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SUMMARY:David Murray Infinity Quartet
DESCRIPTION:Presentazione\nIl 59enne sassofonista americano David Murray è uno fra gli indiscussi protagonisti della musica improvvisata degli ultimi tre decenni e uno dei più produttivi: durante gli ultimi 35 anni ha pubblicato più di 150 album. L’ultimo\, “Be My Monster Love” dello scorso anno\, lo presenterà in Sicilia grazie al Circuito Jazzistico Siciliano\, la rete di organizzazioni concertistiche che vede collaborare i cartelloni di Catania Jazz\, Nomos Jazz di Palermo\, Nissa Jazz di Caltanissetta e Milazzo Jazz. Tre i concerti siciliani del tour dell’Infinity Quartet di Murray il 10 dicembre al Teatro Trifiletti di Milazzo per Milazzo Jazz\, l’11 dicembre al Teatro Jolly di Palermo per Nomos Jazz\, e il 12 dicembre al Teatro Abc di Catania per Catania Jazz.\nLa formazione: David Murray sax tenore e clarinetto basso\, Pepe Rivero piano\, Reinier Elizarde contrabbasso\, John Betsch batteria. \nDopo essere salito alla ribalta nella scena dei jazz loft\, negli Anni 70 a New York\, e aver co-fondato il World Saxophone Quartet\, il sassofonista di origine californiana ha continuato a creare una vasta ed incredibilmente ampia varietà di musica. Con l’ultimo album “Be My Monster Love” del 2013 ha dato un nuovo nome ed un nuovo repertorio al suo quartetto\, ora diventato l’Infinity Quartet . L’album contiene anche due voci degni di nota\, Macy Gray\, di cui Murray è stato arrangiatore\, band leader\, musicista e la nuova sensazione del soul/jazz Gregory Porter. \nDavid Murray\, uno dei musicisti che rappresenta al meglio l’avanguardia afroamericana\, inizialmente erede di uno stile improvvisativo astratto/espressionista fondato negli Anni 60 da sassofonisti quali Albert Ayler ed Archie Shepp\, si è poi evoluto in una sorta di tenorsassofonista tradizionale\, suonando standard con sezioni ritmiche convenzionali. Tuttavia\, le riletture dei vecchi successi da parte di Murray sono ben diverse dalle interpretazioni dei sassofonisti bebop della sua generazione. \nIl suono di Murray è profondo\, morbido e cupo\, con un ampio vibrato\, vagamente memore dei sax tenori dell’era swing. Negli Anni 80 Murray si esibiva con il World Saxophone Quartet\, con il suo ottetto e con diversi piccoli gruppi\, registrando principalmente per l’etichetta italiana Black Saint. Le incisioni del suo ottetto del periodo rivelavano un compositore di talento. L’attività discografica di Murray ha raggiunto livelli incredibili grazie a ben 150 album pubblicati in trentacinque anni di carriera. \nDal vivo Murray incorpora i gesti del free jazz in un suono più pieno e rotondo che attinge dalla tradizione improvvisativa del jazz convenzionale. \nPer il Circuito Jazzistico Siciliano il sassofonista tenore americano presenta a Milazzo\, Palermo e Catania l’ultimo album “Be My Monster Love”\n10 dicembre\, Milazzo\, Teatro Trifiletti (Milazzo Jazz)\, h. 21.30\, € 20\n11 dicembre\, Palermo\, Teatro Jolly (Nomos Jazz)\, h. 21.30\, € 22\n12 dicembre\, Catania\, Teatro Abc (Catania Jazz)\, h. 21.30\, € 22 \nFormazione\nDavid Murray -­ tenor sax & bass clarinet \nPepe Rivero ­- piano \nReinier Elizarde -­ doublebass \nJohn Betsch ­- drums \n<
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LOCATION:Teatro ABC\, via Pietro Mascagni 92\, Catania
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SUMMARY:CHIHIRO YAMANAKA EUROPEAN TRIO
DESCRIPTION:Formazione\nCHIHIRO YAMANAKA – piano\nMAURO GARGANO – double bass\nMICKY SALGARELLO – drums
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LOCATION:Hotel Sheraton\, via Antonello da Messina 45\, Aci Castello (CT)\, Italia
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SUMMARY:Noa "Love Medicine" Tour
DESCRIPTION:L’ultimo disco di Noa\, “Love Medicine” uscito il 22 luglio\, vede ancora la stretta collaborazione del chitarrista Gil Dor\, ormai parte creativa della stessa artista israeliana. Il disco vede una sorta di reunion fra Noa\, Gil e Pat Metheny\, che aveva prodotto vent’anni fa “Noa” il disco d’esordio. Metheny ha suonato un assolo nella canzone che ha co-prodotto “Eternity in beauty”. \nAltro grande ospite è il cantante spagnolo Joaquín Sabina\, che canta con lei “You-Tù”\, un brano cantato in inglese e spagnolo. Il disco ospita anche cover interessanti\, come “Eternal flame” delle Bangles\, in un arrangiamento molto originale di Gil Dor\, e “Happy song” di Bobby McFerrin\, collaborazione nata dopo un concerto insieme a Tel Aviv un anno fa. \nSu “Love medicine” anche “Look at the Moon”\, “Don’t be afraid of anything”\, “Little star”\, “Love love love”\, “Deep as your eyes”\, le canzoni scritte dalla stessa Noa per il musical su Giovanni Paolo II “Karol Wojtyla – la vera storia” con la partecipazione del Solis String Quartet\, una ulteriore manifestazione di spiritualità dell’artista. \nMira Awad \nPer metà Palestinese e per metà bulgara\, la cantante\, autrice e attrice vive a Tel-Aviv. \nNata a Rameh\, un villaggio palestinese nel Nord di Israele\, ha studiato alla Rimon School for Jazz and Contemporary Music. Attraverso la sua carriera\, Mira ha sviluppato una unica fusione di sonorità\, combinando Oriente e Occidente\, fondendo la lingua araba e i suoi arrangiamenti orientali con le armonie occidentali\, creando così un ricco arazzo di suoni. La sua world music combina molti stili e suoni. \nNel 2009 ha realizzato “There must be another way”\, album di duetti con Noa: con il brano omonimo le due gareggiarono all’Eurovovision Song Contest. Subito dopo uscì col suo disco d’esordio “Acrobat”. L’ultimo disco è “All my faces” del 2011. \nAlla fine del 2012 ha creato l’etichetta Label Free\, etichetta indipendente di world music. Mira è anche una famosa attrice – si è distinta nel musical “My Fair lady” – ha lavorato per sette anni al Cameri theatre dove si è distinta nella messa in scena di “Ritorno ad Haifa”\, basata sullo scritto dell’autore palestinese Ghassan Kanafani. Adesso sta lavorando al teatro arabo-ebraico di Jaffa\, basato sull’idea di co-esistenza\, dove ebrei e arabi producono spettacoli bi-li
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LOCATION:Anfiteatro Falcone e Borsellino\, Via della Montagna\, 2\, Zafferana Etnea (CT)
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SUMMARY:Daria Biancardi & Soul Caravan
DESCRIPTION:Daria Biancardi” inizia a cantare all’età di 18 anni entrando a far parte del gruppo gospel “Palermo Spiritual Ensemble”\, collaborazione che le ha permesso di esibirsi insieme a grandi nomi quali gli irlandesi “Chieftains”\, di partecipare al disco di Francesco Baccini “Nostra Signora degli Autogrill” e di aprire il concerto degli “Earth Wind and Fire” nella splendida cornice del Teatro Greco di Taormina. \nNel 1997 si esibisce come solista al “Festival di Benevento” e nel 1999 all’Accademia \ndella Canzone di Sanremo\, presentando brani inediti. \nIl 2000 è l’anno in cui decide di tentare la fortuna negli Stati Uniti\, dove riesce ad ottenere un contratto presso una società di Philadelphia che le dà l’opportunità di esibirsi nel leggendario tempio della “Black music” di Harlem\, NY\, Apollo Theater. \nNel 2009 con i musicisti Massimiliano Cusumano (chitarra)\, Giuseppe Filippi (Basso) e Francesco Passannanti (batteria)\, fonda il quartetto “DARIA BIANCARDI & THE SOUL CARAVAN” intraprendendo un ambizioso progetto che si propone di sperimentare nuove idee\, rivisitando i classici del Soul\, del Funk e del Rhythm & Blues. \nIl 2014 è l’anno della consacrazione\, testimoniata dall’enorme successo riscosso nella trasmissione di RAI 2 “THE VOICE OF ITALY”. \nFormazione\nDaria Biancardi – Voce\nMassimiliano Cusumano – Chitarra\nGiuseppe Filippi – Basso\nFrancesco Passannanti – B
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SUMMARY:Richard Bona Quintet
DESCRIPTION:Presentazione\n“Immaginate un artista con virtuosismo di Jaco Pastorius\, la fluidità vocale di George Benson\, il senso del canto e l’armonia di Joao Gilberto\, il tutto mescolato con la cultura africana. Signore e signori\, questo è Richard Bona!” così scrisse il Los Angeles Times su Richard Bona\, uno dei più talentuosi bassisti in circolazione oggi ma anche come un cantautore con una voce singolare. \n \nRichard Bona è nato nel villaggio camerunense di Minta\, il suo legame con la musica è magico e ha origini sin dalla sua infanzia. \nQuando era bambino si ammalò di malaria e la sua famiglia scoprì che solo il suono del balafon poteva lenire la sua malattia. Quando si riprese\, suo nonno\, il griot del villaggio\, gli mostrò come costruire il proprio strumento. \nCominciò a suonare per ore e ore ogni giorno e ben presto era in grado di suonare qualsiasi tipo di strumento: flauto\, percussioni\, batteria. \nQuando aveva 11 anni la sua famiglia si trasferì nella grande città di Douala dove Bona si innamorò del suono della chitarra; si costruì una 12 corde\, utilizzando il cavo del freno della bicicletta e cominciò da subito a suonare  nelle  bande di Makossa locali. \nPoi il destino è intervenuto quando un  promoter francese aprì un jazz club in un albergo locale e cercò il ragazzo di talento di cui aveva sentito parlare\, chiedendogli di mettere insieme una band. \nBona non sapeva nulla di jazz\, al momento\, ma aveva bisogno di suonare. Fortunatamente\, il proprietario del club gli passò  oltre 500 dischi e Bona trascorse i suoi giorni e le sue notti all’ascolto e poi a provare quello che aveva imparato. Una delle prime cose che sentì fu è un l’album di  Jaco Pastorius che cambiò la sua vita per sempre. \nPiù tardi Bona sarebbe stato assunto proprio per prendere il posto del leggendario bassista nella band di Joe Zawinul. \nNel corso degli anni 1990  la musicalità e  il virtuosismo di Richard Bona divennero leggenda urbana a Parigi come a New York. \nBona ha suonato  con le stelle afro-pop di  Manu Dibango e Salif Keita. Ha girato e registrato con Pat Metheny\, Joe Zawinul\, Didier Lockwood\, Harry Belafonte\, Quincy Jones\, Herbie Hancock\, Chick Corea\, Steve Gadd\, Michael Brecker\, Randy Brecker\, Chaka Khan\, Jacques Higelin\, Shankar Mahadevan\, Tito Puente\, Chucho Valdès\, Mike Stern\, Larry Coryell\, David Sanborn\, Kenny Garrett\, Joe Sample\, Harry Connick Jr.\, Raul Midon\, Billy Cobham\, queen Latifah\, Branford Marsalis\, Bobby McFerrin\, Chick Corea\, e Sadao Watanabe. \nNel corso della sua carriera ha pubblicato sette album – Scenes from My Life (Columbia\, 1999)\, Kaze Ga Kureta Melody (Sony\, 2000)\, La riverenza (Columbia Europa\, 2001)\, Munia: Il Racconto (Verve 2003)\, Kiki (Decca\, 2006)\, Bona Makes You Sweat (Decca\, 2010)\, e The Ten Shades of Blues (Decca\, 2010). L’ultimo album di Richard Bona\, “Bonafied\,” è uscito a febbraio 2013. \nFormazione\nRichard Bona – basso elettrico e voce\nEtienne Stadwijk – tastiere\nAdam Stoler – chitarra\nTatum Greenblatt – tromba\nLudwig Afonso – batteria
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SUMMARY:ADAM BEN EZRA solo + IRIT DEKEL & ELDAN ZITRIN QUINTET
DESCRIPTION:Presentazione Adam Ben Ezra\nCi sono musicisti normali e poi ci sono i fenomeni del contrabbasso come Adam Ben Ezra; un uomo apparentemente in missione per portare il suo strumento dallo status tradizionale di accompagnamento alla presenza dominante che merita. Lungo la strada Adam sta spingendo il suo talento in nuove direzioni emozionanti \,ritagliandosi un luogo unico per se stesso nel panorama musicale internazionale di oggi. \nIl termine “multi-strumentalista” è spesso abusato\, ma in questo caso non potrebbe essere più adatto; Adam ha iniziato a suonare il violino all’età di cinque anni e la chitarra all’età di nove anni. Negli ultimi anni ha aggiunto il clarinetto\, l’oud e il cajon al suo arsenale\, in gran parte autodidatta ogni volta. Tuttavia\, è stata l’ introduzione al contrabbasso all’età di 16 anni che veramente ha cambiato la sua vita\, quando da subito si innamorò del ricco suono dello strumento. \nTraendo ispirazione da eroi diversi come Bach\, Sting e Chick Corea\, Adam ha preso la chiara decisione di rendere contemporanee le sue composizioni – non importa lo strumento utilizzato. Ha consapevolmente aggiunto nuovi colori alla sua tavolozza\, incorporando elementi di jazz\, musica latina e mediterranea nel suo modo di suonare. \nSia che suoni materiale originale o arrangiamenti di composizioni note\, ABE è una forza creativa della natura\, che può trasformare una stanza piena di estranei in fans permanenti in un attimo. Indipendentemente se suona da solo o alla testa del suo trioc con chitarra e percussioni\, non ci sono due spettacoli uguali. Usando una combinazione intelligente di effetti e pedali\, Adam Ben Ezra coi suoi loop regala suoni\, degni di una piccola orchestra. \nI suoi sforzi non sono passati inosservati ed è regolarmente invitato ad esibirsi in tutto il mondo\, Con un aumento delle richieste di presenze internazionali e la necessità di spingere ulteriormente il suo strumento\, Adam ha commissionato uno speciale contrabbasso da viaggio con una configurazione collo rimovibile insolito che gli permette di partire anche all’ultimo momento. \nAdamo fa parte di una nuova generazione di musicisti che utilizzano YouTube per promuovere la sua musica e interagire con i fan. Le sue immagini uniche\, l’evidente senso dell’umorismo e il suggestivo tocco di editing rende perfetta la visuale\, e ad oggi i suoi video hanno totalizzato milioni di visite e decine di migliaia di abbonati.Ha iniziato a lavorare al suo album di debutto\, previsto alla fine di quest’anno\, e intanto si è unito anche al nuovo progetto discografico della sua amica Noa\,accompagnandola in giro per il mondo. \nIl talento unico di Adam Ben Ezra\, la superba musicalità e grande personalità fanno di lui il candidato ideale per prendere uno strumento difficile come il contrabasso e spingerlo nel 21° secolo. \nPresentazione Irit Dekel & Eldan Zitrin Quintet\nLast Of Songs è l’album di debutto dI Irit Dekel e Eldad Zitrin e offre un collage unico e incantevole di jazz\, folk contemporaneo e pop tradizionale. E’ il tipo di album che viene riempito fino all’orlo di melodie eleganti che rimangono con noi a lungo dopo che sono state ascoltate. \n \nNon era molto tempo fa che la cantante / attrice Irit Dekel cercava su un collaboratore ideale di cui fidarsi veramente.Eldad Zitrin d’altra parte era stato un purista del jazz per gran parte dei suoi anni di formazione prima di scheggiare via \, immergendosi in una varietà di rock e pop . \nIl rapporto tra i due\, iniziato come la quintessenza artista / produttore si è rapidamente evoluto in un matrimonio musicale inaspettato e meraviglioso costruito su un inequivocabile ammirazione reciproca. Questa fede completa nell’ altro e la capacità significativa di Eldad Zitrin che ha avuto totale libertà creativa ed è stato in grado di iniettare quelle stesse armonie che un tempo erano state una così grande parte della sua vita in queste nuove composizioni. \n‘Last Of Songs’ simboleggia brandelli di canzoni e melodie a lungo nutrite.ricostruite e ri-immaginate con una nuova sensuale visione. \nLe loro tracce assumono un significato del tutto nuovo per l’abilità del duo di optare per diversi formati orchestrali a seconda del luogo e occasione. Sono state composte per quintetto o sestetto \, ma sono state eseguite anche con organici orchestrali di oltre 30 elementi. \nIl risultato è strati su strati di arpeggi ossessionanti e linee orchestrali seducenti che agiscono come un meraviglioso scenario suggestivo per la calda voce di Irit. Dopo essere stato presentato nel Tel Aviv Jazz Festival & Eilat Jazz Festival nel 2013 e 2014; Last Of Songs è adesso al debutto internazionale e verrà presentato a festival in tutto il mondo nella stagione invernale prossima.Ma ancora una volta è la Sicilia a tenere a battesimo un’altra grande artista e un’altra band strepitosa. \nFORMAZIONE : \nIRIT DEKEL voce\nELDAD ZITRIN tastiere\,chitarra\,\,accordeon\nADI HARTZVI contrabasso\nELAD COHEN BONEN batteria\,percussioni\nIDAN ARMONI chitarra\,basso elettrico
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SUMMARY:Leny Andrade Quartet
DESCRIPTION:Presentazione\nDefinita da Tony Bennett l’Ella Fitgerald brasiliana\, Leny Andrade è considerata da molti come una delle più grandi cantanti di jazz brasiliano.Lo stile eclettico di Leny Andrade è una sintesi di samba e jazz. Ha avuto diversi successi nelle classifiche brasiliane. Nel 2007 ha condiviso un Latin Grammy Award con Cesar Camargo Mariano per la migliore MPB (Musica Popular Brasileira) con l’album\, Ao Vivo. \n \nLeny Andrade ha suonato con Charlie Byrd\, Herbie Mann\, Toots Thielemans\, Eumir Deodato\, Paquito D’Rivera\, Luiz Eca\, Dick Farney\, Joao Donato\, Pery Ribeiro e Francis Hime. Ha lavorato molto in Europa\, si può dire in tutti i club specializzati di musica brasiliana e del Jazz. Ciò ha comportato la registrazione di un album Embraceable You nel luglio 1991 a Volendam\, nei Paesi Bassi. L’autorevole pubblicazione statunitense Village Voice dichiarò il suo album Maiden Voyage prodotto nel 1994 il miglior album jazz dell’anno. Nel 2007\, il suo album Ao Vivo registrato con il pianista Cesar Camargo Mariano ha vinto un Grammy Award dell’America Latina. Il critico Stephen Holden del New York Times ha scritto della performance di Andrade al Birdland il 27 agosto 2008\, “Per descrivere la signora Andrade dobbiamo pensare a voci come Sarah Vaughan e Ella Fitzgerald alle prese con la bossa nova\, ad un’artista la cui voce sembra contenere il corpo e l’anima del Brasile”. Leny Andrade ha pubblicato nel 2014 l’album “Iluminados”\, con brani dalla prestigiosa partnership fra i compositori Ivan Lins e Vitor Martins\, che hanno creato numerosi successi della musica popolare brasiliana negli anni ’80. LENY ANDRADE AND TRIO 27 luglio 2014 – ore 21.30 – PATERNO’ ROCCANORMANNA 29 luglio 2014 – ore 21.30 – CASTELLAMMARE DEL GOLFO  Formazione LENY ANDRADE – voce JOAO CARLOS COUTINHO – piano JAMIL JOANES – contrabasso ERIVELTON SILVA batteria
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SUMMARY:Victor Wooten Band
DESCRIPTION:Victor Wooten è un vero fenomeno della musica fusion: vincitore di 5 Grammy\, nominato per parecchi anni di seguito miglior bassista dell’anno da Bass Player Magazine (primo musicista ad esserlo per più di una volta nella vita)\, Victor Wooten stupisce per la fluidità e la velocità con cui esegue le tecniche più estreme del basso elettrico moderno: un virtuosismo incredibilmente istintivo e mai fine a se stesso. \nhttpv://www.youtube.com/watch?v=QNk73MyBYKU \nWooten ha ottenuto successo mondiale nel 1990 come membro fondatore del super-gruppo Bela Fleck e dei Flecktones e collaborando con alcuni dei più grandi musicisti: Mike Stern\, Scott Henderson\, Steve Smith\, Dennis Chambers e molti altri. \nNato in Virginia\, venne iniziato precocemente alla musica dalla propria famiglia; all’età di tre anni\, Victor formò\, con i suoi fratelli\, il gruppo The Wootens (Regi chitarra\, Joseph tastiere\, Roy percussioni e voce). \nAlla data della sua prima esibizione con i fratelli\, Victor aveva solo cinque anni. Successivamente ebbe modo di formare i propri eclettici gusti musicali\, assimilando l’anima soul di James Brown e allo stesso tempo la tecnica innovativa dei Weather Report\, in cui negli anni settanta militava il celeberrimo Jaco Pastorius\, l’artista che\, più di ogni altro\, ha elevato il basso elettrico a strumento solista\, segnandone la storia in maniera indelebile. Sotto l’influenza dello stesso Pastorius e di altri bassisti di calibro\, come Stanley Clarke\, Wooten ebbe modo di approfondire diverse collaborazioni\, prevalentemente nell’ambito del rock\, prima di dedicarsi alla carriera solista. \n«Sono prevalentemente un autodidatta anche se mio fratello Regi ha cominciato a insegnarmi quando ero bambino. Non ho mai avuto lezioni formali ma vivere con musicisti eccellenti è meglio di qualsiasi altro tipo di lezione». Tra le più grandi influenze di bassisti che hanno suonato senza tasti ci sono stati certamente Jaco Pastorius\, Alphonso Johnson\, Gary Willis\, e Steve Bailey. \nNei dischi di Wooten\, quasi sempre interamente strumentali\, la tecnica viene elevata all’ennesima potenza dall’artista. In un contesto che può essere definito sommariamente funky-jazz\, Wooten cerca l’impatto ritmico\, nel contempo concedendosi a virtuosismi. Malgrado l’utilizzo di un’ampia serie di tecniche esecutive\, Victor è divenuto famoso per l’aver creato numerose varianti allo slap\, la particolare tecnica percussiva utilizzata principalmente nella musica fusion. «Pollice\, dita\, plettro\, tapping\, ogni stile mi offre un suono diverso e un sentiment diverso\, sono certo di essere a mio agio quando uso le maggiori tecniche diverse possibili». \nDi notevole spessore sono i duetti “sperimentali” con un altro bassista di fama\, Steve Bailey\, con il quale ha registrato alcune pregevoli incisioni\, dove i due strumenti riescono a fondersi ed integrarsi alla perfezione. \nDal 1988 collabora stabilmente col gruppo fusion Béla Fleck and the Flecktones. Il gruppo è composto da musicisti di notevole spessore tecnico quali: Béla Fleck al banjo\, Jeff Coffin al sassofono\, Future Man (fratello dello stesso Victor) al Drumitar (una strana batteria elettronica da lui stesso inventata). \nDa segnalare la collaborazione con Dennis Chambers e Greg Howe con i quali ha composto il disco Extraction. \nNel 2008 nasce il progetto S.M.V. insieme a Stanley Clarke e a Marcus Miller che ha dato alla luce il loro primo album\, “Thunder”\, pubblicato nell’agosto 2008 e seguito da un tour mondiale durato alcuni mesi. Il suo primo album solista “A Show of Hand” del 2011 è stato riarrangiato in un ambiente elettronico nel 2011. \nA  settembre 2012 sono usciti in contemporanea “Words and Tones” una raccolta di brani originali con vocalist femminili\, e “Sword and Stone” la versione strumentale di molti degli stessi brani di “Words and Tones”. \nUn album nuovo è annunciato a breve. \nFormazione\nVictor Wooten – basso\nJoseph Wooten – tastiere\nDerico Watson – batteria\nKrystal Peterson – voce
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SUMMARY:ANNA BONOMOLO & JAZZ IN PROGRESS
DESCRIPTION:Formazione\nAnna Bonomolo – voce\nDiego Spitaleri – piano\nMarco Papale – chitarra\nFilippo Rizzo – basso\nSebastiano Alioto – batteri
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SUMMARY:Francesco Cataldo in "Spaces"
DESCRIPTION:Una e-mail a Scott Colley e la fiducia\, alla cieca\, del contrabbassista americano nell’emergente chitarrista siciliano.\nNasce così “Spaces”\, viaggio tra Siracusa e gli Stati Uniti nel nome del grande jazz.\nDal 7 al 10 aprile per il Circuito Jazzistico Siciliano\, il chitarrista aretuseo presenta il disco realizzato con il il jet set del jazz afro-americano e osannato dalla stampa specializzata mondiale. \nLa sua cifra stilistica sta in un Mediterraneo che bussa alle porte della Grande Mela con la sua carica di energia. Siracusa-New York\, per il chitarrista Francesco Cataldo è un viaggio nel nome del grande jazz. \nIl quintetto di Cataldo suonerà per il Circuito Jazzistico Siciliano\, la rete culturale che vede insieme l’associazione Catania Jazz di Catania\, titolare dell’omonima stagione\, l’associazione Musiche di Palermo\, titolare con l’associazione Nomos del cartellone Nomos Jazz\, l’associazione Musicarte di Caltanissetta\, titolare del cartellone Nissa Jazz\, e la cooperativa Arte E A Capo di Milazzo titolare del cartellone Milazzo Jazz\, lunedì 7 aprile al Catania Sheraton Hotel Acicastello\, martedì 8 aprile al Teatro Jolly di Palermo\, mercoledì 9 aprile al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta\, e giovedì 10 aprile al Teatro Trifiletti di Milazzo (Me). \nIl siracusano Francesco Cataldo chitarrista\, compositore ed arrangiatore intraprende giovanissimo gli studi musicali. Dopo le prime esperienze rock e fusion\, e corsi di chitarra classica degli anni giovanili\, si avvicina al jazz nel 2000. Inizia gli studi jazz di chitarra\, armonia\, arrangiamento e composizione col M° Claudio Cusmano\, diplomandosi successivamente al Conservatorio V. Bellini di Palermo. \nPartecipa a numerosi seminari tenuti da esponenti del jazz mondiale tra cui: Jim Hall\, Adam Rogers\, Enrico Rava\, Franco Cerri\, Dado Moroni\, Marcello Rosa\, Paolo Damiani\, Bob Stoloff\, Maurizio Giammarco\, Rosario Giuliani\, Matthew Nicholl\, Jon Damian\, Oscar Stagnaro\, Ron Savage\, Jim Kelly\, Donna Mclroy\, Luigi Tessarollo\, Larry Monroe\, Ken Cervenka\, Dennis Montgomery III\, Nicola Cordisco\, Giovanni Tommaso\, Marcello Tonolo\, Marco Tamburini\, Marcello Pellitteri\, Sandro Gibellini\, John Taylor\, Cameron Brown\, Billy Hurt\, Roberto Ottaviano. Si esibisce dal vivo e collabora con musicisti come Salvatore Bonafede\, Scott Colley\, Clarence Penn\, Dave Binney\, Erik Friedlander\, Andrea Beneventano\, Pucci Nicosia\, Jimmy Weinstein\, Orazio Maugeri\, Marcello Rosa\, Paolo Damiani\, ed altri artisti di spicco. Partecipa a diverse manifestazioni musicali; tra esse ricordiamo Umbria Jazz Winter 2010\, Villa Celimontana 2008\, Roma Jazz’s Cool 2007 (Casa del Jazz\, Roma)\, IV “Festival Internazionale del Jazz Sergio Amato” (Siracusa\, 2007)\, Festival jazz di Noto (Noto\, 2003). \nNel 2007 ha registrato il suo primo lavoro discografico “Lanuvio” in trio con Paride Furzi e Roberto Giaquinto ottenendo favorevole riscontro su Jazz It\, con una recensione di Sergio Pasquandrea che descrive egregiamente il lavoro eseguito in trio. \nLa “svolta” di Cataldo arriva nel 2012 con l’album “Spaces” (AlfaMusic/Egea) in quintetto con il contrabbassista americano Scott Colley (Herbie Hancock\, John Scofield\, Path Metheny solo per citare 3 giganti con cui ha suonato)\, cui aveva fatto ascoltare via e-mail i brani (senza conoscerlo in precedenza)\, il quale lo ha poi chiamato a registrare a New York con altri top musicisti americani come il batterista Clarence Penn\, il sassofonista Dave Binney\, il violoncellista Erik Friedlander; Cataldo ha chiamato con sé dalla Sicilia il pianista palermitano Salvatore Bonafede. \nL’album ha avuto recensioni positive su tutti i grandi giornali jazz americani e internazionali. \nCataldo\, grazie al Circuito Jazzistico Siciliano\, dopo le 4 date siciliane presenterà “Spaces” anche all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 12 aprile e non si esclude qualche presenza estiva nei maggiori festival jazz nazionali e un potenziale tour americano. \nIl tour prevede le seguenti date\n\nCaltanissetta\, Teatro Regina Margherita\, mercoledì 9 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 15\,00\nAcicastello (Ct)\, Catania Sheraton Hotel\, lunedì 7 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 16\,50\nPalermo\, Teatro Jolly\, martedì 8 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 16\,00\nMilazzo (Me)\, Teatro Trifiletti\, giovedì 10 aprile\, h. 21.30. Ingresso € 15\,00\n\nFormazione\nFrancesco Cataldo – guitar\nKenny Werner – piano\nJohannes Weidenmueller – double bass\nBenjamin
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SUMMARY:NOAM VAZANA TRIO
DESCRIPTION:Formazione\nNoam Vazana – voce\, piano\, trombone\nFelix Hildebrand bass & double bass\nWillem Van Der Krabben – batteri
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SUMMARY:Steve Lehman Trio
DESCRIPTION:“La sua musica ha un’importanza genuinamente visionaria\, una via avanzata verso l’arte”. La definizione della Guida al jazz della Penguin inquadra alla perfezione Steve Lehman\, compositore\, sassofonista e accademico\, uno che esprime da un decennio uno dei pensieri compositivi più avanzati della musica afro-americana. \nLehman con il suo trio – Damion Reid alla batteria e Matt Brewer al basso -\, è tornato in tour in Europa con una manciata di nuove composizioni e nuovi arrangiamenti e suonerà per il pubblico di Catania Jazz sabato 15 al Catania Sheraton Hotel. \nCompositore e sassofonista contralto\, Lehman ha guadagnato una reputazione grazie ad un “futurismo” dal passo sicuro\, in particolare con il suo elegante ma audace ottetto. Newyorkese\, 36 anni\, Lehman lavora in un ampio spettro di linguaggi musicali sperimentali tanto che il New York Times lo ha descritto come “un sassofonista semplicemente abbagliante”; il quotidiano della Grande Mela nel 2009 ha scelto il suo disco “Travail\, Transformation & Flow”\, realizzato in ottetto\, come album jazz dell’anno. \nIl britannico The Guardian ha descritto Lehman come “una delle figure di trasformazione del primo jazz del 21° secolo”. \nUndici dischi realizzati con vari progetti in 10 anni\, l’ultimo del 2012 è “Dialect Fluorescent” realizzato proprio con il trio\, un tentativo di ristabilire\, con il trio\, il suo radicamento nella tradizione post-bop. \nL’album\, condiviso con Brewer e Reid\, oltre a proporre alcuni pezzi originali elegantemente “incespicanti” – tra cui “Alloy”\, riproposto dal repertorio dell’ottetto in una lettura stridente e più asciutta -\, include diversi brani del repertorio jazz\, presentati senza grandi ricostruzioni. Il più noto di questi è “Moment’s Notice” di John Coltrane riletto con un ritmo asimmetrico; “Jeannine” di Duke Pearson e “Mr. E” Jackie McLean\, già mentore di Lehman\, aderiscono ancora più da vicino al materiale originale\, che funge da trampolino di lancio che scaglia il trio lungo una traiettoria veloce che fende l’aria. \nLehman ha suonato e registrato a livello nazionale e internazionale con i suoi ensemble e con quelli guidati da Anthony Braxton\, Dave Burrell\, Dave Douglas\, Mark Dresser\, Vijay Iyer\, Oliver Lake\, Jason Moran\, Meshell Ndegeocello. La sua recente musica elettro-acustica si è concentrata sullo sviluppo di modelli di computerizzati per l’improvvisazione. Oltre che come musicista e compositore\, Lehman si è distinto anche come studioso della musica jazz. \nDurante l’anno accademico 2002-2003\, come studente in Francia del programma di scambi internazionali Fulbright\, Lehman ha studiato la ricezione dei compositori sperimentali afro-americani che hanno lavorato in Francia negli Anni ’70. Il suo articolo sulla rivista “Critical Studies in Improvisation”\, “Ti amo con un asterisco: compositori sperimentali afro-americani e la stampa jazz francese\, 1970-1980”\, si basa sulla sua ricerca Fulbright. \nFormazione \nSTEVE LEHMAN altosax\nMATT BREWER dou
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SUMMARY:The Impossibile Gentleman
DESCRIPTION:Per Gwilym Simcock si è scomodato pure Chick Corea che lo ha definito “originale\, un genio creativo”. \nDopotutto\, il 33enne pianista britannico è uno che sa mettere d’accordo gli amanti del jazz con quelli che seguono la classica\, essendo impegnato su entrambe i fronti. \nI jazzofili isolani lo potranno ascoltare con il super-gruppo The Impossible Gentlemen: Gwilym Simcock al piano\, Steve Rodby al basso\, Mike Walker chitarra\, Adam Nussbaum alla batteria si esibiranno mercoledì 26 febbraio al Catania Sheraton Hotel per Catania Jazz. \nIl supergruppo anglo-americano con i britannici Gwilym Simcock al piano e Mike Walker alla chitarra e gli americani Adam Nussbaum alla batteria e Steve Rodby al basso\, vede quattro grandi musisicisti internazionali \, che si uniscono per creare qualcosa di nuovo e potente. \nNel 2011 era uscito il primo disco omonimo\, che vedeva in formazione Steve Swallow al basso. Il loro secondo disco “Internationally Recognised Aliens” dello scorso anno è stato presentato dalla stampa specializzata anglo-americana come “un trionfo”\, un disco “destinato alla lista dei migliori di fine anno”. Prodotto da Steve Rodby\, l’album sottolinea la loro maestria nelle melodie e nel ritmo\, offrendo allo stesso tempo tantissime sorprese scoppiettanti. \nI brani dell’ultimo disco sono diversi dal materiale pubblicato nell’album di debutto \, e riflette la loro creatività in continua evoluzione. Tutti i pezzi\, tranne la bella ballad “Ever After” firmata dall’ex bassista Steve Swallow\, sono del chitarrista Mike Walker e del pianista Gwilym Simcock\, mentre il produttore è Steve Rodby\, ex bassista di Pat Metheny\, vincitore 13 Grammy Awards. \nCome suggerisce il nome\, The Impossible Gentlemen non sono una band ordinaria. Attraversando i confini generazionali e geografici\, questo supergruppo jazz è un’esperienza unica sia per i musicisti che per il pubblico. Mentre la band si riunisce relativamente di rado\, ogni concerto e ogni registrazione è un evento magico che cattura qualcosa apparentemente “impossibile”. “Internationally Recognised Aliens” li vede sbilanciarsi in avanti\, assumendo nuovi rischi attraverso una musica che è avventurosa\, e venata di umorismo a volte surreale. \nFormazione \nGWILYM SIMCOCK\,piano\nSTEVE RODBY\, el.bass\nMIKE WALKER guitar
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SUMMARY:FRANCESCO BEARZATTI MONK'ROLL
DESCRIPTION:Formazione\nFrancesco Bearzatti – sassofono\nGiovanni Falzone – tromba\nDanilo Gallo – basso elettric
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SUMMARY:RAFFAELE GENOVESE TRIO
DESCRIPTION:Formazione\nRaffaele Genovese – piano\nCarmelo Venuto – double bass\nEmanuele Primavera – drum
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SUMMARY:Jean-Paul Bourelly Trio "Kiss The Sky - Omaggio a Jimi Hendrix"
DESCRIPTION:Jimi Hendrix è stato da sempre un faro per Jean-Paul Bourelly\, il vulcanico chitarrista e compositore\, nato a Chicago nel 1960 da genitori haitiani\, grande virtuoso eppure sensibile musicista: dopo aver conosciuto la musica Yoruba dalla nonna ed aver cantato Rossini all’Opera House a dieci anni\, e dopo aver studiato piano e batteria\, a 14 anni scoprì il genio nero di Seattle e lì capì che la sua vita sarebbe stata dedicata alla chitarra. \n \nIl Circuito Jazzistico Siciliano – la rete culturale che vede insieme l’associazione Catania Jazz di Catania\, titolare dell’omonima stagione\, l’associazione Musiche di Palermo\, titolare con l’associazione Nomos del cartellone Nomos Jazz\, l’associazione Musicarte di Caltanissetta\, titolare del cartellone Nissa Jazz\, e la cooperativa Arteacapo di Milazzo titolare del cartellone Milazzo Jazz – ospita il tour siciliano del progetto Kiss The Sky – Omaggio a Jimi Hendrix che vede Bourelly affiancato dal batterista Kenny Martin e dal bassista Darryl Taylor. Jean-Paul Bourelly e Kiss The Sky saranno martedì 15 gennaio al Teatro Jolly di Palermo per Nomos Jazz; mercoledì 16 gennaio al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta per Nissa Jazz; giovedì 17 gennaio al Catania Sheraton Hotel per Catania Jazz; e venerdì 18 gennaio al Teatro Trifiletti di Milazzo per Milazzo Jazz. \nJean-Paul Bourelly. Bourelly ha coltivato negli anni l’amore per la musica di Hendrix tanto che nel 1995 dedicò un intero disco – “Tribute to Jimi” -\, all’icona nera del rock. Da qualche anno\, con il trio Kiss the Sky Bourelly prende elementi della musica di Hendrix e li “traghetta” verso la musica di oggi: Kiss The Sky è un progetto che utilizza la musica di Jimi Hendrix come una rampa di lancio verso nuovi climi acustici. Nella sua lunga carriera Jean-Paul Bourelly – uno che vanta collaborazioni di rango da Miles Davis a Cassandra Wilson – esprime tali e profonde radici nel funk e nel blues che sa\, come nessun altro\, suonare la chitarra come uno strumento percussivo con le corde. \nCon Kiss of The Sky – con lui il batterista Kenny Martin e il bassista Darryl Taylor – il trio sviluppa costantemente nuove riflessioni sulle loro reinterpretazioni musicali; i tre prendono brani come “Purple Haze”\, “Who Knows” o “Machine Gun” e li rielaborano «attraverso una gamma di arrangiamenti che vanno dalle sonorità acide all’ambient»\, come afferma lo stesso Bourelly. Musicista innovativo\, Jean-Paul Bourelly ha cercato nelle sue varie band\, collaborazioni e registrazioni di sperimentare\, sempre e comunque\, un’esperienza musicale nuova e attuale. Gli altri membri della band sono anche ottimi musicisti: Kenny Martin è il batterista del Citizen X e dei Defunkt. \nIl bassista Darryl Taylor ha lavorato con numerosi gruppi di musica soul come la band di Jabo Starks\, il batterista di James Brown. Jean-Paul Bourelly: «C’è una profonda connessione tra il funk e nuovi territori musicali di oggi\, che Hendrix avrebbe apprezzato. Noi stiamo tentando di coprire quel territorio. Ho sempre sentito che la chitarra non fosse solo uno strumento rock’n’roll ma un canale nel quale io potessi cogliere tutte le sfumature delle esperienze della mia vita. “Kiss the Sky” prende brani di Jimi Hendrix e li rielabora con una serie di fraseggi presi in prestito da diverse forme di musica ritmica per generare un groove organico. Noi ci misuriamo continuamente con nuovi modi di esprimere le nostre particolari direzioni musicali ricontestualizzandole\, stavolta\, prendendo in prestito brani familiari e canzoni del più alto funk rock». \nTrasferitosi a New York nel 1979\, Bourelly vanta live al fianco di Muhal Richard Abrams\, Roy Haynes\, McCoy Tyner\, e Elvin Jones\, ed anche una piccola apparizione nel film di Francis Ford Coppola “The Cotton Club”. Alla fine degli Anni 80 ha cominciato la carriera solista\, a partire dal disco “Jungle Cowboy” del 1987. Un anno dopo\, ebbe la grande opportunità di suonare in una delle ultime registrazioni di Miles Davis\, “Amandla” uscito nel 1989. Bourelly fu coinvolto anche nella Black Rock Coalition (fondata da Vernon Reid dei Living Colour)\, mentre continuava a suonare con tanti musicisti\, tra i quali Buddy Miles\, già batterista di Hendrix\, Robin Trower\, Jack Bruce\, e Terry Bozzio. \nCome produttore ha lavorato con la band tedesca di jazz rock Matalex\, e con Cassandra Wilson: per quest’ultima ha suonato in vari dischi. Tra le sue collaborazioni anche quella con Marc Ribot\, David Torn\, Elliott Sharp.\nVent’anni fa si è trasferito a Berlino dove ha formato\, dopo aver incontrato il poeta e cantante e griot Abdourahmane Diop\, l’ensemble di musica africana Boom Bop. Nella città tedesca ha formato i Gypsy’s Reloaded\, una tribute band di Hendrix\, e nel 2004 ha curato il Congo Square for the Diaspora project all’interno del progetto Black Atlantic. Le sue composizioni sono diventate sempre più transculturali e pescano da molte fonti della diaspora africana e della musica contemporanea. \nTra gli ultimi progetti\, infatti\, ha diretto lo scorso dicembre a Berlino la Spontaneous Youth Arkestra un progetto riservato a 12 giovani musicisti di colore\, o migranti essi stessi o nati da genitori migranti. \nFormazione  \nJEAN-PAUL BOURELLY guitar\,vocals\nDARRYL TAYLOR el.bass\nKENNY MARTIN drum
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SUMMARY:GIANLUCA PETRELLA - GIOVANNI GUIDI
DESCRIPTION:Se lo stato di salute di un movimento artistico si misura anche dalla capacità delle nuove generazioni di mettersi in gioco delineando nuove strade\, si può star certi che il jazz italiano viva un momento di grazia unico. \nGiovanni Guidi e Gianluca Petrella sono due degli esempi più convincenti di questo periodo storico. \nOggi Giovanni Guidi non è più una rivelazione : in pochi anni e a passi da gigante ha trovato una propria strada – fatta di una progettualità unica e di una lucida consapevolezza nelle scelte artistiche – che lo sta portando ad affermarsi \, oltre che come pianista\, come organizzatore di suoni di prima scelta. E non è certo un caso che un musicista illuminato qual é Enrico Rava l’abbia voluto al suo fianco e a lui difficilmente rinunci. E lo stesso si può dire per Petrella\, certamente uno dei nomi più accreditati in questi anni quando si parla nn solo di jazz ma – tout court – della miglior stirpe di musicisti di musica contemporanea. \nDicono di loro: \n“…Di alta qualità emotiva e artistica è stato invece il concerto del duo Giovanni Guidi – Gianluca Petrella che ha aperto la programmazione al Museo Greco. Il sodalizio\, nato circa un anno fa ma con poche esibizioni tuttora all’attivo\, si regge su un’evidente sintonia umana. Il mondo espressivo del trombonista ha subito un’evoluzione nel tempo; oggi le sue note lunghe e acute\, l’uso del vibrato e il senso melodico riescono a raggiungere un lirismo poetico\, perfino una serenità\, che la scontrosa e imprevedibile aggressività di un tempo non possedeva. Questi momenti di distensione non escludono ovviamente le tipiche accensioni del trombonista\, contrastate ed espressioniste.\n \nAppunto per questo funziona a meraviglia il suo rapporto musicale con Guidi\, che questi aspetti opposti\, di decantato intimismo e di feroce estroversione\, li racchiude e intreccia nella sua personalità\, nel suo corpus compositivo e nel suo pianismo\, che sa coniugare fasi delicatamente evocative e avvolgenti ed altre di aggrovigliata problematicità. A Orvieto è emerso per esempio un sorprendente “Over the Rainbow\,” di struggente delicatezza\, intonato con una diteggiatura distillata dal piano e con un fil di voce dal trombone sordinato.”\n(Libero Farnè – Allaboutjazz) \nGiovanni Guidi\nNasce a Foligno nel 1985. Frequentando i seminari estivi di Siena\, viene notato da Enrico Rava\, che lo inserisce nel gruppo Rava Under 21 trasformatosi in seguito in Rava New Generation. Con quest’ultimo gruppo ha inciso nel 2006 l’omonimo Cd per l’Editoriale l’Espresso. Attualmente è membro del RAVA NEW QUINTET.\nOltre alla collaborazione con Rava\, fa parte della Cosmic Band\, diretta da Gianluca Petrella\, del trio di Fabrizio Sferra ed è leader di propri gruppi. \nSi è esibito in vari importanti festival: Umbria Jazz\, Villa Celimontana Jazz Festival\, Ubi Jazz\, Vicenza New Conversation\, Zurich Nu Jazz\, Fandango jazz Festival\, Umbria Jazz Balcanic Windows\, Stavanger Mai Jazz\, Vigo Jazz Festival\, North Sea Jazz Festival. Nell’edizione di Umbria Jazz 2006 è apparso come artist in residence per 10 sere consecutive riscuotendo notevoli consensi. Con il quartetto\, che comprende altri tre giovani jazzisti: l’americano Dan Kinzelman (sassofoni)\, Stefano Senni (contrabbasso) e il batterista portoghese Joao Lobo\, Guidi mette in luce tutto il suo talento di pianista e compositore. Il gruppo si presenta con una serie di brani piuttosto orecchiabili costruiti però su giri armonici molto poco tradizionali e caratterizzati da un senso melodico molto profondo e da arrangiamenti freschi e moderni. Il repertorio\, oltre a composizioni originali\, comprende rivisitazioni di brani di Ornette Coleman Giovanni Guidi Trio ha pubblicato nell’agosto 06 per l’etichetta giapponese VENUS il cd “Tomorrow never knows”\, recensito con cinque stelle dal mensile Swing Journal. A febbraio 07 è stato pubblicato il CD “Indian Summer” inciso in quartetto per la CAM JAZZ\, che ha raccolto unanimi consensi di critica. Nel referundum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz è stato votato da una giuria composta da 58 giornalisti e critici musicali come miglior nuovo talento 2007. Nel 2008 ha pubblicato il Cd per CAM JAZZ\, inciso in quartetto con il titolo “The House Behind This One”.\nEd è del luglio 2009 il nuovo Cd “The Unknown Rebel Band” un progetto che coinvolgono musicisti\, tra i più interessanti talenti che la scena musicale italiana (e non solo) abbia visto negli ultimi anni. La musica composta dallo stesso Guidi si muove sui grandi riferimenti orchestrali degli anni sessanta e settanta\, dalla Liberation Music Orchestra\, all’orchestra di Carla Bley e Suite Now” di Max Roach\, incrociata e mischiata alla tradizione popolare\, quella italiana ma non solo\, attraverso i temi celebri che hanno accompagnato i grandi movimenti. \nwww.myspace.com/giovanniguidi \nwww.giovanniguidi.net \nGianluca Petrella\nGianluca è nato a Bari nel marzo del ’75\, si è diplomato al Conservatorio della sua città con il massimo dei voti nel ’94. Nel ’93 inizia una lunga collaborazione con il sassofonista Roberto Ottaviano che lo ha inserito nel suo ultimo progetto discografico. Il progetto vede inoltre protagonisti Michel Godard (tuba)\, Tom Varner (corno)\, Marcello Magliocchi (percussioni). Sempre nel ’93 partecipa ad un altro progetto discografico che lo vede ospite assieme al sassofonista americano Greg Osby. Nel ’95\, come primo trombone nella O.F.P. Orchestra\, ha suonato sotto la direzione di Carla Bley\, Steve Coleman e Bruno Tommaso. Ha partecipato alla compilation “Italian Jazz Today” prodotto da “Musica Jazz” e allegato alla rivista del Gennaio ’96. Nel ’97 trascorre un periodo in Germania dove ha suonato con diversi musicisti tedeschi ed olandesi. Attualmente collabora con Enrico Rava\, Roberto Gatto e Paolino Dalla Porta e le rispettive formazioni. Nella lista delle collaborazioni con musicisti internazionali: Steve Swallow\, Joy Calderazzo\, Jimmy Owens\, Greg Osby\, Carla Bley\, Gerard Pansanel\, Klaus Suonsaari\, Steve Coleman\, Tom Varner\, Michel Godard\, Joel Allouche\, Lester Bowie\, Sean Bergin\, Hamid Drake\, Marc Ducret\, Roswell Rudd\, Lonnie Plaxico\, Ray Anderson\, Pat Metheny\, Oregon\, John Abercrombie\, Aldo Romano e Steven Bernstein. Collaborazioni con musicisti italiani: Enrico Rava\, Roberto Gatto\, Antonello Salis\, Gianluigi Trovesi\, Roberto Ottaviano\, Paolino Dalla Porta\, Paolo Fresu\, Danilo Rea\, Enzo Pietropaoli e altri. Ha partecipato a numerosi importanti festival internazionali in tutto il mondo fra i quali spiccano i festival di Montreal\, Toronto\, San Francisco\, Chicago\, Rio de Janiero\, Oslo\, Londra\, Berlino\, Umbria Jazz e i Blue Note Jazz Club di Tokyo e New York. \nE’ oltremodo attivo anche in territori extra-jazzistici. Ha infatti collaborato con Manu Di Bango\, John De Leo\, in duo con Giovanni Lindo Ferretti oltreché (come verificabile sul suo sito web) con i vari progetti dedicati all’elettronica e ai relativi lavori discografici collegati. Nel palma-res anche una straordinaria versione jazz del lavoro classico scritto da Jon Lord per i Deep Purple\, presentato al Teatro Asioli di Correggio nel corso 2006. \nNel 2000 è stato membro dell’“Orchestra National de Jazz” diretta da Paolo Damiani.\nNel 2001\, Gianluca ha vinto il referendum “Top Jazz” indetto dalla rivista Musica Jazz quale miglior “nuovo talento nazionale” e ha raccolto un prestigioso “award” per l’importantissimo “Django d’Or” internazionale\, sempre in qualità di “miglior talento” europeo.\nE’ del 2004 la svolta\, come leader e l’importante contratto discografico che lo lega con Emi/Blue Note.\nAttualmente è attivo con il suo Indigo 4 (con Francesco Bearzatti\, Paolino Dalla Porta e Fabio Accardi)\, il “Bread & Tomato Trio” accanto a Michele Papadia e Fabio Accardi\, il duo con Antonello Salis oltreché con il progetto “Domino Quartet” che lo affianca a Sean Bergin\, Antonio Borghini e Hamid Drake. Recenti aggiunte ai progetti sono il nuovo quartetto “Tubolibre” e la “Cosmic Band”\, con la quale ha dato alle stampe due cd ben accolti da pubblico e critica.\nE’ artista dell’anno\, nel “Top Jazz” della rivista “Musica Jazz” per il 2005.\nVince\, nel 2006 (primo italiano nella storia) il celebre “Critics Pool” della rivista “Down Beat” nella categoria “artisti emergenti”.\nE’ invece del 2007 la conquista del Paul Acket Awards (meglio conosciuto come “Bird Award”)\, consegnatogli nella prestigiosa sede del Royal Conservatory de L’Aja\, in qualità di “Artist Deserving Wider Recognition” e\, bissando il successo dell’anno precedente\, conquista nuovamente il primo posto nel “Critics Pool” della rivista “Down Beat” nella categoria “artisti emergenti”. \nwww.gianlucapetrella.com \nwww.myspace.com/gianlucapetrella \nFormazione\nGIANLUCA PETRELLA\,trombone \nGIOVANNI GUIDI\, piano
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SUMMARY:Antonio Sanchez and Migration
DESCRIPTION:Formazione \nANTONIO SANCHEZ drums\nDAVID BINNEY saxophones\nJOHN ESCREET piano\nMATT BREWER bass
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LOCATION:Hotel Sheraton\, via Antonello da Messina 45\, Aci Castello (CT)\, Italia
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SUMMARY:David Sanborn & Bob James Quartette Humaine… A Tribute to David Brubeck & Paul Desmon
DESCRIPTION:(coming soon) \nFormazione \nDAVID SANBORN sax\nBOB JAMES piano\nJAMES GENUS double bass\nSTEVE GADD drums
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SUMMARY:Incognito
DESCRIPTION:La band capitanata da Jean Paul Maunick meglio noto come Bluey\, ritorna in Sicilia dopo il grande concerto di tre anni fa per la XXVII Stagione di  Catania Jazz. \nPer Bluey e soci sarà un nuovo contatto con l’Isola che ha dato i natali al suo amico Mario Biondi con cui la band si è recentemente esibita alla Royal Albert Hall di Londra. \nIl concerto di Taormina attraverserà tutta la lunga storia della band\, dal primo album “Jazz funk” del 1981 all’ultimo “Surreal” dello scorso anno. La quindicesima fatica in studio della band inglese contiene quattordici tracce. \nhttpv://youtu.be/VA3zolfMhI4 \nI biglietti vanno da € 22 (cavea\, non numerata) a € 27\,50 (posto numerato)\, le prevendite sono quelle abituali (diritti d’agenzia inclusi). \nE’ anche possibile acquistare i biglietti online<
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SUMMARY:ANTHONY STRONG QUINTET
DESCRIPTION:Presentazione\n\n \nDefinito come la prossima superstar del jazz dall’Inghilterra\, il cantante-pianista Anthony Strong ha segnato il suo arrivo sulla scena internazionale del jazz con il recente EP “Delovely”\, che ha raggiunto il numero 1 della classificajazz in UK\, ed il video che lo accompagna Cheek of Cheek che e’ stato visto in tutto il mondo.Gli e’ stato chiesto di unirsi alla cantante pop Paloma Faith\, al cantante inglese Tony Christie ed alla leggenda de ljazz Buddy Greco per la trasmissione di fine anno della BBC’s farcita di star e messa in onda in diretta dal SavoyBallroom di Londra alla fine del 2011; ha fatto il suo debutto in Europa questa primavera con – tra gli altri – concertial prestigioso Duc Des Lombard di Parigi\, un tutto esaurito in Germania al Stuttgart Jazz Festival e una tournée difestival in Spagna.Ancora studente di piano jazz al famoso Guildhall School of Music di Londra\, Anthony era già diventato un musicistaturnista molto ricercato\, suonando con artisti come Michael Bolton\, Marti Pellow\, Beverley Knight e KyleEastwood ed in ogni importante canale televisivo inglese. Ha anche trascorso 9 mesi nel West End impersonandoJerry Lee Lewis nello show “Million Dollar Quartet”\, esibendosi davanti a migliaia di persone\, tra questi l’amantedel jazz Rod Stewart\, che e’ ritornato il giorno dopo per dire ad Anthony che la sua performance era “FuckingAmazing!” \nInsieme alla sua band composta dal meglio dei musicisti britannici\, Anthony ha svolto un’intensa attivita’ live nel 2012 esibendosi sui palchi di alcuni dei migliori clubs e festival internazionali in Italia\, Germania\, Francia\, Svezia\, Norvegia\, Danimarca\, Spagna\, Portogallo\, Austria e Svizzera\, inclusi\, Le Grand Rex con B.B. King (Parigi)\, Duc des Lombards\, Jazz in Marciac\, Festival Da Jazz (St. Moritz)\, Santa Cruz\, Cologna\, Enjoy Jazz\, Prerov\, Elmau\, solo per nominarne alcuni. \n\n\nRassegna stampa: \n“Great singer\, great pianist!” (Jamie Cullum)\n“Fucking amazing!”(Rod Stewart)\n“British Jazz may have found its mainstream rendezvous” (The British Jazz Blog)\n“New and notable” (Amazon.co.uk)\n“A new\, genuine\, male jazz singer” (Jazz House\, BBC Radio 3) \nVideo\n \n\nFormazione\nAnthony Strong (piano/vocals)\nTom Walsh (trumpet)\nDave Ohm (drums)\nJon Shenoy (sax)\nCarmelo Venu
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SUMMARY:SANDRO FAZIO QUARTET feat FRANCESCO BEARZATTI  - "Dear Lord" - A Modern tribute to Coltrane
DESCRIPTION:Presentazione\nMODERN TRIBUTE TO COLTRANE – DEAR LORD \nIl progetto è ispirato dal genio di John Coltrane e nasce dal tentativo di rivisitare la potenza emozionale delle composizioni del grande sassofonista americano\, facendole rivivere con esperienze e le contaminazioni musicali contemporanee. \nLe canzoni che la band presenta sono completamente riarrangiate da Sandro Fazio\, riscritte nel tentativo di immaginare come Coltrane avrebbe ripensato le sue canzoni se le avesse scritte oggi. Un tentativo ardito\, vista la caratura del compositore\, ma sincera nelle intenzioni. \nIl progetto nasce dalla certezza che la maniera migliore per rimanere fedeli a Coltrane è proprio quello di ricerca continuamente la contemporaneità. \n«There is never any end. There are always new sounds to imagine; new feelings to get at. And always\, there is the need to keep purifying these feelings and sounds so that we can really see what we’ve discovered in its pure state.» (J. Coltrane) \n«I’ve found you’ve got to look back at the old things and see them in a new light.» (J. Coltrane) \n«Change is inevitable in music. Things change.» (J. Coltrane) \nVideo\nhttpv://youtu.be/NAI94rPtxVg \nFormazione\nSandro Fazio: chitarra\nFrancesco Bearzatti: sassofono\, clarinetto ed effetti sonori\nMichael Stratz: basso elettrico ed effetti sonori\nKaspars Kurdeko: batteria e percussi
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SUMMARY:SOO CHO JASS UNITED feat JAVIER GIROTTO
DESCRIPTION:Partirà da Catania il lancio del nuovo disco della pianista Soo Cho: “Pandora” è il primo atto su disco del nuovo progetto “Jass United” che vede insieme la pianista sudcoreana\, naturalizzata olandese\, il sassofonista italo-argentino Javier Girotto\, il contrabbassista Sven Happel e il batterista Jasper Van Hulten. \nPrima data il 22 aprile al Ma Musica Arte di Catania\, per la trentesima stagione di Catania Jazz\, poi il giorno dopo al Jolly di Palermo per la stagione Nomos Jazz. Seguirà a maggio il tour nella sua Olanda. \nLa sudcoreana Soo Cho ha suonato il pianoforte quasi tutta la sua vita\, ha cominciato a studiare musica classica da quando aveva 3 anni. Poi Soo ha studiato pianoforte classico alla Sung Sin University di Seoul. Dopo gli studi ha suonato il pianoforte in vari hotel della città\, facendosi coinvolgere professionalmente nel mondo della musica. Una volta scoperto il jazz\, ha deciso di trasferirsi in Olanda per studiare la musica che amava. Quando Soo è arrivato in Olanda nel 2001\, ha studiato al Conservatorio di Utrecht con il pianista Bert van den Brink.  Dopo un anno si è trasferita ad Amsterdam il cui Conservatorio è certamente più orientato a livello internazionale\, e qui ha studiato con Karel Boehlee\, Rob van Bavel e Kris Goessens. \nNel 2006 Soo Cho si laurea presso il Dipartimento di pianoforte jazz al Conservatorio di Amsterdam. Nel 2008 Soo si diploma al Master in Composizione Jazz al Conservatorio Reale dell’Aia. \nNel 2009 prende anche la Laurea Magistrale per piano jazz. Ma la sua formazione nel mondo del jazz non finisce qui: per un semestre ha studiato anche alla Manhattan School of Music di New York dove ha ottenuto lezioni\, tra gli altri\, da Jason Moran.  Nel marzo 2008 è uscito l’album di debutto “Prayer” per l’etichetta Challenge. In questo anno comincia la collaborazione con Javier Girotto. Nell’ottobre 2010\, è uscito il suo secondo album “Little prince” sempre per la Challenge Records. Recentemente è nato il suo nuovo progetto Jass Unite condiviso con il sassofonista italo-argentino Javier Girotto: nasce così ad aprile il suo terzo album chiamato “Pandora” uscito per l’etichetta norvegese Curling Legs. Sempre per il 2013 Soo Cho è stata selezionata tra i musicisti in residenza del festival di Nijmegen. \n“Pandora”\, il nuovo album di Soo Cho Jass United è emozione\, sfumatura\, musica per le orecchie\, che va in fondo a poco a poco. Come pianista di una moderna fiaba Soo Cho tiene uno specchio di fronte all’ascoltatore\, niente è ciò che sembra apparentemente e la musica merita e richiede ulteriori approfondimenti. Questo album ha una storia in prima linea\, lasciando enormi spazi per la personale interpretazione\, sogni che vanno avanti\, nulla prende il comando\, i membri della band lavorano interamente al servizio di questa bella produzione. Il vaso di Pandora è pronto ad aprirsi per scoprire una band che renderà felici gli ascoltatori con la sua musica. «L’energia e il suono del sassofono soprano di Javier Girotto è molto particolare – speiga la pianista -\, si fonde perfettamente con il senso lirico della mia musica. Egli è in grado di esprimere la sua energia in tanti modi. Il bassista Sven Happel è un solido pilastro a sostegno degli altri\, ma\, oltre ad essere un solido e affidabile bassista\, quando viene coinvolto brilla davvero come solista. \nIl batterista Jasper van Hulten è il pittore di questa musica\, sa sempre quando sostenere gli altri e quando essere dominante». \nSoo Cho\, pianista\, compositore\, direttore d’orchestra\, organizzatore. In che ordine è difficile dirlo. \nPochissime persone lavorano come lei in modo coerente e persistente nel creare il proprio universo musicale. Il suo linguaggio musicale parla la lingua della sensibilità\, del lirismo naturale che è veramente sorprendente. Osa utilizzando lo spazio e il tempo per indugiare\, una qualità che sembra essere diventata piuttosto raro al giorno d’oggi. La bellezza classica delle composizioni di Soo Cho e il modo di suonare appassionato di Javier Girotto si sono rivelate una partita perfetta che conduce ad una scrittura e ad armonia senza pari\, tutto ciò che l’ascoltatore interessato possa desiderare. \nI musicisti \nOggi il sassofonista Javier Girotto è un cittadino italiano ma è nato a Cordoba (Argentina) nel 1965. Dopo una grande esperienza in Argentina\, a 19 anni Girotto ha seguito a Buenos Aires un seminario del Berklee College of Music\, che gli ha assegnato un posto nel prestigioso istituto musicale di Boston\, dove ha finito con lode il corso quadriennale di “Professional Music”. In seguito ha migliorato la sua musica\, la scrittura e ha organizzato le competenze apprese a scuola attraverso performance dal vivo con artisti come\nDanilo Perez\, George Garzone\, Sala Crook\, Bob Moses\, Herb Pomeroy\, Bob Moses\, e altri. \nA 25 anni Javier ha cominciato a viaggiare per l’Italia visitare il paese d’origine dei nonni e si innamorò di Roma\, dove ha\ndeciso di rimanere. Nel 1992 creò\, insieme ad Horacio “El Negro” Hernandez\, i Tercer Mundo un sestetto per pianoforte\, basso\, percussioni\, batteria\, tromba e sax. Ha anche iniziato a scrivere musica e arrangiamenti per un nuovo gruppo chiamato Sax Six\, un quartetto di due sassofoni\, basso e batteria. Ha registrato il suo primo cd sotto questa sigla con guest star come Bob Mintzer e Randy Brecker. Mescolando le sue radici argentine e il jazz è diventato uno dei più apprezzati jazzisti con gli Aires Tango\, con cui ha registrato sette dischi. \nIl suo stile gli valse le richieste dei nomi più grandi del jazz italiano quali Roberto Gatto\, Rita Marculli\, Enrico Rava\, Paolo Fresu\, Peppe Servillo\, Antonello Salis\, Bebo Ferra e altri. \nIl 34enne bassista olandese Sven Happel\, ha cominciato a suonare il basso jazz molto presto\, a 15 anni\, forse grazie al padre\, il noto pianista Harry Happel. Si è laureato con lode al Conservatorio di Rotterdam. Il suo suono è stato descritto come profondo ed equilibrato. Sven è un musicista molto versatile\, suona sia il basso elettrico sia il contrabasso\, impegnato anche nella composizione e nell’arrangiamento. \nAnche il 32enne batterista olandese Jasper van Hulten si è diplomato al Conservatorio di Rotterdam. La sua carriera professionale è decollata con band come The Young Sinatra e Sensual\, suonando in tanti festival jazz nei Paesi Bassi. Oggi collabora con vari progetti come Eric Vloeimans Gatecrash (musica elettroacustica improvvisata) e il cantautore Wouter Hamel. \nVideo\nhttpv://www.youtube.com/watch?v=cSsjSCJdAZ8&feature=share&list=PLB6C83D37EB6D8EA8 \nFormazione\nSoo Cho: piano\nJavier Girotto: fiati\nSven Happel: contrabasso\nJasper Van Hulten: batteria\nSito ufficiale\nwww.soocho.nl
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SUMMARY:GET THE BLESSING
DESCRIPTION:Presentazione\nCreati dalla sezione ritmica delle leggende del Trip-Hop “The Portishead”\, Jim Barr al basso e Clive Deamer (Radiohead) alle pelli\, i GTB si completano con I fiati e l’elettronica del sassofonista Jake McMurchie e del trombettista Pete Judge\, proponendo un mix unico ed esplosivo che rende il loro sound immediatamente riconoscibile sfidando ogni facile classificazione\, senza pero’ perder di vista martellanti melodie\, echi di un glorioso passato\, o la gioiosa e genuina spontaneita’ dei loro live. \nIl loro ultimo album OC:DC e’ stato presentato nella primavera di quest’anno riscuotendo un notevole successo sia di critica che di pubblico. Con influenze che spaziano da Ornette Coleman e Tortoise a Blondie e Samuel Beckett i GTB hanno portato il loro ultimo lavoro in giro per gli USA con un tour di 10 date (il piu’ lungo per una jazz band britannica!) e per l’Europa\, facendo sold-out\, tra le decine di palchi calcati\, all’Iridium di New York\, al Moods di Zurigo\, al Ronnie Scott’s di Londra\, ma anche al Rochester J.F.\, Saskatoon J.F.\, Istanbul\, Munich\, Oslo\, Vicenza & many many more!! \nFormazione\nJim Barr – Basso\nClive Deamer – Batteria\nPete Judge – Tromba\nJake McMurchie – Sassofono \nVideo\nhttpv://youtu.be/brcpslv_6O4 \nSito ufficiale\nwww.theb
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