
Sì, perché dopo 27 anni, solo una grande passione può consentire di andare avanti, solo una grande passione può motivare la scelta di una stagione molto impegnativa, che come al solito ,ormai da anni, non si svolgerà soltanto al Teatro Metropolitan.
A giorni, altri appuntamenti, altri artisti importanti verranno annunziati, ci sono ancora tante sorprese per i nostri abbonati e per tutti coloro che da anni ci seguono con un affetto commovente.
Noi sentiamo di rappresentare con la nostra attività, qualcosa di più di un semplice cartellone, in questa Catania sempre più brutta, incasinata, povera e corrotta, non solo economicamente, sappiamo di essere considerati, da anni, una specie di oasi, la prova che questa città ha le energie, le idee e gli uomini per risollevarsi, per costruire qualcosa di diverso, una migliore qualità della vita.
L’oasi Catania Jazz ha resistito grazie al suo straordinario pubblico (primi in Europa per media invernale) se no sarebbe stata spazzata via dal deserto già da molto tempo.
L’accanimento terapeutico nei nostri confronti non conosce sosta, stagioni, colori politici. A volte qualcuno ci chiede cosa abbiamo fatto, quali crimini abbiamo commesso per aver meritato tutto ciò, si pensa sempre (siamo in Sicilia no?) “chissà cosa c’è sotto”.
Figurarsi: c’è chi lo dice di Roberto Saviano, e mica l’ultimo arrivato.
Noi siamo molto meno importanti dell’autore di Gomorra, ma capiamo bene i perché.
Noi siamo nati liberi ed indipendenti nel 1983, tali siamo rimasti sino ad oggi. Abbiamo difeso il nostro spazio con le unghia e coi denti, non abbiamo mai cercato né avuto sponsors politici, sogniamo un mondo dove sia possibile fare musica, teatro, cultura, senza averlo deciso prima a tavolino in sedi partitiche, senza pagare tangenti a nessuno, né morali né economiche.
Folli? Nossignore, siamo normali Catanesi.
Solo gente testarda e tenace poteva ricostruire per ben sette volte questa città. Noi siamo presuntuosi, questo sì, e sentiamo di avere e di rappresentare, in piccolo, le doti migliori di questa città.
Almeno fino a quando ci saranno altri folli e normali catanesi che attraversano il deserto e si fermano nell’oasi, Catania Jazz vivrà.
E’ difficile immaginare tutto ciò senza mettere al centro la Cultura.
In questi mesi abbiamo assistito ad un attacco forsennato ancorchè rozzo e inspiegabile a tutti coloro che fanno cinema, teatro, musica.
Fannulloni e parassiti,al pari di scrittori e giornalisti.
Tira una brutta aria,e noi che l’abbiamo sempre respirata brutta,ce ne intendiamo.
La cosa incredibile è che sono gli stessi che in questi settori sprecano risorse immani per ragioni clientelari e familiaristiche.
Basta guardare alla nostra città: non si capisce perché la Provincia continua a fare una cosa inutile come Etnafest, per giunta affidata ad un oscuro personaggio di Palermo (di Palermo?) a costi naturalmente duplicati o triplicati rispetto al mercato.
Per non parlare del nostro Vincenzo Bellini, il cui Festival non è gestito dal teatro pubblico che il suo nome porta ma da un famiglio del Presidente.
E che dire di quella autentica truffa annuale che chiamano Womad (sempre l’oscuro palermitano) che è costata in questi anni diversi milioni di euro, per fare nell’ultima edizione qualcosa come 500 (cinquecento) paganti in tre sere al Teatro Antico di Taormina?
Ministro Brunetta dov’è? Di che e soprattutto di chi parla?
Tutto in una Notte. Era il titolo di un bellissimo film di John Landis del 1985 con Jeff Goldblum e la bellissima Michelle Pfeiffer.
Nella scena finale il protagonista si appisola sul letto con alcuni milioni di dollari e quando si sveglia, pensa che la bella Michelle lo abbia fregato.
Non sarà così, nel lieto fine gli americani sono maestri.
Tutto in una Notte (bianca) a Catania.
Il regista ahimè non era Landis, della Pfeiffer nemmeno l’ombra, i soldi erano tanti come nel film e come nel film sono spariti.
Ma qui sono spariti davvero e il lieto fine non si addice a questa città.
Pompeo Benincasa
dino ha scritto: