematuramente\, che ha lasciato una grande eredità salvo cadere nel dimenticatoio. Ad omaggiarne quell’inconfondibile tratto emotivo che ha marchiato il suo periodo artistico\, ovvero quello del grande rientro a metà degli anni Settanta ci ha pensato Pasini\, che dopo aver ben ponderato il tutto è volato negli States per riunire alcuni dei suoi musicisti più fidati. L’obiettivo? Elaborare un omaggio sincero e appassionato senza creare alcuna competizione\, ma semmai accentuando una riconoscenza che forse non è stata ancora omaggiata per intero. E così Pepper Legacy\, condivisa con George Cables\, Bob Magnusson e Carl Burnett\, andrà in giro su e giù per l’Italia a partire dalla fine di novembre con una probabile coda nella primavera del 2013. Di questo e altro ci ha parlato lo stesso Pasini\, un nome che forse non vi suggerisce granché\, ma che ha seminato parecchio  alle sue spalle\, con lodi sperticate assegnategli da assi del calibro di Phil Woods\, Cedar Walton e Ray Mantilla che dopo aver incrociato il cammino del sassofonista italiano si ritrovano a benedire questa nuova e cruciale fase della sua carriera.\nGaspare\, cosa rappresenta Pepper e in cosa identifichi il suo tratto distintivo? | Per lui ho sempre nutrito un amore incondizionato\, giù prima della chance di vederlo dal vivo a Bologna e Pescara\, dove tra l’altro ho avuto la fortuna di conoscere alcuni dei personaggi chiave per lo sviluppo del jazz in Italia come Alberto Alberti e sua moglie Marcella che mi hanno onorato della loro amicizia trattandomi come un figlio. Questa idea è il frutto di un amore sviscerato per il suono di Pepper e per quel suo modo assolutamente emotivo di affrontare le ballad. Di lui si può ben notare un evoluzione nel suono assai più che nel fraseggio\, caratteristica che non puoi modificare\, ma bensì distillare nel corso degli anni. Negli ultimi dischi ufficiali della sua carriera ci sono delle testimonianze di una maestria tecnica inarrivabile\, sviluppati tramite una strepitosa padronanza strumentale\, addirittura superiore a quella degli anni Cinquanta e Sessanta\, fase in cui fu maggiormente impegnato nello studio. Ma in quell’ultima appendice Art fu capace di elaborare un suono più sofferto\, che arrivava direttamente dalle viscere. Era proprio la qualità del suono che era diversa\, perché veniva dal cuore\, e nel suo caso non penso di mistificare la realtà considerando il suo percorso di vita e le sue sofferenze personale. Questo si intuisce soprattutto nell’uso dei sovracuti\, derivazione del free degli anni Sessanta. Una possibilità di espressione che in fase giovanile non aveva mai adoperato e che concretizzava con una lucidità e una velocità sconcertante\, anche se\, specie quando si parla di sassofonisti\, non è certo la velocità che conta. Dall’idea sulla carta a una serie di date dal vivo\, per il momento solo in Italia\, come ci sei arrivato? | Tramite una variegata rassegna di stati d’animo\, ma anche la consapevolezza di potercela fare. Sono andato a New York per la prima volta in vita mia solo l’anno scorso\, pensando di incontrare George Cables\, tramite il mio amico Ray Mantilla\, con cui ho suonato spesso. Ray è stato carino\, mi ha procurato un appuntamento con Cables all’Iridium\, dove aveva un ingaggio. Non sapevo con chi avrebbe suonato George. Gli spiegai il progetto e fu molto attento ad ascoltarmi anche se poteva legittimamente avere delle perplessità visto che rimanevo un perfetto sconosciuto. Invece incassai il primo assenso. Quella stessa sera in fondo alla sala incrociai David Williams\, che stava sistemando il suo strumento. David è un altro grande amico che mi ha battezzato discograficamente con Cedar Walton in un disco per la Red Records. Ritrovare nuovamente il suo sguardo è stato emozionante: «Gaspar!» ha esclamato\, buttandomi le braccia al collo. Tempo di una birra insieme e già gli stavo spiegando il mio desiderio. Lui\, da sempre un entusiasta della vita\, mi ha subito detto che non vedeva l’ora di farlo. Per cui ci siamo lasciati con la promessa di concretizzare il tutto entro la fine del 2012\, in occasione del trentennale dalla scomparsa di Pepper. Poi sono tornato a New York per incontrare la vedova di Pepper\, Laurie\, che è stata molto gentile durante il nostro incontro. Mi ha messo a disposizione alcuni manoscritti originali di Art e Carl Burnett\, il suo ultimo batterista\, che farà parte di questa avventura. Di lui si erano perse praticamente le tracce. L’ho recuperato miracolosamente grazie a un video su Youtube in cui suonava\, trenta chili dopo\, ma sempre con gran swing\, assieme al contrabbassista losangelino Henry Franklyn. Williams in questo primo giro non ci sarà per impegni assunti con Cedar e Piero Odorici poi sfortunatamente cancellati. Sarà comunque sostituito alla grande da Magnusson\, ugualmente raggiante di far parte della ciurma. Qual è il disco di Pepper a cui sei maggiormente legato e come intendi affrontare la sua musica? | Sono mortalmente legato a «Thursday Night At The Village Vanguard»\, realizzato con lo stesso Cables\, George Mraz e Elvin Jones. Penso sia il distillato di quanto Pepper ha fatto e detto in precedenza: fu una serata magica e irripetibile e non solo per l’esecuzione diMy Friend John\, che ritengo essere il suo testamento spirituale. Un tema che ancora oggi mi fa rabbrividire\, per la struttura metrica particolare e una sequenza armonica difficilissima nella sua originalità. Per il solo e per quello che fa nel corso del brano non ho superlativi adatti per esprimere cosa avverto quando lo ascolto. In questi concerti andremo a ripercorrere\, a trent’anni dalla morte e dal successivo parziale oblio che lo ha avvolto\, le composizioni che nell’ultima parte della carriera hanno maggiormente rappresentato e contraddistinto il linguaggio e la poetica di Pepper. Non ci saranno trucchi o effetti\, né patetici tentativi di scimmiottare quello che solo lui sapeva fare. In altre parole voglio suonare la sua musica con quello stesso aspetto emozionale che probabilmente ci accomuna nel soffio. Addirittura Phil Woods\, quando l’anno scorso gli scrissi per sapere cosa pensasse di questo progetto\, mi rispose che avrei fatto bene a concretizzarlo perchè nessuno aveva più suonato la musica del suo amico Art. In allegato alla mail Phil mi spedì un brano\, a tutt’oggi inedito\, che lui stesso aveva scritto per onorarne la memoria. Mi spronò a suonarlo. Oltre a Pepper quali sono gli altri eroi di Pasini musicista? | Alcuni grandi che ho ascoltato negli anni a partire da Phil\, ovviamente. Poi Jackie McLean\, Cannonball Adderley\, Gato Barbieri\, Steve Grossman\, con cui mi è capitato di suonare spesso\, ma anche Chet Baker\, Bill Evans\, Glenn Gould\, Michel Petrucciani. Insieme agli eroi conclamati ci sono anche quelli che per motivi oscuri non hanno avuto la fortuna che avrebbero meritato. Uno di questi è Mario Costalonga\, un trombettista fantastico delle mie parti\, classe 1932\, molto ammirato anche da Enrico Rava. Nella sua semplicità un giorno mi ha detto: «Sai Gaspare\, nella vita l’importante è fare cose belle». Una massima che evidenzia una verità ineccepibile\, che tutti dovremmo cercare di mettere a segno. Sei un nome «nuovo» non sconosciuto nell’ambiente. Anzi\, sul finire degli anni Ottanta avevi un disco pronto ed eri già stato ospite di Cedar Walton. Poi cos’è successo? | La vita di un uomo è sempre il frutto di varie componenti. Ho sempre avuto un sacco di interessi e forse sono stato un debole a non credere abbastanza nelle mie doti – che solo gli americani mi riconoscevano apertamente\, gli italiani non l’hanno mai fatto. Nel 1991 è nato mio figlio e mi sono allontanato dal giro\, anche se proprio con lui forse ho vissuto l’emozione più bella quando Elvin Jones gli regalò le bacchette alla fine del suo ultimo concerto a Umbria Jazz nel 2003: portai mio figlio apposta per vederlo\, ma riuscimmo ad entrare solo per gli ultimi bis. Questo ricordo indelebile è il preludio al rovescio della medaglia\, perché la mia vita è stata comunque fortunata\, anche in ambito jazz. Ho suonato con tanti grandi musicisti – saltuariamente\, s’intende – sebbene solo ora\, ritengo di avere raggiunto la consapevolezza di poter dire cose interessanti con lo strumento. Per onorare i miei cinquant’anni ho pubblicato«Philing»\, la mia opera prima incisa nel lontano 1988 assieme a musicisti con i quali condividevo il palco a quei tempi: Luigi Bonafede\, Piero Leveratto e Paolo Pellegatti erano una sezione ritmica affiatatissima – anzi\, un vero e compiuto trio – e l’intesa\, basata su un groove potente e uno swing viscerale\, con loro\, era immediata. Woods ha scritto le note di copertina e dopo essermi definitivamente convinto\, finalmente\, nel 2008\, ho deciso di pubblicare il disco. Cosa hai imparato da loro e dal jazz? | Che nel jazz i bluff non esistono; magari si può fare correggere qualche nota in studio\, ma se ti esibisci sul palco e suoni per cercare di trasmettere un emozione davanti a persone che non conosci\, si comprende subito se hai qualcosa da dire oppure no. Le chiacchiere stanno a zero: o ci sei o non ci sei. Con gli americani ho imparato un altro motto importante: dare sempre il meglio e il massimo. Se ognuno lo facesse\, il mondo rotolerebbe con più leggerezza o\, per l’appunto\, con maggiore swing. Custodisco amorevolmente\, per volere di Marcella\, la biografia di Alberto Alberti. In calce\, c’è una dedica di Pepper in cui dice che quando suonava non andava mai sul sicuro\, ma cercava piuttosto di creare sempre qualcosa di nuovo e unico\, mai tentato prima. Te lo cito perché mi sembra appropriato. Da parte mia\, aggiungo il desiderio di voler suonare jazz con gente capace di stabilire feeling\, un mood accumunante\, che ti fa riconoscere l’uno con l’altro. Stabilire queste cose con musicisti che suonano bene\, è una situazione ideale. Se succede si può dire di essere stati veramente privilegiati dalla vita. A proposito\, nell’attico di casa tua hai creato un jazz club di charme… | Si è trattato di un’altra circostanza fortuita della vita. Il mio fraterno amico Francesco Bearzatti parlandomi di uno strumento musicale\, mi ha permesso di incontrare il propretario di questa casa padronale del 1902\, che forse\, senza saperlo\, era nata per essere un jazz club. Al suo interno\, sono passati tanti amici che mi hanno accompagnato in questi quarant’anni di vita vissuti assieme a questa musica straordinaria. Abbiamo registrato con Ares Tavolazzi\, Ellade Bandini\, Roberto Gatto\, Danilo Rea. Quest’ultimo\, con l’aiuto di Roberto Castellano\, un video maker con una sensibilità particolare\, essendo stato musicista\, sta realizzando una serie di sensazionali video a tema. Forse tutte queste esperienze confluiranno in una etichetta discografica che avrebbe almeno un paio di ottimi capitoli viste le sessions condivise con Shawnn Monteiro ed Edy Martinez come ospiti speciali. \nFormazione
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SUMMARY:VICTOR BAILEY QUINTET E CATERINA PALAZZI
DESCRIPTION:Stasera  – mercoledì 25 luglio – nel teatro dell’Hotel Villa Itria di Viagrande\, sito in via Aniante 3\, si tiene il concerto di CATERINA PALAZZI QUARTET e VICTOR BAILEY QUINTET. Ingresso gratuito x abbonati al CATANIA JAZZ FESTIVAL e per i possessori del biglietto di ieri. Ingresso intero € 12\,00 (i tagliandi possono essere acquistati direttamente in hotel) 12\,00 (i tagliandi possono essere acquistati direttamente in hotel)
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